http://it.wikipedia.org/wiki/Citizen_science

Citizen science

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Il termine citizen science (letteralmente, scienza dei cittadini in inglese) indica quel complesso di attività, o progetti di ricerca scientifica, condotti, in tutto o in parte, da scienziati dilettanti o non professionisti.

Formalmente, la citizen science è stata definita come “sistematica raccolta e analisi di dati; sviluppo di tecnologia; verifica di fenomeni naturali; e la distribuzione di queste attività da parte dei ricercatori su una base costituita principalmente da non professionisti”.

La citizen science è talvolta chiamata “partecipazione del pubblico nella ricerca scientifica”.

Alcuni progetti tipici della citizen science sfruttano le potenzialità della rete di internet per segnalare monitorare e catalogare la presenza di particolari specie animali o vegetali in determinate aree geografiche, in particolare nella ricerca di una mappatura e inventario delle specie e rischio di estinzione e delle specie aliene.

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http://www.galileonet.it/articles/4f38d01372b7ab5ba700007a

Citizen science, il primo progetto italiano

di Tiziana Moriconi | Pubblicato il 13 Febbraio 2012

Esistono decine e decine di ricerche, nei campi più disparati, cui si può contribuire semplicemente accendendo il computer e senza alcuna conoscenza scientifica. Ora ne è partito anche uno totalmente italiano, il primo: SimOne@home (“Sim” sta per simulation).

Gli “@home” sono progetti di calcolo distribuito: in pratica, scaricando un programma gratuito e collegandosi alla Rete, si mette automaticamente a disposizione un po’ della propria capacità di calcolo (quando il computer è in stand by) a favore di chi sta portando avanti uno studio che richiede analisi complesse. Più Pc collaborano e più il calcolatore “virtuale” in Rete sarà potente (vedi Galileo: “Chi vuol essere fisico delle particelle?“)

Il primo progetto di questo tipo, partito circa 13 anni fa, è Seti@home, promosso dall’Università di Berkley per aiutare la ricerca di segnali di intelligenze extraterrestri dallo Spazio profondo. Da allora gli studi che sfruttano questa forma di volontariato si sono moltiplicati (soprattutto negli Stati Uniti), e sono migliaia i cittadini italiani che vi partecipano. Incredibilmente, però, fino ad ora non esisteva alcun ricercatore con base in Italia che avesse seguito l’esempio e approfittato di tanta generosità. 

A pensare che fosse il caso di cominciare è un laureando in Chimica dell’Università Statale di Milano, Simone Conti, insieme alla comunità Boinc Italy (Boinc è l’acronimo di  Berkeley open infrastructure for network Computing, la piattaforma utilizzata dal 2005 per i progetti @home). Conti si occupa in particolare di chimica computazionale ed è un appassionato di calcolo distribuito, così ha deciso di unire queste due passioni creando, il 23 gennaio scorso, quello è il primo progetto Boinc italiano

Simulation One – si legge sul sito è un progetto di calcolo distribuito italiano che ha come scopo principale quello di mettere a disposizione di gruppi di ricerca universitari e non un server pronto all’uso”. Attualmente sulla piattaforma è in corso un solo progetto di ricerca il cui obiettivo è di testare tutte le funzionalità messe a disposizione dal software Boinc e, allo stesso tempo, permettere di studiare la variazione di energia libera per una particolare trasformazione chimica: la denaturazione di proteine (maggiori dettagli sulle analisi in corso saranno messe a disposizione sul sito del progetto nei prossimi giorni; per qualsiasi chiarimento è possibile far riferimento al forum del progetto). 

In soli 20 giorni sono stati reclutati oltre 1.600 partecipanti. “Attualmente Sim@One è più un esperimento: è in versione beta e il programma funziona solo su piattaforma Linux e non per Windows, ma ci stiamo lavorando e speriamo di aprire a tutti in breve”, spiega Stefano Bologna, uno degli “attivisti” e dei promotori della comunità Boinc Italy, che conta ben 9.000 iscritti. “L’idea che abbiamo è ambiziosa: vorremmo essere incubatori e catalizzatori di altri progetti di ricerca italiani open access basati sul calcolo distribuito e stiamo contattando le università e i centri di ricerca che potrebbero giovarsi di un po’ di potenza di calcolo in più”, continua Bologna. 

Per ora esiste solo un piccolo server e una manciata di volontari (di cui nessuno fa di mestiere il ricercatore) che collaborano a Sim@One, ma visto il successo che questa forma di collaborazione ha avuto altrove, ci sono buone prospettive che si possa fare sul serio anche in Italia.

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http://www.greenreport.it/_archivio2011/?page=default&id=20769

Una nuova “app” guida nella biodiversità del Parco regionale della Maremma

6 marzo 2013

La tecnologia si sposa con la natura ed incrementa i servizi a disposizione dei visitatori del parco regionale della Maremma. Attraverso una nuova “app” per smart-phone e iPhone, infatti sarà possibile esplorare il cuore della Maremma attraverso il touchscreen del proprio cellulare. Il parco regionale della Maremma è la prima area protetta in Toscana a scegliere un “app” per aiutare il visitatore nel riconoscere e identificare luoghi, piante e animali, un’iniziativa interamente finanziata attraverso il progetto transfrontaliero di cooperazione delle Reti ecologiche nel Mediterraneo Co.R.E.M., che prevede attività per divulgare la biodiversità.

«Il Parco della Maremma lancia un’applicazione, per Android e i-Phone, con l’obiettivo di offrire una nuova opportunità di vivere e conoscere il suo territorio, gli ecosistemi, le specie che vivono qui – ha dichiarato il presidente del Parco Lucia Venturi – E’ un’occasione in più per valorizzare il lavoro delle guide, di chi fa attività didattica, dei guardaparco. L’applicazione può essere scaricata gratuitamente sul proprio telefonino ed è stata realizzata grazie al progetto Corem che coinvolge Italia e Francia e che ha come obiettivo quella di disseminare nozioni scientifiche e sensibilizzare alla biodiversità il maggior numero possibile di persone. Ringrazio per testi e fotografie lo staff tecnico-scientifico del Parco e in particolare Giuseppe Anselmi e Gianfranco Martini».

A realizzare la nuova App, è stata la società QuestIT srl insieme al Museo di storia naturale della Maremma. «Sarà un po’ come avere a portata di mano una guida, uno scienziato e un esperto di educazione ambientale, tutto dentro al telefonino» ha detto  l’ingegner Leonardo Rigutini, già curatore della App per la Grosseto Parcheggi.

La nuova applicazione si articola su due livelli: uno più divulgativo (base) e l’altro destinato ai ricercatori scientifici (avanzato). Una volta scaricata l’applicazione è possibile riconoscere e avere informazioni su tutte le specie di flora e fauna presenti nel Parco. Registrandosi  è inoltre possibile inserire una serie di dati in tempo reale, rilevando, per esempio, la presenza di nuove specie o il verificarsi di fenomeni tipo una nidificazione, parte del progetto seguita dal Museo di storia naturale della Maremma, responsabile del progetto Citizen Science.

Grazie ai contenuti e alle immagini che vengono scaricate sul cellulare, l’applicazione permette anche a chi non è un esperto di riconoscere qualsiasi animale o pianta durante la sua escursione. Tutto questo senza l’ausilio diretto della rete perché l’applicazione è pensata per lavorare anche “offline”. L’applicazione, semplice da usare, prevede anche testi in inglese e francese. 

http://www.parco-maremma.it/it/news-del-parco/350-il-parco-della-maremma-in-una-app.html

Parco della Maremma
Applicazione ufficiale del Parco della Maremma.
La modalità base fornisce il riconoscimento delle specie animali e vegetali individuate all’interno del Parco. Una ricerca guidata permette all’utente l’identificazione degli esemplari avvistati attraverso una serie di semplici domande.
La modalità avanzata permette la registrazione di osservazioni ed avvistamenti e l’invio degli stessi al portale Naturae Social Mapping (http://www.naturaesocialmapping.it). La modalità è attivabile attraverso un login e richiede l’iscrizione al portale stesso.

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http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/primavera-tornano-rondini-balestrucci-progetto-citizen-science-per-aiutarli/

Con la primavera tornano rondini e balestrucci: un progetto di citizen science per aiutarli

Cittadini “sentinelle ambientali” in favore delle due specie in declino

16 aprile 2014

A inizio primavera arrivano dall’Africa e ci allietano della loro presenza. Eppure non tutti sanno che rondini e balestrucci, tra le specie più conosciute e amate dalla gente, sono in declino. La rondine soffre in campagna, dove l’agricoltura si intensifica, mentre il balestruccio, che al contrario vive preferibilmente in città, non trova più le cavità utili per nidificare.

Per aumentare le conoscenze sulle due specie, la Lipu lancia una nuova iniziativa di citizen science, ossia la scienza fatta e scritta dai cittadini: con un occhio al cielo e uno a Internet, e cliccando nel sito www.ornitho.it, è possibile segnalare la presenza di rondini e balestrucci, anche di nidi e colonie, nel giardino di casa, in un prato o un edificio in campagna o in un palazzo del centro storico. Ovunque insomma si riesca a identificarne la presenza. A tal fine il sito web Lipu, alla pagina http://www.lipu.it/pdf/balestruccio-e-rondine.pdf, pubblica foto e disegni delle due specie e dei nidi per aiutare l’identificazione.

Secondo lo studio sullo Stato di conservazione degli uccelli selvatici curato di recente dalla Lipu per il ministero dell’Ambiente, la rondine si trova in uno stato di conservazione definito “cattivo” e il balestruccio “inadeguato”. Quest’ultimo si è addirittura ridotto tra il 2000 e il 2012 di una percentuale compresa tra il 15 e il 25%.

«Tutti i cittadini che hanno a cuore la sorte di rondini e balestrucci possono segnalarne la presenza su Ornitho.it – spiega Claudio Celada, Direttore conservazione Lipu-BirdLife Italia –  Si tratta di specie facili da riconoscere, anche grazie alle immagini fotografiche che abbiamo predisposto nel sito www.lipu.it. Con questa iniziativa di citizen science possiamo coinvolgere anche persone non esperte e nello stesso tempo fornire un contributo alla scienza. A dimostrazione di come tutti, e non solo gli ‘specialisti’, possono dare un contributo per la tutela della natura e di queste due specie così importanti e utili all’uomo e all’ambiente».

L’iniziativa contribuirà al progetto Atlante italiano degli uccelli nidificanti in Italia, che ha come obiettivo ottenere una dettagliata distribuzione delle specie nidificanti nel nostro Paese. L’Atlante fa parte di un progetto pan europeo che si concluderà nel 2016. […]

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http://www.lifegate.it/persone/news/biodiversita-con-la-citizen-science-cittadini-diventano-scienziati

Biodiversità. Con la Citizen Science i cittadini diventano scienziati

24-06-2014 – di RUDI BRESSA
Parte in Italia il primo progetto nazionale di “scienza dei cittadini”. Per monitorare e proteggere parte del nostro patrimonio naturale e diventare ricercatori, anche solo per un giorno.

Siamo il Paese con la più alta diversità animale e vegetale d’Europa. Uno scrigno di ricchezze, non solo dal valore ambientale, ma economico e sociale. Ospitiamo il 43 per cento di tutte le specie descritte in Europa e il 4 per cento dell’intero pianeta. Ma i dati sulla perdita di habitat rimane allarmante: in tutta Europa un terzo delle specie è minacciato. Per questo nel 2011 la Commissione Europea ha la Strategia sulla Biodiversità 2020: un piano d’azione che prevede la salvaguardia degli habitat e delle specie più importanti dell’Unione.

Da questo obiettivo, nasce CSMON-LIFE (Citizen Science MONitoring), progetto italiano che si propone di promuovere una stretta collaborazione tra le istituzioni, i ricercatori sul campo e i cittadini: non più solo gli scienziati saranno impegnati nella scoperta, monitoraggio e protezione della biodiversità. Tutti i cittadini sono chiamati a partecipare.

Un progetto sicuramente ambizioso che vede coinvolti l’Università degli Studi di Trieste, l’Agenzia dei Parchi del Lazio, Comunità Ambiente, il Cts, l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari, Divulgando, il Dipartimento di Biologia Vegetale dell’Università La Sapienza e quello di Zoologia dell’Università Tor Vergata.

Condivisione delle informazioni e delle nuove conoscenze, sviluppo di politiche di protezione condivise, unione delle forze. Solo così si potranno raggiungere risultati soddisfacenti.  “L’idea di presentare un progetto di Citizen Science nasce dall’analisi di esperienze di successo nel Nord Europa, come il progetto Inglese Open Air Laboratories e negli Stati Uniti”, ha dichiarato Stefano Martellos del Dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università di Trieste e coordinatore del progetto.

Anche in Italia le campagne di Citizen Science non sono nuove. Un gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche ed Ambientali dell’Università di Bologna fondato nel 1997, studia le relazioni tra l’ambiente e le dinamiche della biodiversità nel Mediterraneo e nel Mar Rosso, con il progetto Marine Science Group. Si tratta di un mezzo eccellente per la raccolta di dati potenzialmente di elevato valore scientifico, e al contempo un canale innovativo ed efficace per fornire informazioni scientificamente corrette al grande pubblico, coinvolgendolo in modo attivo e consapevole nelle attività di conservazione della biodiversità.

Cambiamenti climatici, specie aliene, tutela specie minacciate. I cittadini si trasformeranno in ricercatori sul campo, raccogliendo dati, campioni, immagini e quant’altro possa essere utile alla ricerca. Tutto utilizzando le potenzialità delle moderne piattaforme digitali mobili – quali smartphone e tablet – al fine di facilitare la raccolta di dati in campo, e di aumentare la visibilità del progetto. A questo scopo, verranno fornite ai cittadini informazioni adeguate a coinvolgerli nella raccolta di dati su alcune specie guida rappresentative di specifici problemi ambientali. I cittadini acquisiranno nel corso del progetto conoscenze e competenze tali da portarli a diventare, nel corso del progetto, una sorta di “citizen expert”, figure a metà tra il semplice curioso e il ricercatore.

“Con CSMON-LIFE vorremmo dare un contributo alla diffusione della Citizen Science in Italia, anche in collaborazione con tutti quelli – e sono molti – che stanno applicando da anni questo approccio in iniziative sia locali che nazionali. Con il contributo dei cittadini, riusciremo a contribuire alla scoperta ed alla tutela della nostra ricchissima biodiversità”, conclude Martellos.

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www.naturaesocialmapping.it

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http://it.wikipedia.org/wiki/Specie_invasive_in_Italia

Specie invasive in Italia

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Le specie invasive, (chiamate anche aliene o esotiche) vengono definite tali poiché hanno un’origine diversa dall’ambiente nel quale l’uomo le introduce, alcune possono non sopravvivere (o sopravvivere solo in cattività), altre riescono ad adattarsi in maniera eccellente al nuovo habitat; quest’ultime, estranee all’ecosistema, vengono dette invasive. Alcune specie vengono importate volontariamente come animali domestici o piante ornamentali, mentre altre raggiungono i nostri paesi attraverso gli scambi commerciali, e viaggiando come veri e propri “clandestini”. Le specie aliene (o alloctone) entrano spesso in lotta con le specie locali (autoctone), e se la convivenza diviene competitiva, talvolta ne risentono le ultime che soccombono. Le invasioni biologiche sono una minaccia emergente, e vengono oggi considerate una delle cinque principali cause della perdita di biodiversità, insieme alla distruzione degli habitat, allo sfruttamento eccessivo delle risorse, ai cambiamenti climatici e all’inquinamento.

Esemplare di palma infestata dal punteruolo rosso con il tipico portamento della chioma “ad ombrello aperto”.

Conseguenze

La fauna e la flora italiana è ricca di animali e piante introdotti più o meno volontariamente a partire dall’antichità; se l’introduzione è molto antica è talora molto difficile capire se la specie è indigena o meno, è il caso, ad esempio, della carpa, presente su tutto il territorio nazionale ed introdotta probabilmente al tempo dell’Impero Romano. Oggi nella provincia di Milano si contano due milioni di euro l’anno di spesa sanitaria per l’allergia causata dall’ambrosia.  L’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) lancia l’allarme su un fenomeno in aumento, che provoca rischi a livello ambientale, economico e sulla salute umana. L’Italia è inoltre il paese più colpito in Europa dalla zanzara tigre, un esempio di una specie invasiva che ha un impatto sulla salute. Essa risulta essere il vettore di circa 20 virus diversi, come febbre gialla e chikungunya. La comparsa di quest’ultima febbre nel 2007 in Italia settentrionale «ha dimostrato la complessità del problema. Le proiezioni dei cambiamenti climatici mostrano che la zanzara tigre probabilmente si diffonderà ancora, in particolare nel Mediterraneo, ma anche più a Nord.

Esempi

Campagna contro la diffusione del piccione

Una tortora dal collare orientale

Appartiene alla famiglia Columbide che ha una distribuzione cosmopolita, con specie presenti in quasi ogni parte del pianeta, con l’eccezione dell’Antartide e delle aree più secche del Sahara. La Tortora dal collare orientale che nella seconda metà del XX secolo si è spostata dal suo antico areale “invadendo” pacificamente la Russia e l’intera Europa, è diventata specie stanziale, senza tuttavia occupare nicchia di altre specie. Questa specie, comunque, non si è inserita negli ecosistemi naturali restando strettamente legata alla presenza umana. Tuttavia gli escrementi dei piccioni deturpano i tetti, monumenti e spazi pubblici. L’acido urico (ovvero la sostanza bianca) presente nelle loro feci non è soltanto sgradevole alla vista, ma può creare danni alle rifiniture degli edifici, delle automobili, oltre a disguidi alle persone. Una soluzione viene intrapresa dall’amministrazione comunale di Udine, che ha avviato un audace progetto con lo scopo di contenere la proliferazione dei colombi liberi e contestualmente tutelare la salute pubblica ed il decoro urbano. A partire dal 2013 vengono utilizzati, in via sperimentale, tre distributori automatici di mais antifecondativo, i quali vengono posizionati nei pressi delle aree abitate dalle colonie di volatili. Il prodotto che pare non avere alcun effetto nocivo sugli uccelli, non rappresenta un rischio per animali domestici, selvatici, per l’ambiente e per l’uomo.

Altri esempi

Specie aliene in italia
Tipo e specie   Note
Ambrosia artemisiifolia young plant 002.JPGAmbrosia Specie nordamericana con un enorme potere allergenico. Circa il 10-20 per cento di quanti soffrono di allergia al polline ne vengono colpiti e le reazioni arrivano anche a 200 km di distanza dalla pianta. Essa ha inoltre effetti sinergici anche con altre specie allergeniche. In Lombardia i problemi causati da Ambrosia artemisiifolia hanno particolare rilevanza sotto l’aspetto sanitario, data la notevole diffusione sul territorio cittadino e l’elevato numero di persone colpite per questo, dal 1999 con un’ordinanza Regionale è stato imposto il taglio nel periodo della crescita nei seguenti periodi con multe fino a 500€ per chi non sfalcia i propri terreni.
Robinia pseudoacacia Bielsko-Biała.JPGRobinia La specie è originaria dell’America del Nord, dove forma boschi puri. Fu importata in Europa nel 1601 ed oggi in vaste aree della pianura Padana, tende a sostituire i pioppi e i salici autoctoni che crescevano lungo le rive dei fiumi. In Italia dove si trova soprattutto lungo le rive dei fiumi, cresce bene su suoli sabbiosi. Introdotta sia per stabilizzare il terreno, sia per scopo ornamentale nei parchi e nei giardini, può ormai essere considerata come entità integrante della flora italiana ed è da considerarsi alla stregua di altri alberi introdotti nei secoli passati e poi acclimatatisi, apprezzabili per le loro qualità; intraprendere una lotta contro essa in queste situazioni non avrebbe senso.
Gambusia affinis.jpgGambusia È un pesce tropicale di piccole dimensioni, nativo dei bacini del golfo del Messico (Mississippi), acque dolci e salmastre, lente e paludose. È stato introdotto in Italia a partire dal secolo scorso, intorno agli anni ’20-’30 nella speranza che eliminasse le uova di zanzara di cui si ciba.A tal fine, le Aziende Sanitarie hanno promosso l’immissione di questa specie nei laghi, pozze d’acqua, fontane e stagni. Oggi la sua capacità di essere uno strumento di difesa contro le zanzare è messa in discussione, mentre crea molti danni ecologici poiché minaccia la sopravvivenza delle specie native. I danni sono legati alla competizione con gli altri pesci e crostacei, e alla predazione di insetti nativi. Inoltre la Gambusia è un potenziale ospite di parassiti, che vengono poi trasmessi ai pesci nativi.
Tortoise1 cepolina.jpgTartaruga dalle orecchie rosse È la piccola tartarughina originaria della Florida che si trova spesso nei negozi d’animali. Se nutrita adeguatamente, può diventare molto grande, fino a 30 cm, e a quel punto spesso viene liberata perché difficile da gestire in un ambiente domestico. In Italia è stata introdotta anche a fini ornamentali nei laghetti e stagni dei parchi urbani.Questa specie provoca seri danni all’ecosistema poiché predatore di invertebrati e delle loro larve oltre che di anfibi, pesci e uccelli acquatici. È inoltre ritenuta concausa della diminuzione degli esemplari dell’autoctona Emys orbicularis. Si stima che in Italia ogni anno giungano circa 900.000 testuggini l’anno e l’abnorme diffusione degli esemplari, negli specchi, corsi d’acqua, finanche nelle fontane e laghi dei parchi pubblici è dovuta esclusivamente al continuo rilascio di esemplari adulti o subadulti.
Markeaton Park squirrel 2.jpgScoiattolo grigio Questo scoiattolo, originario del nord America, è arrivato in Italia come animale da compagnia. In Italia ne sussistono attualmente tre popolazioni isolate: una in Piemonte (Candiolo, nel torinese), introdotta nel 1948 ed in forte espansione nonostante i progetti di eradicazione, una in Liguria (Genova Nervi, introdotta nel 1966) e l’ultima, ancora in Piemonte, al confine con la Lombardia (Trecate, in provincia di Novara, introdotta nel 1994). La specie si trova in diversi parchi del nord milanese (parco di Monza e del Ticino). Questa specie costituisce una grave minaccia per lo scoiattolo rosso con cui può competere e a cui può trasmettere alcune malattie. Dove arriva lo scoiattolo grigio molto spesso lo scoiattolo rosso si estingue. Lo scoiattolo grigio può anche causare danni agli alberi ed economicamente può avere un notevole impatto sulle coltivazioni di noccioli e pioppi.
Aedes Albopictus.jpgZanzara tigre Originaria del sud-est asiatico, questa zanzara ha sfruttato i trasporti commerciali umani per diffondersi in molte zone del mondo: nella metà del XX secolo si diffuse in Africa e nel Medio Oriente e a seguire nel continente sudamericano, negli Stati Uniti d’America, in Oceania e per ultima in Europa.I primi esemplari riprodotti in Europa sono stati ritrovati in Albania (databili 1988), mentre in Italia fa la sua comparsa 10 anni dopo, a Genova, in un deposito di pneumatici usati, importati dall’estero. Da qui si è diffusa praticamente in tutta la penisola (alta diffusione nelle città romagnole, principalmente nei comuni del ravennate), sconfinando e diffondendosi anche in FranciaSpagna e Svizzera. La diffusione è capillare anche in tutte le città portuali europee.
Procambarus clarkii.jpgGambero rosso della Louisiana Originario dell’America del nord, e più precisamente della Louisiana, in Italia fu importato in Toscana da un’azienda di Massarosa, vicino al Lago di Massaciuccoli, per un tentativo di commercializzazione. Si è poi diffuso, dopo esser sfuggito al controllo degli allevamenti, anche in alcune zone del Lazio, dell’Umbria, del Piemonte, dell’Emilia, della Lombardia della Calabria e del Veneto. Particolarmente tollerante ai cambiamenti ambientali e di costituzione robusta, questa specie sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza del gambero di fiume italiano (Austropotamobius pallipes). Queste caratteristiche gli hanno valso il nome di “gambero killer” con il quale è noto nelle regioni centro-settentrionali d’Italia dove la sua espansione è cominciata soprattutto a partire dagli anni ’90.
Rhynchophorus ferrugineus maschio2.JPGPunteruolo rosso Responsabile di seri danni alle coltivazioni di Cocos nucifera nell’Asia sudorientale, tramite commercio di piante infette ha raggiunto quasi tutti i paesi del bacino meridionale del Mar Mediterraneo dove sta distruggendo le palme (a onor del vero anch’esse non autoctone). I trattamenti chimici curativi richiedono l’impiego di insetticidi sistemici e una diagnosi precoce dell’infestazione; trattamenti curativi tardivi, oltre ad essere inutili per risolvere l’attacco nella pianta infestata, sono anche di scarsa efficacia. L’impiego di antagonisti naturali è ancora in fase di studio e al momento non ci sono ancora prospettive di applicazione significative. Scarsi risultati hanno finora prodotto le ricerche in merito alla possibilità di sfruttamento dellatecnica del maschio sterile.

Il calabrone asiatico, la prossima invasione

Vespa velutina nigrithorax

La prossima specie ‘straniera’ invasiva a sbarcare in Italia sarà con tutta probabilità un calabrone asiatico, la Vespa velutina nigrithoraxis. I ricercatori europei hanno lanciato l’allarme, in quanto questo insetto può avere un grosso impatto sulle api autoctone e di conseguenza sull’apicoltura, settore già colpito negli ultimi anni dalla forte diminuzione di esemplari di questi imenotteri. Il calabrone asiatico attacca le api da miele europee, soprattutto nel periodo fra giugno e settembre. Vale la pena ricordare che circa l’84% delle specie di piante e il 76% della produzione alimentare in Europa dipende dall’impollinazione delle api. La Vespa velutina nigrithoraxisè stata ufficialmente definita come persistente in Francia nel 2005, prima della fine del 2006 era presente nella regione dell’Aquitania e infine si è stabilita definitivamente nell’area sudoccidentale del Paese. Poi è arrivata in Spagna ed è pronta a varcare anche il confine con l’Italia. L’ipotesi più probabile è che questo calabrone asiatico sia arrivato insieme a della merce cinese dallo Yunnan, favorita dalle condizioni climatiche dell’Europa meridionale, simili a quelle dell’Asia continentale. Di fronte all’emergenza scatenata dall’arrivo di questa nuova specie invasiva, i vari Paesi Ue saranno chiamati a creare un meccanismo di coordinamento, che farà riferimento a servizi già esistenti, come servizi fitosanitari nazionali e servizi regionali come le A.R.P.A.. Tuttavia ad oggi non è ancora chiaro il quadro di ruoli e competenze istituzionali.

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