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Sito archeologico di Pompei

Stato di abbandono e degrado

Incuria, degrado, crolli e furti hanno progressivamente compromesso il patrimonio storico e artistico di Pompei, bene pubblico gestito dall’amministrazione pubblica. Patrimonio dell’umanità dell’Unesco dal 1997, rappresenta eppure uno dei maggiori problemi dei ministri dei Beni Culturali che si sono susseguiti e avvicendati nella gestione del sito. A riportare ricorrentemente l’attenzione sulla situazione è il verificarsi dei crolli di mura, statue e affreschi.

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Il 6 novembre 2010 il crollo della Domus dei Gladiatori, sbriciolatasi sotto il peso di un tetto in cemento armato e per le infiltrazioni d’acqua dovute alla pioggia, innescò molte polemiche, originando un dibattito sulle responsabilità passate e soluzioni future ancora in corso.

Nel frattempo, nonostante vari pinai d’intervento emergenziali si sono susseguiti nuovi crolli, per ultimo quello verificatosi a marzo 2014, quando una piccola porzione di muro ha ceduto in una domus che si trova in un vicolo di via Nola, Regio V, Insula 2, civico […]

Gestione inefficiente

All’origine della situazione di incuria e degrado, una inefficiente e irresponsabile gestione pubblica del sito, quindi delle risorse impiegate. La situazione è divenuta allarmante, o almeno si è iniziato a ritenerla tale, nel 2009, quindi sotto il ministero di Enrico Bondi.

Il 6 novembre 2010 al crollo della Domus dei Gladiatori, sbriciolatasi sotto il peso di un tetto in cemento armato e per le infiltrazioni d’acqua dovute alla pioggia, seguirono molte polemiche, al centro delle quali finì proprio il ministro per i beni culturali Bondi. Il ministro respinse le richieste di dimissioni da parte di oppositori politici e stampa, chiamando in causa i sovraintendenti come responsabili della gestione delle risorse, che a suo dire non sarebbero state scarse, ma, appunto, mal gestite. Perlappunto. I sovrintendenti risposero invece avanzando come argomento di difesa della propria gestione i tagli al settore.

Meno di un mese più tardi, il primo dicembre, crollarono due muri della casa del Moralista, “fortunatamente” in questo caso senza affreschi.

Il ministro intervenne proponendo un piano straordinario per la manutenzione con il ritorno di una soprintendenza autonoma con poteri più incisivi.

Il suo successore, Giancarlo 

Galan, nel marzo 2011 scelse Pompei per la sua prima conferenza stampa e promise a sua volta un piano di manutenzione programmata, che puntasse anche sul coinvolgimento di sponsor e che sfruttasse i fondi europei. A ottobre dello stesso anno il crollo di un altro muro romano, a cui seguiranno nei mesi successivi altri cedimenti.



Un anno dopo la Commissione Ue approvò un piano di intervento per 105 milioni di euro. I lavori, annunciati dal nuovo ministro dei Beni culturali del governo Monti, Lorenzo Orgaghi, sarebbero quindi dovuti iniziare nell’autunno 2012.

I lavori, per restaurare le cinque Domus del sito, iniziarono invece a febbraio 2013. Ad aprile dello stesso anno, a seguito di un nuovo cambio di governo, subentra il nuovo ministro Massimo Brey, che recatosi in visita privata a Pompei in Circumvesuviana, rinnovò le promesse, questa volta in via “definitiva”, almeno nelle intenzioni: “Mai più un caso Pompei” promise infatti il neo ministro. Brey annunciò inoltre la nascita del progetto “Grande Pompei” con una soprintendenza speciale con Ercolano e Stabia, per il quale venne nominato Massimo Sanna.

Nel frattempo riaprì dopo un anno di restauri la Casa degli Amorini Dorati, una delle più famose del sito, registrando un boom di visite e rendendo evidente il costo-opportunità per il turismo perso a causa di una gestione tanto inefficiente del sito.

Pochi giorni dopo però la situazione si rivela nuovamente critica, con l’avvertenza dell’Unesco al governo della scadenza fino al 31 dicembre per adottare misure idonee per risolvere nuove carenze strutturali del progetto denunciate proprio dall’Unesco [2]. Alla diffida dell’Unesco si aggiungono i timori di infiltrazioni della camorra: la Dia ha ispezionato i cantieri proprio verificare il rischio di infiltrazioni mafiose.

Al 2014 pioggia e incuria continuano a flagellare i reperti romani, provocando nuovi cedimenti.

Dopo uno degli ultimi crolli di marzo 2014, presso il Tempio di Venere e la necropoli di Porta Nocera, l’architetto Antonio Irlando, responsabile dell’Osservatorio Patrimonio culturale, lamenta un «un vuoto gestionale senza precedenti».

Irlando ha ricordato che «la nomina del soprintendente Massimo Osanna non è stata ancora perfezionata dalla Corte dei Conti e incombono su di essa alcuni ricorsi amministrativi. Inoltre il direttore generale del Grande Progetto Pompei e il suo vice sono di fatto impossibilitati a operare in quanto lo staff di 25 persone che li dovrebbe supportare nel difficilissimo compito di dare impulso al piano per la città non è stato ancora insediato» [3].

Sprechi

Tra i casi di spreco più rilevanti nelle spese destinate all’area archeologica di Pompei si registra quello del Teatro Grande. La struttura è stata sottoposta a un intervento di restauro, molto criticata da più parti e definito dalla stampa come “impattante”, per la tipologia di architettura scelta per renderlo in grado di ospitare eventi e concerti.

La cifra di partenza prevista per i lavori era di 449.882 euro (Iva esclusa, quindi +20%), ma nel giro di due anni questa somma è più che decuplicata, fino a superare la somma di 5 milioni di euro, spesa sulla quale la Corte dei Conti ha avviato un’indagine.

L’intervento ha incluso la sostituzione dei gradini originali con moderni mattoni in tufo e l’introduzione di cordoli di cemento armato con un risultato che ha fatto molto discutere: “oltre ad omologare la cavea dell’antico teatro a quella di una di moderna realizzazione, è stato realizzato un intervento estremamente invasivo del monumento”. L’intervento, oltre che dannoso è ritenuto evitabile, dato che già prima dei lavori il teatro veniva usato per tenervi spettacoli e vi si allestiva semplicemente una struttura mobile in ferro con le gradinate, una soluzione provvisoria non invasiva.

81.275 euro vennero stanziati per la visita, annunciata ma mai compiuta, dell’allora premier Silvio Berlusconi, e nonostante la visita non sia avvenuta, la cifra è stata spesa per una passerella di moquette lungo il cardo che conduce alla casa di Marco Lucrezio Frontone.

Tre la spese smisurate, quella per una partita di vino «Villa dei Misteri», circa mille bottiglie da 55 euro l’una, ordinata da Marcello Fiori, quando era commissario straordinario a Pompei, meglio noto come organizzatore dei club di Forza Silvio, a sostegno dell’ex primo ministro Berlusconi.

L’esborso, che è stato fatto notare sarebbe stato sufficiente a pagare per un anno tre archeologi (allora ve n’era solo uno) rientrava nell’inchiesta condotta dalla magistratura nella quale Fiori è accusato di «abuso d’ufficio continuato». Le bottiglie sono state spedite per un terzo in giro per le ambasciate e i consolati italiani nel mondo e per due terzi lasciate in un magazzino dove sono state trovate nell’ottobre 2010 dalla nuova soprintendente.

Lo stesso Fiori è stato responsabile di un ulteriore inspiegabile spreco di fondi, destinati alla risoluzione del problema dei cani randagi, una criticità nota e mai risulta presso il sito archeologico. Tra il novembre 2009 e il luglio 2010 sono stati spesi 102.963 per il progetto «(C)Ave Canem», ossia per censire i cani randagi che vagano nell’area archeologica per immetterne i profili in apposito sito internet.

I risultati sono sul sito ufficiale www.icanidipompei.com: «55 i cani censiti che sono stati iscritti all’anagrafe canina, curati e vaccinati durante i nove mesi di durata del progetto. 26 di loro sono stati adottati e oggi vivono felici nelle loro nuove famiglie». Una spesa di 1.872 euro per animale censito, sotto la voce «accudimento e tutela dei cani», che in gran parte abitano ancora il sito archeologico.

La dubbia utilità del “comitato di gestione”

E’ pratica frequente in Italia affrontare situazioni di emergenza nella gestione di affari pubblici con la costituzione di commissioni politiche straordinarie, spesso utili più per manifestare la presa d’atto e l’interesse dei governi a risolvere un’emergenza più che a offrire una soluzione gestionale efficace a livello operativo.

E’ il caso anche di Pompei, da quando con l’approvazione del decreto n. 91 2013 sul «rilancio dei beni e delle attività culturali» è stata introdotta la figura di un nuovo burocrate per la gestione di Pompei, con più poteri rispetto al precedente commissario. Il nuovo responsabile unico della realizzazione del Grande Progetto e del programma straordinario per Pompei, denominato «direttore generale di progetto», che a Palazzo Chigi è affiancato da una «struttura di supporto» composta «da un contingente di personale, anche dirigenziale, in posizione di comando, non superiore a 20 unità, nonché da cinque esperti in materia giuridica, economica, architettonica, urbanistica e infrastrutturale».

Nella stessa sede è stato istituito anche un «Comitato di gestione», con il compito di pervenire, entro 12 mesi, all’approvazione di un «Piano strategico per Pompei». Per quanto riguarda l’impegno finanziario del governo, «L’onere è pari a euro 200mila per l’anno 2013 e euro 800.000 per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016», che significa 2,6 milioni di euro per il costo stipendi della nuova burocrazia introdotta.

Per finanziare i provvedimenti del decreto (riguardanti altre situazione del settore dei beni culturali) il governo ha stabilito nuove tasse, con accise più alte su produttori e consumatori di birra, aperitivi, liquori, prodotti da fumo e oli lubrificanti.

L’accusa del Figaro allo Stato italiano

«Lo Stato italiano lascia le rovine di Pompei all’abbandono». E’ l’accusa rivolta alle istituzioni italiane dal quotidiano francese Figaro in un reportage di marzo 2014 sulla situazione di degrado e incuria del sito archeologico di Pompei. La notizia è stata messa in risalto in prima pagina , in cui si accusa l’amministrazione che gestisce il sito di «assistere impotente al crollo dei tesori di una civiltà. E le pesantezze della burocrazia bloccano l’attuazione di lavori urgenti». L’articolo elenca altri siti italiani «in rovina», tra i quali viene citata la biblioteca dei Girolamini di Napoli.

Il soccorso della tecnologia e dei privati e una prospettiva di recupero per il futuro

Tramite la sua società controllata Topcon Positioning Systems, Toshiba ha predisposto un progetto per la mappatura della città antica, in un contesto di collaborazione con la Facoltà di Architettura della Seconda università di Napoli e il centro di competenza Benecon.

L’obiettivo è consentire una migliore conservazione delle strutture e recupero dei monumenti, oltre all’intento di prevenire nuovi crolli.

Topcon Positioning Systems prevede di aprire una sede di rappresentanza a Napoli e un centro di ricerca a Pompei. L’attività ha inizio con la mappatura della città antica per procedere con lo sviluppo di una ricostruzione virtuale della vita antica fra le vecchie mura. Verrà inoltre creato un ampio database aperto a studiosi e turisti di tutto il mondo.

E’ prevista l’estensione dei rilievi satellitari sull’area cittadina che oggi vanta 25mila abitanti, per progettare servizi che possano migliorare trasporti, sicurezza e piano regolatore.

“Quello vesuviano diventerà un centro di livello internazionale con specializzazione nella tutela dei monumenti”, ha sottolineato Ivan di Federico, responsabile Italia per Topcon. Sono coinvolti circa 20 specialisti, tra manager, tecnici e ricercatori di varie nazionalità, e 20 studiosi di fama internazionale. “Vogliamo che Pompei diventi una smart city dotata di infrastrutture immateriali che consentano la valorizzazione delle sue risorse”, ha dichiarato il sindaco Claudio D’Alessio, relativamente al progetto.

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Aggiornamento del 24 luglio 2015:

Ecco uno dei numerosi motivi per i quali i turisti stranieri non vengono volentieri in Italia: perchè più che dare dei SERVIZI, noi diamo dei DISSERVIZI!!!

https://www.agi.it/cronaca/notizie/pompei-chiusa-per-assemblea-turisti-in-coda-sotto-il-sole

Pompei “chiusa per assemblea” Franceschini, danni incalcolabili

(AGI) – Roma, 24 lug. – Disagi e caos per quasi due ore per circa 2mila visitatori, a causa di una assemblea a sorpresa dei lavoratori degli scavi di Pompei, prima annunciata e poi differita. Il soprintendente Massimo Osanna ha poi aperto i cancelli dell’ingresso principale al sito, aiutato da personale archeologico, intorno alle 10.30.

“La chiusura dei cancelli di questa mattina e’ stata un colpo basso e un comportamento irrispettoso nei confronti di centinaia di turisti non responsabili ed estranei a vicende interne all’amministrazione, giunti a Pompei per ammirare un patrimonio mondiale unico che l’Italia ha la grande fortuna di possedere” […]

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