Dopo il primo aggiornamento sui dati della crisi dell’11/07/2013  – “L’Italia e la crisi: un aggiornamento (puntata 1) – , ecco qui un secondo aggiornamento, nel quale vi proponiamo una bella sintesi realizzata da Wall Street Italia:

http://www.wallstreetitalia.com/article/1613489/la-verita-sull-economia-italiana-tutti-i-dati-che-non-potete-non-sapere.aspx

La verità sull’Economia italiana: tutti i dati che non potete non sapere

ROMA (WSI) – In questa pagina Wall Street Italia pubblica in sintesi il quadro oggettivo dell’economia italiana, aggiornato con i piu’ recenti dati statistici, macro-economici e di politica monetaria. L’obiettivo: avere qui un”luogo della memoria economica” che faccia da contraltare alla massiccia propaganda mediatica di lobby e “poteri forti”. Costoro tendono a nascondere la verita’ agli italiani manipolando il consenso tramite i media di regime con strategie che beneficiano l’oligarchia mentre milioni di cittadini e piccole imprese sono ridotti alla mera sopravvivenza. Se siete arrivati qui da I padroni del mondo, grazie per l’attenzione.____________________________________________- Ammortizzatori: 80 miliardi erogati dall’Inps dall’inizio della crisi tra cassa integrazione e indennità di disoccupazione; a giugno, richiesta Cig in aumento + 1,7% rispetto a maggio e in calo -4,9% su giugno 2012 (fonte: Inps);- Benzina: da gennaio a luglio 2013 i consumi di benzina sono calati -6,3%, per cui il gettito fiscale (accise e imposte) e’ sceso -2,9%. Considerando i primi sette mesi del 2013, i consumi petroliferi sono complessivamente scesi del 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2012 (fonte: Unione Petrolifera);

– Cassa integrazione: nel complesso sono state autorizzate 704 milioni di ore nel periodo gennaio-agosto 2013 (fonte Inps); ad agosto Cig +12,4%. Salgono straordinaria e in deroga;

– Chiusura aziende: per la crisi, tra il 2008 e il 2012 hanno chiuso circa 9mila imprese storiche, con più di 50 anni di attività. Si tratta di 1 impresa storica su 4 (fonte: Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza);

– Competitività: Italia al 49° posto nel mondo, battuta anche da Lituania e Barbados (fonte: World Economic Forum);

– Consumi: nel periodo 2012-13 contrazione record dei consumi di -7,8% (fonte: Federconsumatori). Cio’ equivale ad una caduta complessiva della spesa delle famiglie (vedi sotto “Spesa famiglie”) di circa 56 miliardi di euro; il biennio 2012-2013 e’ stato per i consumi “senza dubbio il peggiore, sono tornati indietro ai livelli del dopoguerra” (fonte: Codacons); crolla spesa per consumi: -7% dal 2008. Cali maggiori per abiti, mobili e alimentari;

– Credito alle imprese: secondo la Bce nel luglio 2013 contrazione di -3,7%, superiore a quella registrata a giugno (-3,2%) e maggio (-3,1%). Prestiti bancari fino a 12 mesi, quelli piu’ adatti a finanziare il capitale circolante delle imprese: -4,0%. In fumo 60 miliardi di prestiti solo nel 2012;

– Debito aggregato di Stato, famiglie, imprese e banche: 400% del Pil, circa 6.000 miliardi;

– Debito pubblico: è aumentato a febbraio 2014 di 17,5 miliardi, raggiungendo un nuovo massimo storico a 2.107,2 miliardi (fonte: Bankitalia). Secondo le previsioni il debito pubblico salirà al 130,8% del Pil nel primo trimestre 2014, rispetto al 123,8% del primo trimestre 2012;

– Deficit/Pil: 2,9% nel 2013. Peggioramento ciclo economico Imu, Iva, Tares, Cassa integrazione in deroga lo portano ben oltre la soglia del 3%. Per la Bce ci sono rischi crescenti su obiettivi deficit 2013, peggiora disavanzo, con sostegni a banche e rimborso debiti PA;

– Depositi: nelle banche italiane in totale sono scesi nel luglio 2013 a 1.110 miliardi di euro contro i 1.116 miliardi di giugno. I depositi delle famiglie sono stabili a 918,5 miliardi, quelli delle società sono scesi da 198,4 a 191,6 miliardi (fonte: Bce);

– Disoccupazione: Il tasso di disoccupazione a gennaio 2014 è balzato al 12,9%. I disoccupati sfiorano i 3,3 milioni (fonte: Istat). E’ il tasso più alto sia dall’inizio delle serie mensili, gennaio 2004. Disoccupazione giovanile: e’ record anche il tasso di disoccupazione dei 15-24enni: a gennaio 2014 è pari al 42,4%. Nell’Eurozona per il 2013 le stime confermano una disoccupazione al 12,3%, e per il 2014 al 12,4% (fonte Bce);

– Entrate tributarie: nei primi 10 mesi dell’anno si sono attestate a 307,859 miliardi di euro, in calo di circa 1,4 miliardi rispetto ai 309,301 miliardi di euro dello stesso periodo del 2012. A ottobre sono state pari a 29,266 miliardi di euro, in lieve ribasso rispetto ai 29,601 miliardi dello stesso mese del 2012.

– Evasione: Nel 2013 5mila evasori totali e 17,5 miliardi nascosti. Secondo le stime elaborate dall’Istat l’imponibile sottratto al fisco si aggira ogni anno attorno ai 275 miliardi di euro;

– Export: a ottobre 2013 si registra una diminuzione sia dell’export (-0,5%) sia, in misura più rilevante, dell’import (-2,6%). (fonte: Istat); a ottobre 2013, il saldo commerciale è pari a +4,1 miliardi, superiore a quello registrato a ottobre 2012 (+2,3 miliardi). Al netto dell’energia, l’attivo è di 8,9 miliardi. Nei primi dieci mesi dell’anno, l’avanzo commerciale raggiunge i 23,7 miliardi e, al netto dei prodotti energetici, è pari a quasi 70 miliardi.

– Fabbisogno dello stato: sulla base dei dati preliminari del mese di dicembre, il fabbisogno annuo del settore statale del 2013 si attesta a 79,7 miliardi, rispetto ai 49,5 del 2012. 

– Fallimenti: nel primo semestre 2013 si sono registrate 6.500 nuove procedure fallimentari, in aumento +5,9% rispetto allo scorso anno;

– Felicità: Italia depressa, il ‘fu-Belpaese’ è 45° nella classifica mondiale, stando al secondo Rapporto sulla Felicità dell’Onu;

– Fiducia aziende: l’indice composito sale da 79,8 di luglio a 82,2 di agosto.

– Fiducia consumatori: torna ai livelli massimi da due anni. Il clima di fiducia dei consumatori aumenta, ad agosto, a 98,3 da 97,4 del mese di luglio.

– Gettito Iva: nel periodo gennaio/aprile 2013 tra le imposte indirette prosegue l’andamento negativo dell’IVA (-7,8%) per effetto della flessione registrata dalla componente relativa agli scambi interni (-4,7%) e di quella relativa alle importazioni da Paesi extra UE (-21,4%) che risentono fortemente del deterioramento del ciclo economico;

– Immobiliare: nel primo trimestre 2013 l’indice dei prezzi delle abitazioni ha registrato una diminuzione dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e del 5,7% nei confronti dello stesso periodo del 2012 (fonte: Istat);

– Imprese: in 6 anni sparite in Italia 134 mila imprese (Cgia);

– Inflazione. Nel 2013 in Italia il tasso d’inflazione medio annuo è stato pari all’1,2%, in decisa diminuzione rispetto al 3% del 2012. Si tratta del dato più basso dal 2009.

– Insolvenze bancarie: quelle in capo alle imprese italiane hanno sfiorato a maggio 2012 gli 84 miliardi di euro (precisamente 83,691 miliardi);

– Lavoro: da 2005 Italia fanalino di coda classifica occupazione Ue15 (fonte Istat); Lavoro, 6 milioni in cerca e 7 su 10 temono di perderlo (fonti: Istat e Coldiretti);

– Manifattura: l’indice Pmi è salito a 51,3 punti ad agosto, dai 50,4 del mese precedente, segnando il livello massimo da 27 mesi a questa parte. Secondo Markit alla base dell’espansione della produzione c’è stato un incremento dei nuovi ordini, il più marcato in oltre due anni, in particolare dall’estero.

– Neet: 2,2 milioni nella fascia fino agli under 30, ragazzi che non studiano, non lavorano, non imparano un mestiere, i totalmente inattivi sono il 36%;

– partite Iva: crollate -400.000 (-6,7%) dal 2008 (fonte Cgia Mestre);

– poveri: per la crisi sono raddoppiati dal 2007 al 2012 a quasi 5 milioni (fonte Istat);

– Prezzi produzione: l’indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali è aumentato a luglio dello 0,1% rispetto al mese precedente e diminuito dello 0,9% nei confronti di luglio 2012. Lo ha comunicato l’Istat.

– Pil: il Prodotto interno lordo dell’Italia, ovvero la ricchezza complessiva del paese, alla fine del 2012 era di 2.013,263 miliardi di dollari (dati Ocse) o 1.565,916 miliardi di euro (fonte: relazione del governo al Parlamento – 31 marzo 2013). Nel secondo trimestre il Pil Italia è stato confermato in contrazione -0,2% dopo il -0,6% nei primi tre mesi dell’anno. Comparando il secondo trimestre del 2013 con gli stessi mesi dell’anno precedente il calo è -2,0% (fonte: Eurostat). S&P ha abbassato la sua previsione di crescita 2013 per l’Italia, a -1,9% rispetto al -1,4% previsto a marzo 2013 e al +0,5% stimato a dicembre 2011. L’ultima previsione dell’Istat per il 2013 e’ -2,1%. Il Fmi ha tagliato le stime del pil Italia 2013 a -1,8%. Anche l’Ocse prevede una contrazione di -1,8%, unico paese in recessione del G7. Nel 2012 il Pil ha subito una contrazione di -2,4%. E un crollo senza precedenti di -8,8% dall’inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 (fonte Eurostat);

– Potere d’acquisto delle famiglie: -2,4% su base annua, -94 miliardi dall’inizio della crisi, circa 4mila euro in meno per nucleo;

– Povertà: nel 2012 ha colpito il 6,8% delle famiglie e l’8% degli individui. I poveri in senso assoluto sono raddoppiati dal 2005 e triplicati nelle regioni del Nord (dal 2,5% al 6,4%). E’ quanto emerge dal quarto Rapporto sulla Coesione sociale presentato da Inps, Istat e ministero del Lavoro.

– Precariato: contratti atipici per il 53% dei giovani (dato Ocse);

– Produzione industriale: crollata -17,8% negli ultimi dieci anni. La produzione industriale e’ calata -1,1% a luglio 2013 e -4,3% rispetto a luglio 2012 (fonte Istat);

– Reddito famiglie: nel 2013 e’ tornato ai livelli di 25 anni fa, oggi 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988 (fonte: Confcommercio); il reddito annuale della famiglia media italiana è calato di 2.400 euro tra il 2007 e il 2012, quasi il doppio della media della zona euro (fonte: Ocse);

– Ricchezza: dall’inizio della crisi nel secondo trimestre del 2007 il pil e’ crollato -8,8% (fonte: Eurostat), pari a una perdita di oltre 150 miliardi di euro. L’Italia comunque e’ il paese piu’ ricco in Europa per via del patrimonio immobiliare dei cittadini ma tra quelli a minor reddito e con il piu’ alto tasso di poverta’: la ricchezza netta pro-capite, pari a 108.700 euro, supera di poco quella dei francesi (104.100 euro) e dei tedeschi (95.500 euro) (Fonte Bce-Bankitalia);

– Servizi: il fatturato delle aziende che operano nel settore servizi (80% del Pil Italia) nel secondo trimestre 2013 risulta in calo -2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; l’indice Pmi relativo alle imprese dei servizi in Italia resta sotto i 50 punti (che indica contrazione): 48,8 ad agosto (fonte: Markit);

– Sofferenze bancarie: a dicembre 2013 ammontavano a 155,8 miliardi, nuovo record, e ben 30,9 in più rispetto ai 124,9 miliardi di fine 2012 (fonte: Bankitalia).

– Spesa famiglie:: prosegue il calo della spesa delle famiglie italiane, nel secondo trimestre del 2013 si contrae -3,2%, e per i beni durevoli -7,1% (fonte: Istat);

– Tasse: 262 scadenze per i cittadini italiani dall’Irpef, all’Iva, all’Irap, etc. Il livello eccessivo di tassazione provoca un effetto negativo, noto come curva Laffernon e’ compatibile con la crescita;

– Spesa pubblica: in 15 anni e’ salita +69% a 727 miliardi. Rispetto a una ricchezza di 1.565 miliardi di euro, lo stato spende il 48% del pil. E con gli interessi sul debito pubblico supera il 52%;

– Vendite al dettaglio: in calo a giugno 2013 -3% su base annua, -0,2%. Nel trimestre aprile-giugno 2013 l’indice è calato -0,3%.

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Aggiornamento del 6 agosto 2014:

http://www.wired.it/economia/finanza/2014/07/31/economia-litalia-pil-scende/

Perché l’Italia è l’unico paese del G7 che non riparte

Siamo gli unici che, dal 2008, non riescono a imboccare la ripresa. Dati alla mano, pesano disoccupazione, burocrazia e poca attrattività per i capitali esteri

Grafico Ocse

L’economia è fatta a scale. Peccato che a scendere sia solo l’Italia: tutti gli altri Paesi dell’Ocse non fanno che salire. Il grafico qui sopra mostra l’andamento divergente del Pil reale  di diversi Stati appartenenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo. Il nostro è rappresentato da quella linea verde che scende, scende, scende da tre anni a questa parte.

Dopo il crollo del 2008, l’Italia sembrava aver imboccato la strada della ripresa, in linea con l’andamento di altri Paesi come la Gran Bretagna. Poi, però, il tricolore ha tradito le promesse e oggi il Pil reale è più basso anche rispetto a quello degli anni più cupi della crisi. Persino il Giappone, che negli ultimi 20 anni era diventato quasi lo zimbello economico della comunità internazionale, è riuscito a tornare ai livelli pre-2008.

Guardando il grafico viene spontaneo chiedersi: perché tutti gli altri paesi del G7 salgono, e noi scendiamo? Dare una risposta è possibile, anche se non si tratta certo di una risposta univoca. Se il problema dell’Italia risiedesse in un solo fattore critico, forse sarebbe più facile anche trovare la ricetta normativa o politica per risolvere tutti i nostri guai.

In realtà le difficoltà sono più d’una, e si influenzano a vicenda. Per esempio: l’alto tasso di inoccupazione (in Italia abbiamo il 44% di popolazione inattiva, ovvero che non lavora e non cerca lavoro, stando alle ultime rilevazioni Istat) è frutto della crisi, o ne è una delle cause? Probabilmente ambo le cose, poiché chi non lavora (o chi lavora poco e con poche garanzie) è costretto a ridurre i consumi, non può comprare casa, non può sostenere una famiglia. E così si innesca una spirale negativa in cui è difficile individuare se sia nato prima l’uovo o la gallina.

Se guardiamo a fattori strutturali, gli studi e le indagini che vengono di volta in volta pubblicati ci rimproverano sempre le solite carenze, quindi è probabile che un fondo di verità ci sia. Il costo della burocrazia per chi vuole fare impresa è molto alto sia in termini di tempo, sia di soldi, sia (ancora peggio) di incertezza normativa. Stando a dati della Cgia di Mestre, il cattivo funzionamento della Pubblica Amministrazione costa a ogni società in media 7mila euro all’anno. La nostra burocrazia sarebbe la meno efficiente d’Europa, dietro solo a quella della Grecia e di Malta.

Certo, gli italiani per fortuna hanno ancora una vocazione da imprenditori e startuppari. Ma la difficoltà di fare affari in Italia significa anche una bassa capacità di attrarre investimenti dall’estero. I dati della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo parlano chiaro: il nostro Paese avrà forse recuperato terreno, ricevendo 16,5 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri nel 2013, ma lo stock complessivo è pari ad appena l’1,6% del valore mondiale, contro ad esempio il 2,8% della Spagna o il 3,3% della Germania.

Tra gli altri fattori che non aiutano la competitività italiana (e quindi la crescita del Pil) non dimentichiamo certo il basso livello di investimenti in ricerca e sviluppo e in innovazione. L’ultimo rapporto della Commissione Europea boccia l’Italia su questo fronte e mette in evidenza il legame diretto tra crescita del Pil e spesa per le attività di R&S.

C’è poi il problema del costo dell’energia, che pesa non poco sulle imprese italiane. Non tanto su quelle grandi, ma proprio sulle Pmi che rappresentano più del 90% del tessuto economico italiano. Sono loro, infatti, a pagare l’elettricità molto più della media europea. Stando a dati Eurostat, l’Italia è al terzo posto in Europa per il costo dell’energia alle imprese, mentre è nella media per quanto riguarda i prezzi del gas. A gravare sulle bollette della luce sarebbe sia il peso della tassazione, sia gli alti costi di produzione dell’energia, meno competitivi rispetto a quelli di altri Paesi. Attenzione: la Germania, la “locomotiva d’Europa”, ha prezzi ancora più salati dei nostri, anche a causa degli elevati incentivi stanziati per le rinnovabili (i cui fondi provengono proprio dalle bollette energetiche).

Che cosa ci resta? Le esportazioni, che per fortuna reggono (seppure tra alti e bassi) e, trainate dalla forza del brand made in Italy, raggiungono il 2,79% del totale mondiale dei commerci esteri (secondo l’ultimo rapporto Ice-Istat). E il turismo, che però non riusciamo proprio a valorizzare, tanto che la quota di mercato dell’Italia (secondo uno studio della Banca d’Italia) è scesa addirittura dal 6,8% nel 1997 (sul controvalore globale totale) al 3,7% nel 2012. Ben magre consolazioni, insomma.

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Aggiornamento dell’11 settembre 2014:

http://www.corriere.it/economia/14_settembre_03/ecco-l-italia-rinunce-con-pasti-consumati-casa-23a7d93c-336f-11e4-9d48-ef4163c6635c.shtml

Ecco l’Italia delle rinunce (con i pasti consumati a casa)

Dal 2007 gli italiani hanno perso 2.700 euro di reddito a testa. Mezzogiorno in crisi, penalizzate anche le presenze allo stadio (e non solo per il livello del nostro calcio)

di FABIO SAVELLI – 3 settembre 2014
Il ritratto (e la fenomenologia) del Paese stavolta assume i contorni di una diapositiva diffusa stamattina durante il tradizionale rapporto sui consumi della Coop (leggi qui la versione integrale), l’insegna della grande distribuzione che con suoi oltre 8mila soci è la leader di mercato. S’intitola «L’Italia della rinuncia» e non è solo un’azzeccata sintesi di comunicazione/marketing per i giornalisti accorsi alla conferenza stampa. Ma è l’epitaffio sulle aspettative di ripresa: «Dei residenti nel Mezzogiorno non può permettersi un pasto proteico una volta ogni due giorni il 25% della popolazione». Il cui corollario: «E’ sparito il pasto fuori casa». Altro che ristoranti pieni come si diceva qualche anno fa per smentire il declino (di consumi) del Belpaese cercando una via d’uscita che celebrasse ancora la dolce vita in salsa italica. […]

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Aggiornamento del 19 settembre 2014:

Quelli del governo li chiamano “gufi”, gli economisti che, sulla base dell’attuale situazione economica, delle riforme-non-riforme messe in atto dal governo e delle proiezioni sulla crescita della nostra economia, sono scettici sulla ripartenza dell’Italia. Noi preferiremmo chiamarli “realisti”, alla faccia delle cicale che non sono in grado di mettere in atto dei seri tagli della spesa pubblica…

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2014-09-18/vent-anni-occasioni-perse-italia-063843.shtml

Vent’anni di occasioni perse dall’Italia

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Vedi l’articolo “La politichiacchiera

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