Cominciano le vacanze, nessuno si occuperà/preoccuperà più delle questioni economiche fino al prossimo autunno. Ecco alcune riflessioni di Gustavo Piga sulla situazione attuale e su ciò che potrebbe aspettarci al rientro dalle ferie:

http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/gustavo-piga-opinioni/fiscal-compact-manovra-da-20-miliardi-di-euro-in-autunno-di-tasse-e-tagli-1910522/

Fiscal compact. Manovra da 20 miliardi di euro in autunno di tasse e tagli

Pubblicato il 27 giugno 2014 – Gustavo Piga

Malgrado il clima ancora di “vacanza” in attesa delle nuove nomine europee (il cui esito ogni giorno che passa è sempre più vicino alla conferma di personaggi mediocri che non segnano nessuna discontinuità con il passato), il messaggio che arriva dall’Europa è assai netto: non che capiamo molto di quello che ci avete proposto, ma voi dovete capire bene quello che vi diciamo noi, una volte per tutte.

Mentre la stampa italiana fa finta di nulla, facciamo un po’ di chiarezza su dove stiamo andando a sbattere nel nostro volo europeo e perché: contro una montagna, senza nessun dubbio, a meno di radicali cambiamenti alla guida dell’aereo.

Il Consiglio europeo, nel giudicare i conti italiani, paragona le proposte programmatiche del Governo italiano per il periodo 2014-2018 (DEF) alle stime per il 2014-2015 dalla Commissione europea, nelle sue previsioni dell’ultimo maggio. Dal che fa emergere come:

a) Il deficit strutturale italiano nel 2014 sarebbe dello 0,8% del PIL anziché dello 0,6% del PIL previsto dal Governo (sforamento di 0,2% di PIL);

b) Il deficit strutturale italiano nel 2015 sarebbe dello 0,7% di PIL anziché dello 0,1% previsto dal Governo e dello 0 richiesto dal Consiglio europeo (sforamento di 0,7% di PIL);

c) la regola della riduzione minima del debito pubblico sul PIL per il 2014 e 2015, invocata dal Consiglio europeo ai sensi del rispetto del Fiscal Compact, non sarebbe inoltre rispettata in assenza degli aggiustamenti degli sforamenti di cui ai punti a ) e b) e di un piano di privatizzazioni definito “ambizioso” (e comunque strutturato sul periodo 2014-2017) .

Come risponde il Governo italiano a queste critiche? Non è dato esattamente sapere, e non solo a me: anche il Consiglio europeo richiede più chiarezza nei documenti ufficiali sulle manovre proposte.

È probabile comunque che Renzi e Padoan abbiano negoziato una “chiusura degli occhi” rispetto allo sforamento di 0,2% di PIL (circa 3 miliardi di euro) nel 2014 di deficit strutturale, ma non possiamo escludere una qualche sorpresa extra nell’autunno. Mentre per il 2015, allacciatevi la cintura: oltre agli 0,2% di PIL del 2014 rinviati, la manovra autunnale, che già incorpora una correzione di 0,4% di PIL, per passare dallo 0.7% di PIL stimato dalla Commissione allo 0 richiesto avrà bisogno di un altro 0,3% di PIL. Quindi 0.3% mancante più 0,2% trascinato dal 2014 fa 0,5% di PIL, circa 8 miliardi di euro da trovare per il 2015.

Ma che sia chiaro, 8 miliardi che si aggiungono a quanto già previsto dal Governo, che inserisce, nel suo piano per il 2015, una crescita dell’avanzo primario da 2,6% a 3,3% del PIL, sì, altri 0,7% di PIL, altri 12 miliardi, di manovra.

Una manovra quindi di 12+8, ossia 20 miliardi di euro da approvare in autunno di maggiori tasse e minori spese applicata su di un paziente già sfinito da mancanza di domanda interna, consumi ed investimenti, privati o pubblici che siano. E se aggiungete a queste cifre i soldi da trovare per il rinnovo degli 80 euro, ecco magicamente apparire l’esigenza di trovare circa altri 10 miliardi di maggiori tasse o minori spese!

Conclusione? Senza eccessive drammatizzazioni: il PIL 2015 è destinato a crollare sotto manovre di questo tipo, e con essa l’Italia e con essa l’Europa. L’alternativa apparentemente a disposizione, quella di chi dice che alla fine tutto verrà risolto a tarallucci e vino, non pare migliore. Se infatti queste cifre richieste dall’Europa non fossero realistiche (e tutti lo verrebbero a sapere, statene certi), allora scordatevi che questa Europa basata sulla menzogna ed il quieto galleggiare possa avere più di 4-5 anni di vita: niente PIL e zero credibilità sono un cocktail micidiale per qualsiasi investitore che volesse prezzare il rischio Europa. Lo spread reale, che tiene conto della deflazione in arrivo, è già ai massimi: il collasso è vicino. Quanto vicino? Un anno? Dieci? Per i tempi di cui necessita una unione di diversi a formarsi (gli Usa vi misero quasi un secolo e mezzo), un nonnulla comunque.

Come, direte, uno veloce come Renzi, non riuscirà a fare le riforme che servono a far ripartire l’Italia? Io non so se le riforme che sta studiando il nostro premier sono veramente quelle di cui il Paese ha bisogno, ma so per certo una cosa: anche Usain Bolt, trattenuto da un gigantesco elastico, non va da nessuna parte e perde la gara. […]

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Vedi l’articolo “La politichiacchiera

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Aggiornamento del 29 giugno 2014:

Ma sentiamo anche l’interessante parere della Prof.ssa Ester Faia, 38 anni (italiana), docente di Economia Monetaria e Fiscale all’Università di Francoforte, intervistata da Oscar Giannino nella puntata di “La versione di Oscar” (Radio24) del 27 giugno 2014 (“Verso un patto di stabilità più flessibile”), che parla appunto delle ragioni per cui l’Italia fa così fatica a ripartire:

A lei è stata dedicata la seguente puntata di Giovani Talenti (Radio24) del 6 ottobre 2012:

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/giovani-talenti/2012-10-06/uneconomista-rive-meno-191949.php?idpuntata=gSLA0aK1&date=2012-10-06

Un’Economista sulle rive del Meno

“Quando sono tornata in Italia con un contratto di “rientro dei cervelli” ho avuto un’esperienza -in generale – positiva, anche se ho percepito le difficoltà dell’università italiana nel selezionare i più meritevoli e nell’organizzare le risorse in modo efficiente. Gran parte dei risultati positivi conseguiti sono infatti frutto di singole persone, raramente diventano una questione di sistema”. Ester Faia, 38 anni, è docente di Economia Monetaria e Fiscale all’Università di Francoforte: la sua fama nel Nord Europa è tale, che negli ultimi mesi il suo nome è stato fatto circolare quale possibile candidata per il gruppo dei Cinque Saggi, i consiglieri della cancelliera tedesca Angela Merkel.

Ester muove i primi passi all’Università Bocconi di Milano, prima di conseguire un Ph.D. alla New York University. Nel 2002 la prima vera svolta, con l’assunzione all’Università Pompeu Fabra di Barcellona. In quegli anni ricopre anche posizioni da “visiting professor” e consulente di ricerca presso altri centri e atenei, accumulando – al contempo – pubblicazioni, premi e finanziamenti. Nel 2006 il ritorno, a sorpresa, in Italia, con una borsa di studio dedicata al rientro dei cervelli. Destinazione: l’Università Tor Vergata di Roma. L’esperienza dura il biennio della borsa: poi Ester riprende nuovamente la valigia, per trasferirsi questa volta a Francoforte, insieme alla famiglia. Attualmente è professore ordinario: ricopre anche altre cariche presso diversi istituti tedeschi. Da gennaio sarà coordinatrice scientifica del Systemic Risk Lab del SAFE Excellence Center. La sua è un’esperienza molto interessante da raccontare, anche perché testimonia il divario crescente tra il nostro sistema accademico e quello tedesco: quest’ultimo, come testimonia Ester, ha saputo riformarsi una decina d’anni fa, passando da una dimensione baronale e scarsamente internazionale ad un’altra, estremamente dinamica, sempre più allineata agli standard globali. Ospite della puntata è Gianmarco Ottaviano, quarantacinquenne professore di Economia alla London School of Economics, attualmente in aspettativa presso l’Università Bocconi. Con lui affrontiamo il tema del ricambio generazionale in università, dei meccanismi di selezione negli atenei, toccando pure la questione della “guerra dei talenti” globale tra Paesi. L’Italia a che punto è?

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http://www.online-news.it/2014/06/30/il-punto-i-dati-negativi-sul-pil-spiazzano-il-governo-a-caccia-di-risorse-da-cig-a-bonus/#.U7aRtPl_sk8

IL PUNTO/ I dati (negativi) sul Pil spiazzano il governo. A caccia di risorse, da cig a bonus

Gli ultimi dati dell’Istat sul Pil del secondo trimestre spiazzano il Governo, che però mantiene la fiducia sull’andamento dell’economia italiana e attende sereno i dati definitivi di inizio agosto. Le ultime stime dell’Istat, che paventa il segno meno per il secondo trimestre consecutivo, hanno destato l’attenzione dell’Esecutivo che, però, non esclude, in occasione della nota di aggiornamento del Def a settembre, di poter confermare le proprie previsioni per quest’anno, vale a dire il Pil allo 0,8%. Per il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, (che si sono visti in una riunione che ha preceduto il consiglio dei ministri) l’obiettivo resta lo stesso: evitare una nuova manovra e l’aumento della pressione fiscale o l’introduzione di nuove tasse. […] 

30 giugno 2014

CI SI RIVEDE IN SETTEMBRE…

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