Qual è il Paese migliore al mondo secondo il Good country Index e qual è la capitale verde europea (European Green Capital) per il 2016? Scopriamolo insieme e vediamo un po’ come si posiziona l’Italia:

http://www.greenme.it/viaggiare/europa/irlanda/13644-good-country-index-2014-irlanda

L’Irlanda è il Paese migliore del mondo. Mentre l’Italia è solo al 20esimo posto. 

[…] Tra i parametri valutati dal Good Country Index troviamo qualità della vita, tecnologia e cultura. L’Italia si sarebbe classificata in fondo alla lista per via dello scarso contributo alla pace e alla sicurezza internazionale, categoria per cui il nostro Paese si trova addirittura alla 102esima posizione. E per quanto riguarda la cultura, l’Italia è solo al 22esimo posto.

Tra i Paesi nelle posizioni migliori troviamo Finlandia, Svizzera, Olanda e Nuova Zelanda. La classifica ha valutato un totale di 125 Stati. […] L’Irlanda si distingue per l’attenzione ai diritti, alla prosperità e all’uguaglianza. L’isola è al settimo posto per quanto riguarda la cultura, al nono posto nel settore salute e benessere e in quarta posizione dal punto di vista dell’ordine internazionale. […]

gci index

Consulta qui tutta la classifica del Good Country Index.

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http://www.greenme.it/informarsi/citta/13665-european-green-capital-2016-lubiana

È Lubiana la capitale verde europea per il 2016. Ieri il Commissario europeo per l’Ambiente, Janez Potočnik, ha premiato la città per le strategie improntate sulla sostenibilità, per il cambiamento in positivo del sistema dei trasporti e per la sensibilizzazione ambientale dei cittadini.

La città slovena ha battuto le altre quattro candidate, Essen, Nijmegen, Oslo e Umeå. La giuria però ha premiato Lubiana per il modo in cui è riuscita ad attuare la sua strategia improntata alla sostenibilità, la cosiddetta “Vision 2025” che coniuga il programma di protezione ambientale, il Piano di Mobilità Sostenibile, il Piano d’azione per l’energia sostenibile e la strategia dell’elettromobilità. Tanti settori con un unico obiettivo: ridurre l’inquinamento e favorire uno stile di vista sostenibile.

In questo senso, Lubiana ha compiuto progressi significativi. Qui i trasporti sono radicalmente cambiati negli ultimi dieci anni. Se prima la capitale slovena era invasa dalle auto, adesso esse hanno lasciato il posto alle alternative eco-compatibili. Solo per dare un’idea, lo scorso anno Lubiana ha modificato il flusso di traffico all’interno della città per limitare auto e moto e dare la precedenza ai pedoni, ai ciclisti e al trasporto pubblico. […]

Il premio European Green Capital Award mira a rendere le città luoghi più piacevoli in cui vivere e lavorare. Il Premio viene assegnato ogni anno a una città europea che ha raggiunto elevati standard ambientali e che si è impegnata per il futuro con obiettivi ambiziosi. Le città candidate vengono valutate in base a 12 aree: il cambiamento climatico, mitigazione e adattamento, trasporti locali, aree urbane verdi che incorporano l’uso sostenibile del territorio, natura e biodiversità, qualità dell’aria, qualità dell’ambiente acustico, produzione e la gestione dei rifiuti, gestione delle acque, trattamento acque reflue, ecoinnovazione e occupazione sostenibile, rendimento energetico e gestione ambientale integrata. […]

Prima di Lubiana, ecco quali sono state le altre capitali green europee: nel 2015 il riconoscimento è toccato a Bristol, nel 2014 a Copenhagen, anche se Torino era tra le candidate, nel 2013 è stata Nantes, nel 2012 Vitoria-Gasteiz, nel 2011 Amburgo e nel 2010 Stoccolma.

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Aggiornamento del 17 settembre 2014:

http://oggiscienza.wordpress.com/2014/09/17/limpronta-di-vancouver/

L’impronta di Vancouver

La città canadese, che conta 600mila abitanti per una superficie di circa 11.500 ettari (esclusa l’area metrapolitana che la circonda), punta a diventare “La città più verde al mondo” entro il 2020.

Per far questo, il punto di partenza dell’amministrazione, è stato, ancora tre anni fa, quello di stimare l’impronta ecologica di Vancouver (cioè l’area biologicamente produttiva di mare e di terra, necessaria a rigenerare le risorse consumate dai cittadini e ad assorbire i rifiuti prodotti) che ammontava a circa 2 milioni e 400mila ettari, pari a poco meno di cinque ettari procapite (quasi tre volte la biocapacità del pianeta, 1,8 ettari, ovvero la superficie bioproduttiva a disposizione per ogni abitante della Terra).

A conti fatti, c’era solo da mettersi le mani nei capelli ma dallo sconforto dei numeri, si è passati a lanciare la sfida. Nel 2011 è stato presentato il Greenest City 2020 Action Plan, il piano d’azione per ridurre l’impronta ecologica del 33% entro il 2020 e del 66% entro il 2050.

L’amministrazione di Vancouver è partita analizzando i settori maggiormente impattanti per la città, scoprendo al primo posto il settore alimentare, responsabile per il 51% dell’impronta ecologica, i trasporti con il 19%, l’edilizia 16%, i beni di consumo 14% e per finire, il consumo idrico con meno dell’1%.

Sono stati così definiti gli obiettivi a lungo termine per dieci aree tematiche e dal sito internet della città si può seguire l’andamento del piano d’azione.

Per quel che riguarda l’occupazione (obiettivo per il 2020: raddoppio rispetto al 2010 del numero di posti di lavoro nel settore green), la città canadese ha già centrato l’obiettivo per il 2014, ovvero l’aumento del 19% dei green job, grazie al coinvolgimento di 400 investitori nel settore della green economy in nuove attività da far partire in città, come la creazione di mercati ortofrutticoli locali, una nuova rete di mezzi di trasporto pubblico meno impattanti e progetti di edilizia sostenibile.

Per l’area clima (obiettivo al 2020: riduzione di anidride carbonica del 33%), in tre anni le emissioni sono calate del 6%. In particolare, gli investimenti principali sono stati fatti in un sistema per sfruttare il calore proveniente dalla rete fognaria e un impianto che trasforma in energia il metano prodotto dalla fermentazione dei rifiuti nella discarica della città.

Passando all’area dell’edilizia (obiettivo: riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2020, rispetto i valori del 2007), grazie a una serie di incentivi per la ristrutturazione degli edifici esistenti e la definizione per legge di standard d’alta efficienza energetica per le nuove costruzioni (in particolare uffici ed esercizi commerciali), sono calate del 3%, in tre anni, le emissioni di CO2.

Per i trasporti, è stato quasi raggiunto l’obiettivo di far fare ai cittadini il 50% degli spostamenti a piedi o in bicicletta. Il tutto è stato possibile grazie a una riprogettazione urbanistica che ha visto la realizzazione di nuove piste ciclabili (che oggi raggiungono i 265 km di lunghezza), passaggi pedonali e aree di transito, facilitando gli spostamenti nella città, in funzione soprattutto dell’accesso ai mezzi di trasporto pubblico. Sempre per la mobilità sostenibile, sono state installate 93 colonnine di caricamento per le automobili elettriche.

Per quel che riguarda i rifiuti, grazie a una gestione più attenta della raccolta differenziata e della separazione del rifiuto umido, in soli tre anni è calata del 20% la percentuale di rifiuti destinati alla discarica e all’incenerimento.

Ancora, con l’obiettivo fissato di piantare 150mila nuovi alberi in città entro il 2020, ne sono stati già piantati 23.400 coinvolgendo la stessa popolazione. Anche per quel che riguarda l’acqua (obiettivo riduzione del 33% dei consumi rispetto al 2006), grazie a un semplice programma di controllo e manutenzione delle reti idriche, i consumi sono calati del 18%.

Nel settore cibo, responsabile per il 51% dell’impronta ecologica di Vancouver, è aumento del 30% il consumo di cibi freschi e a kmzero.

Per finire, e forse è il dato più importante, dal 2011 hanno aderito alla sfida di Vancouver, quasi settemila persone che hanno proposto idee e iniziative concrete per la riduzione dei consumi.

È proprio il caso di dirlo, a Vancouver l’impronta sembra quella giusta.

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