http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/giovanni-bignami/enti-di-ricerca-mettiamo-piu-r-nel-miur/giugno-2014

Enti di ricerca: Mettiamo più “R” nel MIUR

[…]

È POSSIBILE CREARE UN’AGENZIA UNICA PER RICERCA?

[…] val la pena di considerare la proposta dell’attuale Presidente Cnr di una Agenzia Nazionale della Ricerca, anche se non la vedo di facile realizzazione nell’Italia di oggi, almeno nei termini proposti (se ho ben capito) e spiego perché. Ero in Francia (come direttore di un grande istituto di ricerca spaziale) quando nacque la ANR (Agence Nationale de la Recherche). Anzi, partecipai con entusiasmo alla sua pianificazione e creazione, avvenuta in tempi vertiginosamente rapidi per i miei standard di ricercatore pubblico italiano. Inutile entrare nei dettagli tecnici, anche se ci sarebbe tanto da imparare. Diciamo solo che al suo primo anno di funzionamento (2006, se ricordo bene), la neonata ANR si trovò nella culla una dote di più di 500 M Euro/anno da distribuire per progetti ex novo, tanto per cominciare, al di sopra dei finanziamenti (tipo FOE o FFO) già esistenti per EPR [Enti Pubblici di Ricerca] e università.
Naturalmente senza contare i costi della costruzione della Agenzia stessa (personale, sede, missioni, gestione, ecc.). Punto.
Si potrebbe chiudere qui il discorso, in un certo senso. Perché è evidente che nel caso italiano di oggi (non quello del Cnr di Volterra di un secolo fa) parliamo, come al solito, di quella chimera, di quella araba fenice che è la “riforma rivoluzionaria a costo zero”, anzi nel nostro caso a costo negativo. Dove sia, e come sia, nessun lo sa.
Ma andiamo avanti con un Gedankenexperiment quasi einsteniano, e immaginiamo una agenzia italiana (ANRI) a costo zero (o negativo) e senza soldi nuovi da distribuire, con soli compiti di scelte, strategie e indirizzo.  “Una sorta di meta-agenzia attuatrice delle politiche pubbliche su ricerca e innovazione, capace di promuovere…il Sistema Ricerca Italia…” e molto altro, come scrive appassionatamente Luigi Nicolais. (Nicolais vede, giustamente, una Agenzia di questo tipo come una delle tre colonne, insieme con un piano di assunzioni ed uno snellimento dei vincoli burocratici, per un piano di riforma della ricerca).

UN MIUR RAFFORZATO NEL SUO LATO “R”

[…] Un sottosegretariato o un viceministro, con delega alla ricerca per EPR (quelli vigilati dal MIUR) e università, potrebbe essere, questo sì, a costo zero e dare un supporto strategico determinante. Un MIUR rafforzato nel suo lato “R” potrebbe far ricominciare una attenzione anche del grande pubblico alla ricerca, anche con un vasto programma di public outreach. Studiato a tavolino con dei professionisti anche europei della comunicazione, con una forte dimensione televisiva, un tale programma sarebbe un modo di cominciare, per poi continuare tirando dentro gli altri EPR non-MIUR, a partire da quelli, per esempio, del Ministero della Salute, sempre ad alto impatto sul pubblico. […]

UNA CABINA DI REGIA PER LA RICERCA

[…] Certo, qui una ANRI di coordinamento e strategia politica sarebbe eccellente, per evitare duplicazioni e sprechi, oltre che per risolvere i problemi drammatici dello stato giuridico del personale e molto altro. Per esempio, anche per dare una valenza e coordinamento europei al nostro lavoro, innanzi tutto creando un vero sportello di supporto per la scrittura e l’”accompagnamento” delle nostre proposte europee. Ovviamente, per stare al di sopra dei Ministeri, una simile Agenzia dovrebbe essere alle dipendenze della Presidenza del Consiglio. Qui, purtroppo, le richieste sono tante: in Italia essere al di sopra dei ministeri è una cosa che piace molto. […] Di fatto […] le cabine di regia implicano un potere decisionale e di controllo (per esempio sui rispettivi EPR) che deve, per definizione, essere tolto ai Ministeri competenti, tipo MIUR, Salute, Ambiente, Difesa ecc. Auguri.

Guardiamo alla Germania, come ha proposto elegantemente Nando Ferroni sul Il Sole 24 ore. Anche lì c’è molto da imparare. Ma in Germania guardiamo in alto: il BMBF, il Ministero della educazione e della ricerca, può contare su di una agenzia di coordinamento (e finanziamento) della ricerca, la DFG (una “Gemeinschaft” una “comunità”, ovvero una società, pubblica di ricerca), prima di scendere a livello dell’equivalente degli EPR. Che sono, per esempio, le società Max-Plank, dedicata alla ricerca più fondamentale, e la sua gemella Fraunhofer, dedicata più alle applicazioni, entrambe articolate in istituti. Prima di arrivare agli EPR, insomma, anche in Germania, come in Francia, abbiamo un solido strato di coordinamento politico-strategico e di finanziamento. Oltre a tutto, nel caso della Repubblica (veramente) Federale di Germania, gli istituti di ricerca hanno il supporto di forti finanziamenti dei Laender, mentre in Italia le Regioni non possono fare gran che per gli EPR.

Torniamo a noi, concretamente. Abbiamo visto che in Italia un sistema della ricerca, purtroppo, non c’è. Dobbiamo quindi non tanto riformare gli EPR, poveri untorelli, ma, lasciatemelo dire, dobbiamo creare un sistema efficiente di finanziamento e indirizzo della ricerca. Come detto sopra, propongo intanto un rafforzamento della “R” di MIUR, assolutamente indispensabile e possibile a costi bassi, e poi la creazione di una ANRI di coordinamento, soprattutto europeo. Quest’ultima, purtroppo, non è possibile a costo zero e non so che tempi richiederebbe. Ricordo quanto ci è voluto per far partire la ANVUR da quando si è cominciato a parlarne… […] 

La ricerca la sappiamo fare. Non ci lamentiamo, ma cerchiamo di organizzarci. Che vuol dire, certo, anche migliorare le nostre strutture, ma con un evidente direzione di miglioramento, di valorizzazione del personale, soprattutto quello precario, non di mortificazione o compressione. […] Interveniamo in modo trasparente e condiviso ove necessario, chirurgicamente, ma per favore, non deprimiamo il morale, il sogno che ci fa tirare avanti, nonostante tutto.

Un’agenzia per la ricerca

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