Conosci i pericoli naturali? Sì, no, non so, forse

L’analisi dei risultati di un questionario pubblicato on line, anche sul sito di “Le Scienze”, sulla conoscenza dei pericoli naturali frequenti nel territorio italiano mostra che a fronte di un reale bisogno di informazione e di una corretta attitudine a cercare e confrontare le informazioni, la comprensione dei fenomeni non sia altrettanto corretta 

di Elena Rapisardi e Sabina Di Franco – 10 giugno 2014

È noto che l’Italia sia un paese soggetto a pericoli di origine naturale. Ma che cosa sappiamo dei pericoli naturali? Come ci informiamo su quelli presenti nel nostro territorio? Quali canali utilizziamo per informarci? Con l’obiettivo di raccogliere qualche dato su quanto consideriamo affidabili e comprensibili le informazioni che troviamo sul web e che cosa conosciamo dei pericoli naturali del nostro territorio, abbiamo ideato il questionario “Conosci i Pericoli Naturali?”

[…] in totale hanno risposto 1381 persone, distribuite su tutto il territorio italiano […]. Anche se non si tratta di un campione rappresentativo della popolazione italiana, i risultati forniscono alcune indicazioni interessanti […] a fronte di un “comportamento” di informazione corretto e consapevole, si registra per contro una certa confusione quando si entra nei particolari. […] Si potrebbe affermare che a fronte di un reale bisogno di informazione e di una corretta attitudine a cercare e confrontare le informazioni, la comprensione dei fenomeni non sia altrettanto corretta.

[…] chi cerca su web, che cosa cerca e soprattutto che cosa trova? Sappiamo che i risultati dei motori di ricerca non sono uguali per tutti, ma sempre più dipendono dai nostri “comportamenti” di ricerca precedenti e da dove siamo, per questo bisognerebbe forse riflettere su quanto il canale web, strumento ormai con una penetrazione importante, necessiti di risorse, competenze ad hoc. Se questo è un fatto scontato per la stampa on line, non si può dire altrettanto per gli istituti di ricerca e per la pubblica amministrazione. Difficoltà particolarmente evidente quando si tratta di piccole strutture come molti Comuni italiani, che si trovano ad affrontare la rivoluzione post-Gutenberg con armi non sempre adeguate, fatto testimoniato da siti poco aggiornati, poco “studiati” e poco centrati sui bisogni degli utenti. 

[…] L’elemento che emerge con maggior forza da tutta l’indagine, facendo le dovute considerazioni sul campione molto “sensibile” ai temi legati alla scienza e alla divulgazione scientifica, è la grande credibilità attribuita agli istituti di ricerca (con menzione particolare all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, INGV), che insieme alla stampa on line rappresentano, per esempio, le due fonti più ricorrenti in caso di bisogno di informazione in corso di evento.

Questo dato sollecita una riflessione sulle possibilità di collaborazione e di interazione tra istituti di ricerca, pubblica amministrazione, inclusa la protezione civile, e media per migliorare quella che tecnicamente possiamo chiamare “information preparedness”, ossia l’essere pronti a un evento anche dal punto di vista dell’informazione da diffondere attraverso il web. Essere pronti, ma anche competenti e chiari. Infatti per migliorare la conoscenza sui pericoli e sui rischi naturali, le persone indicano ai primi 4 posti le seguenti azioni: affidare la comunicazione a persone competenti; utilizzare un linguaggio corretto e comprensibile (senza ambiguità); migliorare la conoscenza dei giornalisti su questi temi; far parlare di più gli scienziati. E dato tutt’altro che secondario “un sito nazionale che raccolga tutte le informazioni utili e le notizie regionali e locali”, che sta ad indicare una preferenza per un accesso più semplificato e coordinato alle informazioni.

[…] L’obiettivo del nostro percorso di ricerca, dove questo questionario rappresenta un punto importante e utile, per quanto non esaustivo, si base su un’ipotesi di lavoro sulla quale continuare ad investire per costruire strategie di comunicazione dei pericoli e dei rischi, che siano innanzitutto user-centered e che rispondano a criteri di trasparenza, usabilità e comprensione dei contenuti scientifici.

(Elena Rapisardi è ricercatrice del Centro di ricerca sui Rischi Naturali in ambiente montano e collinare-NatRisk all’Università di Torino; Sabina Di Franco è tecnologo all’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche)

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