Le scie chimiche non sono quelle bianche che vedete nel cielo, ma quelle nei prodotti alimentari industriali che mangiamo (leggere gli ingredienti per credere). Tuttavia, sembra che anche con la carne non si scherzi…

http://www.queryonline.it/2014/06/11/mozione-regionale-sulle-scie-chimiche/

Mozione regionale sulle scie chimiche

Recentemente è stata presentata al Consiglio Regionale Toscano una mozione sullo spinoso tema delle scie chimiche. Proviamo a leggerla e ad analizzarla.

Premesso che

da almeno un paio di decenni si sono moltiplicate le segnalazioni da parte di cittadini e organi di stampa circa il moltiplicarsi di scie persistenti nel cielo. Anche grazie alla rete Internet si sono diffuse molte teorie diverse sulle origini e sulla possibile composizione di queste scie. Blog e siti di informazione hanno alimentato nel corso degli anni differenti filoni più e meno provati scientificamente

Vero, le scie sono aumentate intorno al 2000, quando sono comparse le linee low cost che hanno moltiplicato il traffico aereo. E la gente, che prima non notava quelle scie bianche, ha preso ad osservarle. Ma il fenomeno esiste, è fotografato ed è studiato da ben prima, da ormai quasi un secolo. Perché ad esempio le scie erano presenti dietro agli aerei della seconda guerra mondiale, rendendoli visibili alla contraerea, e quindi si è cercato di capire come si formino, per non produrle. Bene, in sintesi non si può. Non solo le scie non sono create deliberatamente, ma se si potesse evitarle lo si farebbe.
Quindi esistono sostanzialmente due filoni:

  • quello scientifico, che studia in che condizioni i motori degli aerei, che scaricano circa un litro d’acqua al secondo nell’atmosfera, formano scie di condensa e  quando queste persistono, con migliaia di studi, analisi (vedi anche questo video), esperimenti pubblicati su riviste scientifiche peer review;
  • quello dei sostenitori della teoria del complotto, che ipotizzano le tesi più inverosimili senza l’ombra di una prova, o anche solo di un indizio. Ovviamente nessuna di queste tesi ha il minimo riscontro scientifico

Secondo alcune di queste teorie le scie in questione potrebbero essere composte da sostanze chimiche (principalmente metalli come bario ed alluminio) introdotte nell’atmosfera allo scopo di indurre cambiamenti del clima.

Se qualcuno ha proposto di introdurre sottili striscioline di alluminio con lo scopo di riflettere la luce del Sole e contrastare il riscaldamento globale (striscioline che nessuno ha però mai trovato, per cui presumibilmente l’idea non è stata mai messa in atto), non esiste nessuna possibile applicazione dello spargere bario in atmosfera. La cosa è nata semplicemente da un’ipotesi, sballata, per cui il bario, che reagisce fortemente con l’acqua, potrebbe ridurre l’umidità atmosferica e contrastare la pioggia. Ma basta farsi due conti e si vede che per assorbire una piccola nuvoletta servirebbe la produzione mondiale annua di bario, trasportato in cielo da migliaia di aerei.

Altri studiosi riconducono queste scie ad esperimenti militari, facendo riferimento ad alcuni accordi che l’Italia avrebbe stretto con gli Stati Uniti in ambito di ricerche sul controllo del clima.

L’accordo n. 4-02154 del 2002 è talmente segreto da essere disponibile in rete. E tratta di ricerche sui cambiamenti climatici, non sul controllo del clima. Capofila della ricerca in Italia è il fiorentino CNR-IBIMET, che ha “modificato” una piccola porzione di un boschetto di pioppi, vicino ad Arezzo, immettendo anidride carbonica per vedere come le piante reagiscono al cambiamento. Gli “studiosi alternativi”, leggendo solo la frase “modifica di ecosistemi”, hanno interpretato il tutto come una modifica su larga scala degli ecosistemi europei, ma semplicemente la ricerca, pubblica e con risultati disponibili pubblicamente, non diceva questo. Inutile sottolineare che in tutto il documento le scie degli aerei non vengano mai nominate.

Una crescente letteratura sul tema delle scie chimiche associa questo fenomeno al programma HAARP e più nello specifico a precisi esperimenti in corso da anni in più parti del mondo che mirano a mettere a punto un sistema di controllo delle menti.

Inutile sottolineare che questa letteratura è costituita da siti internet di pura fantasia, senza nessun documento che mostri che questi esperimenti siano in atto, o anche solo possibili teoricamente. Si tratta di un ottimo argomento per un film di fantascienza, ma ad esempio l’abbondantissima letteratura sugli intrepidi astronauti interstellari non costituisce una prova di progetti segreti della NASA per arrivare ad Alpha Centauri. HAARP era un sito di studio della ionosfera, e il trasmettitore di cui era dotato produceva un segnale che, arrivato sulla ionosfera, era già sotto i limiti di 6 V/m della legislazione attuale italiana. Il segnale riflesso da lì verso terra era rilevabile solo con sensibili ricevitori radio, e difatti veniva rilevato per sport dai radioamatori. Proprio questi, circa un anno fa, si sono accorti della cessazione della sua attività, e il sito è attualmente in fase di smantellamento. Non esiste in ogni caso nessuna possibile relazione tra onde radio ed eventuale diffusione di sostanze strane nelle ipotetiche scie (o tra onde radio e controllo delle menti).

Anche a seguito della diffusione di studi come quelli sopracitati, si sta assistendo negli ultimi anni ad una crescita della preoccupazione da parte dei cittadini per le possibili ripercussioni delle scie chimiche sull’ambiente, sulla salute umana e più in generale sulla nostra società.

La diffusione di teorie di fantasia, spacciate per studi scientifici seri ma guarda caso mai sostenute da scienziati professionisti, può creare preoccupazioni. Proprio per questo è essenziale non diffondere queste paure, ma fornire informazioni corrette e circostanziate, a cominciare dai nostri politici.

La prima protesta ufficiale contro questo fenomeno risale alla fine degli anni ’90, quando in seguito ad una notevole presenza di anomale scie, gli abitanti di una regione del Canada cominciarono a lamentare vari problemi di salute ed alcune vaste aree divennero aride. Le analisi effettuate sul terreno rilevarono la presenza di un’elevata quantità di alluminio nei campioni, pari a 20 volte il limite indicato per l’acqua potabile.

Riguardo a questa affermazione rimando all’analisi fatta dal chimico Simone Angioni. Sottolineo come trovare alluminio nel terreno è perfettamente normale, l’alluminio è un elemento comunissimo, è ad esempio tra i componenti dell’argilla. In molte delle analisi presentate si può vedere come il campione contenga terra, o acqua contaminata da polvere alzata da terra. In altre vengono confusi limiti in milligrammi e microgrammi, moltiplicando quindi per 1000 i valori trovati per un banale errore di calcolo. Inoltre, anche si trovassero livelli elevati di un inquinante risulterebbe difficile ricondurlo a scie disperse a 10 km di quota, che ricadrebbero a terra dopo giorni e a migliaia di km di distanza.

Considerato che

solo negli ultimi 10 anni sono state presentate al parlamento Italiano almeno una quindicina di interrogazioni in merito alle scie chimiche, molte delle quali sono rimaste lettera morta e non hanno ricevuto una risposta dagli organi governativi. Le risposte fornite, invece, tendono spesso a ripetere lo stesso copione (in qualche caso utilizzando anche le stesse frasi), non fanno riferimento a dati o studi scientifici, ma piuttosto lamentano la mancanza di studi e analisi specifici.

Le interrogazioni ripetono per 15 volte la stessa domanda (in moltissimi casi utilizzando anche le stesse frasi). Il Governo ha risposto che si tratta di scie di condensa, che non esistono prove del contrario, che non viene eseguita, o permessa a terzi, nessuna attività clandestina. Dopo le prime risposte ha semplicemente evitato di ripetere una risposta identica a domande identiche.

Tenuto conto che

la Regione Toscana è dotata di una Agenzia Regionale di Protezione Ambientale (ARPAT) incaricata di monitorare le condizioni di salute del territorio, con particolare riferimento all’inquinamento dell’aria e dell’acqua

Il Consiglio Regionale impegna il Presidente della Giunta

ad avviare, tramite l’ARPAT, uno studio preliminare sul fenomeno delle cosiddette scie chimiche, con particolare riferimento alle possibili ripercussioni di esse sullo stato di salute del suolo, della qualità dell’acqua e dell’aria

Già fatto! Esiste un tale studio, e guarda caso conclude che si tratta di scie di condensa, che si comportano esattamente come ci si aspetta si comportino le scie di condensa, e permangono in aria (o no) come fanno le scie di condensa. Si nota anche che, nelle analisi di routine di acqua, aria e suolo non si nota una tendenza ad un aumento della presenza di bario ed alluminio. Lo studio è molto documentato, e cita circa 25 studi scientifici.

Chiedo un favore a chi volesse commentare esprimendo dubbi. Controllate che non vi sia già stato risposto, nelle FAQ del CICAP, o nel sito MD80, o su Contrailscience. Se la risposta data non vi convince, fate un piccolo sforzo e argomentate perché, possibilmente portando prove. No, una foto o un video di scie di condensa non è una prova. No, un arcobaleno un po’ strano o un’iridescenza non sono prove, anzi dimostrano che quella è condensa, perché il ghiaccio delle scie può produrre iridescenze, i metalli no. No, “io una volta non le vedevo” non è una prova. No, “le scie non possono persistere più di qualche minuto” non è una prova, è semplicemente falso. No, un “si vede ad occhio che non sono a 8000 metri” non è una prova, una foto con una scala di confronto potrebbe esserlo (forse). No, un’analisi chimica fatta a terra non è una prova, soprattutto se trova che il terreno contiene argilla e sabbia.

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http://www.ilfattoalimentare.it/carne-bovina-anabolizzanti.html

Fino al 15% della carne bovina italiana è trattata con anabolizzanti e sostanze vietate. Lo dice il piano di monitoraggio commissionato dal Ministero della salute

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Aggiornamento del 18 luglio 2014:

http://www.cicap.org/emilia/paura-delle-scie-chimiche-a-quanto-pare-si-ecco-cosa-e-successo/

Paura delle scie chimiche? A quanto pare si… ecco cosa è successo.

Stefano Marcellini – July 14, 2014

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Aggiornamento del 12 agosto 2014:

http://www.meteoweb.eu/2014/08/scie-chimiche-smontata-anche-la-prova-inoppugnabile-intervista-esclusiva-a-simone-angioni/309635/

Scie Chimiche, smontata anche la “prova inoppugnabile”: intervista esclusiva a Simone Angioni

8 agosto 2014 di Angelo Ruggieri
termorisata

La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà . Aveva, probabilmente, ragione Michail Bakunin…non c’è arma più temibile del senso del ridicolo. Soprattutto per quanto attiene la “scienza”. Oramai non passa giorno che non sia accompagnato da “avvistamenti” delle cosiddette “scie chimiche” le quali, secondo la più arguta delle teorie complottiste, sarebbero costituite da pericolose miscele di elementi chimici, principalmente polveri di bario ed alluminio e polimeri di silicio, rilasciate volontariamente in atmosfera con lo scopo di sperimentare la manipolazione dei fenomeni climatici.

Qualche giorno fa, ahimè, la mia attenzione è stata catturata dall’annuncio di uno dei più convinti sostenitori della teoria del complotto il quale, con tanto di presentazione in pompa magna, ha pubblicato l’ennesima “prova inoppugnabile” circa l’effettiva esistenza delle cosiddette “scie chimiche” per mezzo dell’inseminazione igroscopica: …un altro dardo nel turcasso, ossia un’ulteriore, inoppugnabile dimostrazione che le scie che ogni giorno deturpano il cielo ed avvelenano la biosfera sono generate in modo intenzionale. Certi magistrati ed i negazionisti prendano nota…”.

A tale proposito, sempre mosso dal desiderio di conoscere la verità “senza paraocchi”, ho ritenuto opportuno ascoltare il parere di un esperto. Il Dott. Simone Angioni, ricercatore presso l’Università degli Studi di Pavia, fondatore di Scientificast.it , indagatore del mistero e consulente scientifico del Cicap, ci illumina circa l’effettiva validità della cosiddetta “PROVA INOPPUGNABILE”.

Quando si ha a che fare con i sostenitori della teoria delle scie chimiche – afferma il Dott. Angioni – è facile scontrarsi con frasi come “ecco l’ennesima prova” oppure “finalmente la dimostrazione definitiva” seguita da un accozzaglia di dati confusi e mal riportati che, nei fatti, non dimostrano proprio nulla. Sì, perché ad oggi, dopo 20 anni dalla comparsa delle prime affermazioni sulle scie chimiche, non esiste una sola prova a sostegno di questa ipotesi. Nonostante ciò questa leggenda metropolitana gode di ampia popolarità. Nel caso non la conosceste vi invito ad approfondire con articoli come questo (http://www.meteoweb.eu/2012/05/come-nasce-e-come-si-smonta-la-bufala-delle-scie-chimiche/133556/) o questo (http://www.scientificast.it/2014/04/14/il-meteo-it-la-scienza-dopinione/)”.

Qualche giorno fa uno dei più prolifici e convinti sostenitori della teoria del complotto ha pubblicato l’ennesima “prova inoppugnabile” nella quale vengono inquadrate delle nubi e delle scie con una termocamera. La “prova definitiva” consisterebbe nel fatto che lo strumento, con portata massima 3 km, riuscirebbe ad inquadrare e misurare la temperatura delle scie. Tale temperatura sarebbe troppo elevata perché si tratti di comuni scie di condensazione. In effetti le scie bianche degli aerei sono note da 100 anni e sono causate dalla condensazione dell’acqua proveniente dallo scarico dei motori quando, ad alte quote, la temperatura è sufficientemente bassa. La dinamica e le condizioni di formazione di tali scie sono state oggetto di numerose pubblicazioni scientifiche e dipendono da moltissime variabili. Il video, tuttavia, mostrerebbe scie di condensazione a 3 km di quota con temperature prossime allo zero, condizioni troppo diverse da quelle previste in letteratura per la formazione di scie di condensazione”.

Si tratta quindi finalmente di una prova a sostegno delle irrorazioni clandestine di sostanze chimiche? Purtroppo per i sostenitori del complotto, no!

Le termocamere sono strumenti costosi e molto delicati il cui utilizzo richiede una certa competenza. Si tratta di telecamere in grado di raccogliere la radiazione infrarossa e, tramite un complesso algoritmo, trasformarla in un valore di temperatura. La variazione di colore nell’immagine dipende, quindi, dalle differenze di temperatura misurate. La termocamera utilizzata è una Flir E8 che ha un intervallo di utilizzo tra i -20°C e i 250°C questo significa che è assolutamente inadatta a misurare le temperature delle nuvole che, soprattutto alla quota di formazione delle scie di condensazione, è spesso inferiore ai -40°C. La misurazione di gas e/o vapori richiede inoltre termocamere apposite, simili a quelle usate dai satelliti per le previsioni meteo e la E8 non è adeguata per questo utilizzo. Leggendo il manuale non si trova alcuna traccia di una portata massima dello strumento. In effetti come si può definire la portata massima di una telecamera? I limiti di un’immagine variano dal tipo di strumento, dal dettaglio che vogliamo riuscire a visualizzare e dalle condizioni ambientali (giorno, notte, nebbia). In effetti vari parametri possono influenzare la risposta di una termocamera che va adeguatamente tarata prima dell’utilizzo inserendo prima di tutto il valore di emissività. Nel video tale parametro è settato a 0,8, tuttavia, nel manuale dello strumento è riportato che quando si inquadra il cielo l’emissività deve essere settata a 1. Abbiamo quindi già un primo, importante, errore. Gli altri parametri da settare, sempre seguendo il manuale, sono la distanza dell’oggetto inquadrato, l’umidità relativa, la temperatura atmosferica e la temperatura di eventuali lenti messe davanti all’obiettivo della termocamera“.

Questi parametri non possono essere stati impostati correttamente, in quanto lo stesso video sostiene che la scia inquadrata sia a 3 km, ma non ci sono evidenze che la distanza sia veramente quella. Come è stata poi misurata l’umidità relativa e la temperatura atmosferica se queste due grandezze variano salendo di quota? Si stanno quindi inquadrando strati di atmosfera con condizioni fisiche diverse che variano significativamente tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Come sono stati impostati quindi questi parametri? Seguendo quale criterio? Non è dato saperlo, quello che però è chiaro è che siamo davanti ad un uso improprio di uno strumento, di conseguenza, qualunque valore ottenuto è semplicemente senza senso. Per fare un paragone è come guidare l’auto con il tachimetro non tarato: la lancetta misurerà una velocità, però non sarà mai quella reale“.

Quindi anche “l’ennesima inconfutabile prova” – conclude il Dott. Angioni – non è altro che una bolla di sapone, conseguenza di un male che affligge tutte le teorie del complotto: la scarsa competenza. Non basta spendere qualche migliaio di euro per uno strumento e puntarlo in cielo per dimostrare qualcosa. Io, comunque, non dispero e rimango in attesa della prossima “ennesima inconfutabile prova”.

Ovviamente non ci siamo soffermati al parere di un consulente del CICAP. Abbiamo chiesto ed ottenuto un parere da un tecnico della PCE, azienda all’avanguardia nello sviluppo tecnologico degli strumenti di misura, termocamere FLIR comprese. La risposta è piuttosto eloquente.

Come si dice in questi casi? Ritenta… sarai più fortunato!

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