http://www.salmone.org/lettera-agricoltori-a-senatrice-cattaneo/

Lettera degli Agricoltori alla Senatrice Elena Cattaneo (11 giugno 2014)

Illustre Senatrice Cattaneo,

siamo degli agricoltori professionisti che ancora si ostinano a cercare di vivere del frutto del loro lavoro mentre la nostra categoria è annualmente decimata con oltre quarantamila aziende agricole che chiudono ogni anno da decenni. Oltre a cause tecniche di dimensione internazionale, viviamo con grande disagio il distacco che osserviamo tra avanzamenti scientifici in campo agricolo e loro possibili applicazioni. Nel nostro Paese i progressi che la ricerca scientifica ha prodotto, e che noi abbiamo potuto toccare con mano visitando campo sperimentali, non possono raggiungere i nostri terreni con un insensato pregiudizio che colpisce tanto noi imprenditori agricoli quanto gli scienziati attivi nel nostro settore. Mentre la quasi totalità dei mangimi acquistati nei Consorzi Agrari deriva da piante geneticamente migliorate, i cosiddetti Ogm, gli agricoltori non possono produrre quegli stessi alimenti che derivano quindi da importazioni extra-comunitarie. Ecco spiegato perché chiudono tante aziende agricole italiane, in ossequio ad una assurda ideologia progettata da chi fingendo di parlare di qualità, finisce per speculare su questa produzione primaria impedendo che i nostri figli possano trovare un lavoro in Italia.

Ci rivolgiamo a Lei perché abbiamo visto e apprezzato il Suo impegno nella vicenda Stamina e abbiamo letto diversi interventi nei quali Lei invita a far riferimento al metodo scientifico per decidere sull’uso di nuove tecnologie. Noi pensiamo che questo approccio avrebbe dovuto e dovrebbe ispirare anche il governo delle biotecnologie agrovegetali in Italia.
Noi pensiamo, insieme a numerosi scienziati italiani con i quali in questi anni abbiamo avuto un importante e utile dialogo, che le piante geneticamente modificate rappresentino una risorsa straordinaria per l’economia del Paese. E non intendiamo cadere nell’insensata discussione Ogm vs biologico. Sappiamo, e lo sanno molto bene per esempio gli agricoltori californiani, che si può fare agricoltura tradizionale o biologica, fianco a fianco con le coltivazioni Ogm, senza alcun danno, anzi con provati vantaggi per chi coltiva ‘biologico’. Purtroppo in Italia la battaglia contro gli Ogm è stata assunta come strategia di marketing e per ottenere un monopolio del mercato agricolo da parte di un cartello economico ben identificato. A volte l’abbiamo anche vista utilizzata come strumento di posizionamenti politici nei quali, a nostro avviso, non riscontriamo né aderenza ai fatti nè coerenza.
Siccome ci sembra che per una serie di fatti che stanno accadendo a livello europeo, e dato che è in aumento in Italia il numero di agricoltori che chiedono al mondo politico e al governo di autorizzare e finanziare la ricerca sugli Ogm e di consentire la coltivazione delle piante autorizzate dall’EFSA, pensiamo che una sua azione a livello parlamentare potrebbe dare una spinta decisa per far uscire l’Italia dal sortilegio irrazionale di cui sono preda gli italiani, cioè la paura degli Ogm, che penalizza l’economia agricola del Paese. E che esprime anche un inquietante sentimento antiscientifico.

Saremmo lieti di incontrare Lei e eventuali Illustri Senatori suoi Colleghi che Lei riterrà opportuno coinvolgere, a prescindere dal loro orientamento in materia, affinché ci sia data la possibilità di illustrare il carattere e le attività delle nostre imprese agricole. Siamo anche molto interessati ad avere consigli su come rendere più efficace la nostra azione per ottenete il riconoscimento di libertà fondamentali quali sono la libertà di ricerca scientifica e quella di impresa.

I migliori auguri di buon lavoro e distinti saluti

Deborah Piovan e Franco Nulli

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Risposta della Senatrice Elena Cattaneo

http://www.corriere.it/ambiente/14_giugno_11/i-pregiudizi-colture-rallentano-l-innovazione-b101ed38-f141-11e3-affc-25db802dc057.shtml

Caro Direttore,

da mesi studio la vicenda italiana degli OGM. Non è il mio campo specifico, ma uso altre specie transgeniche (pesci, topi o tessuti di animali di grossa taglia) per ricerche che mirano a possibili terapie per una malattia devastante come la Corea di Huntington. Sugli OGM consulto la letteratura specialistica e colleghi tra i massimi esperti, per capire basi scientifiche, metodi di lavoro e dinamiche economico-industriali del settore. Non trovo prove che gli OGM siano più dannosi o rischiosi per l’ambiente delle coltivazioni tradizionali o di quelle biologiche. Di certo, hanno già molto ridotto l’uso di insetticidi e l’impatto ambientale dell’agricoltura globale e, come ricordavano anche l’Arcivescovo Scola e l’Accademia Pontificia, sono una risposta concreta all’esigenza di sfamare la popolazione mondiale. Penso che, in Italia, la discussione si sia impantanata, in quanto condizionata da pregiudizi ideologici e interessi di nicchia rispetto ai quali anche la più corretta informazione non riesce a incidere.

Mi si dice che ci sono lobby e multinazionali interessate a spingere gli OGM. Però a chiedermi di far sentire la loro voce favorevole sono colleghi scienziati. Vorrebbero studiarli (in campo aperto), anche per capirne meglio il potenziale e i limiti. Mi si dice che gli agricoltori italiani non li vogliono. Eppure ho ricevuto una lettera di oltre 700 di loro (firme a mano) che chiedono di seminare con piante OGM in circa 30mila ettari di terreni (più di 50.000 campi da calcio) che sono di loro proprietà. A guidarli Franco Nulli e Deborah Piovan. Espongono, con modi civili, argomenti che trovo ineccepibili sia sul piano dei fatti che su quello dei diritti. Mi spiegano poi che il 62% di tutto il mais italiano -rigorosamente non OGM- dello scorso anno è vietato al consumo umano per i livelli delle tossine fumonisine (che agli animali comunque non fanno bene). E che molti dei nostri migliori prodotti tipici sono quindi fatti usando mangimi OGM importati. Mi chiedo se non vi siano lobby e interessi commerciali “anche” tra coloro che non vogliono gli OGM.
Se qualcosa cambierà (in tempi utili perché una sfida come EXPO2015 – centrato sulla nutrizione – possa giovare al Paese) sarà attraverso un’azione che parta direttamente dall’imprenditoria agricola. La scienza ha fatto la sua parte. Una pubblicazione del 2013, firmata anche da Fabio Veronesi che è presidente della Società Italiana di Genetica Agraria, aggiorna, le prove sperimentali ottenute in laboratori pubblici, giungendo alle stesse conclusioni di un eccellente documento sottoscritto già dieci anni fa dalle principali accademie scientifiche italiane. In sintesi: gli OGM sono sicuri e vantaggiosi per la salute e l’ambiente.

Si rimane in attesa di prove che mostrino l’eventuale dannosità. Ovviamente, devono essere pubblicate su riviste peer review (sottoposte a un processo di revisione paritaria, ndr). Giudico poco interessanti le opinioni personali. Viceversa, la competizione tra scienziati e tra riviste garantisce un’incontestabile trasparenza. Dati edulcorati o falsati non sopravvivono alla prova della valutazione mondiale. Dimostrazione ne è il caso del ricercatore francese che aveva diffuso dati falsi sulla pericolosità degli OGM e che ha dovuto poi ritirare quel lavoro. Ecco perché non trovo razionale invocare il “principio di precauzione” per vietare la coltivazione di OGM. Non innovare, quando farlo significa miglior sicurezza, qualità e raccolto (con prove verificabili) significa paralizzare ogni attività di ricerca in qualsiasi campo.

Come senatrice, ma come cittadina ancora di più, vorrei vedere coinvolte le istituzioni in un’ampia discussione “sui fatti” che possono giustificare il divieto o meno di fare ricerca e coltivare OGM. Al di là di brevetti e multinazionali. Nella loro lettera gli agricoltori chiedono “solo” di concorrere, con l’aiuto degli scienziati italiani, a rilanciare il proprio settore e di conseguenza l’economia e l’occupazione di un comparto che rappresenta il futuro della ricerca mondiale. Spero che in primis il Ministro delle politiche agricole, ma anche tutto il Governo li ascoltino.

Elena Cattaneo

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Libro “PANE E PACE – Il cibo, il progresso, il sapere nostalgico” di Antonio Pascale

Un agronomo e scrittore racconta la storia di tre generazioni.

No, non è un romanzo, è un excursus veloce sul rapporto che l’uomo intrattiene con la terra e con quello che mangia attraverso l’evoluzione in agricoltura e la ricerca scientifica. Un modo tutto particolare e nuovo per parlare di noi, dei nostri nonni e del nostro futuro. I pomodori dei primi del secolo sono molto diversi da quelli di oggi, così pure i frumenti, le barbabietole, e oggi chi lavora la terra non sta più piegato a togliere insetti e a concimare. Ogm, contaminazioni a vari livelli hanno migliorato molto la nostra capacità di produzione. Pensate che tra il Medioevo e i primi anni del secolo scorso non c’era differenza nella produzione di grano. Era sempre la stessa: una tonnellata, e non era abbastanza. La gente aveva fame, il cibo era un’ossessione. Così i ricordi familiari si uniscono alle conoscenze di uno scrittore che da anni porta avanti una sua battaglia personale in favore della conoscenza scientifica e della consapevolezza critica. La storia delle piante, gli incroci che nel tempo sono stati provati definiscono un modo di stare a tavola, la storia di un paese e di un territorio.

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Vedi l’articolo “Mozione anti-OGM: vince l’Italietta ipocrita e disinformata

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Aggiornamento del 14 giugno 2014:

http://www.karposmagazine.net/it/article/2014/04/22/il-mito-ingannevole-del-naturale/4d03ce4d-b26a-40cd-ae82-1266fca7a646/

IL MITO INGANNEVOLE DEL “NATURALE”

Esistono semplici esperimenti empirici, alla portata di tutti, che vale la pena eseguire.

22 Aprile 2014 – Antonio Pascale
[…] Gli opinion leader nella maggior parte dei casi non fanno altro che riprodurre quello stereotipo, la natura è sana, l’intervento dell’uomo, artificiale, dunque pericoloso. Gli opinion leader dovrebbero, invece, usare lo zoom e andare in profondità, analizzare i problemi e proporre soluzioni ragionevoli e soprattutto realistiche, e invece rimangono in campo lungo, comodamente seduti a osservare quella bella, ma ovvia e illusoria, fotografia.
Purtroppo l’Italia è divisa in due, da una parte i tecnici coscienti delle forze in campo e che con molta fatica cercano di individuare il problema e proporre una soluzione, e dall’altra, romantici e spesso incompetenti, opinionisti che raccontano come dovrebbe essere il mondo agricolo, non com’è davvero. Insomma, saltano la fase della ricerca e vanno direttamente all’immagine bella e pura. Lo sforzo allora non è quello di criticare le opinioni del consumatore ma rendere accessibile il lavoro dei tecnici. Quella che in maniera dispregiativa chiamiamo tecnica, in realtà è solo l’applicazione di una ricerca, e la ricerca altro non è che conoscenza. La divulgazione della conoscenza, della cultura agricola, davvero manca in questo paese. Ci sono sì riviste, ma esclusivamente per addetti ai lavori, un circolo esclusivo non divulgativo. Ecco spiegato il motivo di tanta astrattezza in campo agricolo, quella stessa che porta il giornalista di turno, l’opinionista affermato a parlare di agricoltura in maniera sì seducente, ma vaga. Non è un problema da poco, dalle nostre opinioni nascono sia le scelte sia i divieti. La difficoltà che abbiamo per promuovere l’innovazione tecnologica in agricoltura è frutto della staticità delle nostre convinzioni. Perché (pensiamo) rovinare con la tecnica fredda e artificiale quei campi incontaminati? Meglio affidarsi alla natura (e a un buon fotografo). Se la nostra agricoltura è in crisi, lo è anche perché è poco competitiva, e se non è competitiva è solo perché non riesce a credere (a finanziare) l’innovazione. Sono le nostre opinioni malsane che cristallizzano il cambiamento, lo bloccano, ci portano a pensare: ma se la natura (come in quelle foto) è così perfetta, perché mai dobbiamo rischiare, prenderci delle responsabilità? Meglio stare immobili a guardare il mondo agricolo, tanto su di esso piove una luce divina, solo un pazzo potrebbe desiderare altro. E invece dobbiamo essere folli, e cercare di correggere le nostre opinioni, per farlo è necessario sostituire alla parola natura il concetto di cultura: solo una buona e profonda cultura ci salva dalla cattiva immaginazione.

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Aggiornamento del 21 giugno 2014:

http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/ogm-for-ever-senatrice-vita-elena-cattaneo-lancia-sua-crociata-79292.htm

OGM FOR EVER! LA SENATRICE A VITA ELENA CATTANEO LANCIA LA SUA CROCIATA PERSONALE PRO OGM E SCONTENTA TUTTI: IL PD S’INCAZZA, GLI AMBIENTALISTI PROTESTANO E PURE IL QUIRINALE È INFASTIDITO!

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/marco-furio-ferrario/chi-sbaglia-paga-lapproccio-agli-ogm-europa/giugno-2014

“Chi sbaglia, paga”. L’approccio agli OGM in Europa

Quali sono i costi che società e agricoltori pagano a causa della rinuncia alla coltivazione, ma non al consumo, delle piante transgeniche? Questa scelta migliora o peggiora la sostenibilità dell’agricoltura dal punto di vista colturale, ambientale o economico? […]

Ha iniziato Brookes a mostrare i risultati delle proprie ricerche sull’impatto globale dell’utilizzo delle biotecnologie nell’arco di 16 anni a partire dal 1996, con dati chiari: l’adozione crescente – che nel 2012 ha raggiunto i 160 milioni di ettari coltivati da 17.3 milioni di agricoltori – ha portato un incremento del fatturato pari a 116.6 miliardi di dollari accompagnato da una riduzione nell’uso dei pesticidi pari a 503 milioni di kg.

Analizzando i soli dati del 2012, la riduzione delle emissioni di anidride carbonica è pari a quelle emesse da 12 milioni di automobili. Tali benefici sono dovuti principalmente all’adozione di piante transgeniche resistenti agli insetti e/o agli erbicidi, che hanno un vantaggio diretto nell’aumento delle rese e uno indiretto nel risparmio di fitofarmaci o di costi di coltivazione. Brookes ha sottolineato come anche nel caso dell’aumento di utilizzo di erbicidi dovuto alla resistenza di alcune piante infestanti comunque l’impatto ambientale è stato ridotto rispetto a quello che sarebbe stato se si fossero utilizzate colture convenzionali, concludendo che l’agricoltura europea sta soffrendo un progressivo distacco rispetto ai competitor internazionali con scenari futuri tutt’altro che incoraggianti. […]

IL COSTO DELLA NON SCIENZA IN AGRICOLTURA

L’ultima relazione è stata quella di Piero Morandini, il quale ha ribadito l’insensatezza, dal punto di vista scientifico, della definizione stessa di “pianta GM”: così come si trova nella normativa europea, la definizione è del tutto arbitraria e anche fuorviante per l’opinione pubblica, che viene portata a credere che le piante etichettate come GM siano le uniche ad avere DNA mutato, mentre in commercio sono presenti da sempre piante il cui DNA è stato modificato attraverso ibridazioni e mutagenesi chimica o fisica, processi che certamente producono mutazioni genetiche ben più estese e meno controllabili di quelle ottenute con le tecniche di transgenesi.

Morandini ha infine messo a nudo tutte le contraddizioni dell’opposizione, esplicitando come tutte le possibili critiche che si possono avanzare contro le piante transgeniche valgono a maggior ragione per le piante convenzionali, oltre a palesare l’ipocrisia che permette di importare ogni anno 4 milioni di tonnellate di soia transgenica per l’alimentazione del bestiame – che serve tra l’altro a produrre prodotti tipici come il parmigiano reggiano – negando al contempo la possibilità di coltivarla. Il convegno si è chiuso con alcuni interventi da parte degli studenti: alcuni hanno sottolineato come un rinsavimento del mercato europeo potrebbe permettere, incidentalmente, anche un miglioramento delle possibilità dei giovani ricercatori. Altri hanno posto l’accento con sgomento sull’impossibilità ad oggi di trovare un referente politico che abbia il coraggio di andare contro lo zoccolo duro del pregiudizio dell’opinione pubblica. I relatori – compresi gli ospiti d’oltralpe – non hanno potuto che confermare come tutti gli esponenti politici si siano mostrati, sia in sede nazionale che internazionale e indipendentemente dall’orientamento di partito, finora più inclini a seguire i sondaggi piuttosto che a guidare i propri elettori oltre le nebbie della disinformazione. […]

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