Pubblichiamo qui alcuni estratti di un articolo pubblicato sul giornalino Coop di novembre 2013:

Perché non siamo capaci di valorizzare questo patrimonio che ci rende unici al mondo?

Risponde Michele Trimarchi, docente di economia della cultura:

“Siamo ancora ancorati a una visione antica, quella del capitalismo manifatturiero, per cui se una cosa non produce reddito non vale niente. Così siamo bloccati in un aut-aut: o il nostro patrimonio culturale è fonte di spreco o si pretende che diventi fonte di reddito. Che è impossibile, se si vogliono creare posti di lavoro, meglio aprire un supermercato”.

Eppure, l’industria culturale italiana, oggi, fattura 75 miliardi di euro, pari al 5,4% del valore aggiunto prodotto dalla nostra economia. Gli occupati sono 1,39 milioni di persone – il 5,6% del totale, più della meccanica – le imprese più di 400mila.

Questa l’opinione di Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3:

“Questa è la prova che con la cultura si mangia e che l’industria culturale crea un indotto enorme, penso anche ai vari festival che in giro per l’Italia producono tanto successo. Ma gli alberghi pieni non sono l’unico vantaggio da registrare. La cultura ha una “resa”, diciamo così, che soltanto nel lungo periodo possiamo misurare. La cultura crea certamente reddito, quando lo crea, ma non può essere misurata solo in questo senso: la cultura è fattore di identità e coesione sociale, e proprio per questo, nel lungo periodo, contribuisce a rendere un paese più combattivo anche economicamente. C’è un preciso benessere materiale che la cultura può produrre: la socializzazione tra le persone di una città, lo sviluppo del senso critico dei cittadini, la qualità della vita urbana. Un esempio? si provi ad aprire un teatro, e si vedrà che l’area attorno a quel teatro migliorerà. Diventerà anche più bella”.

Cosa significa investire sulla cultura? 

Trimarchi: “Non significa ovviamente solo tenere aperti un museo o un teatro, o non mandare in rovina un sito archeologico (tutti eventi purtroppo più che possibili oggi nel nostro paese). E non si tratta neppure di cadere nell’equivoco che la cultura vada sostenuta solo per quello che possiamo ricavare dal turismo internazionale, che è un’idea antica da società tardo-agricola. Nel senso che non possiamo dimenticare che i centri storici italiani si sono svuotati anche per la congestione prodotta dal turismo internazionale. Se l’approccio alla cultura è questo, non capiremo mai qual è il reale beneficio che la cultura può produrre alla società”. 

Ad oggi, i turisti italiani sono perlopiù costituiti da studenti e pensionati, visto che in Italia paga il biglietto soltanto la metà di coloro che passano per le biglietterie dei musei italiani. Non che un museo possa rifarsi delle proprie spese con i biglietti che incassa, anche perchè, se fosse così, che fine farebbero i musei più piccoli, quelli che non hanno il nome e l’appeal internazionale degli Uffizi, ad esempio?

Trimarchi: “Anche per questo bisognerebbe cambiare le regole sui finanziamenti. Se dessimo semplicemente più fondi alla cultura con le regole attuali, sarebbe come dare la terapia sbagliata a un malato terminale. Non c’è dubbio: lo Stato spende poco. Ma soprattutto non sa spendere. E a proposito dei piccoli musei, che sono l’innervamento fondamentale della nostra identità culturale, perchè i privati non possono finanziarli direttamente? Sarebbe uno straordinario fatto simbolico, la creazione di un legame quasi proprietario tra cittadino residente e istituzione culturale”. 

Ma siamo poi sicuri che gli italiani – popolazione tra le meno istruite d’Europa – contribuiscano alla vita del museo della propria città, come accade negli Stati Uniti? Sarebbe una scommessa da fare. Intanto, però, i consumi culturali calano: la spesa che i cittadini dedicano alla cultura è infatti scesa dagli oltre 72 miliardi del 2011 ai 68,9 del 2012. Sono crollati del 23% i biglietti dei concerti classici, del 6% il numero di coloro che visitano mostre o musei, dell’8% quelli che vanno a teatro. e si rinuncia anche al cinema (-7%).

Eppure, qualche inversione di tendenza c’è, sempre secondo Trimarchi: “Perchè tanta gente segue i festival culturali? Perchè nei bookshop dei musei nessuno o quasi compra stupidi gadget ma pubblicazioni specialistiche e cataloghi? Bisogna cominciare a produrre con protocolli nuovi e non convenzionali, restituendo la cultura alle comunità, rendendo musei e teatri aziende autonome responsabili delle proprie scelte progettuali e ricucendoli anche fisicamente al tessuto urbano delle città, come è successo ad esempio con l’Auditorium di Roma, i cui frequentatori hanno a disposizione corse notturne dei bus fino a tarda notte”.

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D’altra parte, se i nostri manager vanno a lavorare all’estero…

http://www.italienaren.com/storie-degli-italiani-in-svezia/unitaliana-a-dirigere-il-malmo-konsthall

Un’italiana a dirigere il Malmö Konsthall

30/05/2014

Si chiama Diana Baldon è italiana (padovana per l’esattezza), è giovane e il suo è un curriculum da prima della classe. Ma perché ne parliamo sul sito degli italiani in Svezia? Semplice: dal 2 giugno Diana sarà la nuova direttrice del Malmö Konsthall, una della più importanti aree espositive d’Europa.Il museo, gestito dalla città di Malmö e progettato dall’architetto Klas Anshelm, negli anni ha esposto alcuni tra i più significativi autori contemporanei. […]

http://www.corriere.it/cultura/12_febbraio_24/stella-italiani-guida-louvre_db548d4c-5eeb-11e1-9f4b-893d7a56e4a4.shtml

I giovani italiani alla guida del Louvre

Dalla direzione generale alle biglietterie, emigrati d’eccellenza nei posti chiave

[…] Italiano è il presidente del comitato scientifico del museo, Salvatore Settis, già direttore del Getty Research Institute di Los Angeles e della Scuola Normale di Pisa e presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali prima di dimettersi in polemica con Sandro Bondi. Italiano è l’architetto Mario Bellini che con il francese Rudy Ricciotti e con imprese in buona parte italiane, sta facendo il nuovo stupendo dipartimento di Arti islamiche scavando (senza chiudere un giorno le gallerie coi capolavori ai piani di sopra: inimmaginabile, da noi) fin sotto le fondamenta del palazzo. Italiano è il responsabile delle biglietterie che vendono quasi 9 milioni di ticket all’anno, Antonio Fabro. Italiana Federica Mancini, del Dipartimento arti grafiche e Daniela Miccolis della Direzione Lavori e Monica Preti, responsabile della programmazione di storia dell’arte dell’Auditorium e tanti altri che, lasciata un’Italia disinteressata se non ostile ai giovani di eccellenza, si sono presi lo spazio giusto nel più grande museo del pianeta.

Su tutti Claudia Ferrazzi, bergamasca con papà veneziano (il secondo chirurgo a fare un trapianto di cuore in Italia) e mamma romana, che si è guadagnata i galloni di «administrateur général adjoint», a dispetto dell’età (34 anni, ma ne dimostra perfino meno), a dispetto dell’essere sposata e a dispetto di essere mamma di due bimbi piccoli. «Handicap» che nell’Italia familista e gerontocratica, diciamolo, le avrebbero impedito di salire non solo ai massimi vertici di un grande museo ma perfino d’avere delle responsabilità aziendali: «Sei una ragazza, aspetta il tuo turno».

È anche in questa capacità di spalancare le porte ai migliori comprese le donne, giovani e mamme, aiutate da una rete di servizi pubblici e dalla possibilità di scaricare il 50% dei costi di una collaboratrice domestica (con abbattimento parallelo del lavoro nero) che vedi la differenza abissale tra il «loro» modo di gestire un tesoro culturale e il nostro. […]

Gian Antonio Stella- 24 febbraio 2012

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…mentre da noi…

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/06/09/news/turismo_la_regione_in_rosso_cancella_la_stagione_estiva-88492261/

Turismo, la Regione in rosso cancella la stagione estiva

In cassa solo 200 mila euro a fronte dei 2,2 milioni necessari per finanziare 930 eventi. Fondi azzerati anche per sport, bande musicali, teatri e Fiumara d’Arte. Rivolta di Fondazioni e associazioni che hanno partecipato ai bandi regionali: “Così ci ammazzano”

di GIUSI SPICA – 9 giugno 2014

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