http://www.corriere.it/salute/13_ottobre_18/dietro-miti-salute-ci-sono-spesso-interessi-economici-poca-cultura-scientifica-d16b3af6-37f2-11e3-91d2-925f0f42e180.shtml

Dietro ai miti sulla salute ci sono spesso
interessi economici e poca cultura scientifica

Mangiare l’ananas dopo i pasti perché brucia le calorie. Guai, invece, a portare una mela in tavola come dessert: farebbe gonfiare o addirittura ingrassare. Disintossicarsi da scorie, inquinamento e sostanze nocive con digiuni regolari, magari pulendo “a fondo” l’intestino con un lavaggio del colon di tanto in tanto. Ingurgitare antiossidanti a volontà per allungarsi la vita. Proibire lo zucchero ai bambini perché li rende iperattivi. Sono solo alcuni dei miti che riguardano la salute di cui abbonda internet, la versione moderna della saggezza popolare e del passaparola: a volte si tratta di vere e proprie leggende metropolitane oppure di luoghi comuni tramandati da generazioni, ma non mancano teorie con una parvenza di verità scientifica. […] «Molti miti da sfatare nascono da interessi commerciali: ad esempio, la spinta a consumare integratori e antiossidanti a volontà (pure quando non c’è n’è bisogno), decantandone doti antinvecchiamento, antitumorali e benefiche in genere, prende le mosse anche da esigenze di mercato» […]

CULTURA – «Queste sono solo alcune delle innumerevoli credenze da smentire – continua Corazza -. Purtroppo la medicina ne è piena, soprattutto nei settori dove le evidenze scientifiche certe sono scarse e non abbiamo a disposizione test diagnostici efficienti. Allergie e intolleranze alimentari sono due esempi: diversi esami per individuarle sono poco specifici e poco sensibili, così ne proliferano tantissimi di totalmente inadeguati, senza alcun valore scientifico se non addirittura truffaldini. A cui tuttavia non poca gente presta fede». Non è però tutta colpa di chi vuole lucrare su qualche credenza popolare; è anche colpa della nostra innata scarsa dimestichezza con la scienza, come spiega Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano e autore del volume “Fa bene o fa male” (Ed. Sperling & Kupfer), dedicato proprio a far chiarezza su molti equivoci in medicina. «Gli italiani – dice Garattini – non brillano per cultura scientifica. La maggioranza non ha mai studiato i principi e i modi con cui avanza il sapere scientifico, per cui non ha strumenti per interpretare le informazioni che riceve. La scienza si occupa di stabilire con certezza i rapporti di causa-effetto: se un medicinale fa passare il dolore della sciatica devo essere certo che sia tutto e solo merito del farmaco, assicurandomi che senza di esso il disturbo non sarebbe scomparso comunque, magari perfino prima. Per dimostrarlo vanno condotti studi rigorosi e ben concepiti: non ci sono scorciatoie».

[…] «Certo, sono anche possibili errori d’interpretazione da parte dei ricercatori – ammette Garattini -. Tuttavia, le “sviste”, magari dovute all’emotività di chi è coinvolto negli studi, con il tempo si correggono: i risultati di qualunque ricerca devono essere ripetuti e ripetibili; se qualcuno ha sbagliato prima o poi il processo scientifico rimedia al danno».

[…] Qual è il mito da sfatare più “pericoloso”? «Uno dei peggiori è senza dubbio quello secondo cui “naturale” coincide con “innocuo” – osserva Corazza -. Non è affatto così, e non solo perché molte tossine e tanti veleni, così come molti farmaci, derivano da composti naturali: i cosiddetti “rimedi alternativi” in genere sono meno standardizzati, dosati e “puliti” rispetto ai farmaci standard. Purtroppo molti medici hanno perso la capacità di ascoltare e colloquiare con i pazienti ed è per questo che i falsi miti su rimedi alternativi attecchiscono con facilità: tanti hanno la sensazione di una maggiore empatia da parte di chi propone “terapie naturali” e per questo si fidano. Peccato che in molti casi non vi siano prove reali di efficacia. Con il rischio di ritardare la diagnosi di vere malattie e indurre false sicurezze».

22 ottobre 2013 

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Vedi l’articolo “Magia, astrologia, cartomanzia e gioco d’azzardo: quanto sono creduloni gli italiani?

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Come smascherare le bufale? Il giornalista Paolo Attivissimo ha catalogato, dal 2002 ad oggi, oltre 350 indagini antibufala. Questo è il suo utilissimo blog:

http://attivissimo.blogspot.it/p/indice-delle-indagini-antibufala.html

Servizio Antibufala

Indice delle indagini antibufala

“[attraverso le leggende e le bufale] gli uomini esprimono inconsapevolmente i propri pregiudizi, gli odi, le paure, tutte le proprie forti emozioni”

Questo è l’indice di quasi tutte le indagini antibufala che ho svolto dal 2002 a oggi: sono oltre 350, suddivise per categoria e presentate con una breve descrizione e le rispettive parole chiave.

Per trovare un’indagine potete anche usare l’apposita casella di ricerca che trovate in cima a ogni pagina del blog, per cercarne le parole chiave (nomi, luoghi, frasi strutturate in modo particolare) all’interno del blog stesso. […]

Preliminari

Prima di passare all’elenco delle indagini, potreste trovare interessante consultare le FAQ antibufala, in cui trovano risposta le seguenti domande:

  • Cosa fare se si sospetta una bufala?
  • Perché le catene di Sant’Antonio si chiamano così?
  • Ma che male fa diffondere una catena di Sant’Antonio?
  • Come è possibile che la gente abbocchi a queste stupidate?

“E’ molto più facile dire di no a tutto ciò che è nuovo invece di chiedersi quali novità sono positive e quali aspetti consolidati della nostra vita sono in realtà dannosi. Viviamo in un’era totalmente tecnologica, eppure spesso le persone si vantano di non avere alcuna competenza nelle materie scientifiche. Il pensiero anti-scientifico mette al riparo dalla meravigliosa complessità dell’esistenza e riduce tutto a bianco e nero, buono e cattivo, “chimico” e “naturale”, amico e nemico. Fondamentalmente, l’anti-scienza è pigrizia”.

Paolo Attivissimo
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Tante bufale, ma di successo

Mario Tozzi – giornalino soci Coop – dicembre 2013
Perché gli uomini prestano tanto volentieri fede alle bufale? E’ una domanda non solo lecita, ma finanche doverosa in un paese in cui milioni di persone affidano i propri destini a maghi e cartomanti. Gli italiani sono infatti più creduloni di altri e hanno, in aggiunta, una propensione innata a immaginare complotti più o meno sotterranei che spiegherebbero bene alcuni fatti e fenomeni. Siamo noi a credere che la madonnina di Civitavecchia lacrimi sangue, e poco importa che questo sia umano e maschile; siamo noi a credere che Padre Pio avesse le stimmate, quando risultano ricette di acquisto di acidi adatti a crearle artificialmente; e siamo sempre noi a credere che nella famosa ampolla del Duomo di Napoli ci sia davvero il sangue del vescovo Januario, morto secoli fa, e che esso divenga liquido o resti solido alla bisogna (e non che lo stesso effetto possa essere creato ad arte sfruttando il fenomeno della tissotropia). Ma questi sono fenomeni del passato, si dirà.
Oggi effettivamente le potenzialità della rete mondiale hanno allargato il campo e sono molti, anche dotati di buona istruzione, a credere a fenomeni improbabili: basti pensare alle famigerate scie chimiche, un fenomeno del tutto naturale di condensazione in determinate condizioni di temperatura e umidità atmosferiche, che viene spacciato per un supercomplotto mondiale. Oppure, e qui il fenomeno diventa mondiale, a ritenere che l’uomo non sia mai allunato sul nostro satellite e che si tratti solo di propaganda statunitense: poco conta che ci siano alcune migliaia di kg di rocce e polveri lunari e milioni di dati impossibili da ottenere se non in sito.
I sostenitori di queste tesi bislacche, prive di qualsiasi appoggio numerico e scientifico, sono peraltro aggressivi e ritengono di essere gli unici depositari di verità misconosciute. Spesso si appoggiano a sconosciuti professori di oscuri istituti universitari che mai hanno pubblicato su riviste scientifiche internazionali, ma in genere sono il prodotto di un’ignoranza dei fenomeni naturali e fisici che a raccontarla si fa difetto. Non solo però.
Nel caso del terremoto dell’Emilia Romagna abbiamo letto dibattiti in cui si sosteneva che il fenomeno fosse dovuto a una non meglio precisata tecnica di fratturazione indotta che, effettivamente, esiste (si chiama fracking e serve a ottenere migliori risultati di emungimento) ma che in quella regione non era stata ancora usata. Si è data la colpa perfino all’immagazzinamento nel sottosuolo di gas in serbatoi che non ne avevano visto nemmeno una molecola. Ecco, in questi casi non è una mancanza ma un eccesso di informazioni incontrollate, supposte, chissà perché, democratiche e libere, che si autoalimenta nel web e porta a effetti ridicoli, se non impegnassero magari anche politici e amministratori nella paura di rimanere indietro rispetto alle masse contro informate.

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