Splendido proverbio, peccato che scegliere quale acqua bere non sia così facile come sembra…

http://www.greenme.it/consumare/acqua/13400-censis-acqua-in-bottiglia

Censis: in Italia record per il consumo di acqua in bottiglia

Marta Albè – 26 Maggio 2014

L’Italia è al secondo posto in Europa per il consumo di acqua in bottiglia, anche se la nostra acqua pubblica è la meno cara in assoluto. Gli italiani proseguono nell’abitudine di acquistare acqua minerale gassata e naturale, anche quando potrebbero scegliere l’acqua del rubinetto e nonostante la diffusione delle fontanelle comunali che permettono di prelevare acqua frizzante o senza bollicine ad un costo davvero contenuto e addirittura gratis in alcune zone del Paese.

Capiamo benissimo la necessità di acquistare acqua in bottiglia in quei Comuni dove purtroppo l’acqua pubblica non è potabile, ma che dire del resto d’Italia? Acquistare acqua in bottiglia porta ad un progressivo accumulo di rifiuti e non garantisce una maggiore qualità e sicurezza. Ad esempio, in Francia, nell’acqua in bottiglia sono state ritrovate tracce di farmaci e pesticidi. In Italia, per acquistare l’acqua minerale, le famiglie spendono ben 234 euro all’anno.
Le nostre tariffe per il servizio idrico sono invece le più basse d’Europa, con 85 centesimi al giorno per famiglia. Restano però i problemi degli acquedotti colabrodo e dei depuratori carenti. A comunicarlo è il Censis, attraverso i risultati del 4° numero del “Diario della transizione”.
In media una famiglia di tre persone con un consumo annuo di 180 metri cubi spende 307 euro all’anno per l’acqua pubblica, 25,6 euro al mese: quanto il costo di una tazzina di caffè al bar al giorno (85 centesimi). Si tratta dello 0,9% della spesa media mensile di una famiglia. Per lo stesso servizio in Spagna si spendono 330 euro all’anno, in Francia 700 euro, in Austria, Germania e Regno Unito 770 euro. Dei 307 euro italiani, solo 143 euro riguardano il servizio di acquedotto.
Sebbene l’acqua pubblica sia a buon mercato, il 61,8% delle famiglie italiane acquista acqua minerale e il consumo medio è pari a 192 litri all’anno per persona. Secondo il Censis, il 31,2% della popolazione non si fida dell’acqua che esce dal rubinetto della propria abitazione: una percentuale che sale nettamente al Sud (si arriva al 60,4% in Sicilia), ma che aumenta ovunque nel caso di allarmi connessi alla potabilità (si pensi ai casi di acqua contenente arsenico).
La spesa per l’acqua minerale delle famiglie italiane equivale a quella per il vino, come sottolinea la Coldiretti […].

Acquedotti colabrodo

Le infrastrutture italiane sono purtroppo carenti e portano ad uno spreco del 31,9% dell’acqua, una quantità enorme per una risorsa tanto preziosa. Infatti, le perdite di rete costringono ad aumentare il prelievo d’acqua alla fonte e espone alcuni territori a disservizi cronici, con interruzioni di erogazione che possono riguardare varie zone, con punte del 29,2% in Calabria. In Germania le perdite di rete sono solo del 6,5%, ma salgono in Francia con il 20,9%.

Depuratori inefficienti

Una questione ancora più problematica riguarda l’assenza o l’inefficienza dei depuratori. Il 20% delle acque reflue infatti viene smaltito senza essere depurato, finendo per inquinare mari, fiumi e laghi. La mancanza di depurazione delle acque reflue ha già causato all’Italia due condanne da parte dell’Europa. Il 15% della popolazione, con punte del 22% nel Mezzogiorno, non è allacciata ad alcuna rete fognaria e il 30% non è collegato a un impianto di depurazione. Anche nei Comuni capoluogo il 10% della popolazione non è servito da depuratore. Sono a rischio l’ambiente, la salute dei cittadini e l’economia turistica. […]

Vedi l’articolo “Depurazione delle acque reflue: in arrivo maxi-multe dall’Europa

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http://scienza.panorama.it/dieta/Acqua-minerale-20-cose-che-forse-non-sappiamo

Acqua minerale: 20 cose che (forse) non sappiamo

È meglio quella del rubinetto o in bottiglia? E la frizzante fa male? Qual è la durezza giusta da bere?  Un pool di esperti ci chiarisce ogni dubbio.

14-01-2014 – di Angelo Piemontese

[…] Sarà per il basso costo (mediamente venti centesimi a bottiglia) o per la grande disponibilità, gli oltre centoquaranta stabilimenti siti sul nostro territorio ne producono più di un miliardo di litri al mese (l’equivalente di quattrocento piscine olimpioniche) per un giro d’affari annuale che si aggira intorno ai due miliardi e mezzo di euro, fatto sta che siamo i maggiori consumatori di acqua minerale nel mondo: centonovanta litri a testa l’anno, circa il doppio rispetto un trentennio fa, seguiti a ruota solo dai Tedeschi (dati: Bevitalia).

Eppure, secondo recenti sondaggi, della bevanda più diffusa sulle tavole nostrane, il consumatore medio sa poco. O crede di saperne fin troppo, quando in realtà confida spesso in informazioni errate, instillate da martellanti spot pubblicitari, dal retaggio di false credenze popolari e delle tante bufale che girano in rete. Abbiamo chiesto a un gruppo di esperti di fare chiarezza, scoprendo che i dubbi sono davvero tanti, anche su banalità che normalmente diamo per scontate proprio perché semplici come un bicchiere d’acqua […]

Innanzitutto, l’etichetta, questa sconosciuta, anche se apposta su ogni bottiglia: a cosa dobbiamo stare attenti nel leggerla?

“Verificare che ci sia l’indicazione “acqua minerale naturale”, perché le bottiglie che riportano “acqua di sorgente” o “acqua da bere” non contengono acqua minerale e quindi non possono vantare le peculiarità e proprietà salutistiche riconosciute dal Ministero della Salute” spiega il dottor Alessandro Zanasi. “Inoltre deve essere presente il nome della sorgente, la composizione analitica, la data e il laboratorio presso cui sono state effettuate le analisi, il contenuto nominale, il titolare del provvedimento di autorizzazione all’utilizzazione dell’acqua minerale e il numero di identificazione del lotto”.

A proposito di composizione analitica: ci può spiegare la specificità degli ioni e degli elementi chimici indicati nell’etichetta?

“I sali minerali, comunemente detti ioni, non vengono prodotti dal corpo, ma devono essere assunti attraverso l’alimentazione. Sono nutrienti inorganici con funzioni regolatrici e plastiche. Ad esempio le acque ricche di calcio favoriscono il rafforzamento delle ossa e l’attività muscolare, quelle con magnesio aiutano a regolare l’intestino e le funzioni enzimatiche; il potassio regola la conduzione di impulsi nervosi e muscolari, lo zolfo il benessere di unghie e capelli, mentre il ferro è indispensabile durante la gravidanza e l’allattamento. Manganese, selenio e zinco hanno effetti antiossidanti, cioè combattono i radicali liberi” continua Zanasi.

E il sodio? Negli anni campagne pubblicitarie e dibattiti ci hanno convinto che l’acqua minerale alza la pressione, è vero?

“Il corpo umano ne contiene circa 100 grammi e il fabbisogno giornaliero è inferiore a 3,5 grammi. In alcune condizioni patologiche (ipertensione arteriosa, malattie cardiache e renali) è necessario limitare il suo apporto al minimo. Però la quantità di sodio assunta attraverso l’acqua minerale è ininfluente rispetto a quanto introdotto con l’alimentazione” rassicura Zanasi “che può arrivare a 15 grammi. Studi recenti hanno invece evidenziato che l’eccesso di sodio durante l’infanzia è legato ad un maggior rischio di ipertensione nell’adulto. Secondo il Ministero della Salute, l’acqua idonea per i bambini deve contenerne meno di 20 mg/l.”

Sempre spulciando nelle etichette, si trova il “Residuo Fisso”. Perché è importante questo numero?

“È la quantità di sali minerali depositati da un litro di acqua minerale fatto evaporare a 180°C, chiarisce il professor Umberto Solimene. “Permette di classificare le acque quindi in base ai minerali contenuti, trasportati durante il lungo cammino sotterraneo prima di sgorgare in superficie; se la quantità di sali minerali è inferiore a 50 milligrammi per litro sono Minimamente mineralizzate: leggere, favoriscono la diuresi e facilitano l’espulsione di piccoli calcoli renali. Le Oligominerali (fino a 500 mg/l) sono ottime acque da tavola, adatte ad essere bevute quotidianamente; svolgono un’azione diuretica e contengono poco sodio. Se il residuo fisso è compreso tra 500 e 1000 si tratta invece di Minerali: contengono una percentuale consistente di sali e pertanto non devono essere bevute in quantità eccessive (massimo un litro al giorno), alternandole con acqua oligominerale. Oltre 1500 si parla di acque Ricche di sali minerali: si usano specificamente a scopo curativo su consiglio medico e si acquistano prevalentemente in farmacia.”

 E la conducibilità elettrica invece?

“È una controprova del Residuo Fisso poiché più minerali sono presenti, più è facilitato il passaggio di corrente elettrica e quindi è un parametro utile per ottenere una misura del contenuto dei sali disciolti in un’acqua”.

Cos’è la “durezza” e qual è quella giusta?

“La durezza è determinata dal contenuto di calcio e magnesio. Si esprime in gradi francesi (°F): più il valore è alto, più l’acqua è calcarea. Si distinguono acque dolci (durezza inferiore a 15°F), mediamente dure (tra 15 e 30°F) e dure. Una durezza media o elevata può variare il gusto dell’acqua, ma senza problemi per la salute. L’attuale normativa (DL31/2001) raccomanda valori tra 15-50 °F equivalenti a 60-200 milligrammi di Calcio per litro” precisa Solimene. Il magnesio protegge inoltre il cuore, aiutando le cellule muscolari cardiache a rilassarsi. La sua carenza è correlata all’insorgere di aritmie, mentre bere “acqua dura”, ricca cioè di calcio, riduce i rischi cardiocircolatori: per ogni unità di durezza in più, la probabilità d’infarto diminuisce dell’uno per cento.

Tutte queste informazioni le troviamo appunto nell’etichetta. Ma ogni quanto sono eseguiti i controlli nei laboratori universitari?

Le analisi per il rinnovo delle etichette vengono effettuate ogni cinque anni. Tuttavia c’è da stare tranquilli: controlli chimici e microbiologici sono eseguiti dalle autorità sanitarie (Asl, Arpa) in tutte le fasi della catena produttiva. Almeno una volta l’anno alla captazione e almeno una volta al mese sul prodotto finito prelevato alla linea di imbottigliamento e ai depositi di distribuzione, così come nei punti vendita. Le aziende produttrici, inoltre, hanno un sistema di autocontrollo che prevede oltre quattrocento controlli chimico-microbiologici giornalieri.

Differenze tra l’acqua minerale e l’acqua microfiltrata?

“L’acqua minerale per legge deve essere imbottigliata direttamente alla fonte dove sgorga incontaminata con peculiari proprietà utili al benessere dell’organismo ed è inoltre sottoposta a numerosi e ripetuti controlli per verificare e certificare che la purezza originaria e le qualità organolettiche rimangano costanti. L’acqua microfiltrata è privata di caratteristiche organolettiche naturali e la sua potabilità dipende dalla qualità e manutenzione dei filtri, che spesso invece non vengono né controllati né cambiati. Inoltre non ha alcuna azione biologica. Usata costantemente, può favorire la perdita dei sali minerali. Ha comunque caratteristiche igieniche sicure per essere utilizzata per cucinare, preferibilmente bollita, ma non è consigliata per un continuo uso alimentare” […]

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http://www.giornalettismo.com/archives/220718/la-caraffa-filtrante-che-ti-sporca-lacqua/

La caraffa filtrante che ti sporca l’acqua

di Dario Ferri – 26/03/2012

Tanto inutili da essere persino dannose. Anzi, capaci di eliminare “le caratteristiche di potabilità”. Vendute senza controllo e sulla base di vecchie disposizioni “inadeguate per la salvaguardia della salute”. La relazione tecnica del ministero della Salute che accompagna il decreto sulle «apparecchiature per il trattamento dell’acqua destinata al consumo», firmata dal ministro Balduzzi è durissima. E Margherita De Bac, che la riporta sul Corriere, racconta cosa sta cambiando:

Arrivano norme stringenti contro il Far west delle caraffe, utilizzate per filtrare l’acqua di rubinetto. Il provvedimento riguarda anche gli impianti fissi per il lavello di case private e ristoranti. Gli uni e gli altri dovranno rispondere a nuovi requisiti di sicurezza dei materiali ed essere accompagnati da dettagliate istruzioni d’uso. Non solo, i produttori hanno l’obbligo di informare correttamente i cittadini per consentire «scelte di acquisto consapevoli». Le aziende hanno sei mesi per cambiare. Un mercato fiorente quello di caraffe e filtri domestici, ogni anno oltre un milione di pezzi. Si pensa erroneamente, sostengono al ministero, che l’uso di un filtro possa eliminare sostanze pericolose e migliorare la qualità dell’acqua, come sostengono le pubblicità.

Invece anche le indagini avviate da alcune Procure farebbero credere che sono convinzioni non supportate da elementi scientifici:

A Torino una perizia commissionata dal pm Raffaele Guariniello ha dimostrato che l’applicazione del filtro non migliora la qualità dell’acqua di rubinetto. Al contrario, la impoverisce di sali minerali quali calcio, magnesio e potassio, necessari per l’organismo. La società Brita, leader del settore davanti a Coop e Auchan, si era difesa dichiarando che il parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità la scorsa estate non ha «rilevato nessun rischio per la salute. I nostri filtri sono autorizzati in Germania e Austria».

Scrivono gli esperti di Balduzzi:

«Questi apparecchi hanno l’unico scopo di modificare le proprietà organolettiche (sapore, odore, colore)» e una non ottimale manutenzione «potrebbe addirittura far sì che nel tempo l’acqua in uscita perda le caratteristiche di potabilità (ad esempio i corretti valori di Ph)». PerMatteo Vitali, professore associato di Igiene all’università la Sapienza, era urgente porre fine al «Far west»: «Molti apparecchi — afferma il docente — non sono costruiti con materiali idonei all’uso alimentare, sono sprovvisti di manuali per la manutenzione e di scadenze certe, fondamentali per la sicurezza del consumatore. Oltretutto modificano l’acqua indistintamente senza tener conto della sua composizione specifica. Esempio, quella di Roma è ricca di calcio e magnesiomentre quella di Torino presenta contenuti di questi sali molto piu bassi. I filtri rimuovono buona parte di calcio e magnesio senza distinguere. L’acqua di Torino così risulta estremamente povera di questi elementi. Inoltre la durezza dell’acqua non nuoce».

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Scheda informativa ARPAT 2008 (pdf)

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