Vanno sempre più di moda i vini biologici e biodinamici. Ma di che cosa si tratta? Scopriamolo con Dario Bressanini:

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/02/21/biodinamica%C2%AE-cominciamo-da-rudolf-steiner/

Biodinamica®: cominciamo da Rudolf Steiner

Da alcuni anni accanto a prodotti da agricoltura convenzionale o biologica i consumatori possono trovare quelli biodinamici®. In campo vinicolo alcuni vini biodinamici® hanno recentemente conquistato una nicchia di mercato e l’apprezzamento degli esperti. In realtà la biodinamica® non è una pratica moderna ma risale agli insegnamenti dati dal filosofo Rudolf Steiner nel 1924. Il movimento biodinamico® precede quindi lo sviluppo della moderna agricoltura biologica. Nella sua visione filosofica la fertilità del suolo e l’agricoltura sono inserite in una visione di “forze cosmiche”, “energie astrali” e spirituali che secondo Steiner impregnano la nostra essenza fisica.  Molta importanza viene anche data alla posizione dei pianeti, alla luna e allo zodiaco.

[…] più che un metodo di produzione agricola è una filosofia che crede nelle “energie vitali” infuse nella materia inanimata. Dal punto di vista pratico la biodinamica® è prima di tutto una agricoltura biologica con aggiunte alcune pratiche, diciamo così, “esoteriche” tra cui l’utilizzo di alcuni “preparati” oltre all’attenzione verso le fasi lunari e le posizioni dei pianeti nelle costellazioni dello zodiaco.

Alcune chicche

[…]

Marchio registrato

Vi sarete sicuramente chiesti perché sino ad ora ho scritto biodinamica® con il simbolo del marchio registrato. Già pochi anni dopo la morte di Steiner fu costituita una associazione per occuparsi di stabilire e certificare la produzione agricola secondo gli insegnamenti del filosofo.

L’associazione più grande al mondo che si occupa di certificare le aziende che decidono di produrre seguendo la filosofia biodinamica® è Demeter. […]

Preparati

La biodinamica® viene considerata, dai suoi seguaci, un approccio “olistico” all’agricoltura. L’azienda agricola viene vista come un organismo immersa in un più ampio schema di influssi cosmici.

 L’agricoltura biodinamica®, come quella biologica, non fa uso di fertilizzanti e pesticidi di sintesi (anche se ci sarebbe da ridire su quel “di sintesi”, ma questo è un altro articolo). In pratica per ricevere la certificazione biodinamica® una azienda deve anche seguire le pratiche dell’agricoltura biologica. Differisce però da quest’ultima per l’uso obbligatorio di una serie di sostanze detti “preparati” usati sul suolo, sul concime e sulle piante che, secondo gli insegnamenti di Steiner, stimolano la terra e aumentano la salute delle piante e la loro qualità. I preparati possono essere autoprodotti oppure acquistati. Vediamo quali sono:

I primi due preparati, chiamati 500 e 501, sono da spruzzare. Il più famoso è il “preparato 500” o cornoletame. Consiste in letame di vacca messo in un corno di vacca, possibilmente che abbia già partorito una volta, seppellito e lasciato fermentare durante l’inverno. Viene disseppellito nel periodo pasquale. La sua distribuzione avviene dopo aver effettuato la fondamentale operazione di miscelazione e dinamizzazione con acqua tiepida di sorgente, pozzo o piovana. Tale operazione ha una durata di circa un’ora e può essere effettuata sia manualmente che tramite macchine speciali. Le quantità di preparato usate per un ettaro di terra, non è molta: va da 80 grammi a 250, a seconda della qualità del preparato. […] Uno si chiede: “Ma perché un corno di vacca?” Perché, ci spiega Steiner nella quarta lezione:

La vacca ha le corna al fine di inviare dentro di sé le forze formative eterico-astrali, che, premendo verso l’interno, hanno lo scopo di penetrare direttamente nell’organo digestivo. Proprio attraverso la radiazione che proviene da corna e zoccoli, si sviluppa molto lavoro all’interno dell’organo digestivo stesso. […]

Così nelle corna abbiamo qualcosa di ben adattato, per sua natura, a irradiare le proprietà vitali e astrali nella vita interiore. Nel corno avete qualcosa che irradia vita – anzi irradia anche astralità. È così infatti: se si potesse strisciare dentro il corpo vivo di una vacca – se tu fossi là dentro il ventre della vacca – annuseresti come la vita astrale e la vitalità di vita si riversa verso l’interno dalle corna. E così è anche con gli zoccoli.

Credo che all’interno del ventre di una vacca si possa annusare di tutto, certo :lol: .

Il secondo preparato da spruzzo, il 501 o cornosilice, consiste di quarzo tritato mescolato ad acqua piovana, messo in un corno di vacca, sepolto in primavera e tolto in autunno. La silice presumibilmente concentra le forze luminose presenti nel sole d’estate. Viene spruzzato sulle piante dopo averlo dinamizzato. Ne serve pochissimo: Steiner suggerisce una quantità pari a un pisello o ad una punta di spillo diluito in un secchio d’acqua.Quindi, durante l’inverno l’energia astrale si concentra nel letame lasciato nel corno sepolto, e dopo la dinamizzazione si spruzza il liquido sulla terra così che le forze astrali si ricongiungano con quelle terrene.

Gli altri preparati, dal 502 al 507, sono definiti “preparati da cumulo”, perché si aggiungono, sempre in dosi minime, nel letame da compostare. Il 508, estratto di equiseto, (Equisetum L.) si usa spray. Il 502 prevede l’uso di fiori di Achillea (Achillea millefolium L.) fermentati in una vescica di cervo. Ci spiega Steiner nella quinta lezione:  si prendono una o due manciate di fiori di achillea, si pressa ben bene dentro la vescica di un cervo e la si cuce. Si appende per tutta l’estate in un luogo esposto alla luce del sole. Quando arriva l’autunno la si sotterra per l’inverno e la si dissotterra la primavera successiva. Si aggiunge al cumulo di letame che, come sottolinea Steiner “può anche essere grande come una casa, […] perché la potenza radiante è talmente forte che non è neanche necessario mescolarlo, e influenzerà l’intera massa di letame, solido o liquido, o compost.” […] Perché una vescica di cervo? Il lettore scafato avrà già subodorato: perché la vescica del cervo comunica con le forze cosmiche grazie alle corna dell’animale, come se fossero antenne, a differenza di quelle della vacca che “lavoravano all’interno”. E quindi, secondo Steiner, “amplificano le forze che l’achillea già possiede, combinando lo zolfo con altre sostanze”. Non vi voglio annoiare e quindi vi elenco solo gli altri preparati:

503: fiori di camomilla fermentati nell’intestino di una vacca (Matricaria recutita L.)

504: germogli di ortica (Urtica dioica L.)

505: corteccia di quercia (Quercus robur L.)  fermentata nel teschio di un animale domestico

Di questo vi faccio vedere un video

http://www.youtube.com/v/ujvO-98BlFw

506: denti di leone (i fiori eh, non dovete estrarli al micione. Precisazione necessaria come non mai in questo caso :mrgreen: ) (Taraxacum officinale L.)

507: estratto di fiori di valeriana (Valeriana officinalis L.)

Che tipo di giustificazioni fornisce Steiner sull’efficacia di questi preparati? Ha fatto degli esperimenti? Ha verificato sul campo la loro efficacia? No. Nulla del genere. Oserei dire che andrebbe contro la sua stessa visione filosofica. Di alcuni preparati non si cura di dare spiegazioni del perché debbano funzionare. Di altri invece fornisce delle spiegazioni esoteriche, come vi ho mostrato. Dopo tutto lui era in contatto diretto con la Verità Cosmica, mica pizza e fichi.

È facile prendersi gioco di quelle che sembrano farneticazioni pseudoscientifiche di un pazzo sotto l’influsso di allucinogeni. E in effetti SONO senza dubbio farneticazioni prive di senso. Non mi importa se decine di migliaia di persone nel mondo credono a queste cose. Anche l’oroscopo ha molti seguaci. Ci sono probabilmente più astrologi al mondo che astronomi. E allora? Credo fermamente che sia un dovere morale per uno scienziato additare questi deliri oppiacei al pubblico ludibrio. Specialmente in un periodo come questo dove ci si rifugia sempre più spesso nell’irrazionalità e si teorizza la “pari dignità degli antichi saperi”. […]

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/02/17/uno-studio-sul-vino-biodinamico/

Uno studio sul vino biodinamico

[…] Qualcuno se l’è presa perché ho osato prendere in giro Steiner. In realtà io non ho fatto altro che riprendere le cose che lui ha scritto. Ma è sicuramente vero che, come ricordavo nello scorso articolo, è facile prendersi gioco di quelle che sembrano farneticazioni di un pazzo sotto l’influsso di allucinogeni. La scienza però non può limitarsi al giudizio severo o alla semplice derisione della descrizione del presunto meccanismo di funzionamento di queste pratiche.

Gli effetti dei preparati e dei processi biologici dell’agricoltura biodinamica non possono essere esclusi a priori, anche se le concentrazioni sono molto basse. […] Ci si deve quindi chiedere serenamente se l’uso dei preparati biodinamici apporti benefici misurabili rispetto a una coltivazione biologica convenzionale. Varrà la pena di interrare il corno di vacca primipara? Vediamo quello che ho scoperto e raccontato nel libro Le bugie nel carrello.

Emozioni nel vino

Una domanda interessante è come mai l’agricoltura biodinamica stia prendendo piede quasi solo nella produzione di vino, un ambito di cui Steiner non si è mai occupato nelle sue conferenze. Si sente parlare sempre più spesso di «vini biodinamici» o di «vini prodotti con uve provenienti da agricoltura biodinamica», e quasi mai di pomodori o lattuga ottenuti con lo stesso metodo. Sì certo, in qualche mercatino si trovano ma hanno un peso insignificante e soprattutto non “fanno tendenza” come è invece il caso del “vino biodinamico”. Sul perché posso solo fare supposizioni. Prima di tutto il vino è molto più costoso dell’ortofrutta. I margini sono maggiori sia per le aziende produttrici sia per i rivenditori (enoteche e ristoranti possono avere un ricarico dal 50 al 100 per cento o più). Se almeno una fetta di consumatori gradisce il prodotto, diventa relativamente semplice assorbire il costo e l’impegno maggiore in vigna che le pratiche biodinamiche richiedono. In più, c’è forse da considerare che, nella storia dell’umanità, il vino ha sempre avuto forti connotazioni simboliche e spirituali. Basti pensare al rito della messa, in cui diventa «sangue di Cristo». Le visioni di Steiner di forze cosmiche, corpi astrali, spiriti, energie vitali, risonanze celesti ed equilibri naturali, del tutto prive di senso dal punto di vista scientifico, trovano terreno fertile più nel vino che nel pomodoro. Nel marketing del vino, specialmente di fascia alta, l’immagine e le suggestioni svolgono un ruolo fondamentale. Non si vende soltanto una bevanda alcolica a base di uva, ma anche un prodotto corredato di storie, emozioni, ricordi, territori e discorsi onirici. Tutto ciò mal si concilia con la fredda razionalità dei dati scientifici. L’interesse per pratiche che a volte sconfinano nella ritualità magica (come interpretare altrimenti il gesto di seppellire un corno di vacca?) è forse solo una manifestazione delle istanze irrazionali e antiscientifiche purtroppo diffuse anche nei circoli intellettuali che si autodefiniscono progressisti. Molte persone, anche fra i miei amici, credono a non meglio identificate «energie», ai chakra, allo «spirito dell’universo», alle «vibrazioni» e a molti altri fattori tanto evocativi e immaginifici quanto fumosi. E in fondo la biodinamica ben si adatta al fideismo neopagano che chiama «madre» la natura e si affida alla sua benevolenza usando il termine «naturale» come sinonimo di buono e salutare. Le «forze vitali» di cui parla Steiner non sono definite in alcun modo, non si possono misurare e non è chiaro quali effetti possano manifestare

Alla prova dei fatti

La letteratura scientifica antecedente al 2005 non riporta studi rigorosi di confronto tra biodinamica e agricoltura biologica, ma soltanto articoli che, non avendo subito il normale processo di peer review (valutazione tra pari), hanno scarsissimo valore dal punto di vista scientifico. Sono stati invece pubblicati studi che confrontano le coltivazioni biodinamiche con quelle convenzionali, riscontrando un suolo più ricco di microrganismi, di materia organica e di vermi. Ciò non stupisce perché, come detto, le pratiche biodinamiche sono le stesse dell’agricoltura biologica, con l’aggiunta dei preparati. Per capire se il loro utilizzo (ed eventualmente il calendario astrologico delle semine) comporti una qualche differenza rispetto alle pratiche dell’agricoltura biologica non è corretto usare come termine di confronto un campo coltivato in modo convenzionale: bisogna  studiare due campi di colture biologiche che differiscano fra loro soltanto per l’utilizzo dei preparati biodinamici. Solo così si può capire se possano avere un qualche effetto.

Uno studio molto spesso citato dai seguaci della biodinamica è un articolo pubblicato nel 2002 sulla prestigiosa rivista «Science» da un gruppo di ricercatori svizzeri che hanno studiato per ventuno anni gli effetti della biodinamica, dell’agricoltura biologica e di quella convenzionale sulle coltivazioni. Nonostante la pubblicità ricevuta, quel confronto tra la biodinamica e l’agricoltura biologica non è rigoroso. Leggendo l’articolo si scopre infatti che i due tipi di coltivazioni hanno ricevuto trattamenti diversi, oltre all’utilizzo dei preparati biodinamici, e quindi non è possibile attribuire ai preparati biodinamici le differenze rilevate tra i due metodi di coltivazione.

Altri studi citati dai fautori della biodinamica dimostrerebbero che il concime addizionato con il cornoletame ha una composizione chimica diversa da quello non trattato, il che non stupisce, visto che i due concimi contengono componenti diversi. Non è però chiaro, e le pubblicazioni non lo dicono, perché l’uno dovrebbe essere migliore dell’altro. Un articolo di confronto sul suolo fertilizzato usando sia compost biodinamico sia non trattato conclude che «non sono state trovate differenze tra il suolo fertilizzato con compost e preparati biodinamici rispetto a quello dove i preparati non sono stati utilizzati».

Uno studio sulle uve biodinamiche

Nel 2005 il gruppo di John Reganold, professore di agroecologia e agricoltura sostenibile alla Washington State University di Pullman negli Stati Uniti e molto interessato alla biodinamica, pubblica il primo studio di confronto scientificamente accettabile sull’uso dei preparati biodinamici nella coltivazione dell’uva da vino.

Dato l’interesse recente per la biodinamica, e poiché sulle riviste peer reviewed non è mai stata pubblicata alcuna ricerca che confronti l’agricoltura biodinamica con quella biologica applicata alla viticoltura, nel 1996 abbiamo iniziato uno studio a lungo termine, replicato più volte, confrontando uva biologica e biodinamica in una vigna commerciale certificata biodinamica della contea di Mendocino [in California, nda]. Il nostro obiettivo era determinare se fosse possibile misurare un qualche cambiamento nel suolo e nella qualità delle uve come risultato dei preparati biodinamici.

L’esperimento, durato dal fino al 2003, ha riguardato 4,9 ettari di viti di Merlot. Su tutta la superficie sono state utilizzate le stesse pratiche di agricoltura biologica, applicando su metà dell’area i preparati spray 500 e 501, e dal 502 al 507, aggiunti al compost. Solo in questo modo i ricercatori potevano determinare se l’uso dei preparati biodinamici comportasse variazioni nel suolo o nell’uva. Il suolo è stato analizzato per vari anni di seguito, indagando sia la sua composizione chimica (materia organica, pH, nitrati, fosforo ecc.) sia la sua attività biologica (numero di vermi, attività batterica ecc.). Scrivono i ricercatori:

In relazione ai vari parametri chimici, fisici o biologici investigati non è stata trovata nessuna differenza significativa tra gli appezzamenti trattati in modo biodinamico e quelli non trattati. Inoltre, non sono state riscontrate differenze nelle più sensibili misure di attività microbica.

Questo risultato conferma i risultati ottenuti dagli stessi ricercatori in uno studio precedente. Anche il numero di vermi presenti nel suolo per metro quadro (nei primi 20 cm di profondità), pur variando da appezzamento ad appezzamento, non ha mostrato differenze significative.

Passando alle viti, l’uso dei diversi trattamenti non ha prodotto differenze significative nell’analisi delle foglie, nella resa, nel numero di grappoli, nel peso dei grappoli e in quello degli acini. L’analisi chimica dell’uva non ha rivelato variazioni statisticamente significative. […] I ricercatori concludono che, «sulla base dei dati relativi alla composizione dell’uva, ci sono poche evidenze che i preparati biodinamici contribuiscano alla qualità dell’uva. Le differenze osservate erano piccole e di dubbia utilità pratica».

Aggiungerei che, se quelle piccole differenze si sono manifestate solo nel 2003, si  può sospettare che in uno dei campi sia successo qualcosa di imprevisto, slegato dalle procedure biodinamiche, oppure che si tratti di semplici fluttuazioni statistiche. Supponiamo di prendere 20 campi coltivati in modo biologico e di distribuire su 10 di questi i preparati biodinamici. Per effetto delle pura variabilità statistica, dobbiamo aspettarci che circa 5 campi trattati in modo biodinamico abbiano parametri leggermente migliori dei 5 campi di confronto. E questo senza che vi sia una motivazione reale, solo per effetto del caso.

La verifica degli assaggiatori

L’esperimento descritto sopra è proseguito dal 2001 al 2004 con la vinificazione, allo scopo di verificare se esistessero differenze sensoriali percettibili tra il vino da uve biodinamiche e quello da uve biologiche. I grappoli sono stati raccolti a mano e per tutti i lotti il vino è stato prodotto seguendo lo stesso protocollo. Per evitare che il sapore fosse alterato da aromi estranei non sono state utilizzate botti di legno. Un gruppo di assaggiatori ha eseguito in cieco una serie di confronti sensoriali sui vari vini. […] I risultati hanno rivelato che in nessuna delle annate, dal 2001 al 2004, sono state riscontrate differenze significative tra il vino biodinamico e quello di controllo (< 0,05).

Per le annate 2003 e 2004 è stato condotto anche un confronto guidato da una serie di descrittori, sempre con gli assaggiatori all’oscuro di quanto stavano assaggiando. I partecipanti dovevano valutare vari aspetti del sapore, del gusto e dell’aroma di ogni coppia di bicchieri somministrata. Il vino biodinamico del 2003 è risultato possedere aromi di terra più forti e sapore più amaro del corrispondente vino biologico, mentre il contrario è avvenuto nel 2004. […] Ricapitolando, con il test triangolare non sono emerse differenze sensoriali rilevanti fra il vino biologico e quello biodinamico della stessa annata. Solo il vino del 2003, quello per cui le uve biodinamiche erano risultate un po’ più ricche di polifenoli (ricordate?), qualche assaggiatore ha riscontrato una differenza. Ironicamente però la maggior parte degli assaggiatori hanno preferito il vino biologico a quello biodinamico.

E quindi? Come mai alcuni giurano e spergiurano che il loro vino biodinamico è buonissimo e si organizzano persino fiere dedicate come se fosse una categoria a parte? […]

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2014/02/20/ma-il-vino-biodinamico-e-buono/

Ma il vino biodinamico è buono?

È giunto il momento di tirare le somme sull’argomento Biodinamica, con qualche considerazione finale, dopo aver parlato prima di Steiner e poi descritto un esperimento controllato sull’effetto (inesistente) dei preparati biodinamici nella produzione di un vino Merlot. Prima però vorrei segnalare questo articolo della rivista Query, che racconta come la Regione Piemonte contribuisca a finanziare dei corsi di biodinamica. Lo segnalo anche perché nella piccata risposta di Agri Bio Piemonte mi citano come quel “tal Signor Dario Bressanini. A mio modesto avviso non mi sembra che possa essere considerato il Maestro dei Maestri. Mi sembra, ma posso sbagliare, che esprima solo preconcetti e non conosca affatto la materia.” Evidentemente non è piaciuta la mia conferenza ;)  .

Questo è un atteggiamento tipico delle pseudoscienze: l’idea che se non “sei dentro”, se non hai “assorbito le conoscenze fondamentali” non puoi “capire”. L’idea che uno possa allegramente impipparsene della paccottiglia esoterica, fare un esperimento e giudicare i risultati non sembra fare breccia nella mente di molti. […]

Pesticidi naturali e non di sintesi?

Nell’agricoltura biologica, e quindi in quella biodinamica, si può utilizzare solo un numero ristretto di pesticidi contro i parassiti e le malattie delle piante, il che esclude la gran parte dei principi attivi che oggi l’agricoltore moderno ha a disposizione. 

A volte si dice impropriamente che questo tipo di agricoltura non utilizza «sostanze chimiche di sintesi». Qualcuno potrebbe far pensare che si ricorra a qualcosa che è disponibile in natura, raccolto tal quale e pronto all’uso. In realtà non è proprio così.

Tra le sostanze utilizzate dall’agricoltura biologica e biodinamica, oltre che da quella convenzionale, ci sono i composti del rame (l’idrossido, il solfato, l’ossicloruro e così via). Impiegato come fungicida, per esempio contro la peronospora della vite, il rame è un metallo tossico i cui composti purtroppo si accumulano anno dopo anno nel terreno. Nello Champagne, in Francia, il suolo di alcune vigne è contaminato dalla poltiglia bordolese (solfato di rame e calce), usata da oltre un secolo per combattere la peronospora. Si tratta di «pesticidi non di sintesi»? Non direi. Queste sostanze sono prodotti industriali che derivano dai minerali di rame estratti dalle miniere di tutto il mondo.

Poi c’è lo zolfo, usato per combattere l’oidio, un fungo che colpisce le viti e altri vegetali. Oggi si ottiene praticamente ovunque come sottoprodotto della lavorazione del gas o della raffinazione del petrolio. Spero proprio che nessuno rimpianga l’uso dello zolfo «naturale», cioè di miniera, perché i minatori non se la passavano tanto bene.

Altre sostanze utilizzate in agricoltura biologica e biodinamica sono gli «oli minerali», una miscela di idrocarburi in prevalenza saturi ottenuti dalla raffinazione del petrolio. Per ridurre il numero di composti insaturi, tossici per le piante, si tratta il prodotto raffinato con acido solforico. Insomma, sono sostanze chimiche derivanti da processi industriali tanto quanto altri prodotti fitosanitari proibiti dall’agricoltura biodinamica (e magari meno tossici dei composti del rame).

Ma alla fine il vino biodinamico è buono?

A detta degli esperti, alcune case di produzione internazionali di vini di qualità sono passate alla biodinamica. C’è chi lo considera un argomento a favore: «Nella lista dei 100 migliori vini al mondo molti sono biodinamici, quindi la biodinamica funziona». Il ragionamento è ovviamente fallace. Per rimarcare che la presenza nell’una o nell’altra classifica non dimostra alcunché basterebbe chiedersi: «Quanti vini biodinamici ci sono tra i 100 peggiori al mondo?». Dal punto di vista logico è come dire: «Nella classifica dei 100 migliori vini al mondo ce ne sono alcuni la cui uva è stata raccolta da un uomo con il cappello rosso, quindi la cappellorossodinamica funziona». Così è forse più facile capire quanto questo tipo di ragionamento sia sballato.

Lo ripeto perché è un punto importante, che a volte non viene colto immediatamente (specialmente dagli appassionati di vino che apprezzano alcuni vini biodinamici): il fatto che esistano ottimi vini biodinamici non dimostra affatto che il merito sia dei preparati biodinamici. Una domanda più sensata è invece chiedersi quanti vini non biodinamici mediocri sono diventati eccellenti dopo il passaggio a queste pratiche. Ma a dire il vero neanche questa domanda, di cui non conosco la risposta, servirebbe a dirimere la questione. Poiché la biodinamica, a parte gli aspetti astrologici su cui non vale la pena di spendere tempo vista la palese infondatezza, è sostanzialmente una agricoltura biologica con aggiunto l’obbligo di utilizzo dei vari preparati, l’unica cosa sensata da fare è mettere a confronto un prodotto da agricoltura biologica con uno da agricoltura biodinamica, per capire se i preparati fanno la differenza.

Quando uno scienziato si mette ad investigare con metodo scientifico gli effetti di una pratica, come in questo caso, vuole prima di tutto capire se c’è un rapporto di causa ed effetto. L’uso dei preparati 500 e 501 porta a uve e vini migliori? Se la risposta, come sembra, è che questi preparati sono irrilevanti, questo non significa che i vini in questione siano cattivi. Significa che tra i due fatti non c’è relazione, e se il vino è buono, o cattivo, dipende da altri fattori e non dall’uso di uve certificate biodinamiche.

Gli amici esperti mi dicono che i vini biodinamici di Nicolas Joly, Romanée Conti e altri produttori sono straordinari. Non ho alcuna difficoltà a crederlo, ma non c’è alcuna prova che la loro qualità sia dovuta all’uso del cornoletame, del cornosilice o della camomilla fermentata nella vescica del cervo in contatto astrale con le forze cosmiche dell’universo. Credo sia dovuto soprattutto alle pratiche in vigna di questi produttori, al loro grande coinvolgimento e all’estrema attenzione al prodotto. Oltre, ovviamente, alla particolare vocazione del territorio in cui si trovano a lavorare. […]

FAQ

D: Se chi produce vuole seguire quelle prescrizioni esoteriche, che evidentemente non sono dannose per i prodotti, che male c’è?

R: Non c’è ovviamente nulla contro la persona che “ha fede”, ma io credo che la scienza, e gli scienziati, abbiano il diritto di spiegare cosa è dimostrato e distinguerlo da ciò che non lo è, anche se a volte parlano al vento. Hanno il diritto, ma oserei dire anche il dovere, di mettere in evidenza la superstizione dalla realtà. Se qualcuno si sente offeso perché si dice chiaramente che crede in cose che non hanno senso è un problema suo. Credo sia un dovere sociale che gli scienziati escano ogni tanto dai loro laboratori e cerchino di combattere tutti gli atteggiamenti antiscientifici che proliferano nella nostra società moderna, dall’astrologia all’omeopatia, dalle diete assurde basate sui gruppi sanguigni o sulla presunta alcalinità degli alimenti a tutte le varie pseudoscienze.

D: Ma tu sei un razionalista!

R: Certamente. Razionalista militante. E pure orgogliosamente riduzionista.

D: Perché prendi in giro Steiner e color che credono nella biodinamica?

R: Io non prendo in giro nessuno. Io riporto quello che ha scritto Steiner e lo confronto con i fatti. Non sono mica io quello che ha detto che si deve scuoiare un topo, bruciarne la pelle e spargerla per i campi. O che le corna del cervo comunicano con le energie cosmiche. E se uno “dinamizza” il letame ruotandolo per mezz’ora in senso orario e poi per mezz’ora in senso antiorario, beh, si deve aspettare qualche frecciatina ;)

D: Ho comprato un vino biodinamico. Era buono assai. Quindi evidentemente la biodinamica funziona!

R: No. Non basta prendere una bottiglia di vino biodinamico e apprezzarla per dire che “funziona”. E non è neanche sufficiente prendere due bottiglie, una biodinamica e l’altra no, e confrontarle. Anche se avessimo la cura di prendere vini da due aziende vinicole confinanti, in modo da avere presumibilmente lo stesso suolo e le stesse condizioni climatiche, la qualità finale del vino è influenzata da moltissimi altri fattori, dai metodi di gestione della vigna alle pratiche che si effettuano in cantina, dal tipo di materiali usati per far invecchiare il vino e così via. L’unico modo per fare un confronto è un esperimento rigidamente controllato come descritto nello scorso articolo.

D: Sappiamo bene che ci sono molte cose che la scienza non riesce a spiegare

A: Certamente, la scienza ancora non riesce a dare una spiegazione di molti fatti sperimentali. Ma prima di perdere tempo nel tentativo di cercare una spiegazione ad un fatto, è necessario che l’esistenza del fatto stesso sia ben confermata. Per intenderci, non inizio a costruire teorie scientifiche su come le renne di Babbo Natale riescano a volare prima di determinare se effettivamente Babbo Natale esiste davvero e che usi delle renne.

D: Mi vuoi forse dire che uno non ha il diritto di credere in ciò che vuole?

A: Puoi credere in quello che vuoi, certamente. C’è chi crede a tutta una serie di cose non dimostrate. Basta considerare una qualsiasi religione e se ne trovano moltissime, ovviamente, di “espressioni di fede”. Tuttavia, così come c’è libertà di fede, esiste anche la libertà di critica, specialmente quando si vogliono far passare per “scientifiche” certe pratiche che proprio non lo sono. Diciamo che gli scienziati sono punti sul vivo quando invadi il loro terreno con un linguaggio pseudoscientifico, e reagiscono di conseguenza.

D: Il metodo scientifico non è l’unica maniera di indagine

A: Il metodo scientifico serve per ridurre al minimo, e se possibile eliminare, la possibilità di arrivare a conclusioni errate nell’osservazione di un fenomeno, eliminando le possibilità che il giudizio finale venga alterato da fattori estranei (ad esempio le convinzioni personali) al fenomeno che si desidera studiare. Nel far ciò è essenziale che il design dello studio sperimentale sia fatto a dovere. È per questo motivo che racconti aneddotici (vedi alla voce “mio cugino…”) non sono accettati. Nonostante tutte le precauzioni ogni tanto vengono pubblicati articoli sbagliati e che giungono a conclusioni errate. Può essere dovuto ad un cattivo design dell’esperimento o a una interpretazione statistica sbagliata dei risultati, alla mala fede o altro. Sta alla comunità scientifica, dopo la pubblicazione, criticare la metodologia con cui è stato effettuato lo studio.

Chi sostiene che il metodo scientifico non funziona solitamente non lo capisce e non ha mai proposto nulla di altrettanto valido.

D: È fastidioso che gli scienziati vogliano spiegare tutto.

R: Non tutto. Solo quello che è in linea di principio spiegabile in termini scientifici, almeno con le conoscenze attuali. Non si capisce perché se un prete parla di genetica e un filosofo di agricoltura nessuno si scandalizzi, mentre se ne parlano gli scienziati (che forse, forse, sono un po’ più titolati a parlarne) si accusi la scienza e gli scienziati di “arrogante scientismo”.

D: È indubbio che gli astri influenzino la vita sulla Terra. Non è forse la forza della luna che muove le maree? E l’energia del sole che ci riscalda?

A: indubbiamente. Ma quelle sono forze ed energie ben note e studiate. Completamente comprese dalla scienza. Allo stesso modo con cui calcoliamo e prevediamo le maree, basandosi sulla forza di gravità, possiamo prevedere che l’influenza degli altri pianeti è praticamente nulla, per non parlare delle costellazioni.

Tirando le somme

Perché queste pratiche hanno seguito? Forse il motivo è da ricercare nel bisogno dell’uomo occidentale, in questo momento storico, di riscoprire una dimensione spirituale. Molto più banalmente, queste pratiche possono essere usate come segno di distinzione commerciale. In un mercato sempre più affollato di proposte, è importante trovare dei modi per caratterizzare un prodotto e distinguerlo dagli altri, vendendo al contempo anche emozioni. E il vino è il prodotto perfetto per vendere emozioni spirituali.

______________________________________________________

Aggiornamento del 29 gennaio 2015:

http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/01/25/riflessioni-di-uno-scienziato-divulgatore-parlare-ai-biodinamici/

Riflessioni di uno scienziato divulgatore. Parlare ai biodinamici

25 gennaio 2015

[…] in estrema sintesi, il messaggio che io volevo arrivasse era:

1) La Biodinamica non ha fondamenti scientifici né empirici: è stata inventata di sana pianta.

2) Steiner non fornisce alcuna giustificazione sensata per i preparati biodinamici che suggerisce di usare.

3) Per avere la certificazione Demeter l’uso dei preparati biodinamici è obbligatorio.

4) Gli esperimenti controllati mostrano che i preparati biodinamici non hanno alcun effetto sul prodotto finale, indistinguibile con prove in cieco da quello prodotto senza l’uso dei preparati.

5) La “cristallizzazione sensibile”, la “dinamolisi capillare” e altro sono fuffa pseudoscientifica senza alcuna dimostrazione della loro efficacia: lettura dei fondi di caffè in grammellot pseudochimico.

[…] Alcune conseguenze logiche (un matematico direbbe “corollari”) nel caso in questione, in ordine sparso, sono:

a) Se il vino ti viene buono, il merito è di come lo fai tu, o del tuo territorio, e non dei preparati biodinamici. Come si dice: “hai il manico” (oppure “hai culo” ;) ).

b) Se non usi i preparati e fai un vino che puzza, non sperare che, usando il cornoletame o la camomilla nella vescica di cervo, il tuo vino migliori.

c) Visto che i preparati non servono, puoi evitare di usarli se vuoi. Risparmierai e il tuo prodotto non cambierà. Però perderai la certificazione (nel caso tu ce l’abbia).

d) Senza preparati la biodinamica diventa sostanzialmente una agricoltura biologica.

NON sono conseguenze logiche invece le seguenti affermazioni:

e) Tutte le pratiche agricole suggerite in Biodinamica sono prive di senso

f) Il vino biodinamico fa sempre schifo

g) Il vino biodinamico è indistinguibile da vino prodotto nei vari modi che chiamiamo per comodità “convenzionali” […]

Leggendo le reazioni sui social network alle condivisioni del mio articolo sono rimasto (ma solo inizialmente) stupito da quante persone letteralmente “schiumassero rabbia” dopo aver letto come ho preso in giro le idee di Steiner e mi sono fatto beffe di lui.

Da scienziato so che mai, in nessun caso, in una discussione scientifica, si devono “rispettare” le idee e le opinioni. Mai. Si rispettano gli uomini ma non le loro idee, che devono sempre essere messe alla prova anche duramente. Se le idee sopravvivono all’assalto all’arma bianca allora ne usciranno rafforzate. La scienza procede anche così.

Se invece risultano sbagliate vanno rifiutate e anche messe alla berlina. Anche se arrivano da premi Nobel: l’autorità non vale nella scienza, l’abbiamo detto mille volte. Si rispettano i fatti, scientificamente accertati fino a quel punto, almeno sino a quando qualcuno non porta fatti ed esperimenti nuovi. E ovviamente figure pubbliche, come un premio Nobel, vengono anche attaccate direttamente se si mettono a propugnare idee balzane non provate (vedi Watson, Mullis, Montagnier, Pauling,…).

Le reazioni rabbiose ai miei articoli sono arrivate spesso da produttori o da “giornalisti/scrittori/esperti di vino” che in qualche modo si sono sentiti offesi e presi in giro nelle loro convinzioni dal fatto che io avessi preso per i fondelli Steiner e avessi mostrato come le sue idee fossero prive di senso. Nonostante abbia citato solo frasi di Steiner stesso. […]

I preparati biodinamici non hanno effetti. Se vuoi usali, così ti puoi certificare e sfruttare l’onda, ma non giustificarli con le pseudoscienze.

Insomma ci siamo capiti.

Scienziato e divulgatore sono spesso in conflitto su come trattare temi “spinosi”. E a volte, come in questo caso, non vedono altra soluzione accettabile che non “perdere” una parte del pubblico. Come già spiegavo in una puntata precedente di questa serie di riflessioni a ruota libera sulla divulgazione, a volte è necessario pensare a che pubblico ci si vuole rivolgere, e accettare di perdere per strada gli altri. Parlare agli “adepti militanti” costa una gran fatica e quasi sempre non serve a nulla. È per questo motivo che non mi metto a discutere con chi crede alle scie chimiche o con gli animalisti convinti oppositori della sperimentazione animale. È una inutile perdita di tempo.

Ma anche senza cadere in questi casi estremi, si deve anche accettare il triste fatto che non tutti riusciranno a cogliere i tuoi ragionamenti, neanche se li spieghi al meglio delle tue capacità. […]

______________________________________________________

Aggiornamento del 9 giugno 2016:

http://www.ilfoglio.it/scienza/2016/05/31/agricoltura-biodinamica-appello-scenziati-contro-finanziamenti___1-v-142681-rubriche_c136.htm

L’appello degli scienziati: niente soldi al biodinamico

Se il governo incentiva la stregoneria con il “Piano strategico nazionale”, ci saranno anche effetti concreti sull’assegnazione dei circa 1,5 miliardi di euro finanziati dall’Unione europea per lo Sviluppo rurale

di Luciano Capone | 31 Maggio 2016

[…] L’agricoltura biodinamica si basa su una filosofia che unisce astrologia, omeopatia e spiritualismo, una compilation del pensiero anti scientifico che usa preparati ottenuti da vesciche di cervo maschio appese piene di fiori, oppure da corni di vacca pieni di letame sotterrati, nella convinzione che questi intrugli convoglino le energie cosmiche e le forze astrali nelle piante.

Questa roba è stata inserita dal governo nel “Piano strategico nazionale”, un po’ come se avessimo messo in un “piano strategico sanitario” le teorie di Red Ronnie e Davide Vannoni. […]

______________________________________________________

Vedi l’articolo “Alimenti biologici e alimenti convenzionali: come scegliere e cosa scegliere?

Tags: , , , , , ,