Dopo aver visto la bellissima puntata del programma “Visionari” di Corrado Augias dedicata a Charles Darwin (del 7/04/2014), che naturalmente vi consigliamo di vedere, abbiamo pensato che valesse la pena approfondire un po’ meglio la questione dell’insegnamento dell’evoluzionismo nella scuola italiana.

Dopo la sconvolgente abolizione del 2004 da parte del Ministro Letizia Moratti, dobbiamo ritenerci fortunati che la comunità degli scienziati sia riuscita a far reintrodurre l’evoluzionismo nei programmi scolastici, anche se soltanto a partire dalla terza media (quando si potrebbero benissimo cominciare ad introdurre i concetti base già alla scuola dell’infanzia e alle elementari, con l’ausilio di giochi e laboratori) e con l’imposizione di incomprensibili ed anacronistiche censure. Sappiamo assai bene, purtroppo, quanto sia grave in Italia il problema della disinformazione scientifica (vedi l’articolo “L’Italia della disinformazione scientifica“), per questo auspichiamo che l’insegnamento delle materie scientifiche possa incrementare, sia quantitativamente che qualitativamente, negli anni a venire, nelle scuole di ogni ordine e grado. 

Di seguito una breve cronistoria:

  • 1979

Programmi del 1979 (Decreto Ministeriale 9 febbraio 1979) – insegnamento di “struttura, funzione e evoluzione dei viventi”

  • 2004

Indicazioni nazionali per i piani di studi personalizzati nella Scuola Secondaria di I grado (Decreto legislativo n. 59 del 19 febbraio 2004, allegato C). L’insegnamento dell’evoluzionismo viene omesso: scompare l’insegnamento di “Teoria dell’evoluzione delle specie”. L’elenco degli argomenti da trattare non comprende più: “L’evoluzione della Terra”, “Comparsa della vita sulla Terra”, “Struttura, funzione ed evoluzione dei viventi”, “L’origine ed evoluzione biologica e culturale della specie umana”

  • 23 aprile 2004

Appello di scienziati: si chiede al Ministro di rivedere i programmi. Il mancato apprendimento della teoria dell’evoluzione per dei ragazzi di 13 -14  anni, rappresenta una limitazione culturale e una rinuncia a svilupparne la curiosità scientifica e l’apertura mentale. E’ senz’altro giusto spiegare che il Darwinismo e le teorie che ne sono conseguite hanno lacune da colmare e presentano problemi insoluti, ma non si può saltare completamente l’anello che lega passato e presente della nostra specie. Chiediamo dunque al Ministero dell’Istruzione di rivedere i programmi della scuola media, colmando una dimenticanza dannosa per la cultura scientifica delle nuove generazioni.

  • 28 aprile 2004

Letizia Moratti affida ad un gruppo di esperti (Rita Levi Montalcini,  Carlo Rubbia, Roberto Colombo, Vittorio Sgaramella) il compito di redigere un rapporto, non vincolante, su Darwin e l’evoluzionismo.

  • 23 febbraio 2004

Il giudizio della Commissione: “l’insegnamento delle scienze non può prescindere dall’insegnamento della teoria evoluzionista e di Darwin”

  • 17 ottobre 2005

Decreto legislativo: Indicazioni nazionali per i piani di studio personalizzati – Obiettivi specifici di apprendimento per le Scienze per le Scuole secondarie di I grado. Ricompare l’indicazione dell’insegnamento di Darwin per i programmi della terza media. Rimangono quindi escluse le scuole dell’infanzia e le elementari.

http://www.italialaica.it/news/articoli/25326

L’INSEGNAMENTO DELLA TEORIA DELL’EVOLUZIONE DELLA SPECIE NELLE SCUOLE EUROPEE

Di Mirella Sartori | 30.06.2010

[…] È per me importante puntualizzare che personalmente ritengo fondamentale non affondare in pericolosi tranelli di contrapposizione tra scienza e fede; considero un errore il cadere in questo confronto impossibile tra due mondi distinti che si debbono rispettare rimanendo nettamente separati ed evitando una sorta di rissa calcistica tra opposti schieramenti. Capisco anche quanto sia fastidioso per gli scienziati sentirsi continuamente aggrediti con argomentazioni che non hanno nulla di scientifico per confutare teorie che invece scientifiche sono, ma credo che le risposte debbano essere altre.
La cronaca
Nell’ottobre 2007 il Consiglio d’Europa (organismo internazionale istituito il 5 maggio 1949, da non confondersi con il Consiglio Europeo, che è una organo dell’UE) ha affrontato una questione controversa: l’insegnamento del creazionismo nelle scuole in QUANTO PRESUNTA TEORIA SCIENTIFICA. Preciso che non era in discussione la possibilità della presentazione del Creazionismo nell’ambito di materie come la Storia del pensiero o delle religioni, o anche dell’antropologia culturale o simili. Il problema in discussione era se fosse opportuno o meno presentare il creazionismo come teoria scientifica, alla pari con le altre teorie scientifiche!Dopo un’ampia discussione e la presentazione di documenti, la questione, per quanto ci possa apparire assurdo, è stata messa ai voti. L’assemblea plenaria si è opposta all’insegnamento del creazionismo come disciplina scientifica.Tralasciando l’inconcepibile necessità di un voto per decidere su simili questioni, il risultato sembrerebbe degno della modernità del nostro mondo, se la curiosità non ci spingesse ad analizzare lo svolgimento della votazione che porta a considerazioni meritevoli di interesse.

Le nazioni presenti erano 47 e i parlamentari che hanno votato erano 76; 48 hanno negato scientificità al Creazionismo, 25 sarebbero stati a favore del suo insegnamento in quanto disciplina scientifica e 3 si sono astenuti. In ambito italiano l’esito mi pare sconvolgente: 3 su 4 hanno votato a favore e 1 contro. I tre che considerano quindi il Creazionismo una teoria scientifica da proporre agli studenti alla pari della teoria del Evoluzionismo sono: Claudio Azzolini (Forza Italia), Lorenzo Cesa (Udc) Andrea Rigoni (Margherita). Contrario Dario Rivolta di Forza Italia che si è dimostrato perciò al confronto dei suoi colleghi un libero pensatore. Belgi, Svizzeri, Francesi, Svedesi, Inglesi sono stati al 100% contro l’insegnamento del creazionismo in quanto non scienza. L’Italia è in questa gara alla pari della Polonia e della Slovacchia (2 su 3). Campioni nella gara in favore del creazionismo sono la Serbia, l’Islanda e la Moldavia che hanno votato al 100% a favore dell’insegnamento di tale concezione considerandola degna di scientificità, alla pari, se non superiore alle altre teorie.

Breve cronistoria italiana 

1) Nel 2004 a Milano venne organizzata la “Settimana antievoluzionista” (sottotitolo: Evoluzione, una favola per bambini). Una cosa grossa, sponsorizzata da politici di un certo livello, supportata da molti giovani che dagli slogan facevano supporre di non aver dedicato molto tempo allo studio dell’evoluzione e forse neanche allo studio tout cour.

Nel mese di Marzo si era avuta notizia che la ministra Moratti aveva deciso di cancellare Darwin dai testi scolastici. Seguirono proteste massicce della comunità scientifica, compresa l’Accademia dei Lincei. Purtroppo, come sempre quando si tratta di argomenti di questo tipo, l’opinione pubblica non fu coinvolta. Comunque il 28 aprile 2004 la ministra, sotto la pressione delle proteste, istituì una commissione. Quel giorno la signora assicurò che «la discussione delle teorie darwiniane, fondamento della moderna scienza biologica, sarebbe stata assicurata nella formazione di tutti i ragazzi dai 6 ai 18 anni, secondo criteri didattici graduali».

La commissione, presieduta dal Premio Nobel Rita Levi-Montalcini, lavorò per alcuni mesi.

Il 23 febbraio 2005 la presidente Montalcini consegnò il «rapporto» conclusivo e la reintroduzione dell’insegnamento dell’evoluzione venne ribadita dalla ministra nella conferenza stampa di presentazione del nuovo anno scolastico, il 6 settembre 2005.

Il ministero non volle rendere pubblico il documento Montalcini che, da quel momento, è scomparso. 

2) Nella Regione Piemonte, nell’anno scolastico 2006 fu fatto pervenire agli insegnanti di scienze e di filosofia dei Licei Scientifici un lussuoso volume di circa 800 pagine, ricco di documentazione fossile, corredato dal CD “I fossili hanno screditato l’evoluzione”. Il volume proveniente dall’Ungheria, ma stampato ad Ankara, è titolato l’Atlante della Creazione. (Per la precisione, questo lavoro era apparso già due anni orsono in Italia e sentore della sua pubblicazione e del clima che lo favoriva, era stato riferito da parte di alcuni insegnanti di scienze che avevano lavorato nella capitale magiara presso un liceo ad indirizzo scientifico che aveva l’italiano come seconda lingua). L’autore, tale Adnar Oktar, scrive con il nome di Harun Yahya. Il testo intende “smascherare l’impostura degli evoluzionisti, invalidare le loro pretese, rivelare gli oscuri legami tra darwinismo e ideologie sanguinarie quali il fascismo e i comunismo. La novità è che il riferimento non è più la Bibbia, ma il Corano, dichiarato come “unica fonte di sentimenti di amore universale contrapposti alla violenza”.

Luciana Campanaro, Presidente per il Piemonte della Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali, denunciò il fatto “che attestava la volontà di attacco diretto alla scienza e al suo pensiero” e invitava tutti i colleghi alla cautela e all’attenzione, affinché simili ideologie antiscientifiche non entrassero nella scuola e si dichiarava “d’altronde certa che la preparazione culturale e la professionalità degli insegnanti fossero una sicura garanzia per il corretto insegnamento delle scienze naturali”. Annunciò anche che la SIBE (Società di Biologia Evoluzionistica) avrebbe organizzato a breve una giornata sull’evoluzione, coinvolgendo più voci: la ricerca scientifica, l’editoria, l’università, la scuola, la politica. (31-5-2007).

3) Nello stesso anno scolastico, agli esami di maturità del 2007, è accaduto che a circa cinquecentomila studenti che si preparavano ad affrontare gli esami di maturità con indirizzo tecnico scientifico è stato chiesto di confrontarsi con il SENSO DELLA VITA. Una delle tracce del tema era: “FINALITÀ E LIMITI DELLA CONOSCENZA SCIENTIFICA: CHE COSA DICE LA SCIENZA SUL MONDO CHE CI CIRCONDA, SU NOI STESSI E SUL SENSO DELLA VITA?”

La prima istintiva osservazione a me sembra essere che il senso della vita non è di pertinenza della conoscenza scientifica! Invece le tracce fornite che sarebbero dovute servire per aiutare i ragazzi nello svolgimento del tema suggeriscono una contrapposizione tra darwinismo e neocreazionismo (nella versione disegno intelligente). Viene infatti citata la dichiarazione del cardinale creazionista Christoph Schonborn, nella quale si esplicita che la scienza non risponde ai “perché dell’esistenza, da dove veniamo, dove andiamo”. Molto bene! Sembrerebbe un invito a distinguere gli ambiti delle due discipline (scienza e metafisica)! Invece, purtroppo, il significato è un altro poiché la citazione proviene da una intervista fatta dal giornalista Marco Politi al teologo viennese (C’è un disegno nell’universo, Darwin sbaglia, Dio guida ciò che ha creato, La Repubblica, 6 nov. 2005) il quale fra le molte argomentazioni sostiene che negare un disegno sarebbe un’abdicazione all’intelligenza perché “è evidente che nel cosmo è all’opera una Razionalità”. E poiché è questa Razionalità stessa che porta a concludere che esiste un Disegno, questi afferma che la sua posizione non si richiama alla Fede, ma alla ragione. Si autodefinisce dunque difensore della ragione, anzi conclude che in questo caso si dimostra che la Fede è ragione! Tale posizione fu considerata al tempo talmente estremista (purtroppo “al tempo” oggi non è più così) che l’Osservatore Romano sentì l’esigenza di ridimensionare il teologo viennese e di fare una smentita. Forse si trattò soltanto di tattica (ma già è molto per un organo della chiesa di Roma ) in seguito allo scalpore che aveva fatto la sentenza di un giudice federale degli Usa (dicembre 2005) con la quale aveva dichiarato il Disegno Intelligente proponibile nelle scuole soltanto nell’ambito dell’insegnamento della religione, dell’antropologia culturale o materie analoghe, ma non argomento da poter insegnare come materia scientifica e ne aveva quindi proibito l’insegnamento in tal senso. In quanto non scienza, appunto.

Ricordo che la storia della negazione della teoria dell’evoluzione ha avuto radici negli Usa sin dagli anni ’20 del millenovecento, quando fondamentalisti cristiani si opposero alla teoria dell’evoluzione umana ed alcuni Stati ne proibirono l’insegnamento nelle scuole. Per stigmatizzare come normalmente possa essere condannato il relativismo morale, ma venga invece abbracciato con faciloneria quello scientifico, mi piace riferire che pare che sia stato suggerito alle guide turistiche del Grand Canyon degli Stati Uniti di evitare di informare i turisti sull’età di quella meraviglia naturale (5-6 milioni di anni) perché tale informazione potrebbe offendere la sensibilità di eventuali creazionisti in gita nel luogo!

Concludo leggendo alcune parole di Gaetano Salvemini che ho sempre con me per averle “pronte all’uso”: “Tutti in Italia sembrano aver dimenticato che la libertà non è la mia libertà ma è la libertà di chi non la pensa come me. Un clericale non capirà mai questo punto né in Italia né in nessun altro paese del mondo. Un clericale non arriverà mai a capire la distinzione fra peccato, quello che lui crede peccato, e delitto, quello che la legge secolare ha il compito di condannare come delitto. Il clericale punisce il peccato come fosse delitto e perdona il delitto come se fosse peccato. Perciò è necessario tener lontano i clericali dai governi dei paesi civili“. 

Mirella Sartori

http://www.repubblica.it/2005/a/sezioni/cronaca/riforscuola/darwin/darwin.html

Le teorie evoluzionistiche erano state cancellate dai programmi. Dopo gli appelli su Repubblica, istituita una commissione

‘Darwin torni tra i banchi di scuola’ Lo chiedono i saggi della Moratti

di VLADIMIRO POLCHI – 23 febbraio 2005

ROMA – Promosso a pieni voti, Darwin torna tra i banchi di scuola. La sua espulsione, decisa dalla Moratti, ha i giorni contati. La teoria evolutiva ha superato brillantemente l’esame della commissione di studio, presieduta da Rita Levi Montalcini. Spetta ora al ministero dell’Istruzione reinserirla nei testi e nei programmi scolastici. 

Il “caso Darwin” scoppia nell’inverno dello scorso anno. Il decreto legislativo del 19 febbraio 2004 cancella dai programmi delle scuole medie ogni riferimento alle teorie evoluzionistiche. La decisione del ministro lascia costernati scienziati e accademici. Un appello lanciato sul sito della Repubblica raccoglie un’ondata di adesioni: quasi 50mila in pochi giorni. Si chiede alla Moratti di ripristinare nelle scuole italiane l’insegnamento del darwinismo.

Il ministro a fine aprile 2004 nomina una commissione di “saggi”, composta dalla Montalcini e da Carlo Rubbia, Roberto Colombo e Vittorio Sgaramella. La commissione si riunisce il 16 giugno e riceve mandato di “dare indicazioni su come integrare l’aspetto della teoria evoluzionistica nell’ambito dell’insegnamento delle discipline scientifiche da parte delle scuole italiane”.

Dopo lunghe consultazioni e confronti, ne esce un primo documento, che da qualche giorno è arrivato sul tavolo del ministro Moratti. Ne circola solo una bozza. Cosa c’è scritto? Innanzitutto che “lo studio dell’evoluzione è essenziale per una visione integrale della vita”. Per questo la commissione chiede al ministero di riconoscere al più presto l’importanza dell’insegnamento di Darwin sia nella scuola primaria, che in entrambi i cicli di quella secondaria. Si invoca un’inversione di rotta, suggerendo per il futuro di “far precedere una pubblica richiesta di commenti all’atto legislativo, anziché gestirne successivamente e faticosamente le contestazioni”.

Darwin e la teoria evoluzionistica vengono difesi dagli attacchi sferrati da “posizioni integraliste e pseudo-religiose”. Ogni censura di dati e ipotesi sul fenomeno biologico dell’evoluzione rappresenterebbe un impoverimento dell’opportunità educativa, che l’insegnamento delle scienze offre al docente e “aprirebbe la strada a una loro deformazione ideologica”. Insomma, trascurare il darwinismo “significherebbe danneggiare gravemente la formazione intellettuale dei giovani, che debbono aprirsi con senso critico all’osservazione della realtà”. 

Non solo. Secondo la commissione, un inadeguato insegnamento della genetica in generale e dell’evoluzionismo in particolare può favorire la diffusione di aberrazioni quali l’eugenetica e il razzismo. Per tutte queste ragioni nel documento si chiede al ministero dell’Istruzione di porre rimedio con rapidità al problema (“almeno prima che vi sia una nuova mobilitazione altrimenti difficile da evitare”). La scuola dell’obbligo deve infatti mettere gli alunni in grado di comprendere il concetto di evoluzione e la sua importanza nella storia dell’umanità. 

Da Darwin, la commissione passa a esaminare la questione dell’insegnamento scientifico: il documento sottolinea l’importanza delle scienze nella cultura moderna, il loro “ruolo essenziale nei processi produttivi” e ricorda i deludenti risultati di uno studio PISA-OCSE, dove emerge la scarsa competenza degli studenti italiani in matematica e scienza. Un campanello d’allarme, che conferma la necessità di un “qualificato rinnovamento dei programmi della nostra scuola dell’obbligo”. Rinnovamento che dia nuovo ossigeno allo studio delle scienze, “accanto alle altre forme della cultura”.

http://www.rivieraoggi.it/2011/02/01/112597/sempre-meno-evoluzionismo-nelle-scuole-usa-e-in-italia/

Sempre meno evoluzionismo nelle scuole Usa. E in Italia?

DI ANTONIO PRADO — 


Uno studio effettuato presso l’Università statale della Pennsylvania dimostra come i professori preferiscano non insegnare le teorie di Darwin per paura di provocare polemiche. Potrebbe essere questo uno dei motivi per il quale gli studenti non sono brillanti nelle scienzeL'evoluzionismo

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Creazionismo o evoluzionismo. Un dibattito che risale alla pubblicazione, nel 1859, del libro di Charles Darwin L’origine della specie, quando cioè il celebre biologo inglese teorizzò che l’evoluzione della vita sulla Terra avviene secondo meccanismi di selezione naturale. La risposta delle religioni è da allora alquanto cauta se non, a volte, in aperto contrasto con il cosiddetto evoluzionismo e la cosa influenza ovviamente le posizioni e le decisioni delle donne e degli uomini che operano nella società.

Gli insegnanti sono nel mirino di una ricerca effettuata presso il Dipartimenti di Scienze politiche dell’Università statale della Pennsylvania, negli Stati Uniti d’America, dalla quale emerge una triste situazione, cioè che i professori, pur di non scatenare polemiche e discussioni, preferiscono glissare sull’argomento in classe. Lo studio, effettuato daMichael B. Berkman e Eric Plutzer, pubblicato lo scorso 28 gennaio nell’autorevole rivista Science, prende in esame gli insegnanti di biologia di quasi mille istituti superiori del Paese e mette in evidenza che solo il 28% di loro presenta agli studenti gli elementi di prova che l’evoluzione sia una teoria verificata.

Addirittura il 13% degli insegnanti propone esplicitamente il creazionismo, cioè la teoria che vuole l’uomo creato direttamente da una o più divinità. Il dato più sconcertante sembra però un altro, cioè che il 60% dei professori rinunci a trattare l’argomento, preferisca non prendere posizione per evitare polemiche o discussioni. In più, considerato che molti studenti delle superiori non frequentano le ore di scienze e che per un quarto di loro la biologia è l’unica materia scientifica, sembra una questione maggiormente grave poiché “mina la scienza come modo di pensare e di scoprire il mondo”, afferma Berkman e aggiunge: “Non insegnare in modo corretto la biologia rende più difficile per i ragazzi comprendere la scienza in seguito. Una corretta formazione scientifica è fondamentale dato che la scienza e la tecnologia sono così importanti per la vita di oggigiorno”.

Secondo Berkman occorre una corretta formazione preventiva degli insegnanti anche perché molti di coloro che insegnano Biologia non sono laureati in Scienze. Cosa che, per la verità, sarebbe auspicabile per qualsiasi materia scolastica.

Ad ogni modo, sarebbe davvero interessante conoscere i risultati di uno studio simile fatto in Italia dove, come molti ricorderanno, la riforma Moratti del 2004 eliminò la trattazione dell’evoluzionismo dalla scuola primaria e da quella secondaria di primo grado per poi reintrodurla solo un anno più tardi dopo il forte dissenso da parte della più illustre comunità scientifica italiana.

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Darwin, l’Italia e gli italiani” di Telmo Pievani (pdf)

[…] Ricercatori di tutto il mondo che ambiscono a venire in Italia, dialoghi alla pari con Darwin su pangenesi e selezione sessuale, precoci studi sulla «storia naturale dell’uomo», conferenze «popolari» sulla scienza: sembrano altri tempi, ai quali seguirono vicissitudini che ci appaiono invece più consone alla storia degli ultimi anni. […] Mentre il nostro paese non ha mai smesso di onorare con eccellenti personalità scientifiche le discipline evoluzionistiche, i sentimenti antidarwiniani non si sono spenti. Fino al tentativo, riuscito, di rimuovere i riferimenti all’evoluzione dai programmi delle scuole medie italiane nel 2004, con motivazioni simili a quelle dei Tommaseo di un secolo prima. Dopo le proteste della comunità scientifica italiana, Darwin venne timidamente reintrodotto nel 2005. Ma l’Italia è un paese pieno di sorprese. Nel 2006 un’altra commissione per la revisione dei programmi, voluta questa volta da un governo di centrosinistra, ha di nuovo messo mano ai testi e le espressioni «Darwin», «evoluzione biologica», «evoluzione umana» sono scomparse un’altra volta. Quello che in qualsiasi paese avanzato è un’acquisizione fondamentale della scienza e della cultura, oltre che una cornice indispensabile per comprendere l’intero complesso delle scienze della vita, da noi è diventato un tabù linguistico. Ebbene sì, quelli dei darwiniani «con benefizio di inventario» che dialogavano direttamente con il titolare erano altri tempi. L’auspicio è che il bicentenario smentisca, ma non ne siamo sicuri, un’ironica considerazione che Michele Lessona introdusse nella prefazione all’edizione italiana di L’origine dell’uomo del 1875: «Un gentiluomo napoletano, dicesi, ebbe quattordici duelli per sostenere la preminenza del Tasso sull’Ariosto. Al quattordicesimo duello, ferito a morte, esclamò: e dire che non ho mai letto né l’Ariosto né il Tasso! Questa è un po’ la storia degli Italiani rispetto a Darwin: molti che ne dicono male, ed anche taluni che ne dicono bene, non lo hanno mai letto».

Libro “Perché siamo parenti delle galline? E tante altre domande sull’evoluzione” di Telmo Pievani e Federico Taddia

Piccole teste, molto toste: le vostre! Grandi teste, altrettanto toste: quelle di donne e di uomini che dedicano la loro vita alla ricerca e al sapere. Da quest’incontro di cervelli nasce Teste Toste!

Avresti mai detto che oltre a discendere dalle scimmie siamo parenti dei maiali? Cugini, per la precisione. Non c’è ragione di offendersi: tutte le forme di vita sono imparentate. Non lo sapevi? E magari credi pure che i dinosauri si siano estinti tutti… Beh, preparati a essere stupito!

Accompagnati dall’evoluzionista Telmo Pievani, eccoci imbarcati in un viaggio alla scoperta di stranezze e meraviglie dell’evoluzione. Perché Darwin detestava le iguane? Che fine ha fatto il Dodo? La selezione naturale è una cosa pericolosa? E com’è che non esistono animali con le ruote? Tante domande curiose e impertinenti, faccia a faccia con un vero scienziato: ecco scienza per… teste toste!

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PIKAIA – IL PORTALE DELL’EVOLUZIONE:

www.pikaia.eu

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Aggiornamento del 15 maggio 2014:

http://www.queryonline.it/2014/05/14/dallevoluzione-al-creazionismo-lanalisi-di-un-biologo/

Dall’evoluzione al creazionismo: l’analisi di un biologo

Articolo originariamente pubblicato su “The Conversation”, si ringrazia Paolo Marco Ripamonti per la traduzione.

The Conversation ha organizzato una sessione pubblica di domande e risposte su Reddit, durante la quale Jeremy Pritchard, biologo e ricercatore all’università di Birmingham, ha discusso di evoluzionismo e ha affrontato la delicata questione del rapporto tra scienza e religione. Ne riassumiamo i contenuti salienti.

[…]

D. Che cosa pensa delle tensioni esistenti tra insegnamento di creazionismo ed evoluzionismo?

R. Il creazionismo ha un problema. Se accettassero la Bibbia letteralmente, allora dovrebbero rigettare le conclusioni della scienza che sono basate su fatti. La scienza non può incorporare saltuari interventi soprannaturali nel mondo naturale. Se insegnate questa come una possibilità allora predizioni ed estrapolazioni sono automaticamente impossibili. Non potete far affidamento sui dati sperimentali.

Penso che la comprensione dei problemi del creazionismo sia utile alla scienza, ma deve trattarsi di idee e storia, non del processo scientifico. Sospetto che per i creazionisti più inveterati si tratti di fede e la fede è qualcosa che può essere utilizzato per opporsi a prove confutanti. Forse lo vogliono insegnare perché gli è stato detto dal loro Dio. Per me non esiste conflitto: la scienza riguarda prove e valutazioni di fatti, la religione fede e rivelazione.

D. Perché questo dibattito è diventato un tema così caldo?

R. Il conflitto tra scienza e creazionismo non deve necessariamente andare di pari passo con un conflitto tra scienza e religione. Queste possono coesistere, creazionismo e scienza no. La religione è un fatto personale. La scienza è un insieme di accadimenti riproducibili e misurabili che ci danno una teoria di come funzioni il mondo, suscettibile di modifiche man mano che nuovi dati, o nuove interpretazioni, vengano alla luce. Tutte le teorie scientifiche, evoluzione inclusa, sono verificabili e possono essere smentite. Nessun esperimento, però, sarà mai in grado di smentire proposizioni fideistiche quali il creazionismo. Siamo colpevoli di presentare la scienza come un fatto completo (sebbene la mancanza di comprensione da parte dei media di come venga trattata l’incertezza in ambito scientifico ne sia in parte colpevole). Non conoscere qualcosa è un punto di forza della scienza, trattandosi – dopotutto – di un processo e non di un corpus di nozioni.

D. Perché è così difficile per tanti cristiani individuare e seguire un simile filo logico, per riconciliare il divario percepito tra la storia evolutiva dell’universo e la propria fede?

R. La Bibbia nasce da una lunga tradizione ebraica di storie allegoriche, che non vanno intese nel senso letterale del racconto. Penso che il problema sia il fondamentalismo di alcuni. Perché questo debba risultare in una situazione di mutua esclusione, non saprei dirlo, forse dipende dal percorso che li ha portati alla propria fede.

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