Pubblichiamo l’appello del Prof. Carlo De Luca, che sta cercando un’orchestra disponibile ad eseguire la sua composizione “Amor d’Italia” in occasione della ricorrenza del 2 giugno. Ci auguriamo che il suo appello possa avere riscontro:

Salve,

sono un musicista e sono alla ricerca di un Ente od Orchestra sensibile, per l’esecuzione di una mia composizione, da inserirsi in un possibile programma per
la ricorrenza del 2 Giugno.

La composizione ‘Amor d’Italia’, per coro e orchestra, ad honorem dell’Unità d’Italia e della Repubblica Italiana (della durata di 18 minuti), è una visione panoramica dell’epopea risorgimentale, all’interno della quale trovano posto canti patriottici e versi tratti da opere letterarie (V. Monti – A. Manzoni…)

La stessa ha avuto l’apprezzamento dal Presidente della Repubblica.

Per una maggiore visione, allego materiale.

Sarei felice se la stessa potesse essere eseguita in occasione della Festa della
Repubblica del 2′ Giugno.

Ma perché è così difficile!

Cordialmente
Prof. Carlo DE LUCA
musicista-docente
carlodeluca@alice.it
045 577071 – 333 4092441

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AMOR  D’ITALIA

per coro e orchestra

(Musica di  Carlo DE LUCA)

Presentazione

La composizione ‘Amor d’Italia’, per coro e orchestra, è dettata dallo spirito patriottico coincidente all’anniversario dell’Unità d’Italia, al quale il brano si ispira.

Ha la durata di minuti 18.

E’ una visione panoramica dell’epopea risorgimentale, all’interno della quale trovano posto, alternandosi vicendevolmente, canti patriottici e versi tratti da opere letterarie celebri, caratterizzanti i sentimenti, le passioni, le emozioni, le imprese, i riti sacrificali ispirati all’amore per la Patria e al desiderio impellente del raggiungimento dell’agognata libertà.

All’interno della composizione, divisa in ‘momenti musicali’, scanditi a tratti dal canto, rievocano –  in maniera prorompente a volte, altre volte dolce e suadente, delicata, fino a sfiorare momenti di grande patos e di assoluta liricità – le tappe fondamentali che hanno contribuito a creare l’attuale architettura dell’Italia una, libera e indipendente nel lungo segmento dell’epoca risorgimentale.

Il carnet patriottico della composizione è una calibrata simbiosi di note e di parole, capace di suscitare nell’ascoltatore stati emotivi, legati a nostalgie latenti che trovano riverbero in una situazione politica attuale in cui i sacrifici compiuti dagli eroi del passato sembrano essere di nuovo minacciati, messi in discussione.

Panoramica dei momenti

La rievocativa cavalcata inizia con un attacco imperioso, gaudente addirittura, gli fa seguito, di lì a poco,  il canto in cui i versi di alcune strofe dell’ode “Per la liberazione d’Italia” di Vincenzo Monti suscitano negli italiani la speranza che Napoleone Bonaparte possa contribuire a liberarli dall’ormai antica soggezione allo straniero. Si avverte nelle sequenze melodiche del primo quadro il forte prorompere degli spiriti prima supini e rassegnati:

Bella Italia, amate sponde
Pur vi torno a riveder!
Trema in petto e si confonde
L’alma oppressa dal piacer.

Tua bellezza che di pianti
Fonte amara ognor ti fu
Di stranieri e crudi amanti
T’avea posta in schiavitù.

Libertà, principio e fonte
del coraggio e dell’onor,
che il piè in terra, in ciel la fronte
sei del mondo il primo amor,

La caduta delle illusioni, dovute al fallimento napoleonico, apre, con il secondo quadro, le nuove strategie del cammino verso la libertà, Il coro, mentre intona il canto popolare “Addio mia bella addio”, induce al pensiero di scenari di lotta. Dominanti sono il senso del dovere verso la Patria e la tristezza dell’abbandono della famiglia e dell’amata. Il canto, postumo nella sua composizione, qui assume un valore decisamente trasversale rispetto  ai tempi e agli eventi:

Addio, mia bella, addio:
l’armata se ne va;
se non partissi anch’io
sarebbe una viltà!
Squilla la tromba…Addio…
L’armata se ne va…
Un bacio al figlio mio!
Viva la libertà!

Il sogno e la speranza, alimentati dal Monti nel primo  quadro, rimangono nel terzo quadro,  rinvigoriti dai celeberrimi versi di Marzo 1821’ del Manzoni: qui il canto del coro si fa palpitante e spinge gli ardimentosi cuori carbonari alla lotta a sprezzo della vita allo scopo del raggiungimento delle libertà locali, è ancora lontana l’idea dell’unità di tutti i popoli costituenti la Nazione. Non si è ancora pronti per un’impresa di tali dimensioni che appare ardua:

Soffermàti sull’arida sponda,
Vòlti i guardi al varcato Ticino,
Tutti assorti nel novo destino,
Certi in cor dell’antica virtù,

Han giurato: Non fia che quest’onda
Scorra più tra due rive straniere;
Non fia loco ove sorgan barriere
Tra l’Italia e l’Italia, mai più!

Cara Italia! Dovunque il dolente

Grido uscì del tuo lungo servaggio;

Dove ancor dell’umano lignaggio

Ogni speme deserta non è:

Dove già libertade è fiorita,

Dove ancor nel segreto matura,

Dove ha lacrime un’alta sventura,

Non c’è cor che non batta per te.

Ma irrompe nel quadro quarto il coro a evocare i versi dell’inno “La bandiera dei tre colori” del 1848, che, in preparazione agli eventi rivoluzionari e alla prima guerra d’indipendenza, contribuisce a elevare gli spiriti della nazione italica divisa e a unire le diverse anime in un unico simbolo in un unico prorompente anelito. Il bianco il rosso e il verde – evocativi della fede, dell’eroico ardore e della speranza – smuovono i sentimenti più alti di amor patrio anche nei cuori degli ascoltatori che ne rimangono presi e fortificati:

E la bandiera di tre colori
sempre è stata la più bella:
noi vogliamo sempre quella,
noi vogliam la libertà!

Tutti uniti in un sol patto,
stretti intorno alla bandiera,
griderem mattina e sera:
viva, viva i tre color!

I versi dell’Inno a Garibaldi, bollenti come le anime degli eroi delle ardimentose imprese, intonati dal coro, occupano la scena del quinto quadro. Il celebre canto viene alla luce nel 1858 per mano dello stesso poeta de “La spigolatrice di Sapri” e si carica della responsabilità di accompagnare l’in-domito generale e i suoi fedeli seguaci nelle inarrestabili vicissitudini tese al raggiungimento del sogno della libertà. Sia le note che le parole evocano una tensione eroica verso il sacrificio estremo:

Si scopron le tombe, si levano i morti;
I martiri nostri son tutti risorti:
Le spade nel pugno, gli allori alle chiome,
La fiamma ed il nome — d’Italia sul cor.

Le nostalgiche e, nel contempo, tristi note de Il silenzio incombono improvvise sullo scenario delle sconfitte patite, delle battaglie perdute. Gli eroi immolati vengono ricordati dai vivi con ancora nei cuori la luce della speranza che non appare mai sconfitta. E’ il sesto quadro e sta a rappresentare il momento solenne della pausa e della riflessione, dell’inizio della preparazione per nuove e forse ultimative imprese, sta quasi a evocare quello che la storia ha chiamato il Decennio di preparazione.

Il settimo quadro si apre sull’Inno di Mameli. Composto nel 1847 da un giovanissimo studente, simboleggia il momento più intenso e maturo della formazione degli italiani al desiderio dell’unificazione della Patria. Nasce per accompagnare quelle che saranno le grandi imprese patriottiche a partire da dopo la dura sconfitta del 1849 e fino al compimento dell’unità d’Italia e oltre. E’ tuttora l’inno della nazione:

Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta….

L’ottavo quadro rappresenta il momento culminante e conclusivo del percorso risorgimentale. Il coro intona le parole de La leggenda del Piave a ricordo delle memorabili imprese dei soldati italiani che condussero alla vittoria nella prima guerra mondiale, recuperando così ai confini nazionali anche Trento e Trieste.

Muti passaron quella notte i fanti:
tacere bisognava, e andare avanti!

S’udiva intanto dalle amate sponde,
sommesso e lieve il tripudiar dell’onde

In un tripudio orchestrale il brano si conclude con un doppio grido del coro:

Italia unita
Italia nostro amor.

Carlo DE LUCA – autore

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