Davvero interessante, oltre che un po’ sconvolgente, la puntata di Report andata in onda ieri sera (7 aprile 2014). La tematica è il caffè: siamo sicuri di saper riconoscere un buon caffè espresso? Come viene valutato dagli assaggiatori esperti il caffè che viene servito nei bar? La puntata offre numerosi suggerimenti e spunti di riflessione, anche sul tema del caffè in cialda. Guardare per… ricredersi!

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-56d1b2c3-35ab-4dc5-bc6c-f492adf4b3a5.html

ESPRESSO NEL CAFFÈ

DI Bernardo Iovene

Gli italiani, a loro insaputa, bevono un caffè di bassa qualità. I torrefattori fanno spesso abuso della robusta: una qualità che costa la metà di quella arabica ed ha aromi legnosi, se proviene dal Vietnam, e di terra se di origine Africana. Durante la puntata interverranno i rappresentanti di grandi aziende, come Lavazza e Kimbo. Bernardo Iovene, insieme con gli assaggiatori autorizzati dell’Associazione europea dei caffè speciali SCAE, ha girato per alcuni bar italiani, anche molto noti, tra cui il Gambrinus a Napoli e il Greco a Roma, per valutare il caffè in tazza. L’inchiesta, dunque, si allarga alle modalità errate con le quali i baristi preparano il caffè ai clienti, con il risultato di servire il nostro rito quotidiano con acqua sporca e piena di residui cotti centinaia di volte. La puntata si conclude con un’analisi delle capsule di caffè. Oltre a inquinare l’ambiente con plastica e alluminio creano anche danno alla salute?

 “Noi abbiamo esportato caffè talmente di bassa qualità all’estero che per chi oggi fa caffè di alta qualità all’estero noi non siamo più considerati, quindi solo per il fatto di essere italiani ti dicono “ no, te fai il caffè che non è buono”. L’espresso non è diventato famoso al mondo per gli italiani, questo bisogna averlo chiaro.”

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La stessa cosa vale anche per altri prodotti alimentari, come ad esempio il pane (“Salviamo il pane di qualità!“), il gelato (“L’invenzione italiana del… gelato!“), l’olio (“La Sicilia che non ti aspetti“)…

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http://www.ilpost.it/2013/08/21/moka-bialetti-caffe/

Gli 80 anni della moka

di Tiziano Colombi – 21 agosto 2013

La moka fu inventata da Alfonso Bialetti nel 1933. […] Secondo la versione più popolare e credibile della storia, Bialetti ebbe l’idea alla base della moka intorno agli anni Venti, osservando alcune lavandaie che facevano il bucato in una vasca con al centro un tubo dal quale fuoriuscivano acqua calda e sapone che si distribuivano sui panni. Questa procedura di bollitura e distribuzione dell’acqua fu alla base del progetto. […]  Il nome moka deriva dalla città di Mokha nello Yemen, una delle prime e più rinomate zone di produzione del caffè, in particolare della pregiata qualità arabica.

Prima della moka esistevano altri modi per preparare il caffé in casa, alcuni dei quali vengono usati ancor oggi. Nel 1802 il francese Antoine Descroisilles inventò la caffettiera di terracotta. Esisteva la caffettiera all’americana, composta da un bollitore con un filtro, in cui la bevanda si ottiene per percolazione: nacque nel 1873 e fu poi perfezionata in Germania. Quella a infusione, sistema Melior, fu inventata in Francia nel 1947, mentre le prime macchine per l’espresso apparvero in Italia intorno al 1906. L’invenzione della moka rivoluzionò la consuetudine di bere il caffè in Italia. Un gesto fino ad allora confinato prevalentemente nei bar divenne un’abitudine casalinga, grazie a uno strumento relativamente economico e facile da usare.

[…] La moka divenne un oggetto di largo consumo solo dopo la fine della Seconda guerra mondiale, durante il cosiddetto boom economico e l’aumento del reddito medio e dei consumi. […] Il marchio Moka Express divenne famosissimo grazie all’invenzione dell’”omino con i baffi”, disegnato dall’animatore e fumettista Paul Campani. Il personaggio divenne il simbolo degli spot Bialetti che venivano trasmessi durante il programma televisivo Carosello. […]

Ancora oggi la moka viene riconosciuta come una delle migliori espressioni dell’artigianato e del design italiano, tanto da essere presente in due importanti musei internazionali: il MoMa di New York e la Triennale di Milano. […]

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Aggiornamento del 16 aprile 2014:

Dalla puntata di Report del 14/04/2014:

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-59d6dbb4-f2f3-43ae-874a-19e1bb3afb9f.html

“Gabriele degli Esposti è un ex dirigente d’azienda. Nel 2006 progetta una capsula da caffè in polpa di cellulosa. Il suo progetto non trova finanziatore in Italia, ma in Germania, ad Osnabrück, dove si trasferisce e riesce a costruire una linea produttiva che tra poco porterà in Italia.”

Report – La biocialda (pdf)

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Aggiornamento del 30 dicembre 2014:

http://www.gravita-zero.org/2014/06/caffe-espresso-italiano-in-orbita-con.html?m=1

CAFFÈ ESPRESSO ITALIANO IN ORBITA CON ARGOTEC, LAVAZZA e AGENZIA SPAZIALE ITALIANA

17 giugno 2014

 “Un caffè espresso è quello che più manca sulla Stazione Spaziale Internazionale”. Abbiamo sentito più volte questo commento dagli astronauti italiani che ormai da 13 anni vanno e vengono dalla Stazione Spaziale Internazionale e oggi il loro desiderio-espresso sta per diventare realtà. Argotec e Lavazza stanno lavorando, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), per portare davvero l’espresso autentico, quello italiano, sulla Stazione Spaziale Internazionale.
Così nella Missione Futura, un altro astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea, il capitano dell’Aeronautica Militare, Samantha Cristoforetti, impegnata nella missione Futura, la seconda di lunga durata dell’Agenzia Spaziale Italiana sulla Stazione, potrebbe essere non solo la prima donna italiana ad andare nello spazio, ma anche il primo astronauta della storia a bere in orbita un autentico espresso italiano.
Si chiama ISSpresso. Prende il suo nome dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), su cui sarà installata, ed è la prima macchina espresso a capsule in grado di lavorare nelle condizioni estreme dello spazio, dove i principi che regolano la fluidodinamica dei liquidi e delle miscele sono molto diversi da quelli tipici terrestri. ISSpresso nasce da un progetto di Argotec, l’azienda ingegneristica italiana specializzata nella progettazione di sistemi aerospaziali e leader europea nella preparazione di alimenti sani e nutrienti da consumare nello spazio, e di Lavazza, lo storico brand made in Italy del caffè. Rappresenta un vero gioiello tecnologico e ingegneristico, in grado di erogare un espresso a regola d’arte in assenza di peso. […]
“[…] Si tratta di un’opera di altissima ingegneria che ha portato a soluzioni innovative, applicabili anche con ritorni immediati sulla Terra. Lo schema funzionale era pronto già a giugno 2013: Argotec ci stava lavorando da circa un anno. ISSpresso è una sfida tecnologica che soddisfa requisiti molto severi, imposti dall’ASI , in termini di funzionalità tecnica e di sicurezza. Oltre all’aspetto ingegneristico, Argotec cura anche il training e l’alimentazione degli astronauti europei. Il cibo rappresenta un importante supporto psicologico e poter gustare un buon espresso italiano potrà essere il giusto completamento del menù studiato appositamente per ogni astronauta, aiutandolo a sentirsi più vicino a casa”. […] L’innovativo sistema a capsule, inoltre, sarà in grado di preparare non solo l’espresso normale, ma anche il caffè lungo e le bevande calde, come tè, tisane e brodo, consentendo anche la reidratazione degli alimenti.
Tecnologia extra-terrestre. Ogni dettaglio di ISSpresso è studiato nei minimi particolari per rispondere a una sfida scientifica e ingegneristica: grazie agli studi sulla macchina, infatti, sono stati affrontati principi di fisica e di fluidodinamica, come la difficile gestione in un ambiente spaziale di liquidi ad alta pressione e alta temperatura. Basti pensare che il tubicino di plastica che conduce l’acqua all’interno di una normale macchina espresso è stato sostituito con un tubo di acciaio speciale in grado di resistere a una pressione di oltre 400 bar. La macchina è così complessa da raggiungere un peso di circa 20 chilogrammi in quanto tutti i componenti critici sono stati ridondati per questioni di sicurezza secondo le specifiche concordate con l’ASI. […]

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