Sappiamo bene, purtroppo, quanto in Italia sia grave e diffuso il problema della carenza della cultura scientifica. Per questo non possiamo permetterci di perdere un’associazione preziosa come la Limonaia di Pisa, unica nel suo genere in Italia:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/news/salviamo-limonaia-di-pisa/marzo-2014

Salviamo la Limonaia di Pisa

Nel 1999, su iniziativa della Provincia di Pisa, veniva costituita, insieme alle istituzioni universitarie e di ricerca pisane nonché ad alcuni Comuni ed Enti, l’Associazione “La Limonaia – Scienza Viva”, per promuovere la diffusione della cultura scientifica e tecnologica come patrimonio di ogni cittadino ad ogni età, a garanzia di una costruzione consapevole del futuro. Ora la sua esistenza è in pericolo per mancanza di fondi, che non vengono più erogati.

L’associazione prende nome dal bell’edificio della Limonaia dello storico Palazzo Ruschi al centro di Pisa, concesso in uso all’associazione dalla Provincia.
Da allora, per quasi quindici anni, la Limonaia ha condotto un’intensa attività di divulgazione scientifica, sia per gli studenti e i professori delle scuole che per la cittadinanza, sia nella città di Pisa che nelle città della provincia. Sono stati prodotti documentari e mostre, ospitati dibattiti e conferenze, presentati libri, organizzati caffè della scienza, cicli di film e visite a laboratori scientifici italiani e stranieri, tenuti corsi di aggiornamento per docenti, tutte attività che hanno riscosso generale consenso e fatto vincere alla Limonaia finanziamenti e premi. Di recente la Limonaia si è collegata con il Caffè della Scienza di Livorno in modo da scambiare esperienze e coordinare attività comuni sui territori delle due province. Grazie al generoso e gratuito impegno di professori, ricercatori e studenti appassionati, tutto ciò è stato realizzato con risorse finanziarie limitate ma stabili, provenienti in maggior parte dal generoso contributo annuale della Provincia di Pisa.

La Limonaia rappresenta un unicum nel panorama toscano e anche nazionale, un successo e un vanto per Pisa città della scienza, secondo una prestigiosa tradizione plurisecolare che ha dato il nome anche ad un progetto delle istituzioni cittadine di cui la Limonaia si è candidata ad essere punto di raccordo.
Purtroppo, per le note vicende finanziarie e normative di questi ultimi anni riguardanti i tagli al numero e ai bilanci delle province, dal 2013 la Provincia di Pisa non sarà più in grado di provvedere a versare il contributo annuale di circa 40.000 euro, mettendo la gestione della Limonaia in grave difficoltà.

Oggi l’associazione fa appello a tutte le istituzioni politiche, culturali e civili di Pisa e della sua provincia perché si trovino subito soluzioni in grado di garantire comunque l’attività  nei prossimi anni, con la prospettiva di individuare per il medio futuro una soluzione stabile, anche se diversa dalla attuale.

Spendere per la cultura significa investire per un futuro migliore di tutti.

Sostieni La Limonaia – Scienza Viva

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www.lalimonaia.pisa.it

Dallo statuto de “La Limonaia”:

art. 2 – Scopo della Associazione

Scopo dell’Associazione è la diffusione della cultura scientifica e tecnologica nella società civile attraverso un’azione di promozione e di coordinamento delle iniziative rivolte alla divulgazione e alla valorizzazione della scienza e della tecnologia affinché diventino patrimonio fondamentale dello sviluppo della personalità umana in tutte le sue fasi, da quella della formazione scolastica a quella della vita comune del cittadino a garanzia delle libertà e per una costruzione consapevole e democratica del futuro. 

Nella realizzazione di questo scopo l’Associazione si propone di allargare il proprio campo di azione dalla Provincia di Pisa ai territori delle Province di Lucca e di Livorno, coinvolgendo tutti i soggetti interessati a partecipare. 

Destinatari dell’azione:

  •  Studenti della scuola dell’obbligo e della scuola superiore 
  • Universitari 
  • Pubblico in generale

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Aggiornamento dell’11 aprile 2014:

http://tagli.me/2014/01/30/salvate-il-soldato-scienza

Salvate il soldato Scienza

Pubblicato da Alessandro Sabatino il 30/01/2014

Qualche tempo fa, in un regno lontano, gli idraulici facevano gli idraulici, i medici facevano i medici e i ricercatori facevano i ricercatori. Quando qualcuno non capiva qualcosa, non riusciva a spiegarsi qualcosa andava a chiedere a qualcuno che ne capiva di questo argomento, che fosse esperto, che avesse studiato. Gli esperti erano ammirati e riveriti e quello che dicevano era oro colato. Era una sorta di gratificazione per le persone che avevano passato la vita sui libri o ad analizzare dati. Era un riconoscimento giusto al loro lavoro.

Tempo fa quando un bambino chiedeva cosa erano quelle scie nel cielo il papà rispondeva normalmente che erano la condensazione dell’acqua dei motori. Ora ci sono padri che, dopo essersi laureati alla prestigiosa Università di Youtube con specializzazione presa su Facebook, rispondono al povero figlio che sono scie chimiche e che ci stanno avvelenando tutti.

Da qualche anno a questa parte, infatti, probabilmente per un diffuso e malinteso sentimento di par condicio per il quale tutti possono dire e pontificare su tutto, questo idilliaco sistema che si fondava sul merito è andato a farsi friggere. E così su quotidiani, su blog di giornali famosi o su riviste di dubbia reputazione si è iniziato a dare spazio a antivaccinisti, sciachimicari, undicisettembrini, e chi ne ha più ne metta – spesso con la giustificazione aberrante di dare voce a tutte le campane.

Ecco, per la scienza, e comunque per tutte le scienze esatte (inclusa la Storia) il dare voce a tutte le campane è – mi si consenta la citazione, ancorché greve – una cagata pazzesca. Le campane non hanno tutte lo stesso valore: l’opinione di uno scienziato nella scienza vale più di quella di Pino il salumiere o Gino il meccanico (con il massimo rispetto per Pino e Gino, che ne sapranno più degli scienziati riguardo alla macellazione di un bel bue o a come si sostituisce la guarnizione di una testata, due cose tra le tante di cui ignoro completamente qualsiasi passaggio). Specie se certe campane parlano di aria fritta senza portare alcuna prova tangibile o scientifica.

Attenzione, scopo di questo scritto non è sancire il principio di autorità nella scienza, concetto ridicolo. Ma almeno sottolineare quanto il metodo sia fondamentale per un’operazione basilare, che solo negli ultimi anni ha assunto sfumature di presunzione: distinguere il vero dal falso. Perché avere un’invasione di bufale non fa bene a nessuno, specie quando queste bufale servono ad abbassare il quoziente intellettivo del nostro paese.

La Scienza necessita di prove: il metodo scientifico di Galilei si basa su osservazioni, esperimenti, ipotesi, risultati e conclusioni. Sarò più chiaro ancora: un dannato video di youtube non è una prova. Un’analisi chimica di un campione raccolto chissà come in Tagikistan e spacciato come residuo di scia chimica non è una prova. Soltanto sostenere che esistono metodi alternativi alla sperimentazione animale non è una prova. Il semplice affermare di poter curare malattie incurabili con la propria urina, non è una prova.

Ad aggravare, e non di poco, la situazione si è messa di mezzo la meravigliosa categoria dei “ricercatori indipendenti”, un termine che nasconde una verità sconvolgente: questi ricercatori nove volte su dieci hanno la stessa competenza del sottoscritto che parla del dadaismo o dell’esegesi biblica. Alcuni (non tutti) ostentano diplomi di quinta superiore fieramente appesi al muro della propria casa; altri (ancora meno) una laurea presa chissà come (esasperazione dei docenti, di solito: gravissima carenza dell’organizzazione “a nastro trasportatore” della nostra università) con il minimo dei voti dopo 9 anni di onorato cazzeggio.

Strumenti fondamentali del ricercatore indipendente sono i canali Youtube e i blog, dal quale pontificano di tutto ciò che gli viene in mente. Ovviamente senza prove. Ovviamente infangando gli altri ricercatori , bollati come “miserabili al servizio delle multinazionali”.

È gravissimo, e vi prego di convincervi, che questi “ricercatori indipendenti” in qualche trasmissione (Mistero, Voyager) e in certi giornali di disinformazione libera, abbiano non solo diritto di parola, ma siano considerati degli esperti mondiali del campo (un campo, peraltro, che non esiste: essere esperti in scie chimiche o in correlazioni vaccini-autismo equivale ad essere esperti di puffologia o di unicorni volanti). Oltretutto, senza il minimo contraddittorio.

Ora, nonostante io ritenga che la (abusatissima) frase di Voltaire “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere” sia una vaccata immensa nel campo scientifico, il diritto di parola non può essere (purtroppo) negato a nessuno. E non è certamente il diritto di parola ad essere il problema. Di complottisti ne sono sempre esistiti, di “ricercatori indipendenti” anche.

Sono una categoria fastidiosa, certo; soprattutto adesso che grazie ad internet e ad altri canali hanno palcoscenici mondiali (nel nome dell’Auditel). E non si sa per quale motivo riescano a scampare dalle sacrosante querele per procurato allarme, truffa o altri reati vari (tipo diffamazione, dato che nei loro blog fogna si insultano scienziati e non solo).

Ma queste derive del pensiero si devono in qualche modo combattere. Lo so che è antipatico, ma dobbiamo iniziare a diventare una “contromassa critica”. Dobbiamo invece smettere di vergognarci, o sentirci in imbarazzo, quando qualcuno di noi ha studiato più di qualcun altro.

Iniziamo dal nostro piccolo: con buone maniere, con garbo, ma iniziamo a far notare ai nostri contatti su facebook quali sono le proteste fondate da quelle infondate, quali i veri scandali e quali le mistificazioni. Il Soldato Ryan è stato salvato dai suoi compagni d’arme: perché il Soldato Scienza non potrebbe essere salvato da un qualcosa di simile?

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