http://www.corriere.it/salute/14_gennaio_28/ricerca-usa-premia-sei-cervelli-italiani-rimasti-patria-quasi-tutti-lavorano-lombardia-47939eee-8811-11e3-bbc9-00f424b3d399.shtml?fr=box_primopiano

Ricerca Usa premia sei cervelli italiani rimasti in patria: quasi tutti lavorano in Lombardia

Alberto Mantovani dell’Humanitas lo scienziato italiano più influente. Nella top 400 anche Remuzzi, Di Marzo, Colombo

Ci sono sei cervelli «tricolori» che lavorano in Italia fra i primi 400 scienziati più influenti al mondo, classificati secondo un nuovo metodo di misurazione sviluppato da un gruppo di ricercatori americani. […]

CLASSIFICA – Secondo il nuovo ranking made in Usa, lo scienziato italiano attivo in Italia che guadagna la posizione migliore nella «top 400» è Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Irccs Humanitas di Rozzano e docente dell’università degli Studi di Milano. Con lui spiccano altri 5 nomi di cervelli italiani rimasti a lavorare in patria: Antonio Colombo dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano, Giuseppe Remuzzi dell’Istituto Mario Negri di Bergamo, Giuseppe Mancia dell’università di Milano Bicocca, Vincenzo Di Marzo del Cnr di Pozzuoli, e Alberto Zanchetti dell’università degli Studi di Milano. […]

GLI ALTRI ITALIANI – In classifica si distinguono anche altri nomi di italiani che però lavorano all’estero, come Carlo Croce dell’università dell’Ohio e Napoleone Ferrara alla Genentech Incorporated. Assenti, invece, scienziati stranieri di alto livello che lavorano in Italia. «E’ una realtà che purtroppo conosciamo bene», aggiunge Mantovani: «Siamo bravi a esportare scienziati di qualità, ma non riusciamo ad attirare quelli stranieri». […]

28 gennaio 2014
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Aggiornamento del 12 marzo 2014:

http://comunicazioneinform.it/alla-virologa-ilaria-capua-lexcellence-award-2014/

Alla virologa Ilaria Capua l’Excellence Award 2014

E’ la prima donna europea a ricevere il prestigioso riconoscimento della Società Europea di Microbiologia Clinica e Malattie Infettive

ROMA – Alla virologa Ilaria Capua l’Excellence Award 2014 nel campo della Microbiologia Clinica e Malattie Infettive. Il prestigioso  riconoscimento è stato attribuito alla ricercatrice , nata a Roma nel 1966 e  padovana di adozione, dall’ESCMID, la Società Europea di Microbiologia Clinica e Malattie Infettive. Capua è la prima donna europea a ricevere il Premio.

“Questo riconoscimento – ha commentato Ilaria Capua – è motivo per me di grande soddisfazione. L’ESCMID è la più grande società di microbiologi ed esperti di malattie infettive in Europa e ha deciso di conferirmi questo premio per il mio contributo scientifico alla disciplina e per la mia leadership nell’immaginare e portare avanti politiche innovative nella sanità pubblica. Lo dedico a tutte le ricercatrici italiane, per la ricorrenza dell’8 Marzo, a testimonianza che una donna italiana può essere anche la prima donna europea a vincere un premio così prestigioso”. […]

Ilaria Capua,  attualmente è deputata nel Gruppo di Scelta Civica per l’Italia e vicepresidente della commissione Cultura di Montecitorio.

Nel 2011 le è stato conferito il Penn Vet World Leadership Award, considerato il Nobel  della medicina veterinaria,  anch’esso mai assegnato ad una donna prima di allora. Nel 2012 ha ricevuto la Gordon Memorial Medal per il suo contributo alla ricerca scientifica in campo veterinario e nel 2013 il premio internazionale “Lenghi e Magrassi” per la Virologia dell’Accademia dei Lincei. Nel 2007  Capua aveva ricevuto il premio Scientific American 50 per il suo ruolo di leadership nella condivisione delle informazioni a livello internazionale ed era stata inclusa fra le cinque “Revolutionary Minds” dalla rivista americana Seed nel 2008. […]

7 MARZO, 2014
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Aggiornamento del 22 marzo 2014:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/news/giacomo-rizzolatti-brain-prize/marzo-2014

A Giacomo Rizzolatti il “The Brain Prize”

Giacomo Rizzolatti, insieme agli scienziati Stanislas Dehaene e Trevor Robbins, ha vinto, per le pioneristiche ricerche sulle funzioni superiori del cervello, la quarta edizione di The Brain Prize, il premio danese di un milione di euro dedicato alla ricerca sul cervello.

[…] Giacomo Rizzolatti, neuroni specchio e cognizione sociale

Professore emerito di Fisiologia dell’università di Parma e Direttore del centroSocial and Motor Cognition” dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Laureato in medicina all’Università di Padova, ha trascorso tre anni all’Istituto di Fisiologia di Pisa e due anni in università americane. Il resto della sua carriera si è svolto all’Università di Parma. Giacomo Rizzolatti e i suoi colleghi sono gli scopritori dei ‘neuroni specchio’. Questi neuroni, scoperti originariamente nella scimmia sono attivi sia quando l’animale esegue un determinato movimento sia quando vede o ascolta un altro individuo fare lo stesso movimento. I neuroni specchio sono considerati fondamentali per la comprensione delle azioni e delle intenzioni degli altri. Successivamente Rizzolatti e i suoi collaboratori, hanno dimostrato usando, tecniche elettrofisiologiche e di “brain imaging” , che i neuroni specchio esistono anche nel cervello umano. La scoperta dei neuroni specchio ha dato vita a un nuovo campo di ricerca nelle neuroscienze sociali ed elevato i livelli di comprensione di disordini come l’autismo. […]

15 marzo, 2014
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Aggiornamento del 18 novembre 2014:

Da Perugia a Los Angeles (e ritorno) contro la leucemia

“Avevo ottenuto in passato altri premi prestigiosi ma questa volta ricevere un riconoscimento direttamente dalle mani del Presidente della Repubblica è stata veramente un’esperienza speciale ed emozionante”.
Con queste parole Brunangelo Falini dell’Università di Perugia ha commentato l’assegnazione del Premio “Guido Venosta” 2014. Il Premio che la Fondazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) assegna ai ricercatori italiani che si sono particolarmente distinti nell’ambito della ricerca per lo sviluppo di nuovi approcci terapeutici alle neoplasie. Dopo un lunga esperienza negli Stati Uniti, Falini è tornato in Italia dove ha iniziato a occuparsi di anticorpi monoclonali per identificare molecole bersaglio su tessuti umani. Oggi è inserito nella lista dei 250 ricercatori più citati al mondo nell’ambito della “Clinical Medicine”.
Tra i riconoscimenti internazionali ottenuti: il “José Carreras Award”, il premio europeo più prestigioso in ambito ematologico e il premio “Karl Lennert”, il più alto riconoscimento nel campo della patologia dei tumori del sangue. E’  stato il primo italiano ad aver ricevuto questi premi. […]

I suoi studi sono stati possibili grazie a contributi arrivati da Airc e da Fondazioni locali, ecco molto spesso la ricerca italiana è possibile solo con l’aiuto di queste associazioni. Cosa dovrebbe fare di più un governo per far competere al meglio i nostri ricercatori a livello internazionale?
Investire, si dovrebbe puntare di più nella ricerca e nelle innovazione ma soprattutto nei giovani, perché sono proprio i giovani che intrinsecamente portano questo messaggio di innovazione.

Da Perugia agli Stati Uniti e ritorno, ogni tanto non si domanda “chi me l’ha fatto fare” a tornare in Italia?
Sono felicissimo di lavorare in Italia. Un ricercatore dopo una doverosa esperienza all’estero deve tornare per poter costruire qui qualcosa di importante. I veri eroi non sono quelli che se vanno ma quelli che rimangono in Italia e affrontano e superano le difficoltà di ogni. Lavorare all’estero poi è fondamentale per istaurare e incominciare proficue collaborazioni con laboratori prestigiosi.

In altre interviste ha parlato dei giovani che lavorano nel suo laboratorio, spesso si discute di “fuga di cervelli” e del poco spazio che i neo laureati trovato nella ricerca. Come possiamo evitare tutto questo?
Dobbiamo dare ai nostri ragazzi l’opportunità di fare un esperienza all’estero. Questo è importante perché apre la mente, poi bisogna farli tornare offrendo però delle vere opportunità. E’ stato lo stesso Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale, durante la consegna del Premio, a rimarcare il fatto che i nostri ricercatori hanno dei salari molto inferiori rispetto agli altri paesi. Ma i nostri giovani per potersi esprimere al meglio hanno bisogno delle strutture adeguate e un sistema che gli possa permettere scambi proficui con laboratori internazionali all’avanguardia. Ma bisogna avere molta tenacia e pazienza, ecco le chiavi per fare il ricercatore.

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