Secondo una classifica di recente stilata dalla commissione europea, la regione di Utrecht, in Olanda, è risultata essere la più competitiva d’Europa. Qual è il segreto di questo risultato e come si posiziona l’Italia in termini di competitività a livello europeo?

Per rispondere alla prima domanda, vi consigliamo di ascoltare le due puntate dedicate ad Utrecht della trasmissione radiofonica “Reportage” (Radio24) del 23/11/2013 e del 7/12/2013, di cui riportiamo alcune citazioni qui di seguito.

Per rispondere invece alla seconda domanda, vi consigliamo di dare uno sguardo all’articolo “La perdita di competitività dell’economia italiana“, nel quale abbiamo riportato un articolo tratto dal sito Scienzainrete che parla proprio di questo.

Da “Reportage”:

Utrecht è “un modello che trova la propria forza non tanto nell’eccezionalità, ma nell’ordinaria capacità di curare i dettagli”.

I settori di eccellenza sono due:

  1. L’innovazione
  2. L’efficienza del mercato del lavoro

INNOVAZIONE

Questi i 4 pilastri su cui si è deciso di investire:

  • Industria creativa
  • Biotecnologie
  • Economia sostenibile
  • Salute

La particolarità e che non vengono dati soldi a fondo perduto, ma piuttosto degli incentivi ad aggregazioni mirate all’innovazione.

Un settore molto sviluppato è quello dell’ICT: il Touchgame Garden rappresenta un vero e proprio ecosistema innovativo in questo settore. Comprende circa 50 aziende, la maggior parte delle quali è specializzata nel settore dei videogiochi.

MERCATO DEL LAVORO

La disoccupazione è molto bassa: inferiore al 5% (ben due punti inferiore alla media olandese!).

Se perdi il lavoro, ricevi per al massimo 3 anni un sussidio statale, pari fino al 70% dell’ultimo stipendio. Se continui ad essere disoccupato, il secondo step è sussidiato dal comune, attraverso l’erogazione di un assegno da 14000 euro annuali. Nel frattempo, il lavoratore deve però effettuare un percorso di formazione mirato al reinserimento qualificato nel mondo del lavoro. Se anche il secondo step fallisce, viene effettuata un’ulteriore fase di training, finché le competenze del lavoratore non risultano essere adeguate e ricercate dalle imprese.

Il risultato è che la forza lavoro è in generale molto ben qualificata: in Olanda chi studia trova lavoro (e ben pagato!), mentre chi non studia rischia di restare ai margini.

Il segreto sta in particolare nell’istruzione: sia la scuola che l’università sono di ottima qualità ed insieme cooperano per migliorare la qualità dell’istruzione.

Il 43% della forza lavoro ad Utrecht è ALMENO laureata (più del doppio della media italiana!!!). L’alta presenza di capitale umano qualificato porta naturalmente ad avere stipendi più alti: un neolaureato può ambire a guadagnare fino a 2000 euro NETTI al mese.

Interi programmi di studio sono offerti interamente in lingua inglese, cosa che permette di attrarre un numero elevato sia di studenti che di docenti stranieri. Inoltre i processi di assunzione dei docenti universitari sono assolutamente TRASPARENTI.

C’è infine un’integrazione molto forte tra ricerca pubblica e privata, grazie ad incubatori tecnologici per l’avviamento di imprese Start-up e grazie alla possibilità di ricevere rimborsi, sotto forma di detrazioni fiscali, per gli investimenti in ricerca che vengono effettuati.

In sostanza vi è un’integrazione ottimale ed assolutamente vincente tra università, ricerca ed imprenditoria.

NdItaliaCheRaglia: in Italia, invece, ognuno si deve arrangiare: dobbiamo formarci a caso, senza nessuna forma di orientamento, e naturalmente a nostre spese! 

“La competitività di domani inizia con gli investimenti mirati oggi: la competitività regionale non è mai un dono che cade dal cielo, ma va coltivata giorno dopo giorno con strategie chiare, integrate e definite”.

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/reportage/2013-11-23/utrecht-regione-competitiva-europa-113740.php?idpuntata=gSLAfLSkY&date=2013-11-23

Utrecht: regione più competitiva d’Europa / Parte 1

La Commissione Europea, per la seconda edizione consecutiva, ha nominato la regione olandese di Utrecht come la più competitiva dell’intera UE. In questo primo reportage dal cuore dell’Olanda, Sergio Nava ci porta a conoscere più da vicino alcuni aspetti vincenti di Utrecht: la strategia regionale, l’investimento nelle aziende innovative, l’efficienza del mercato del lavoro. Con interviste all’autrice del rapporto UE e ad esperti del mondo universitario.

http://www.radio24.ilsole24ore.com/programma/reportage/2013-12-07/anatomia-regione-competitiva-utrecht-113732.php?idpuntata=gSLAyXEPZ&date=2013-12-07

Anatomia di una regione competitiva: a Utrecht ricerca e impresa creano sviluppo nel cuore dell’Europa

In questo nuovo reportage da Utrecht, nominata per la seconda edizione consecutiva “regione più competitiva d’Europa” (fonte: Commissione Europea), Sergio Nava ci porta all’interno dello Utrecht Science Park, il parco scientifico regionale che sta diventando un polo di attrazione nazionale per ricerca e innovazione. Scopriamo come una economia regionale competitiva non possa che basarsi su investimenti in R&D, capitale umano qualificato e -per l’appunto- innovazione.

http://www.soldionline.it/network/politica-economica/ecco-la-classifica-delle-regioni-piu-competitive-d%E2%80%99europa-ma-la-lombardia-scivola-al-128%C2%B0posto.html

Ecco la classifica delle regioni più competitive d’Europa ma la Lombardia scivola al 128°posto

Scritto da Alberto Galvi – 24 agosto 2013

Per l’Italia la competitività è sempre più un miraggio. Il nostro Paese, infatti, è rimasto fuori dalla mappa delle Regioni più competitive d’Europa, come rivelato dall’Indice  di competitività regionale 2013 pubblicato dalla Commissione Ue. Rispetto alla prima edizione, del 2010, l’Indice di competitività regionale mostra una morfologia più policentrica con regioni forti soprattutto laddove si trovano le capitali o aree metropolitane. La Lombardia non compare nella lista delle prime 100, scivolando al posto numero 128. La seguono una decina di regioni italiane che si concentrano nella fascia intermedia, e sette oltre quota 200, con la Calabria e la Sicilia fanalino di coda nazionale, rispettivamente 233esima e 235esima su 262. Ultime in assoluto della classifica generale sono la bulgara Severozapaden, e alcune regioni greche e romene.

Ecco la classifica delle 10 regioni più competitive d’Europa stilata dall’Indice  di competitività regionale 2013 pubblicato dalla Commissione Ue

1) Utrecht (Olanda)

2) Area di Londra:Bedfordshire, Hertfordshire, Essex, Inner e Outer London (Gran Bretagna)

3) Berkshire, Buckinghamshire e Oxfordshire (Gran Bretagna)

4) Regione di Stoccolma (Svezia)

5) Surrey, East and West Sussex (Gran Bretagna)

6) Regione di Amsterdam: Flevoland, Noord‐Holland (Olanda)

7) Regione di Francoforte: Darmstadt (Germania)

8) Regione di Parigi: Ile de France (Francia)

9) Regione di Copenhagen: Hovedstaden (Danimarca)

10) Zuid‐Holland  (Olanda)

Per trovare la prima regione italiana, la Lombardia, occorre invece scorrere l’indice fino alla posizione 128, seguita dalle altre, fino alla Sicilia, fanalino di coda nazionale 235masu una graduatoria di 262. Si tratta di una fotografia impietosa dello stato delle regioni italiane. Di come il centro-nord abbia perso competitività e si trovi in difficoltà», hanno fatto rilevare fonti europee. Nonostante una sostanziale riduzione del budget Ue 2014-2020 rispetto al precedente, l’Italia è riuscita comunque a strappare 29,238 miliardi proprio perché le sue regioni, anche le più sviluppate, hanno problemi. Il lavoro si basa su tre principali gruppi di indagine, che vanno da ciò che viene considerato basilare per il funzionamento di un’economia (qualità delle istituzioni; stabilità macroeconomica; infrastrutture; sistema sanitario; qualità dell’istruzione) all’efficienza (qualità delle università e dell’apprendimento permanente; efficienza del mercato del lavoro; dimensioni di mercato), all’innovazione (livello tecnologico; innovazione). Secondo il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, per recuperare posizioni, la strada da seguire è quella di aiutare la crescita, diminuendo le tasse, puntando su investimenti e ricerca.

Ecco le pozioni delle 20 regione italiane nella classifica stilata dall’Indice  di competitività regionale 2013 pubblicato dalla Commissione Ue

128) Lombardia

141) Emilia Romagna

143) Lazio

145) Provincia autonoma di Trento

146) Liguria

152) Piemonte

157) Friuli Venezia Giulia

158) Veneto

160) Toscana

167) Umbria

173) Provincia autonoma di Bolzano

177) Marche

178) Valle d’Aosta

187) Abruzzo

201) Molise

217) Campania

222) Sardegna

227) Basilicata

232) Puglia

233) Calabria

235) Sicilia

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Aggiornamento del 7 gennaio 2014:

Signore e signori, ecco a voi l’Italia:

http://www.lastampa.it/2013/12/19/cultura/scuola/italia-tra-i-peggiori-deuropa-per-l-abbandono-scolastico-FySLBmhkmzA9pQNGMqurnO/pagina.html

Italia tra i 5 peggiori d’Europa per l’abbandono scolastico

L’Italia è tra i 5 Paesi peggiori d’Europa per abbandono delle aule: lascia i banchi troppo presto il 17,6% degli alunni, con punte del 25% nel Mezzogiorno. A renderlo noto è l’Anief, che specifica che “così ci allontaniamo troppo dalla media dei 28 Paesi dell’Ue, scesa al 12,7%, e all’obiettivo del raggiungimento del 10% entro il 2020”. “Secondo la Commissione europea – spiegano dall’Anief – nel 2012 in Italia il tasso di abbandono scolastico ha continuato a rimanere alto: rispetto alla media dei 28 Paesi dell’Ue, scesa al 12,7%, e all’obiettivo del raggiungimento del 10% entro il 2020, ci sono ancora cinque Paesi ancora molto lontani dalla meta. Tra questi figura l’Italia, oggi al 17,6%, che per numero di 18-24enni che hanno lasciato gli studi prima del tempo è riuscita a fare peggio anche della Romania, che è al 17,4%”.  

[…] è giunto il momento di tornare ad investire: la situazione risulta particolarmente critica in Sicilia, Sardegna e Campania, dove vi sono aree con punte di abbandoni scolastici del 25%. E il periodo più a rischio abbandono rimane quello dei 15 anni, quando i ragazzi frequentano il biennio delle superiori”.  

“L’allontanamento dall’Europa in merito alla dispersione scolastica – ha detto Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – non è un dato casuale. Ma è legato a doppio filo ai tagli a risorse e organici della scuola attuati negli ultimi anni. In particolare negli ultimi sei, quando sono stati cancellati complessivamente 200mila posti, sottratti 8 miliardi di euro e dissolti 4mila istituti a seguito del cosiddetto dimensionamento (poi ritenuto illegittimo dalla Consulta). […] “il calo di interesse si è manifestato anche all’università, cui ormai si iscrive appena il 30% dei neo diplomati. Anche in questo caso, stavolta a seguito della Legge 240/2010, abbiamo assistito alla progressiva riduzione del personale docente e dei corsi di laurea. E alla perdita del ricercatore. Con il risultato che il numero di giovani che oggi raggiunge la laurea rimane tra i più bassi dell’area Ue. Come se non bastasse, in Italia la spesa in istruzione è sempre più misera: tanto che (dati Ocse) il nostro Paese si piazza per investimenti nella scuola al 31esimo posto tra i 32 considerati. Solo il Giappone fa peggio di noi. Per non parlare degli stipendi degli insegnanti, tra i più bassi: con 32.658 dollari l’anno nel 2010 nella scuola primaria (contro i 37.600 della media Ocse), 35.600 dollari nella scuola media (39.400 Ocse) e 36.600 nella secondaria superiore contro 41.182 dell’area Ocse”. […]

19/12/2013

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