Insomma, da una parte c’è la Corte dei Conti che ci dice che il debito troppo elevato e l’eccesso di pressione fiscale stanno frenando la crescita economica dell’Italia, dall’altra parte c’è Letta che invece vede dei segnali di ripresa e addirittura afferma che l’anno prossimo la crescita sarà dell’1%. Magari dell’1%: se la sua sfera di cristallo ha davvero indovinato a leggere il futuro, ne saremo tutti di certo ben contenti, ma bisognerà vedere se, dopo questi mesi di pura “POLITICHIACCHIERA”, intorno ai temi dell’Imu e della riforma elettorale (che ancora non si vede all’orizzonte), il suo Governo riuscirà a a tirar fuori qualche straccio di vera riforma.

Il Governo Monti ci era sembrato palesemente molto più produttivo ed incisivo (“Sei mesi di Governo Monti: si riforma o si muor, ma quanto può davvero riformare il governo tecnico?“), mentre fino ad ora con Letta abbiamo visto solo dei gran bei discorsi…

L.D.

http://www.blitzquotidiano.it/economia/corte-conti-tasse-45-pil-debito-frenano-crescita-1741969/

Corte dei Conti: “Tasse al 45% del Pil e debito frenano la crescita”

Pubblicato il 11 dicembre 2013

ROMA – “Tasse al 45% del Pil e debito frenano la crescita”. Mentre il presidente del Consiglio Enrico Letta chiede la fiducia e annuncia un ritorno alla crescita nel 2014 la Corte dei Conti avverte: con un peso del fisco “ormai al 45% del prodotto interno lordo” non si potrà avere crescita economica se non si spenderanno meglio le “ingentissime risorse” che derivano dal prelievo fiscale. L’allerta arriva dal neo-presidente della magistratura contabile, Raffaele Squitieri.

“Abbiamo bisogno di maggiore e più celere crescita economica” per aiutare gli italiani meno abbienti, per sostenere l’occupazione e per “portare a compimento il faticoso percorso di risanamento”, ha detto nel discorso del suo insediamento.

Secondo Squitieri siamo “in un momento storico in cui la spesa improduttiva appare sempre più inaccettabile”. Nel mirino del giudice c’è il debito pubblico italiano, “che ha pochi confronti nel mondo” e che “rallenta ulteriormente il nostro passo in una sorta di circolo vizioso dal quale diventa sempre più difficile uscire”.

La Corte dei Conti mette in guardia anche su “segnali inquietanti di deflazione”, che preoccupano “non solo per l’immediato effetto recessivo”, ma anche per l’effetto di “appesantimento del debito, di tutti i debiti, centrale, locali, privati”.

Per Squitieri i sistemi di controllo e di valutazione deboli, insieme alle inefficienze nella gestione pubblica e alla corruzione, hanno “un impatto negativo devastante sull’economia e la credibilità dell’intero sistema Paese”.

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http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/letta-insiste-segnali-di-ripresa-in-2014-possibile-crescita-1-20131203_175425.shtml

Letta insiste: “Segnali di ripresa, in 2014 possibile crescita 1%”

“Dobbiamo lavorarci, ma è obiettivo alla nostra portata”, dice il premier

Roma, 3 dic. (TMNews) – Enrico Letta intravede segnali di ripresa e sostiene che nel 2014 si tornerà a crescere dell’1%. “Abbiamo i primi segni di ripresa, ma abbiamo ancora l’onda lunga che sta lasciando disastri sociali”, ha detto il presidente del Consiglio Enrico Letta, intervenendo alla presentazione del volume fotografico realizzato dall’Ansa per raccontare il 2013 attraverso una selezione di scatti. “I primi segni di ripresa non sono percepiti dalle persone in difficoltà – ha aggiunto -, ma la scelta di dire l’anno prossimo l’1% di crescita è una scelta assennata e possibile. Dobbiamo lavorarci, ma è una scelta alla nostra portata”. […]

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Aggiornamento del 30 gennaio 2014:

https://www.leoniblog.it/2014/01/22/spesa-e-tasse-le-2-lezioni-per-cui-uk-con-cameron-cresce-piu-di-tutti-in-ue/

SPESA E TASSE: LE 2 LEZIONI PER CUI UK CON CAMERON CRESCE PIÙ DI TUTTI IN UE

DI OSCAR GIANNINO – 22 gennaio 2014

[…] La tendenza è stata confermata dalle prime stime di crescita 2014 del Fondo Monetario. Il Pil 2014 della Gran Bretagna è stimato a +2,4%, un punto più di quanto il Fondo valutasse a metà dell’anno scorso. La Germania non andrebbe oltre il +1,6%. L’Italia, per capirci, vede invece il FMI abbassare ulteriormente le sue previsioni, dallo 0,7% allo 0,6%: la metà di quanto il governo Letta abbia stimato nella sua legge di stabilità, l’1,1%. E siamo l’unico tra i Paesi “avanzati” corretti al ribasso, l’”unico a non tenere il passo”, dice il FMI. Un viatico, per Letta e il suo governo.

[…] Su che cosa di fonda, il successo britannico? Su un mix che per noi non è né integralmente né largamente replicabile, visto che ci sono almeno tre caratteristiche dell’economia britannica molto diverse dalle nostre. Ma ci sono però anche un paio di lezioni secche e buone anche per noi italiani, e per tutto il Sud Europa piegato dalla crisi.

[…] Queste tre caratteristiche britanniche hanno determinato i motori della ripresa del Regno Unito. Innanzitutto il mercato domestico, la domanda interna dei consumi. Che è tornata a superare quella del precrisi, mentre da noi siamo ancora a una perdita a doppia cifra. Poi il settore immobiliare, sia delle compravendite e mutui – risaliti a quote analoghe a 9 anni fa – che nelle costruzioni, dove noi siamo a perdite del 50% rispetto al precrisi. Infine il settore finanziario, che è tornato a produrre ottimi utili e pingui bonus, e complessivamente dei servizi, a cominciare dal turismo e dall’attrattività degli investimenti diretti esteri, che per la verità è sempre rimasta altissima.

Tutto questo, per così dire, dipende dalla specificità britannica. Ma ci sono in aggiunta due fattori essenziali, sui quali dovremmo riflettere. Ad aver mantenuto un segno completamente diverso dal nostro sono state due scelte fondamentali di finanza pubblica, condivise dal premier Cameron e dal suo arcigno cancelliere dello scacchiere, George Osborne.

Fino all’inizio dell’anno scorso, le previsioni di crescita britanniche erano basse proprio per effetto di quelle due scelte. La prima: tagliare duramente la spesa pubblica. La seconda: tagliare anche le tasse, dove e nella misura del possibile, visto che nel frattempo bisognava abbassare energicamente il deficit. Una strategia che avrebbe soffocato la ripresa, dicevano non solo i laburisti di Ed Miliband, ma anche molti economisti keynesiani.

Ebbene, sono stati smentiti. E’ accaduto il contrario. Cameron e Osborne hanno ereditato nel 2010 dai laburisti un deficit pubblico superiore all’11% , nel 2010. A fine 2013 il deficit sarà intorno al 6,8%. Nel 2015, quando si rivoterà, per effetto dei nuovi tagli che il governo continua a proporre, dovrà scendere al 4% , e sotto il 3% nel 2016.

Quanto alle imposte, Osborne ha ridotto l’imposta sul reddito delle imprese dal 28% al 22%, ed entro fine mandato l’obiettivo è di scendere al 20%. L’aliquota marginale sul reddito delle persone fisiche è stata abbassata di 5 punti, dal 50% dove l’avevano riportata i laburisti. Sono state abbassate le imposte alle giovani coppie, è scesa l’accisa sulla benzina e sui consumi energetici.

E’ per tutto questo, che la domanda privata di consumi è tornata ruggente. Conclusione: per l’Italia che ha perso nove mesi sull’IMU senza ancora metterci un punto, che su ogni ipotesi di taglio alla spesa continua a delegare il commissario Cottarelli perché nessuno ha fegato e idee chiare su dove tagliare, e che ha visto aggravi d’imposta di ogni tipo, avercene sul ponte di comando, tipi come Cameron e Osborne.

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Aggiornamento del 3 febbraio 2014:

http://www.iltempo.it/economia/2014/01/22/cresce-tutto-il-mondo-tranne-l-italia-1.1210996

Cresce tutto il mondo. Tranne l’Italia

Il Fmi conferma: c’è la ripresina ma è debole e più bassa del previsto

La critica più lucida e più cruda alle stime del Fondo monetario che segnalano solo una ripresa debole e incerta per l’Italia quest’anno sono arrivate da Daniele Capezzone, presidente della Commissione finanze della Camera, che ha spiegato: «Dovrebbe allarmarci tutti, ma soprattutto dovrebbe intaccare le incrollabili certezze del premier Letta e del ministro Saccomanni nel loro operato, il fatto che il Fondo monetario internazionale abbia rivisto al rialzo le stime di crescita di tutte le economie avanzate Italia esclusa». Capezzone ha aggiunto che «nel 2014 tutte cresceranno più di quanto ci si attendeva lo scorso anno, ma non l’economia italiana, per la quale al contrario il Fmi si aspetta una crescita del Pil inferiore alle attese: 0,6% anzichè 0,7. Una stima inferiore di ben 0,4 punti percentuali a quella del Governo, che nella nota di aggiornamento al Def prevede una crescita del Pil dell’1% quest’anno e dell’1,7% nel 2015» ha continuato. «Oltre al Fmi, anche le stime Ocse, Istat e Banca d’Italia convergono su una crescita intorno allo 0,7% quest’anno e all’1% nel 2015. Per quanto sia auspicabile, è altamente improbabile che sia il nostro Governo a vederci giusto e che siano tutti gli altri a sbagliarsi. Se dovessero rivelarsi corrette le stime di queste istituzioni, nel 2015 non solo sarebbe a rischio il raggiungimento del pareggio di bilancio strutturale, ma con una crescita appena dell’1% e un’inflazione anch’essa intorno all’1 (e, anzi, con rischi concreti di deflazione vero orco dell’economia per la Lagarde ndr), il conto che dovremmo pagare per rispettare gli obiettivi di riduzione del debito previsti nel Fiscal Compact sarebbe salatissimo». […]

Filippo Caleri – 22/01/2014

http://www.ilsecoloxix.it/p/economia/2014/02/03/AQPyw2gB-squinzi_contro_ottimismo.shtml

Squinzi contro l’ottimismo di Letta: «Cambi passo»

3 febbraio 2014

Roma – Botta e risposta a distanza tra il premier Enrico Letta e il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi: da Abu Dhabi, il presidente del Consiglio è tornato ad affermare che «siamo a un punto di svolta», dicendo che «dopo anni avremo la crescita, all’1% quest’anno e al 2% nel 2015». Un ottimismo che il leader degli industriali ha “gelato”, insistendo sulla necessità che il «governo cambi passo», oppure «a un certo punto andiamo a votare».

I numeri indicati dalle previsioni del Csc [Centro Studi Confindustria], sinora «sfortunatamente» sempre «azzeccate», ha detto Squinzi ospite di “In mezz’ora” su Rai Tre, «non ci permettono di guardare con ottimismo verso il futuro». La stima di crescita del Pil per il 2014, secondo Confindustria, sarà di «un modestissimo +0,6-0,7%, frazioni di un punto percentuale», ma questo «non basta a creare occupazione e a fare ripartire il paese». Letta, evidentemente punto sul vivo, ha replicato in breve tempo: «È bene che ognuno faccia il suo lavoro, che Confindustria aiuti il Pil del paese. Sono convinto che i dati giusti siano quelli del governo».

Per Confindustria, che comunque ha riconosciuto una «inversione di tendenza» in corso dopo avere «strisciato sul fondo», però «servirebbe una crescita di almeno il 2% l’anno per tornare a creare occupazione». E bisognerebbe colmare la distanza che «non è mai stata così ampia» tra la politica e l’economia reale: […]

Ci sono «milioni di persone che non hanno più un lavoro, centinaia di migliaia di aziende» in difficoltà e «devono essere la preoccupazione principale di tutti noi e della politica, quindi o si cambia passo con il governo esistente o ad un certo punto andiamo a votare» […] «abbiamo già chiesto un cambio di passo deciso a questo governo» e «riteniamo sia necessario più coraggio» perché «per grazia divina la situazione economica del paese non cambierà». […]

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Aggiornamento del 3 marzo 2014:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/25/ue-taglia-la-stima-di-crescita-dellitalia-salgono-disoccupazione-e-debito/893710/

Ue taglia le stime di crescita dell’Italia. “Salgono disoccupazione e debito”

Bruxelles tifa per la Grecia, che crescerà nel 2014 allo stesso passo dell’Italia. E boccia le promesse del governo Letta sul Pil. Il commissario Olli Rehn: “Servono riforme”

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 25 febbraio 2014
[…] La Commissione europea ha rivisto al ribasso la stima del Pil per il 2014, da +0,7% a +0,6%, prevedendo per quest’anno “una lenta ripresa” in Italia più debole del previsto. Più bassa anche quella del 2013: rivista da -1,8% a -1,9 per cento. Nel 2015 resta invece stabile la previsione a +1,2 per cento. Niente a che vedere, quindi, con quanto promesso dal governo Letta poco prima di lasciare Palazzo Chigi: +1% nel 2014 e +2% nel 2015. […]

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Aggiornamento del 23 agosto 2014:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-08-22/ma-unione-non-sa-essere-competitiva-063601.shtml

Ma l’Unione non sa essere competitiva

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Aggiornamento del 2 ottobre 2014:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-09-30/consiglio-ministri-def-pil-03percento-padoan-legge-stabilita-spazi-la-crescita-191805.shtml

Governo, nel Def Pil -0,3% e deficit al 3%. Padoan: pareggio di bilancio nel 2017

http://www.ilgiornale.it/news/politica/italia-maglia-nera-deuropa-non-si-ferma-crollo-pil-1052118.html

Italia maglia nera d’Europa. Non si ferma il crollo del Pil

Secondo l’Ocse il nostro Paese è l’unico dell’eurozona che quest’anno segnerà un calo dello 0,4%. Per Standard & Poor’s siamo la zavorra di Eurolandia

Redazione – 16/09/2014

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1 commento on La politichiacchiera

  1. alberico corsi ha detto:

    Due cose dovrebbero fare i politic di tutto il mondo :
    Eliminare la speculazione sulle materie prime.
    Fissare il rapporto fra retribuzione minima e massima.