Vi proponiamo qui una riflessione di Vincenzo Scuccimarra sull’involuzione che ha caratterizzato il cinema italiano a partire dagli anni ’80 e sugli attuali blocchi legislativi e finanziari che stanno frenando ed annichilendo la creatività dei nostri giovani autori ed il rinnovamento delle nostre produzioni cinematografiche.

Un capitolo a parte, che dal nostro punto di vista si intreccia strettamente al discorso della mentalità italiana assai poco propensa a riflettere in modo serio su tutte le argomentazioni che poggino su basi scientifiche, riguarda il cinema di fantascienza: in Italia relegato ad un ruolo di serie B (brutte copie di sceneggiature americane oppure bei film rimasti nonostante ciò pressoché sconosciuti), in Gran Bretagna utilizzato come strumento educativo per i cittadini, in particolar modo grazie alla seguitissima serie tv “Doctor Who”. Sembra comunque chiaro che sia la tivù che i mass-media abbiano giocato, e stiano ancora giocando, un ruolo fondamentale per l’addestramento della cittadinanza (vedi gli articoli “L’Italia della disinformazione scientifica” ed “Educare con la tivù: mito o realtà?“).

L.D.

http://vincenzoscuccimarra.nova100.ilsole24ore.com/2013/08/questo-nostro-cinema.html

Questo nostro cinema

26 AGOSTO 2013 – Vincenzo Scuccimarra

Sessant’anni fa  questo reportage dell’ Istituto Luce http://youtu.be/fssMTwZYh0g , intitolato orgogliosamente “Questo nostro cinema”, fotografava il cinema italiano alla vigilia della sua stagione d’oro. Un contesto creativo dove convivevano film d’autore e film commerciali, i generi più disparati erano praticati, le coproduzioni erano all’ordine del giorno e l’apertura ai mercati internazionali era vista come uno sbocco naturale. Un cinema altamente diversificato, popolare e aperto, senza pregiudizi, ad ogni genere d’influenze e apporti esterni.

Dopo sessant’anni le condizioni sono totalmente mutate. […] Siamo sicuri che sia impossibile ritornare ad immaginare qui in Italia di realizzare prodotti audiovisivi che soddisfino le esigenze più diverse in un contesto internazionale? Siamo sicuri che non sia il caso di pensare fuori dell’asfittica dicotomia nazionale cinema d’autore-commedia locale? Non sarebbe il caso, vista la tradizione cosmopolita del nostro cinema, che negli anni sessanta era il più esportato al mondo, di ripensare a cosa produrre oggi guardando più in là del meschino panorama nazionale? O qualcuno ci ha convinto, magari per contrabbandare le sue proposte come l’unica forma di produzione possibile, che in Italia i film di genere, i film per ragazzi, i film d’animazione non li sappiamo fare?

La storia del cinema ci insegna tutt’altro. Ed è sempre stata una caratteristica degli artisti italiani, in tutti i campi, quella di essere aperti a stimoli ed influenze di altre culture per saperle poi rielaborare in un prodotto originale, unico e universalmente apprezzato. […] la produzione di cinema italiano attuale, con autori nostrani coltivati come orchidee di serra da mettere all’occhiello nelle occasioni importanti ma senza più mercato e commedie basate su stereotipi locali, non è messa bene. Tanto più che questo tipo di produzione da qualche tempo non ha gli stessi riscontri al botteghino di una volta, con perdite secche di incassi del 30% in due anni.

Se a questo assommiamo la fine del mercato home video e l’assottigliarsi dei budget per gli acquisti tv, capiamo che c’è solo una strada da percorrere per il cinema italiano di una certa ambizione che si vuole davvero confrontare con il pubblico e non sopravvivere di assistenzialismo:  il mercato internazionale, la diffusione mondiale.

Il sistema legislativo e finanziario che ha retto il cinema italiano fino ad oggi, e che pure negli scorsi anni ha avuto i suoi meriti facendo incassi importanti e contribuendo ad elevare la professionalità specifica degli operatori del settore, deve rinnovarsi per poter generare un nuovo tipo di produzione adatta ad i tempi che corrono. Più vicina a quella che si faceva  sessant’anni fa.

Un tipo di produzione senza pregiudizi ideologici verso i generi, che guardi al mondo e che coltivi un cinema d’autore di grandi ambizioni e respiro, come era quello di Bertolucci un tempo o di un Sorrentino oggi. Un cinema in cui si possa concepire di nuovo un regista italiano che opera in un contesto internazionale. Il che non significa smettere di parlare del nostro Paese. Chi paventa nell’apertura al pubblico del mondo una perdita d’identità del nostro cinema dimostra una certa ignoranza. Il cinema italiano più importante, da Cabiria a De Sica, da Fellini a Sergio Leone è stato baciato dal successo internazionale pur restando profondamente italiano.

Per far questo bisogna rimettere mano alle disposizioni di legge aprendo a nuovi soggetti, a nuovi modi concepire film e produrli. L’intervento pubblico non può continuare ad essere una forma di assistenza previdenziale, di welfare, per autori decotti a scapito di giovani generazioni e di nuovi modo di concepire delle storie per il cinema. In un momento di crisi economica e sofferenza sociale, qualsiasi investimento pubblico che non favorisca autori e film innovativi, capaci di attrarre spettatori, è assistenzialismo amorale.

[…] Ma esistono questi nuovi talenti capaci di fare un cinema esportabile a livello internazionale? Da anni sono attento al magmatico universo degli aspiranti filmmaker che fanno corti, video, documentari e, recentemente, webseries. Posso dire per esperienza diretta che, accanto ad una marea di prodotti velleitari e inconsistenti (la maggior parte), ci sono ogni anno delle opere interessanti frutto di personalità creative che possono invidiare ai loro coetanei stranieri solo la facilità con cui questi ultimi attingono a mezzi e risorse, pubbliche e private, nei loro rispettivi Paesi. […]

La via italiana al cinema di genere, come al cinema d’autore di respiro internazionale, o al cinema per ragazzi, esiste. Basta volerla, e pretendere un sistema legislativo e produttivo che la incoraggi. Come pure ampio margine ci sarebbe per produrre un cinema realizzato dagli immigrati o dalla prima generazione di autori italiani figli di immigrati. Quanta ricchezza di visione sarebbero capaci di portare i giovani provenienti da altre culture al nostro cinema? […]

Esistono tanti modi per produrre storie per il mondo contemporaneo, l’importante è togliersi le bende dagli occhi e capire che il digitale, la rete, la globalizzazione, sono una grande opportunità per  stimolare nuove visioni e uscire dal tunnel di un cinema provinciale senza futuro che meno ha riscontro di pubblico, più si trincera in un circolo vizioso di scambi di favori tra pochi e ricerca di protezione politica.

Per un popolo che ha fatto dell’intraprendenza, la creatività, la capacità di adattarsi a qualsiasi latitudine, l’inventiva produttiva e la spregiudicatezza, le sue caratteristiche principali, il contesto che si delinea nel prossimo futuro potrebbe essere favorevole.

A patto che il sistema normativo e industriale incoraggi questo cambiamento, senza ostacolarlo per difendere vecchi privilegi o rendite di posizione, affinché il cinema italiano, troppo spesso sulla bocca di chi ha una visione del bene comune meschina quanto i propri interessi, possa davvero tornare ad essere  “questo nostro cinema”.

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ISTITUTO LUCE CINECITTA’

Istituto Luce Cinecittà: tutte le immagini e i fotogrammi più belli di come eravamo, rivissuti attraverso i film, i documentari e i video che hanno fatto la storia del nostro Paese.

Archivio Storico – archivioluce.com

Sito Ufficiale – www.cinecittaluce.it

Facebook – www.facebook.com/LuceCinecitta

Twitter – twitter.com/LuceCinecitta

Shop Online – www.cinecittashop.it

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ARCHIVIO DEL CINEMA ITALIANO

www.archiviodelcinemaitaliano.it

L’archivio del Cinema Italiano dell’ANICA nasce con finalità principalmente culturali e scientifiche dirette a fissare la memoria storica del nostro cinema.

La versione On-Line dell’archivio (un estratto del ben più esteso archivio informatico dell’ANICA) presenta le schede di tutti i film a lungometraggio, a soggetto o documentari, prodotti e distribuiti dal 1930 ad oggi.

Gli stessi dati sono stati pubblicati dall’ANICA per oltre 50 anni sia attraverso i famosi volumi della “Produzione Italiana”  – i quali sono stati riconosciuti prodotto di Interesse Culturale dal Ministero dei Beni Culturali – Direzione Cinema – sia attraverso i volumi della collana “Filmografie”.

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Cinema italiano

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
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La crisi degli anni ottanta

Sul finire degli anni settanta si iniziano a percepire, per il cinema italiano, i primi sintomi di una crisi che esploderà nella seconda metà degli anni ottanta e che si protrarrà, con alti e bassi, per oltre un decennio. Si tratta di un processo fisiologico, legato per lo più all’avanzare della televisione commerciale, che investe nello stesso periodo altri paesi di grande tradizione cinematografica (Giappone in particolare, ma anche Francia).

In questi anni la commedia all’italiana scompare come genere, anche in seguito al progressivo esaurirsi della vena creativa dei maestri dei decenni precedenti, e il cinema d’autore e quello d’impegno civile tendono ad isolarsi, con una serie di film che difficilmente si inseriscono in uno sviluppo comune. Gli attori di punta della cinematografia italiana invecchiano e si vive in un periodo di transizione verso una nuova generazione di interpreti.

La crisi colpisce anche e soprattutto il cinema italiano di genere, in quanto, una volta esauritisi i vari filoni di successo, non riesce a crearne di nuovi e dunque, a partire dalla fine del decennio, si limiterà solamente a copiare i maggiori film d’oltreoceano con produzioni infime e di basso livello qualitativo ed artistico, che non vanno oltre il B-movie e che dunque non riescono più a trovare facilmente una distribuzione nelle sale cinematografiche, che vengono così monopolizzate dalle più abbienti, costose e spettacolari pellicole hollywoodiane, che da qui in poi prenderanno il sopravvento. Non mancano comunque film d’autore memorabili, quantomeno nella prima metà del decennio. […]

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Cinema italiano di fantascienza

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il cinema italiano di fantascienza è, con alcune eccezioni, un filone cinematografico di intrattenimento popolare, caratterizzato da pellicole nate sulla scia di film statunitensi di successo ma con un budget notevolmente ridotto. Alcuni di questi film realizzati in Italia, pur essendo considerati dei B movie, sono stati apprezzati anche all’estero, grazie all’inventiva e all’ingegnosità di registi ed esperti di effetti speciali come Antonio Margheriti (Anthony M. Dawson) e Mario Bava, che si distinsero rispettivamente nei filoni dell’avventura spaziale e del fanta-horror […]

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Doctor Who

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Doctor Who è una serie televisiva britannica di fantascienza prodotta dalla BBC a partire dal 1963, con storie avventurose che spaziano dalla fantascienza al racconto gotico. Ha come protagonista un Signore del Tempo (Time Lord), cioè un alieno viaggiatore del tempo, che si fa chiamare semplicemente Il Dottore. Egli esplora l’Universo a bordo del TARDIS, una macchina senziente che viaggia nello spazio e nel tempo attraverso il cosiddetto vortice temporale (time vortex). L’aspetto esterno del TARDIS è quello di una cabina blu della polizia inglese, che era comunemente visibile in Gran Bretagna negli anni Sessanta, quando la serie fu trasmessa per la prima volta. Il Dottore è quasi sempre accompagnato da un terrestre (spesso una donna) insieme al quale affronta molti nemici, salva intere civiltà e persone comuni.

La serie ha ricevuto moltissimi riconoscimenti sia dalla critica che dal pubblico. Ha vinto nel 2006 il premio BAFTA per la miglior serie drammatica e per cinque volte consecutive (2005-2010) il National Television Award sotto la produzione esecutiva di Russell T. Davies. Nel 2011,Matt Smith fu il primo a essere nominato per il BAFTA come miglior attore protagonista per la sua interpretazione del Dottore.

La serie, con i suoi 33 anni di programmazione (continuativa dal 1963 al 1989 e ripresa nel 2005) e più di 700 episodi (realizzati a colori a partire dal1970) detiene il record di serie televisiva di fantascienza più longeva e di maggior successo in termini di ascolti televisivi, vendite di libri e DVD e traffico su iTunes ed è per questo citata nel Guinness World Records. Il programma è considerato una parte significativa della cultura popolare del Regno Unito ed è diventata una serie di culto. […]

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Aggiornamento del 4 maggio 2014:

http://www.queryonline.it/2014/05/03/scienza-e-fantascienza-intervista-a-silvio-sosio/

Scienza e fantascienza: intervista a Silvio Sosio

Silvio Sosio è uno dei personaggi più importanti della fantascienza italiana, curatore della rivista Robot, fondatore dell’associazione e casa editrice Delos Books e direttore responsabile del portale fantascienza.com (che con Alessandro Muré mantiene su Query Online la rubrica settimanale “Fanta-scienza”). Lo abbiamo intervistato sui rapporti tra scienza, fantascienza e pseudoscienza.

Sappiamo che sei un simpatizzante del CICAP. Secondo te gli amanti della fantascienza sono più “scettici” della media del pubblico sul paranormale e sulle pseudoscienze?

Per la mia esperienza personale, può capitare che ci siano “fan” delle pseudoscienze che leggono fantascienza, ma in generale gli appassionati di fantascienza sono decisamente schierati con gli scettici. Uno dei punti cardine della fantascienza è la verosimiglianza scientifica; in generale noi fantascientifici siamo convinti che sia probabile che esista vita e intelligenza su altri pianeti, se vuoi non aspettiamo l’ora di vedere un’astronave aliena che scende sulla Terra. In molti romanzi si teorizza l’esistenza di telepatia e altri poteri vari. Tutto deve però essere corredato da una sua coerenza interna. L’appassionato di fantascienza sa distinguere bene tra l’ipotesi di un romanzo e la realtà.

Si dice a volte che la differenza tra la fantascienza e il fantasy è che nel primo caso non c’è spazio per la magia. Sei d’accordo? Se sì, vuol dire qualcosa sulla nostra società secondo te il fatto che rispetto a qualche decennio fa il fantasy sia diventato molto più popolare della fantascienza?

“Una tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia” diceva Clarke. Il punto a mio avviso non è quello. Anche il fantasy deve avere una sua coerenza, altrimenti diventa una buffonata; e c’è una quantità di libri che potrebbero essere ascritti, a pieno titolo, all’uno o all’altro genere (pensiamo per esempio a Game of Thrones). Certamente, la fantascienza di solito cerca la verosimiglianza scientifica, mentre all’estremo opposto la fantasy più fiabesca abbonda di deus ex machina magici.

In generale però possiamo anche dire che la fantascienza tende più spesso a occuparsi del mondo che ci circonda, ad analizzarlo e a commentarlo, estrapolandolo o usando metafore, cosa che nel fantasy accade di rado. Al di là dell’andamento delle mode, che può essere o mano casuale, la mia impressione è che l’uomo – e soprattutto il ragazzo – di oggi più che guardare al futuro con curiosità o con paura eviti proprio di prenderlo in considerazione. Cerca quindi più la fuga che la speculazione.

Condividi l’idea di Isaac Asimov che la fantascienza abbia spesso ispirato la scienza?

Assolutamente sì. Ci sono numerose testimonianze di scienziati, tecnologi o astronauti che lo provano. Moltissime persone sono cresciute leggendo di viaggi nello spazio o di robot e sono state stimolate a cercare di realizzare quei sogni di quando erano ragazzi. Purtroppo le nuove generazioni non leggono più fantascienza, preferiscono il fantasy. Quando cresceranno anziché scienziati ci troveremo una generazione di maghi e allevatori di draghi.

Una domanda che non ti avranno mai fatto: come vedi il futuro della fantascienza?

Risponderò in modo molto ottimista: può solo migliorare.

Scherzi a parte: mi auguro che la fantascienza conosca un nuovo momento di popolarità. Anche perché questo vorrebbe dire che la gente ricomincia a interessarsi del suo futuro, delle sfide che le nuove tecnologie ci pongono ogni giorno e che cambieranno la nostra vita sempre più rapidamente. Se questo avverrà, tornerà anche la fantascienza. Ma potrebbe anche accadere il contrario: la fantascienza potrebbe tornare di moda per altri motivi e in qualche modo riaccendere le coscienze.

Quali sono i prossimi progetti di Delos Books e di Fantascienza.com?

Come casa editrice stiamo passando attraverso una fase di transizione. Ci stiamo in parte ritirando dalle librerie, dove la crisi ha reso quasi impossibile la sopravvivenza per i piccoli editori, e stiamo investendo sempre di più nel settore degli ebook. A ottobre scorso abbiamo lanciato una linea di ebook dedicati ai racconti e ai racconti seriali, chiamata Bus Stop – libri che puoi leggere in un viaggio sui mezzi pubblici – che sta riscuotendo un enorme interesse: ne abbiamo pubblicati già oltre duecento, di tutti i generi, dalla fantascienza al romance, dal romanzo storico al giallo sherlockiano. Fantascienza.com l’anno prossimo entrerà nel ventesimo anno di pubblicazioni, probabilmente per allora ci saranno grosse novità, ma è prematuro parlarne.

Quali autori e quali romanzi consigli ai lettori del CICAP?

Tra i classici certamente Asimov o Clarke, scrittori scienziati. Tra i più recenti certamente Charles Stross, che spesso affronta il tema della singolarità tecnologica, o Ted Chiang, autore che ha vinto più premi dei racconti che ha scritto. Come titolo carino in particolare propongo La voce dall’aldilà di Connie Willis, che parla dello spirito del famoso scettico Henry Louis Mencken che collabora con l’equivalente di un emissario CICAP per smascherare una medium.

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