Con estremo piacere, ma anche con molto rammarico per l’ignoranza scientifica che imperversa in Italia e che spesso nei nostri post denunciamo, condividiamo con i nostri lettori questa bella lettera pubblicata sul social network Facebook da Chiara Segrè, con la speranza che l’opinione negativa che la maggior parte degli italiani dimostra nei confronti della scienza e, in questo caso specifico, della sperimentazione animale, possa al più presto cambiare:

https://www.facebook.com/notes/chiara-segre/lettera-aperta-al-giornalismo-italiano-chi-ha-paura-di-parlare-di-scienza/10151853409825091

Lettera aperta al giornalismo italiano: chi ha paura di parlare di scienza?

23 settembre 2013 alle ore 12.00

Pubblico questa lettera su Facebook dopo averla mandata alle principali testate giornalistiche italiane senza ottenere nessun riscontro. Forse perché non hanno una risposta alla mia, semplice, domanda?

Giovedì 19 settembre a Montecitorio c’è stata la manifestazione di Pro-Test Italia, contro le limitazioni restrittive in materia di sperimentazione animale che il Parlamento e il Senato hanno votato rispetto alla Direttiva Europea, e che di fatto renderebbero illegali in Italia la maggior parte delle pratiche di ricerca biomedica. [NdItaliaCheRaglia: vedi l’articolo “Sperimentazione animale: in Italia si preferisce uccidere la ricerca piuttosto che i topi da laboratorio“]. Non è mia intenzione entrare qui nei meriti del dibattito scientifico sulla necessità della sperimentazione animale. E’ stato detto tutto quello che c’era da dire su questo argomento da persone ben più titolate di me.

La domanda che mi preme è: perché sono stati ignorati dalla stragrande maggioranza della stampa nazionale generalista?

Virtuosa eccezione La Stampa di Torino, che ha dedicato prima un video sul sito e il giorno dopo un bell’articolo a tutta pagina sul quotidiano cartaceo, a firma di Grazia Longo. Gli altri quotidiani nazionali, sia nelle versione cartacea che online, silenzio assoluto. E non parliamo dei Tg nazionali. Soltanto il TG1 ne ha parlato (usando l’improprio termine “vivisezione”che nulla ha a che fare con la sperimentazione animale e con un approccio decisamente fazioso); niente su Tg3, Tg4, Tg5, Studio Aperto, La7.

Gli ultimi manifestanti non erano ancora usciti dalla piazza che subito Nature aveva dedicato un articolo sul suo blog, l’ultimo di una lunga serie di articoli che ha dedicato alla lotta della ricerca scientifica italiana negli ultimi mesi. Come sempre accade nelle questioni di scienza, gli italiani sono ascoltati all’estero e snobbati nel loro paese.

Capisco che quel giorno c’è stata l’intervista rivoluzionaria del Papa, che Letta ha presentato il pacchetto “Destinazione Italia”; che ci sono state le dichiarazioni di Putin sulle persecuzione contro Berlusconi perchè eteroessuale e soprattutto l’Inter è diventato indonesiano!

Ma la battaglia che i ricercatori hanno combattuto oggi è una battaglia che, sia che vinta (io, personalmente lo spero) sia che persa avrà delle ENORMI ricadute sul nostro paese e sulla vita di tutti gli italiani. Nel primo caso, la possibilità per la ricerca biomedica italiana di essere ancora competitiva nel mondo; nel secondo, l’impossibilità di procedere nella maggior parte dei progetti di ricerca sul cancro, sulle malattie genetiche e degenerative, con danni che trascenderanno il campo specifico della ricerca ma investiranno ad esempio il settore della salute e dalla sanità.

Perché la stampa non si interessa di qualcosa di così importante per il futuro del Paese?

In compenso, numerosi sono stati i servizi sull’annuale miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro a Napoli. Perché, come dice il servizio: “è un buon auspicio, e di questi tempi non fa male”. Con il massimo rispetto per una tradizione popolare molto sentita, ma è veramente questa l’Italia? Un’Italia che si affida “ai miracoli e ai buoni auspici” anzichè al lavoro incessante, quotidiano e faticoso di tanti scienziati e ricercatori che hanno deciso di restare (o tornare) nel loro paese, lo stesso paese che ha investito milioni di euro nella loro formazione e istruzione, anziché andarsene all’estero?

Il ruolo della stampa, dei media e del giornalismo non dovrebbe essere quello di dare voce a tutti, di creare l’arena del dibattito sociale, soprattutto su argomenti molto controversi, di favorire il dialogo tra le parti della società, mantenendosi (per quanto umanamente possibile) sopra le parti?

E invece sulle principali reti tv nazionali imperversano spot di una nota marca di cibo per animali faziosi e imprecisi e su molte radio nazionali spot “anti-vivisezione” altrettanto intellettualmente disonesti, che giocano sulla non-informazione scientifica e sul suscitare facili emozioni. Le rare volte che si parla di sperimentazione animale, si dipingono i ricercatori come spietati sadici, senza approfondire, senza informare.

Perché? I media hanno forse paura dell’opinione pubblica di cui, peraltro, avrebbero anche la grande responsabilità di indirizzare (auspicabilmente in meglio)?

Certo, son tutti bravi a dirsi “dalla parte degli animali” e a far vedere immagini di cuccioli: si va sul sicuro, si gioca sull’emotività e sul senso di tenerezza che automaticamente scatta in noi, ci fa sentire “i buoni” della situazione, ci rassicura. A parlare di certe questioni, come la “sperimentazione animale”, ci vuole coraggio. Occorre superare l’istintivo rifiuto naturale ed emotivo che scatta in tutti noi, e applicarsi per capire le necessità scientifiche. Occorre più tempo, più energie, più fatica. Si rischia anche di essere incompresi, almeno all’inizio.

Ma la realtà non è un film di Walt Disney, dove possiamo curare le malattie con un colpo di bacchetta magica. La realtà è complessa, cosi come è complessa la ricerca biomedica che, allo stato dell’arte, PURTROPPO, non può fare a meno, a un certo stadio, della sperimentazione animale. Quella stessa ricerca biomedica che noi tutti utilizziamo e che ci mantiene, in genere, sani per moltissimi anni e che sta cercando di combattere molte malattie.

E’ quindi per paura, o per buonismo, che il giornalismo italiano (con le dovute eccezioni, vedi La Stampa) mantiene questo assurdo atteggiamento “snobista” e spesso, oppositivo, verso i temi più controversi della scienza?

Si teme che alla gente comune non interessi? Eppure quando noi ricercatori, nella nostra vita quotidiana, parliamo con amici, familiari o persone che scienziati non sono, l’interesse verso queste tematiche, verso il voler capire è forte, è viva.  Forse perché tocca aspetti così delicati come la salute e anche l’amore e il rispetto per gli animali che tutti (sì anche noi ricercatori) istintivamente abbiamo.

La gente ha sete di capire la scienza. E lo dimostra anche il fiorire dei molti festival della scienza, notti dei ricercatori e manifestazioni di ogni genere di grande successo.

L’Italia ha bisogno che si crei un confronto e un dibattito serio tra scienza e società; l’Italia ha bisogno di cambiamento culturale globale, che può, anzi DEVE, passare anche per una corretta cultura e informazione scientifica, verso un vero futuro democratico, consapevole e partecipativo.

Anche noi ricercatori abbiamo sbagliato in passato; siamo rimasti chiusi nei nostri laboratori senza preoccuparci di creare un dialogo col mondo di fuori. Ma adesso che gli scienziati scendono in piazza, organizzano giornate di informazione scientifica come lo scorso 8 giugno in molte città di Italia, non gli si da la possibilità di farsi sentire veramente,da tutti, e non solo da quella manciata di cittadini, che per svariati motivi,legge periodici o testate più specializzate (come Le Scienze).

Ora non si può fare tutto da soli. L’Italia ha bisogno di un giornalismo serio, obiettivo, informato e super partes che sia in grado di guidare questo cambiamento, che gioverebbe a TUTTI.

Non un giornalismo che debba difendere a priori la scienza, ma un giornalismo informato, razionale e costruttivo, che agisca come mediatore sociale per il dibattito e una corretta informazione.

Perché il giornalismo italiano ha paura di fare questo salto di qualità nei confronti delle tematiche scientifiche anche se delicate e controverse?

Ecco, è a questa domanda che non ancora nessuno ha saputo (o voluto) rispondere.

Chiara Segre’

_______________________________________________________________________________________________________

ITALIA UNITA PER LA SCIENZA

www.italiaxlascienza.it

L’ evento “Italia unita per la corretta informazione scientifica” nasce da alcune persone vicine o aderenti al gruppo di divulgazione scientifica Pro-Test Italia e si pone come obiettivo quello di far fronte ai problemi dell’Italia per quanto riguarda la cultura scientifica. I recenti episodi (caso staminali, occupazione stabulario di Milano e tanti altri) hanno reso ancora più urgente la necessità di instaurare un dialogo aperto tra ricercatori, università, mass media e cittadini comuni.
Sempre più spesso viene dato risalto all’emotività trasmessa attraverso i mezzi di informazione e sempre meno spazio viene dato alla correttezza scientifica. Se è vero che l’aspetto umano ed etico di ogni questione andrebbe sempre preso in considerazione, è fondamentale che non si faccia a meno dal secondo aspetto. L’obiettivo di questo evento è, dunque, aprire un dialogo su temi molto importanti che hanno e avranno ripercussioni sul futuro del Paese per quanto riguarda salute, alimentazione e ambiente, in modo che l’aspetto scientifico sia protagonista e non una voce tra le tante.

_______________________________________________________________________________________________________

Aggiornamento del 24 ottobre 2013:

http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/09/20/il-paese-dove-vince-chi-strilla-di-piu/

Il paese dove vince chi strilla di più

Ieri pomeriggio avrei dovuto partecipare alla manifestazione dei ricercatori a Montecitorio, perché sia ripristinato il testo della legge sulla sperimentazione animale secondo le indicazioni delle normative europee. Purtroppo, per impegni di lavoro, sono mancato all’appuntamento.

Non ero il solo, evidentemente. Nel senso che la civilissima presenza di centinaia di ricercatori è passata sotto silenzio quasi ovunque.

Ricevo, infatti, un messaggio da una giovane ricercatrice, che ben descrive la frustrazione di chi, non alzando la voce, difficilmente trova spazio sui giornali e nelle tv. E quando lo trova finisce per pensare che sarebbe stato meglio non trovarlo.

Ecco la lettera, inviata a me e a una trentina di colleghi:

“Gentili Direttori, Giornalisti,
mi scuso per disturbarvi ma ieri abbiamo avuto l’ennesimo esempio che se noi ricercatori non abbiamo voi dalla nostra parte non potremo mai avere un ruolo in questo paese.
Sono Micol Ravà, una giovane ricercatrice che ieri, 19 settembre, è andata davanti a Palazzo Montecitorio, insieme a un mezzo migliaio di colleghi, per sensibilizzare la politica e l’opinione pubblica.

In particolare per chiedere al governo di abbracciare, senza modifiche, la direttiva europea 2010/63/EU in materia di sperimentazione animale, nella sua formulazione originaria. Un testo ottenuto dal confronto tra scienziati e animalisti che rappresenta il giusto compromesso tra le necessità della ricerca e il benessere degli animali.

Nessuno, ad eccezione di La Stampa, si è preoccupato di informarsi e informare la popolazione su ciò che sta succedendo, anzi.

Abbiamo apprezzato la presenza del tg1 fino a quando ieri notte, tornati a Milano stremati, abbiamo visto cosa è andato in onda: un servizio di 30 secondi che parlava di “vivisezione” e di manifestazione contro la chiusura degli allevamenti di cani, gatti, scimmie per la ricerca.

Ci son stati molti interventi. Nessuno di noi ha parlato di vivisezione.

Vi chiedo per favore di dare voce a una categoria che è obbligata a espatriare per fare il proprio lavoro e che si deve giustificare tutti i giorni per cercare di dare una speranza a chi ormai l’ha persa.
Sono a vostra disposizione per chiarimenti.
Grazie

Micol Ravà”

Evidentemente, in questo paese, vince sempre chi strilla. Non importa che abbia torto o ragione. E non abbiamo anticorpi per mettere un freno a questa deriva.

_______________________________________________________________________________________________________

Aggiornamento del 14 novembre 2013:

In occasione dell’inaugurazione del primo anno accademico (2013-2014) del Gran Sasso Science Institute (GSSI), il premio Nobel per la Fisica e senatore a vita Carlo Rubbia, che è anche uno dei docenti del GSSI, ha tenuto la lectio magistralis “Il ruolo della scienza nel XXI° secolo”. Alleghiamo qui di seguito il discorso integrale, di cui riportiamo anche alcuni brevi passaggi.

Il ruolo della scienza nel XXI° secolo” (pdf)

“[…] Esiste, ciononostante, in tutto ciò un grande pericolo che non va sottovalutato. E’ chiaro che non tutti saranno in grado di assimilare un tale veloce cambiamento, dominato da tecnologie nuove. Una parte della società resterà inevitabilmente a margine di questo processo, una nuova generazione di illetterati “tecnologici” raggiungerà la folla di coloro che oggi sono già socialmente inutili e ciò aggraverà il problema dell’emarginazione. Ciò dimostra che, a tutti i livelli, l’educazione e la formazione sono una necessità. Dobbiamo agire rapidamente poiché i tempi sono sempre più brevi, se ci atteniamo alle indicazioni che ci sono fornite dal ritmo al quale procede l’evoluzione. Dovremo contare maggiormente sulle nuove generazioni che dovranno, a loro volta, insegnare alle vecchie. Questo è esattamente l’opposto di ciò che avviene nella società classica, nella quale la competenza è attribuita principalmente e automaticamente ai personaggi più importanti per il loro status o per la loro influenza politica. L’autorità dovrebbe invece derivare dalla competenza e dalla saggezza acquisite con l’esperienza e non dal potere accumulato nel tempo. Nel concludere, non è possibile non menzionare il nostro Paese. La situazione dell’Italia in numerosi settori chiave del suo sviluppo tecnologico è assolutamente anomala se paragonata a quella degli altri Stati membri del G7. Se siamo al quinto o sesto posto almeno nellʼeconomia di oggi, la nostra competitività è decaduta tra il 35 e il 40-simo posto! […] la competitività di un Paese si basa essenzialmente sulla sua capacità di sviluppo in campi altamente specializzati, sulla sua volontà di sostegno delle imprese più efficienti, sullʼesistenza di un vero mercato interno ed un numero sufficiente di imprese concorrenti e di fornitori capaci di rinforzarsi e stimolarsi mutuamente. Eʼ quindi, a mio parere, essenziale che il Governo lanci un vasto programma di revitalizzazione delle tecnologie avanzate e della necessaria, corrispondente ricerca a livello pre-competitivo. Le nostre lacune sono particolarmente gravi, preoccupanti ed urgenti nei settori strategici a rapido sviluppo. In assenza di una strategia di ricerca e sviluppo chiara ed articolata e con precise priorità che consentano la valorizzazione e l’impiego del potenziale umano ed industriale dei giovani (nella maggior parte dei casi di primo piano a livello internazionale), sarà oltremodo improbabile che il Governo riesca a mantenere una politica a lungo termine di espansione dellʼimpiego. Il sollecitare oggi, nel clima attuale di ristrettezze di bilancio, una crescita degli investimenti potrebbe sembrare velleitario, suicida o, al meglio, coraggioso. Eppure la maggioranza dei Paesi avanzati stanno gonfiando la loro linea “ricerca e formazione” con un vasto piano di rivitalizzazione della ricerca scientifica . Sarebbe quindi auspicabile portare il problema della ricerca e dello sviluppo al centro di un vasto dibattito pubblico. Avremo così lʼoccasione di porre finalmente la domanda: A quale prezzo i cittadini sono pronti a sostenere un consistente ruolo intellettuale, tecnologico e culturale del nostro Paese allʼinterno dellʼEuropa e del mondo ?

http://www.scienzainrete.it/contenuto/news/lincei-e-cnr-giornalismo-e-cultura-scientifica-italia/novembre-2013

Lincei e CNR: giornalismo e cultura scientifica in Italia

[…] L’elenco dei casi di disinformazione scientifica in Italia comincia a essere eccessivo – fanno notare gli organizzatori – considerando soltanto l’arco di tempo che va dal caso Di Bella a quello più recente e drammatico di Stamina, si è passati attraverso la messa al bando degli ogm di interesse agroalimentare, a leggi che impongono contro la lettera stessa della Costituzione pratiche cliniche rischiose per la salute dei pazienti (es. Legge 40 sulla fecondazione medicalmente assistita) fino alle modifiche apportate alla legge che recepisce la direttiva europea sulla sperimentazione animale. Alla base di tutto questo c’è un preoccupante analfabetismo scientifico della popolazione, come ci hanno ricordato di recente i dati OCSE,  che colpisce purtroppo anche la classe dei politici chiamati a decidere su questioni di cui non hanno alcuna conoscenza, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Da molti anni la classe politica e dirigente italiana non riesce a esprimere scelte in materia di finanziamento e indirizzo della ricerca e dell’innovazione, all’altezza del ruolo cui il Paese aspira nel quadro delle sfide economiche e politiche mondiali. Occorre ricreare nella società una cultura scientifica e per questo un ruolo determinante deve essere svolto assieme con la comunità scientifica anche dai media e dalla comunicazione giornalistica. […]

Tags: , , , , , , , , , , , ,