Vi consigliamo questo bell’articolo sulle norme italiane che riguardano e hanno riguardato l’accesso libero alla rete internet, partendo dall’introduzione della legge Pisanu nel 2005 fino al decreto del fare da poco approvato dal governo Letta. In pratica si sono succedute una serie di norme completamente inutili che hanno avuto una sola conseguenza (negativa naturalmente): quella di penalizzare fortemente lo sviluppo di internet nel nostro Paese, a differenza di quanto avvenuto nel resto d’Europa!!!

Complimenti!!!

L.D.

http://pieronuciari.it/2013/08/23/il-decreto-del-fare-e-il-wi-fi-libero/

Il decreto del fare e il wi-fi libero

Pubblicato il 23 Agosto 2013 da pieronuciari.it

L’articolo 10 del DL 21 Giugno 2013 n. 69, convertito con modifiche nella Legge 9 Agosto 2013,  n. 98, ha finalmente previsto la liberalizzazione dell’accesso ai servizi  wi-fi messi a disposizione dai P.E. e dagli enti pubblici.

La norma recita testualmente: “l’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite tecnologia wi-fi non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio”.

La prima spallata alla legge Pisanu,  che obbligava i gestori ad identificare gli utenti che utilizzavano i punti di accesso internet pubblici, registrandone il traffico generato durante la navigazione, venne data dall’allora ministro Maroni con il D.L. 29 dicembre 2010, n. 225, meglio conosciuto come decreto Milleproroghe.

All’epoca, come si ricorderà,  in Parlamento vi furono accese critiche “bipartisan” contro la norma Pisanu, visto che limitava lo sviluppo dei servizi wi-fi nel nostro Paese.

Non aveva infatti senso limitare la libertà di navigazione dei cittadini monitorando la loro navigazione, visto che per chi ha una leggera infarinatura in informatica, è di una facilità estrema rimanere anonimi durante la navigazione.

Nonostante tutto, la liberalizzazione del WI-FI prevista dall’articolo 10 del DL del Governo Letta, per arrivare in dirittura di arrivo non ha avuto vita facile, visto che sull’argomento si è parlato addirittura di porre la fiducia.

Prima delle ultime modifiche, infatti, il testo che si apprestava ad approdare in Parlamento, prevedeva che “i gestori di bar e ristoranti – come quelli di ogni altro esercizio pubblico – dovessero acquisire e conservare dati relativi alla navigazione degli utenti, completamente inutili in termini di antiterrorismo ma, in taluni casi, costituenti dati personali“.

Una proposta che arrivava addirittura dal ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato e che annunciava così una lunga serie di adempimenti burocratici per bar, pub e hotel. Non solo: faceva anche regredire i progressi compiuti da parte dell’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni nel 2011 con l’abrogazione del decreto Pisanu!

Ancora una volta i nostri politici hanno dimostrato un’ignoranza in materia veramente anacronistica, demonizzando un servizio che nelle altre nazioni europee è libero.

Il loro timore è che venisse utilizzato per compiere reati, come se un terrorista (o un pedofilo) che volesse compiere un reato nel nostro Paese avesse bisogno di andare in un bar per collegarsi via internet con i propri complici!

Oggi anche mio figlio di 8 anni sa che è possibile navigare in maniera anonima in internet utilizzando software come Tor, Ultrasurf, Freegate, Opera Tor, etc. e che una volta  connessi è facilissimo far perdere le proprie tracce.

Una volta usciti (disconnessi), peraltro, con programmi di pubblico dominio come Ccleaner è possibile cancellare tutto quello che è stato digitato/scaricato sovrascrivendo decine di volte lo spazio del disco fisso in modo da rendere irrecuperabile tutti i risultati della navigazione.

Neanche il Mac address ovvero il codice di 48 bit assegnato in modo univoco dal produttore ad ogni scheda di rete ethernet o wireless prodotta al mondo, che rende qualsiasi pc identificabile, è più rintracciabile visto che ci sono software gratuiti in grado di modificarlo ad ogni collegamento.

I nostri governanti, in pratica  hanno imposto in tutti questi anni un divieto che, a differenza degli altri Paesi europei, ha penalizzato pesantemente lo sviluppo di internet nel nostro Paese a fronte di una illusione di sicurezza data dalla loro ignoranza e da quella dei loro consulenti!

Per fare un altro esempio di come sia possibile aggirare il divieto previsto dalla legge Pisanu occorre solo evidenziare che in Italia il 30-40 % di coloro che hanno un contratto privato di accesso internet presso la propria abitazione, non ha la connessione wi-fi protetta da password e tutti quelli che si trovano a passare sotto quelle abitazioni con un tablet, uno smartphon o un comunissimo portatile, possono sfruttarla facendo poi ricadere la colpa delle loro azioni sul malcapitato cittadino!

E’ tutto talmente semplice che il limite è… la propria fantasia!

A questo punto viene spontaneo chiedersi chi sono gli “esperti” che hanno dato consulenza informatica all’allora Ministro Pisanu  per creare quell’obbrobrio di legge e coloro che oggi, a distanza di anni, hanno continuato a “consigliare” i nostri politici di impedire la liberalizzazione degli accessi.

Considerato che queste “consulenze” sicuramente non sono state fornite gratuitamente, questi “esperti” dovrebbero essere citati per danni davanti alla Corte dei Conti!

Questa ignoranza dei nostri politici è purtroppo riscontrabile anche in altri settori del nostro Paese dove basterebbe solo buon senso, empatia e informazione (a posto delle chiacchiere) per cambiare in meglio la vita e il destino della nostra nazione.

…Speriamo che con le prossime elezioni gli italiani possano essere più fortunati!

http://enricogiammarco.com/2013/07/23/wifi-scuola-2-0-due-passi-avanti-tre-indietro/

Wifi e scuola 2.0: due passi avanti, tre indietro

23 lug 2013 -Enrico Gianmarco

Il weekend appena concluso non è stato affatto positivo, per noi fautori dell’innovazione applicata alla quotidianità della vita. Il cosiddetto “decreto del fare”, che in linea teorica prometteva dei significativi passi in avanti nella liberalizzazione e nello sdoganamento istituzionale della tecnologia, sta giorno dopo giorno perdendo i pezzi, registrando numerosi dietro-front che rischiano inesorabilmente di farci restare in uno stato di inaccettabile arretratezza rispetto al resto del mondo occidentale.

Wifi “libero”

La questione sulla liberalizzazione del Wifi è tra le più “antiche”, nel panorama delle norme che affrontano il tema della rivoluzione digitale. In Italia, dai tempi del Decreto Pisanu, non è mai stato semplice aprire la connessione wireless pubblicamente: notevole burocrazia per richiedere le autorizzazioni (all’Estero non serve), più altri obblighi sul mantenimento dei registri di accesso.

In sintesi, una montagna di cavilli che finivano con lo scoraggiare chiunque avesse la minima intenzione di fornire questo servizio ai propri clienti. Il “decreto del fare” prometteva bene: cancellazione dell’obbligo di autorizzazione, del registro e anche dell’identificazione degli utenti, con una conseguente de-responsabilizzazione dei proprietari della wifi, che potevano aprirla liberamente senza farsi carico dell’eventuale uso illegale condotto dagli utenti.

Prometteva un po’ troppo, quindi, e il problema era già emerso. L’emendamento approvato nei giorni scorsi in commissione, però, è più che un passo indietro: è una restrizione mal scritta. Chiedere ai gestori della wifi di tenere dei registri con l’associazione tra IP e MAC Address è un paletto molto restrittivo, obbligarli ad assegnare un indirizzo pubblico per ogni utente è tecnicamente impossibile (sono finiti!).

Quest’ultima annotazione ci fa sperare che il testo definitivo, quello che verrà trasformato in legge, sarà differente. Nelle condizioni attuali, nessun gestore di hotel, negozio, per non parlare di un privato cittadino, potrebbe essere incentivato a prendersi una responsabilità del genere. E’ anche abbastanza chiaro che esistono dei soggetti “pesanti” a cui il Wifi libero dà parecchio fastidio (gli operatori telefonici, sempre più proiettati ad avere un core-business sulle connessioni-dati).

La scuola digitale

L’altro “tema caldo” è quello riguardante lo slittamento dell’obbligo per le scuole di dotarsi di libri scolastici anche in edizione digitale, portato all’anno scolastico 2015/16. Sebbene le parole del ministro Carrozza, che hanno argomentato questa scelta, siano quantomeno discutibili:

«L’accelerazione sui libri digitali non poggiava su alcuna seria e documentata validazione di carattere pedagogico e culturale, così come non sono state valutate le possibili ricadute sulla salute di bambini e adolescenti esposti a un uso massiccio di apparecchiature tecnologiche».

La decisione ha provocato la solita montante indignazione, ma anche qualche sparuta ed intelligente riflessione, come quella di Galatea, sull’inadeguatezza complessiva del sistema scolastico italiano di fronte all’innovazione. A che serve avere gli ebook se le scuole non sono attualmente in grado di fornire un numero sufficiente di tablet con connessione wifi agli alunni per poterne fruire? Non bisognerebbe pensare di formare il personale docente all’utilizzo di queste tecnologie?

Vista in un contesto del genere, la decisione di slittare l’inizio adozione può avere un senso, senza attingere alla solita dietrologia lobbystica che chiama in causa gli editori scolastici, non pronti all’adeguamento e timorosi dei rischi della pirateria informatica. Purtroppo, anni e anni di occasioni gettate al vento ci hanno reso tutti più diffidenti rispetto alle reali capacità dei nostri governanti di dare una spinta ed una direzione costruttiva verso il futuro. E’ sempre difficile mettere d’accordo l’anima più progressista e quella più conservatrice della nostra popolazione, per questo assistiamo a improvvise accelerazioni (come il regolamento per il crowdfunding) e brusche frenate. L’assenza complessiva di una cultura dell’innovazione fa il resto. Non è per questo motivo che siamo il solito Paese immobile, che guarda l’evoluzione passare via?

___________________________________________________________________

Aggiornamento del 10 giugno 2014:

http://www.smartweek.it/rivoluzione-a-new-york-le-vecchie-cabine-telefoniche-diventano-hotspot-wifi/

Rivoluzione a New York: le Vecchie Cabine Telefoniche Trasformate in Hotspot Wifi

Tags: , , , , , , , , , , , ,