“Puffa di qua

puffa di là

che tanto l’Imu…

…starà sempre qua”:

http://www.youtube.com/watch?v=h4Rte89AHb8

Evviva evviva, gioia e gaudio, l’Imu sulla prima casa e sui terreni agricoli è stata cancellata… oppure no??

Dietro la felicità del governo e soprattutto del Pdl per la cancellazione dell’Imu, si nasconde in effetti qualche piccolo dubbio. Se ci fermiamo un attimo a valutare meglio la situazione, scopriamo infatti che:

  1. si deve ancora trovare la copertura finanziaria che si sostituirà a quella dell’Imu. Le strade possibili sono tre: o cresce l’economia,  o si tagliano delle spese o si mettono altre tasse. Sembra che parte della copertura deriverà dall’Iva che rientrerà dal pagamento di 10 miliardi di crediti che le imprese vantano nei confronti della Pa, altre parti proverranno dalla riduzione della spesa pubblica (dove?!?) e dalla tassazione sui giochi (quanto?!?).
  2. nel 2014 l’Imu e la Tares (la tassa sui rifiuti) verranno accorpate in un’unica tassa (Service Tax). Ecco perchè ci ritroveremo molto probabilmente a pagare nuovamente l’Imu, anche se sotto mentite spoglie…

Di fatto è una bella vittoria appunto per il Pdl, che sprizza felicità da tutti i pori per la bella figura fatta in previsione della prossima tornata elettorale…

“L’adulto non crede a Babbo Natale. Ma lo vota.”

Pierre Desproges

L.D.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-08-28/resta-incognita-service-073736_PRN.shtml

Ma resta l’incognita della «service tax»

di Dino Pesole – 28 agosto 2013

[…] Tagli alla spesa, ma anche possibili incrementi delle imposte, se pur concentrati secondo le ultime indiscrezioni sulle accise che gravano sulla benzina per 500 milioni e sul fronte dei giochi con la chiusura del contenzioso sulle slot machine. Trova conferma l’ipotesi di utilizzare circa 1,2 miliardi di maggior gettito Iva connesso allo sblocco di altri 10 miliardi di crediti commerciali della Pa. Ma il vero nodo riguarda la futura «service tax»: di certo, una volta archiviato per ragioni prevalenti di equilibri politici il nodo dell’Imu, occorrerà vigilare perché la nuova imposta non finisca per aggravare il prelievo fiscale. Non a caso l’associazione dei Comuni, convocata ieri a Palazzo Chigi ha messo in guardia dal rischio che l’abolizione totale o paziale dell’Imu si traduca alla fine in un incremento del prelievo: «Non si può certo far pagare il conto ai Comuni», ha avvertito il presidente dell’Anci, Piero Fassino che poi rende noto l’impegno del governo a farsi comunque carico interamente dell’intera copertura Imu per l’anno in corso. […]

http://www.leoniblog.it/2013/08/28/imu-un-compromesso-democristiano-senza-testo-e-con-coperture-da-capire/

IMU, UN COMPROMESSO DEMOCRISTIANO, SENZA TESTO E CON COPERTURE DA CAPIRE

di Oscar Giannino – 28 agosto 2013

[…] Il problema pero’ e’ che su che cosa sara’ l’imposizione immobiliare dal 2014 per gli italiani, bisogna al momento accontentarsi di parole. Entro meta’ ottobre il governo si riserva di decidere insieme ai Comuni come funzionera’ davvero la nuova tassa sui servizi immobiliari, destinata a sommare insieme la vecchia IMU e la TARES, che doveva entrare in vigore per i rifiuti. Su questo punto sono innumerevoli i possibili pasticci, quindi bisognera’ tenere orecchie aperte e occhi spalancati. Letta ha annunciato ieri che i Comuni – ai quali e’ stato garantito il ripiano di quanto non incassano da IMU nel 2013, senza indicarne ieri la copertura – saranno liberi di scegliere le aliquote entro un certa griglia, tenendo conto di cinque criteri.
Primo, l’aggiornamento catastale, un enorme problema che vede in citta’ diverse immobili simili attribuiti di rendite totalmente diverse (Roma ad esempio ne e’ molto svantaggiata), e che di sicuro non si risolve entro il 2014. Secondo, la distinzione tra prima e seconda casa, e qui ci siamo. Terzo, il reddito di chi ne e’ proprietario, e qui bisogne capire con quali criteri. Quarto, se l’unita’ immobiliare e’ sfitta o meno. Quinto, croce e delizia, come tassare insieme i servizi indivisibili – l’illuminazione pubblica o i marciapiedi di cui tutti si servono – rispetto a quelli divisibili, come lo smaltimento rifiuti, che invece andrebbero pagati per quanto effettivamente uno se ne serva, e con tariffe finalizzate a incentivare le amministrazioni locali a “chiudere il cerchio” della piena sostenibilita’ ecoambientale.
Che tutto questo possa essere sciolto con chiarezza, senza sfociare – come ieri promesso – in un aggravio di prelievo rispetto alla somma di IMU precedente e TARES a venire, e senza dar vita a un ircocervo senza alcuna analogia in nessun paese avanzato, resta tutto da vedere. Ogni scetticismo e’ dovuto. […]

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Per una piccola cronostoria sul fotoromanzo dell’Imu:

Il ritorno di Berlusconi: uno scherzo o una tragedia?

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http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-08-19/tagli-spesa-molto-stretta-064141.shtml?uuid=Abry1SOI

Tagli alla spesa? Sì, ma la via è molto stretta

di Alessandro Pilato – 19 agosto 2013

[…] Secondo alcuni su una spesa complessiva del bilancio dello Stato di 800 miliardi circa basterebbe tagliare il 2% per ottenere risparmi per circa 16 miliardi […] prendendo come base il bilancio dello Stato di previsione di competenza 2013, a fronte di entrate finali per 548,641 miliardi, si contrappongono spese finali per 561,058 miliardi, con un saldo netto da finanziare per 12,415 miliardi. […] Le spese su cui eventualmente poter ragionare non sono dunque pari a 800 miliardi circa, bensì a 561,056 miliardi. Ma da questa cifra vanno sottratte tutte le spese imprescindibili. […] è plausibile che si potrà incidere solo sulla differenza tra le spese finali, pari a 561,056 miliardi, e i 430 miliardi circa di spese obbligatorie sopraindicate: in pratica, restano 130,806 miliardi. Il 2% di 130,806 corrisponderebbe a 2,62 miliardi, ben poca cosa rispetto alle previsioni troppo ottimistiche da più parti sventolate. […]

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Aggiornamento del 30 agosto 2013:

http://www.leoniblog.it/2013/08/29/coi-soldi-dellimu-mi-compro-la-vaselina/

“COI SOLDI DELL’IMU MI COMPRO LA VASELINA”

di Carlo Stagnaro – 29 agosto 2013

L’abolizione dell’Imu rischia di lasciarci con un fisco locale più pesante, più iniquo e più perverso. […] Per quel che riguarda l’anno in corso, il problema è soprattutto relativo alle (dubbie) coperture, che fanno riferimento a entrate incerte o straordinarie […] Il progetto di lungo termine del governo, invece, desta qualche preoccupazione in più. Non è ancora disponibile il testo del disegno di legge relativo ma il governo ha diffuso alcune linee guida relative alla nuova imposta dal nome ancora incerto […]. Le linee guida non sono del tutto chiare, specie per quel che riguarda l’eventuale differenza di trattamento tra prima e seconda casa – che è un elemento fondamentale. [….] Inoltre, la flessibilità dovrà comunque rispondere a una griglia di criteri confusi e talvolta irrazionali […]. Ma mettiamo tra parentesi tutti questi problemi e stiamo concentrati sulla questione specifica.

La critica maggiore riguarda infatti la stessa architettura della nuova imposta. Secondo le linee guida del governo, essa sarà composta da due componenti:

La prima componente (Tari) sarà dovuta da chi occupa, a qualunque titolo, locali o aree suscettibili di produrre rifiuti urbani. Le aliquote, commisurate alla superficie, saranno parametrate dal Comune con ampia flessibilità ma comunque nel rispetto del principio comunitario “chi inquina paga” e in misura tale da garantire la copertura integrale del servizio.

La seconda componente (Tasi) sarà a carico di chi occupa fabbricati. Il Comune potrà scegliere come base imponibile o la superficie o la rendita catastale. Sarà a carico sia del proprietario (in quanto i beni e servizi pubblici locali concorrono a determinare il valore commerciale dell’immobile) che dell’occupante (in quanto fruisce dei beni e servizi locali). Il Comune avrà adeguati margini di manovra, nell’ambito dei limiti fissati dalla legge statale.

La prima cosa che balza all’occhio è l’estrema complessità del tributo. Di fatto siamo di fronte a due componenti equivalenti a tre balzelli differenti: una tassa sui rifiuti a carico di chi occupa un immobile (Tari); una imposta patrimoniale a carico del proprietario dell’immobile (Tasi1); e una imposta patrimoniale su chi occupa l’immobile, in quanto gode dei servizi indivisibili (Tasi2). In pratica, la “service tax” sarà un pasticcio infernale. Pur inglobando le attuali Imu e Tares, sarà articolata in modo più confuso e utilizzerà la stessa base imponibile per colpire contribuenti potenzialmente diversi. Vale la pena osservare che chi oggi viva in una prima casa di proprietà, e si lamenta del gravame di Imu più Tares, si troverà a pagare tre tributi anziché due (Tari, Tasi1 e Tasi2) per un pari importo (a meno che non ne sia parzialmente sgravato, con conseguenze redistributive di cui parlerò tra poco).

Il secondo aspetto – di estrema rilevanza – è che non siamo di fronte a una riduzione delle tasse. Sono possibili tre scenari:

  1. ciascuno pagherà tanto quanto paga ora, ma sotto forma di tributi dal nome diverso;
  2. ci sarà una redistribuzione interna alla stessa base imponibile, facendo pagare meno ai proprietari di prima casa e di più a tutti gli altri;
  3. ci sarà una redistribuzione tra i proprietari di immobili e altre categorie di contribuenti (per esempio, secondo le richieste del Pdl, i fumatori, coloro che consumano alcol, i giocatori di slot e forse i soliti automobilisti). Ma in aggregato la massa di risorse che le famiglie dovranno versare alle amministrazioni non cambierà.

[…] In sostanza, sebbene per esprimere un giudizio definitivo si debbano aspettare i testi dei vari disegni di legge in cantiere, le prime informazioni, per quanto vaghe, consentono di maturare un’opinione, che non è per nulla positiva. Infatti, non solo questo intervento lascia intatta la pressione fiscale complessiva. Ma determina l’insorgere di così tanti problemi redistributivi o incentivi perversi da far sorgere il dubbio che sia stato una mera partita di equilibrismo politico che ha come sottostante lo scambio tra Imu e sanatoria dei precari, alla faccia delle riforme strutturali.

Questo non significa né che l’Imu (o la Tares) sia un’imposta perfetta, né che non vi siano alternative più efficaci Solo che tali alternative richiedono un approccio del tutto diverso, orientato da un lato alla razionalità della fiscalità locale nel suo complesso, dall’altro alla riduzione delle pressione fiscale (primariamente su lavoro e imprese) attraverso tagli di spesa. Non alla chiusura di una mano politica, nell’attesa della prossima.

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Aggiornamento del 20 gennaio 2014:

MINI-IMU O MAXI-BUFFONATA?!?

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-01-19/unimpresa-allarme-caf-imu-sale-rischio-contenzioso–151854.shtml?uuid=ABykKlq

Mini-Imu, entro venerdì il versamento. Caos agli sportelli. Tutto quello che devi sapere

20 gennaio 2014

[…] Il fisco costa agli italiani un terzo in più di quel che incassa, tra il 33% e il 35%. […] Il presidente, Corrado Sforza Fogliani, sottolinea la “situazione paradossale, e più che paradossale incivile. Le code di gente alle associazioni di categoria, ai Caf e ai professionisti per il calcolo delle tasse dovute sono l’effetto visivo di una pasticciata senza paragoni nel quale questo governo ci ha cacciato […]. L’associazione evidenzia come “il dilettantismo sia tale che neppure le scadenze sono riusciti ad omologare, l’incapacità dei comuni è provata in tutto meno che ad incassare e a chiedere soldi sempre di più; la iattanza e a volte il disprezzo per i cittadini considerati del sudditi fa il resto. […]

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Aggiornamento del 16 agosto 2014:

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2014/07/22/casa-buzzetti-e-bancomat-tasse-200_bc681404-2639-462d-81fc-6726297a02a5.html

Casa: Buzzetti, è Bancomat, tasse +200%

Siamo passati da 9 a 26 miliardi di gettito fiscale

22 luglio 2014

[…] Secondo i numeri dell’Ance, le tasse sulla casa sono diventate un macigno: nel 2011 il gettito Ici era di circa 9 miliardi di euro e dopo 3 anni si è arrivati a un gettito Imu+Tasi stimato in 25 miliardi di euro (+200%).

http://www.professionefinanza.com/scheda.php?id=11845

Investimento immobiliare: tasse raddoppiate negli ultimi cinque anni 

22/07/2014 CM

Negli ultimi 5 anni la tassazione sulla casa è quasi raddoppiata, mentre il valore economico delle abitazioni è mediamente sceso del 15 per cento. A darne notizia è l’Ufficio studi della Cgia che, attraverso il suo segretario, Giuseppe Bortolussi, aggiunge: Tra il 2010 e il 2014 abbiamo assistito ad un incremento spaventoso del prelievo fiscale sulle abitazioni e, parallelamente, a una drastica riduzione del valore di mercato delle stesse. Due fenomeni di segno opposto che hanno contribuito a ridurre la ricchezza degli italiani. Prende posizione in merito su questa linea anche l’Ance.  La casa “è diventata il bancomat del Paese, la patrimoniale ripetuta” ha commentato il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti nel corso dell’assemblea annuale, per poi aggiungere:siamo passati da 9 a 26 miliardi di gettito fiscale: un’autentica stangata per tutti”. […] 

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Aggiornamento del 12 settembre 2014:

http://triskel182.wordpress.com/2014/09/09/tasi-ecco-i-costi-per-7-famiglie-su-10-piu-cara-dellimu-valentina-conte/

Tasi, ecco i costi per 7 famiglie su 10 più cara dell’Imu 

È in arrivo una nuova stangata. Con la Tasi infatti 7 famiglie su dieci pagheranno più che con l’Imu. In particolare ad essere colpite dalla nuova imposta saranno le famiglie con figli e redditi bassi. […]

Un’aliquota media del 2,46 per mille per la Tasi ci dice che la nuova tassa sulla casa è ai massimi in molti Comuni. E che il confronto finale con l’Imu del 2012 riserverà parecchie sorprese, in negativo. Nelle 69 città capoluogo che hanno sin qui già pubblicato le aliquote, parecchie hanno spinto la nuova tassa sulla prima casa non solo al tetto massimo del 2,5 per mille, ma le hanno aggiunto anche la coda dello 0,8 addizionale, quella prevista dalla legge per finanziare le detrazioni. […] Il punto è che la nuova tassa sul mattone si distribuisce in modo diverso dalla vecchia. Se la torta è la stessa (il gettito), ora versano di più gli immobili con rendite catastali medio-basse, le famiglie con figli, le città che prima avevano un’Imu bassa. […]

ALIQUOTE E CONFRONTO IMU
L’aliquota Tasi sulla prima casa è scelta dal Comune e varia in un range tra l’1 e il 2,5 per mille, mentre l’Imu andava dal 4 al 6 per mille. Ma l’Imu contava sulla detrazione fissa di 200 euro per tutti, più 50 euro per ciascun figlio sotto i 26 anni. Mentre per la Tasi, le detrazioni sono opzionali e molto più basse. I Comuni che le applicano possono finanziarle alzando dello 0,8 per mille l’aliquota sulla prima casa (che al massimo può arrivare, come detto, al 3,3 per mille). Oppure spostando quest’addizionale tutta sulle seconde case. O scegliendo una via di mezzo (0,4 sulle prime e 0,4 sulle seconde, oppure 0,2 sulle prime e 0,6 sulle seconde). […] 

FAMIGLIE PENALIZZATE
Sono quelle con redditi modesti che vivono in abitazioni contraddistinte da rendite medio-basse. […]

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Aggiornamento del 10 novembre 2014:

http://www.corriere.it/economia/14_novembre_06/tari-corre-tassa-rifiuti-4-anni-rincaro-22percento-6d8824d0-6583-11e4-b6fa-49c6569d98de.shtml

Tari, corre la tassa sui rifiuti . In 4 anni rincaro del 22%

 di LORENZO SALVIA – 6 novembre 2014

In ordine sparso e chiedendo scusa per le inevitabili dimenticanze: Tarsu, Tares, Tia 1, Tia 2, adesso Tari, per qualche ora persino Taser, che poi si scoprì era il nome di una pistola elettrica e infatti si fece marcia indietro. La tassa sui rifiuti ha cambiato nome ad ogni governo. Ma dietro questo tika taka di sigle c’è una certezza: ad ogni scadenza la mazzata è più forte. Lo sa bene chi proprio in questi giorni sta ricevendo a casa il bollettino da pagare. E lo confermano le tabelle di Federconsumatori: solo negli ultimi quattro anni l’aumento medio è stato del 22%. Tre volte l’inflazione. Anche per questo la Tari non entrerà nella nuova tassa unica sulla casa (Imu + Tasi) che dovrebbe partire il prossimo anno, come conferma il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti. Anche ma non solo.

In realtà la tassa sui rifiuti è in lizza per il titolo di più grande pasticcio della seconda Repubblica. E per questo viene maneggiata con grande attenzione. Sono passati quasi 20 anni da quando l’allora ministro dell’Ambiente Edo Ronchi annunciò quella che doveva essere una svolta: «I cittadini pagheranno i rifiuti non più in base ai metri quadri della propria abitazione ma proporzionalmente alla quantità di rifiuti prodotta». Era il 30 dicembre del 1996, chi è nato quel giorno sta per diventare maggiorenne. Ma nel frattempo di strada ne abbiamo fatta davvero poca. Secondo i dati di Federambiente, l’associazione che rappresenta le imprese di raccolta dei rifiuti, i Comuni che hanno mantenuto fino in fondo la promessa sono appena 250 su 8 mila. Il tre per cento. Solo loro adottano la cosiddetta «tariffazione puntuale», cioè pesano o misurano la quantità di rifiuti non differenziati che viene prodotta da ogni singola famiglia. Più ne butti nel cassonetto, più paghi: un principio sacrosanto e anche l’unico modo per spingere davvero tutti a fare la raccolta differenziata. A Copparo, in Emilia Romagna, si usa il metodo del «sacco contatore»: si paga a seconda del numero di buste usate per gettare via l’indifferenziata. A Capannori, in Toscana, la misurazione viene fatta con un microchip piazzato dentro il cassonetto. Poi ci sono Castelfranco Veneto, tutta la Val di Fiemme in Trentino, Chieri in Piemonte. Il sistema viene utilizzato solo in centri piccoli e del Nord. La solita resistenza a qualsiasi tentativo di cambiamento? «Non solo», dice Edo Ronchi, il ministro che annunciò la svolta. «Per applicare fino in fondo quel principio – racconta – era necessario che sia le aziende sia le amministrazioni comunali garantissero la totale trasparenza dei conti. Ci voleva una rendicontazione completa, insomma. E non tutti facevano i salti di gioia».

Il punto è che la tassa sui rifiuti, invece di spingerci a buttare la buccia della mela nell’umido e la bottiglia nel vetro anche per pagare di meno, è stata usata dai Comuni come strumento di difesa, più o meno legittima. Di fronte ai tagli dei trasferimenti da parte dello Stato, diversi sindaci hanno alzato le aliquote pur di riuscire a chiudere i bilanci. Con tanti saluti al principio del chi inquina paga. E con la beffa della tassa sulla tassa: in molti casi sulla somma pagata è stata aggiunta anche l’Iva, sostenendo che il bollettino della spazzatura non fosse una tassa ma il prezzo pagato per un servizio. Un salasso al quadrato che, nonostante la bocciatura da parte sia della Corte costituzionale sia della Cassazione, non è stato restituito.
L’ultima promessa è arrivata un anno fa con la legge di Stabilità del governo Letta. Per diffondere il meccanismo utilizzato da quei 250 sindaci virtuosi, si diceva che il ministero dell’Ambiente avrebbe dovuto fissare i «criteri per la realizzazione nei Comuni di sistemi di misurazione puntuale». C’erano sei mesi di tempo ma non è successo ancora nulla. «Mi auguro che il provvedimento venga emanato il più presto possibile», dice Gianluca Cencia, direttore di Federambiente. Ma in fondo cosa sono sei mesi rispetto a 20 anni?

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Aggiornamento dell’11 dicembre 2014:

https://www.leoniblog.it/2014/12/08/tasse-patrimoniali-ecco-come-nel-2015-ne-pagheremo-50mld-per-35-dal-mattone/

TASSE PATRIMONIALI: ECCO COME NEL 2015 NE PAGHEREMO 50MLD, PER 3/5 DAL MATTONE

di Oscar Giannino – 8 dicembre 2014

[…] Da anni, l’informazione ha tentato di spiegare a tutti i cittadini la complicata evoluzione politica che ci ha bizantinamente portati dall’Ici all’Imu allo Iuc, alla Tasi, alla Tari e alla Tares. Ora andiamo invece al nocciolo della questione delle imposte sul mattone. Riepiloghiamo come e perché sono cambiate negli ultimi anni concentrandoci su un solo punto, quello che interessa sopra ogni altra cosa noi tutti: cioè quanto abbiamo pagato e pagheremo.

Quanto abbiamo pagato: lo Stato ha incassato 44 miliardi in più dal 2011

[…] In ogni caso, con 28 miliardi o poco meno all’incasso nel 2014, il conto è presto fatto: il gettito dello Stato sul mattone annuo rispetto al 2011 è triplicato. E qui ci riferiamo solo all’imposta principale, perché non bisogna dimenticare che sul mattone gravano un’altra raffica di balzelli: l’imposta di registro sull’acquisto e sulla locazione, l’imposta di bollo sui contratti e ricevute di affitto, l’imposta sui diritti catastali, la tassa sui passi carrai, quella per l’occupazione di spazi e aree pubbliche, e via continuando.

Effetti: patrimonio degli italiani -1000mld, -50% compravendite, 57 mila imprese di costruzioni e 340 mila occupati in meno

[…] E tenetevi forte. Perché Imu-Tasi appartengono già al passato, anche se dovete pagare il 16 dicembre. Nel frattempo la fervida fantasia tassatrice dei politici ha già pronta una nuova sorpresa. La local tax, promessa dal governo all’ANCI per il 2015 in sostituzione di Imu-Tasi. Il punto è che, per ammissione della stessa ANCI, la local tax dovrebbe determinare incassi non inferiori ai 31-32 miliardi annui rispetto ai 28 a cui forse arriveranno Imu-tasi in questo 2014. Ed ecco che dunque nel 2015 con la local tax le patrimoniali frutteranno allo Stato per la prima volta oltre 50 miliardi di euro. […]

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Aggiornamento del 3 settembre 2015:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/02/tasse-sulla-casa-renzi-se-tagliarle-lo-decidiamo-noi-non-bruxelles/2001500/

Tasse sulla casa, Renzi: “Se tagliarle lo decidiamo noi, non Bruxelles”

Il premier su Rtl 102.5 dopo che fonti Ue hanno bocciato l’eliminazione di Tasi e Imu sulla prima abitazione: “L’Ue che si gira dall’altra parte sui migranti pensa di venirci a spiegare le tasse. Spero sia stato il caldo”. Poi rilancia la promessa: “Il 16 dicembre funerale delle tasse sulla casa”. Berlusconi? Quello “prima maniera” parlava di cose che interessavano gli italiani. Ora non fa altro che parlare di Italicum”. La replica della commissione Ue: “Valutazione su legge di stabilità sarà basata sui fatti, su quello che ci sarà, e sulle previsioni economiche di novembre”

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/03/funerale-alle-tasse-sulla-casa-articolo-18-imu-equitalia-sembra-b-ma-e-renzi/2002208/

“Funerale alle tasse sulla casa”. Articolo 18, Imu, Equitalia: sembra B. ma è Renzi

Quando nel 2006 Berlusconi annunciò di voler abolire l’Ici, l’allora sindaco di Firenze lo accusò di fare “discorsi demagogici”. Oggi, da premier, promette l’abolizione delle tasse sulla prima casa. E’ solo una delle analogie che accomunano il segretario del Pd e il leader di Forza Italia: dalle rispettive crociate contro la tutela dai licenziamenti senza giusta causa ai metodi di comunicazione, le due “narrazioni” si rispecchiano e si intrecciano al punto da risultare spesso indistinguibili

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