La graduale e progressiva perdita di competitività della nostra economia è ormai un dato di fatto, il problema è che la politica si sta occupando di tutto tranne che di questo. Sono mesi ormai che continua il braccio di ferro sulla questione dell’IMU, come se questo fosse il più grave problema del nostro Paese, quando in realtà si tratta di una goccia in un intero oceano di sprechi ed inefficienze che il governo ed i partiti dovrebbero preoccuparsi di risolvere. Naturalmente la perdita di competitività va di pari passo con la perdita di ricchezza. Per farvi un’idea di dell’andamento della nostra economia in funzione della ricchezza dagli anni ’70 fino ad oggi, potete dare un’occhiata al grafico che troverete qui di seguito, che rappresenta il rapporto tra il Pil pro capite italiano e quello dell’OECD  (Organisation for Economic Co-operation and Development, detta anche OCSE ovvero Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, che raggruppa i paesi più industrializzati del mondo, che sono logicamente anche quelli più ricchi)

L.D.

http://www.repubblica.it/economia/2013/08/24/news/l_italia_perde_competitivit_solo_la_lombardia_agganciata_all_europa-65219301/

L’Italia perde competitività, solo la Lombardia agganciata all’Europa

Secondo L’Indice redatto dalla Commissione Ue la regione di Utrecht è la più competitiva del Vecchio Continente. Il Nord Italia perde colpi, la Lombardia resta agganciata al treno pur scivolando al 128esimo posto. Il Sud ai livelli di Balcani e sud della Spagna

di RAFFAELE RICCIARDI – 24 agosto 2013

MILANO – L’Italia ormai cancellata dalle mappe della competitività europea, per essere sempre più assimilata a Paesi che fino a poco tempo fa consideravamo a noi lontani in termini di potenzialità economiche. Con una sola eccezione, la Lombardia, che però perde rapidamente terreno tanto da scivolare sempre più ai margini di questa speciale enclave del Vecchio Continente.

Secondo L’Indice 2013 della Commissione Ue, citato dall’Ansa, solo la Lombardia fa ancora parte di quella cosiddetta “blue banana”, un’area geografica che andava da Londra a Milano e che passava attraverso Paesi Bassi e Baviera. Una dorsale che ha radicalmente cambiato forma nel giro di tre anni (la prima edizione del rapporto risale al 2010), per assumere una dimensione più “policentrica”. In questo contesto, come mostra la cartina di seguito con l’ausilio dei colori, emerge nettamente la spaccatura del Belpaese. Il Nord ha ormai perso il treno delle economie più competitive (la sola Lombardia, appunto, è “in verde”), mentre il Sud è valutato alla stregua delle regioni meno sviluppate della Penisola iberica, dell’Est europeo e dei Balcani. […]

competitività Italia

http://www.repubblica.it/economia/2013/08/24/news/le_posizioni_delle_regioni_italiane_nella_graduatoria_ue_di_competitivit-65218674/

Le posizioni delle Regioni italiane nella graduatoria Ue di competitività

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UNA DOMANDA SORGE SPONTANEA: MA LA POLITICA, INTANTO, COSA FA?!?

http://www.leoniblog.it/2013/08/26/il-declino-italiano-tra-le-regioni-ue-la-sordita-di-pdl-e-politica/

IL DECLINO ITALIANO TRA LE REGIONI UE, LA SORDITÀ DI PDL E POLITICA

di Oscar Giannino – 26 agosto 2013

Una politica seria, ieri, avrebbe dedicato almeno qualche minuto di attenzione alle amare conseguenze per l’Italia del rapporto sulla competitività tra Regioni dell’Unione, stilato dalla Commissione Europea. Invece, all’indomani del vertice di Arcore tra Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl, l’unico tema a rimbalzare nelle dichiarazioni dei politici è stata la crisi di governo. […]

E’ davvero possibile che Pdl e Pd, dopo aver passato già mesi e mesi sul problema dell’IMU sulla prima casa cioè su 3 miliardi di euro scarsi su oltre 800 di spesa pubblica, rimangano indifferenti sulla continua perdita di posizioni dell’economia italiana, che rischia di continuare anche di fronte ai primi timidi segni di ripresa internazionale? Possono davvero avere dei dubbi, su quale sia la priorità per gli italiani, se non il lavoro che manca, il reddito che scende, il portafoglio e il patrimonio che perdono valore? Dal silenzio di ieri sul rapporto della Commissione sulle Regioni europee, sembrerebbe di sì.

Al contrario, le analisi di quel rapporto dovrebbero dare nerbo al confronto parlamentare, all’operatività di un governo più ambizioso. Dovrebbero costituire l’architrave degli sforzi per un serio programma italiano da mettere al centro del semestre di presidenza italiana dell’Unione, l’anno prossimo. Altro che elezioni. E altro che la sola IMU.

Nel misurare la competitività di 262 regioni europee, la Commissione tiene conto di una molteplicità di indicatori, dall’efficienza e stabilità istituzionale alle infrastrutture, la sanità, l’istruzione, l’innovazione e l’efficienza tecnologica, il mercato del lavoro. Ebbene l’Italia nel suo complesso è scesa dal 16° al 18° posto su 28 Paesi dell’Unione, dal 2010. E’ al 24° per efficienza istituzionale e per il poco Pil realizzato e il molto perduto, al 26° per l’accesso a nuove tecnologie. Tutta l’area più avanzata dell’Italia perde drasticamente il contatto con le Regioni più innovative, diffuse tra Gran Bretagna meridionale, sud dei Paesi scandinavi e, naturalmente. Germania. La Lombardia è passata dal 95° posto al 128°, l’Emilia Romagna dal 121° al 141°, il Lazio dal 133° al 143°, il Veneto dal 146° al 158°. Il Mezzogiorno d’Italia figura in graduatoria allineato alle aree più povere e meno innovative della Penisola iberica. Grecia e Balcani.

Non c’è un’Italia aggrappata all’Europa e una al Mediterraneo, come diceva 40 anni fa Ugo La Malfa, nel report della Commissione. C’è una nazione che nel suo complesso continua sistematicamente a declinare, perché troppe e troppo sistemiche sono le inefficienze, i gravami di una Pubblica amministrazione e di un fisco che ha accresciuto le entrate pubbliche del 58% in 13 anni, mentre la spesa pubblica – lasciando perdere quella per interessi sul debito, che scendeva grazie all’euro – saliva del 68%. […]

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http://www.scienzainrete.it/documenti/grafici/ricchezza-degli-italiani

La ricchezza degli italiani

Il “PIL pro capite” indica la ricchezza media prodotta in media da un cittadino di un paese, di una  regione, di un’area geografica. In questo grafico, elaborato da Sergio Ferrari, il PIL pro capite dei cittadini italiani è messo a confronto con quello dei cittadini dei paesi OECD (definito convenzionalmente pari a 1). L’OECD raggruppa i paesi più industrializzati e, in genere, più ricchi del mondo. Il grafico mostra chiaramente che negli anni ’70 la ricchezza degli italiani è cresciuta più rapidamente della media OECD. Tanto che se all’inizio del decennio il PIL pro capite degli italiani era inferiore, alla fine del decennio risultava superiore alla media OECD.

Negli anni ’80, la crescita italiana ha iniziato a rallentare. A partire dagli anni ’90 la corsa è invertita. Sono almeno venti anni che il Pil pro capite in Italia cresce mene della media OECD e gli italiani si impoveriscono, rispetto ai cittadini degli altri paesi dell’OECD. Nell’ultimo decennio si è verificato un vero e proprio crollo. Da che eravamo più ricchi, siamo diventati più poveri della media OECD. La discesa è stata così profonda che oggi la ricchezza relativa degli italiani risulta addirittura inferiore a quella degli anni ’70.

Perché?

31 dicembre, 2012
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Aggiornamento del 2 ottobre 2016:

Siamo meno competitivi dell’Azerbaijan, e la colpa è dello Stato

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