Anche voi vi domandate il perchè, quando avviene un omicidio, i giudici, nonostante tutte le tecnologie innovative e all’avanguardia attualmente a disposizione di chi effettua le indagini, non riescano mai ad individuare con certezza un colpevole? Leggete questo interessante articolo e lo scoprirete! Si parla ad esempio della strage di Bologna, dell’aereo Itavia (Ustica), dell’attentato a Falcone, dell’incendio della Moby Prince, dei casi Marta Russo, Unabomber, Giuliani, Cogne, Garlasco, Perugia ed altri ancora…

http://www.earmi.it/varie/scienze%20forensi.html

La drammatica situazione delle scienze forensi in Italia

Prof. Dr. Edoardo Mori
    Magistrato a. r.

Sono stato da sempre uno studioso di criminologia e scienze forensi; credo che siano pochi i magistrati che già all’inizio dell’Università si erano letti il Trattato di polizia scientifica di Salvatore Ottoleghi (1910) o il Manuale del giudice istruttore di Hans Gross (1908) e si fossero comperati, con le scarse lire di uno studente povero, il Dizionario di Criminologia di Florian, Niceforo e Pende (1943); per non parlare dei libri di balistica, psichiatria e medicina legale. Ricordo che già all’epoca facevo esperimenti su come evidenziare impronte digitali con i vapori di iodio e ritengo di aver avuto una delle prima copie in Italia del libro di G. Burrard “The identification of firearms and forensic ballistics” (1934).
Fu così che appena vincitore del concorso di magistratura (1968), facevo relazioni ai miei colleghi per spiegare le grandi possibilità ed i pericoli delle scienze forensi e poi, da giudice, tenevo conferenze sull’argomento alle forze di polizia.
Una volta fui persino chiamato al CSM (non è il Centro Salute Mentale, nonostante la somiglianza) a parlare di armi e di balistica in una serie di incontri voluti da Falcone. Ebbi successo, ma non fui più chiamato perché ebbi l’ardire di spiegare che molti dei periti che i tribunali usavano come oracoli, erano invece degli emeriti ciarlatani. Molti di essi hanno continuato ad insegnare ai giovani magistrati e i risultati si vedono; ma guai a parlarne male ai PM; è come rubare le caramelle ai bambini. […]

Se volete un esempio del livello ignobile a cui sono rimaste le indagini scientifiche, pensate solamente alle scene dei telegiornali sui sequestri di droga: pacchi e pacchetti raccolti, contati, aperti, ammucchiati da decine di mani sui tavoli per farli vedere in televisione, ma non vi è un solo caso in cui queste forze di polizia (ma la responsabilità ricade sul PM che prende lo stipendio per dirigerli e per saperne più di loro) si siano preoccupate di rilevare le impronte digitali sui plichi ed entro i plichi. […]

Dal 1970 al 2011 la situazione non è cambiata: i PM hanno continuato a nominare il primo perito che si trovano a portata di mano, fregandosene se sia buono o cattivo perché per essi la cosa importante e che sostenga le loro tesi; e non si sono mai resi conto che la prova tecnica o scientifica se non è fatta ad alto livello è fonte solo di errori giudiziari che li espone a pessime figure personali. Come mai nessun PM se la prende con i suoi periti che lo hanno ingannato? La risposta è ovvia: perché i periti gli hanno dato la risposta che lui stesso desiderava!
Sta di fatto che questo modo di fare si è lasciato dietro una scia di innocenti condannati in base a perizie di ciarlatani e una scia di casi insoluti. Non sarebbe male ricordare a tutti che ogni caso di condanna di un innocente e ogni caso insoluto significano un delinquente pericoloso libero e che perciò il danno è doppio.
Ecco qui, in ordine sparso il “museo degli orrori” tratto dei miei ricordi per il quali ancora “disperato dolore, il cor mi preme”. […]

Ciò che più colpisce in tutti questi casi è la totale sprovvedutezza dei PM che di fronte a casi delicati lasciano mettere le mani sulla prove ai primi sprovveduti che si trovano ad operare, che poi lasciano che siano i modesti esperti dei laboratori delle forze di polizia a fare analisi da laboratorio universitario, che perizie tecniche o balistiche decisive vengano fatte dal primo scalzacani che gli raccomanda il loro segretario, che fanno fare autopsie a medici legali che di morti ammazzati ne hanno visti ben pochi. E colpisce ancor di più la protervia con cui questi investigatori insistono nel non voler ammettere e correggere i loro errori iniziali, neppure di fronte all’evidenza.
Forse questa è anche la spiegazione del perché i PM scelgano certi periti: essi non desiderano un perito critico che smonti le loro teorie, ma un perito disponibile a sostenere l’accusa ad occhi chiusi. E siccome i periti sanno che per lavorare devono far contento il PM … si adeguano. È noto a chi lavora nel settore, che uno dei migliori periti italiani in materia di esplosivi, di Brescia, negli ultimi vent’anni non è più stato nominato da quel Tribunale per aver osato dimostrare che un arrestato era innocente!
È anche una totale anomalia del sistema italiano che la giustizia utilizzi come periti gli appartenenti ai corpi di polizia che, certamente in buona fede, sono però portati psicologicamente a sostenere il lavoro dei loro colleghi investigatori e ad accontentare i PM. […]

Possiamo ora affrontare il problema del perché le indagini vengano fatte così male, problema di cui abbiamo già dato la parola chiave: impreparazione e inadeguatezza degli operatori.

  • Impreparazione dei PM e dei giudici

[…] Da un lato si nota come i PM, che vedono molti filmetti americani, ma leggono pochi trattati di scienze forensi, siano affascinati dalla prova scientifica, tanto da lasciar pensare che essi abbiano rinunziato ad usare la prova logica. Il loro comandamento è “non avrai altra prova che il DNA”! Ma la prova scientifica, senza l’intuito umano, senza le capacità deduttive, senza l’esperienza, ha molti limiti, come già spiegava persino Sherlock Holmes. I filmetti americani sono fantascienza, non scienza quotidiana! Non basta una scimmia addomesticata che batte sui tasti di un apparecchio scientifico per avere una prova, non esistono i computer in cui basta mettere una minima informazione ed esce la foto del reo; non esistono in nessuno Stato i soldi per pagare un simile sistema ed è fantascientifico credere che in un gruppo di persone vi siano solo soggetti capaci e intelligenti come nei filmetti. Ciò contrasta con precise leggi sociologiche secondo cui gli incapaci rappresentano almeno l’80%  (Cfr. G. Livraghi, Il potere della stupidità, 2004).

Dall’altro si vede come i PM non abbiano compreso che una prova scientifica valida la può portare solo un perito che sia un luminare; è evidente a tutti che i PM chiamano a fare perizie importanti il medico compagno di merende, o il primo medico legale che si trovano a portata di mano o i vari laboratori di Carabinieri e Polizia, buoni per le cose di routine, ma del tutto impreparati a casi complessi, che richiedono conoscenza della letteratura internazionale e capacità speculativa ed esperienza universitaria (a parte l’evidente pericolo di atteggiamento prevenuto, quando a fare gli accertamenti tecnici è lo stesso organo di polizia che indaga; ma pare proprio che il caso Marta Russo non abbia insegnato nulla a nessuno). Quando sulla scena del delitto si fanno cinque o sei sopralluoghi, vuol dire che il primo è stato fatto male; quando si cerca di stabilire l’ora del delitto dopo sei mesi, vuol dire che il primo medico legale ha lavorato male (oppure che il PM crede che un medico legale sia il Mago di Napoli!); quando si deve fare una superperizia, vuol dire che il primo perito era stato scelto male. E comunque le prove tecniche devono essere inquadrate in un quadro logico complessivo privo di contraddizioni, tenendo presente ogni elemento di indagine acquisito, il che è compito delicato non affidabile di certo a tecnici di laboratorio. […]

Ancor peggiore e preoccupante è l’ignoranza in materia di psichiatria e psicologia per cui, di fronte ad ogni accusa di abusi su minori, per prima cosa si prende il minore e lo si affida ad uno dei tanti psicologi che fanno i periti per i tribunali. Ricordo per chi non lo sapesse che l’essere iscritto all’albo dei periti non garantisce assolutamente la bontà del perito (e neppure il fatto di essere comparso in televisione!) e che la psicologia è una pseudo scienza che lascia il tempo che trova. […] Vi posso assicurare che in quarant’anni di professione ne ho viste di tutte: padri gettati in carcere e privati dei figli perché la moglie, che voleva divorziare, lo accusava di abusi sul figlio, dichiarazioni di isteriche con manie sessuali prese per buone sebbene intrinsecamente inattendibili, bambini presi e manipolati fino a far dir loro ciò che sosteneva l’accusa, ecc. ecc. […] L’ignoranza del giudice comporta la sua incapacità di distinguere i periti buoni dai periti cattivi e la sua incapacità di valutare il contenuto di una perizia. […]

L’incapacità dei PM di scegliersi dei buoni collaboratori, l’incapacità di resistere agli entusiasmi e frenesie investigative delle forze di polizia, ansiose di risolvere un caso importante, comporta gravi conseguenze: la prima autopsia è sommaria, i primi accertamenti tecnici vengono fatti nel laboratorio locale della Questura o dei Carabinieri, la scena del delitto viene esaminata solo quel tanto che serve per confermare un sospetto e così, troppo spesso, le indagini vengono avviate senza una adeguata conoscenza della realtà. È giusto che le prime indagini siano frenetiche, perché il tempo disperde ogni prova e anche le ore possono essere preziose, ma se si potessero utilizzare fin dal primo momento dei veri esperti non si correrebbe il rischio di trovarsi poi con prove inutilizzabili nei confronti del vero colpevole (uso il condizionale perché i veri esperti sono pochi o ben nascosti!). […]

  • La mancanza di metodo dei periti 

In Italia manca un qualsiasi metodo di selezione dei periti forensi; pensate che i periti balistici vengono selezionati dalle Camere di Commercio come “periti estimatori”, cioè capaci di stimare il valore di un fucile! Chiunque può diventare perito, basta che trovi un amico giudice che lo nomini e gli consenta di far conoscere il suo nome. […] I tribunali sono pieni di periti tuttologi i quali si vantano di poter fare perizie in qualsiasi materia, dalla balistica alla grafologia, agli incendi, alla dattiloscopia; eppure questi personaggi, che spesso non hanno neppure una laurea scientifica che lasci sperare che almeno sanno orientarsi in un laboratorio, non possono essere altro che dei ciarlatani. Solo per la balistica vi sono almeno tre settori (residui di sparo, comparazione dei proiettili, meccanica delle armi) in cui è necessario essere altamente specializzati in via quasi esclusiva; altro che tuttologi.

– In Italia manca totalmente un sistema di controllo sui periti. Nel modo anglosassone si arriva ad una tale preoccupazione per i diritti dell’imputato che quando in un processo si scopre che un perito ha commesso degli errori, d’ufficio si vanno a rivedere le sue perizie precedenti e si procede a revisione del processo se si scoprono analoghi errori. In Italia periti che hanno preso cantonate clamorose, che hanno fatto spendere miliardi in processi sbagliati, che hanno provocato la detenzione di innocenti o la liberazione di criminali, che sono stati smentiti decine di volte, continuano ad essere chiamati da una giustizia ignara e imperterrita, come se nulla fosse accaduto. Mancando ogni certificazione di qualità del perito, l’imputato si trova nella situazione di un malato a cui in un ospedale le cure venissero impartite, assolutamente a caso, da un portantino o da un infermiere o da un medico. In questo scritto ho portato esempi di periti indegni: ebbene, vi posso assicurare che essi continuano dal 1970 a essere nominati ed a far danni, senza che nessuno nella giustizia si sia mai preoccupato di sapere se lavorano bene o male.

– Mancando esperti quotati a livello universitario, mancano insegnanti in grado di formare nuovi periti e mancano veri esperti che possano insegnare ai giudici. […]

– Manca una cultura scientifica tra giudici, avvocati e giornalisti. Le perizie troppo spesso vengono accettate a scatola chiusa e vengono lette solo le conclusioni. Guai all’imputato che non ha i soldi per pagarsi un buon perito; e talvolta ha i soldi, ma non sa se il suo perito che ha davanti è all’altezza della situazione. Purtroppo i giornali dànno sempre risalto agli errori del giudice, ma ben poco alla cialtroneria di tanti periti.

– Non mancano, in compenso, università, associazioni nazionali o meno, società, enti che offrono corsi di laurea in scienze delle investigazioni (celebre un tempo quello dell’Aquila che, grazie ad apposite convenzioni con gli enti statali, offriva tanti di quei “crediti professionali” da permettere a qualsiasi appuntato o assistente di conseguire la laurea sostenendo due o tre facili esami), master di I o II livello, attestati ecc. ecc. il cui valore non supera quello della carta su cui vengono stampati i diplomi. I vari docenti risultano personaggi del tutto sconosciuti o, talvolta, conosciuti per la loro incompetenza.

– I PM amano solo i periti che danno loro ragione, che sostengono i loro squinternati sospetti. Ben pochi hanno letto le novelle di Sherlock Holmes (molto istruttive perché bene spiegano il rapporto fra scienza e logica) in cui ripetutamente si legge che “è un errore teorizzare prima di avere i dati; senza accorgersene si comincia a deformare i fatti per adattarli alle teorie invece di adattare le teorie ai fatti”.

Esemplare invece la situazione inglese in cui vi è il Forensic Sciences Service (http://www.forensic.gov.uk/ ), soggetto a controllo parlamentare. Il FSS raccoglie i maggiori esperti in ogni settore e fornisce inoltre assistenza scientifica a oltre 60 stati esteri. Impiega circa 2500 persone, 1600 delle quali sono scienziati e molte sono riconosciute autorità a livello mondiale nei loro ambiti. I suoi sette laboratori sono tutti accreditati secondo gli standards di qualità UKAS (NAMAS) e BSI QA 9000. Attualmente soffre un po’ per la diminuzione di fondi, ma è esemplare la chiarezza con cui affronta i suoi stessi errori. Accanto ad essa la Forensic Science Society (http://www.forensic-science-society.org.uk/ ) organizza ogni anno severi esami per aspiranti periti, controlla periodicamente che i periti inglesi siano aggiornati e non abbiano commesso errori, revisiona perizie se si scoprono errori in esse o se sopravvengono migliori metodiche scientifiche.

– Il consulente di parte non giura di dire la verità e quindi il suo compito è di far vedere lucciole per lanterne ai giudici; spesso fa delle critiche fondatissime al perito di ufficio, ma il giudice tenderà sempre a dar maggior fiducia al perito che ha giurato; il guaio è che questi di rado è in malafede e giura il falso, ma troppo spesso è un ignorante o un ciarlatano che finge di sapere con gran sicumera. E purtroppo i giudici adorano i periti e testimoni che ostentano grande certezza. È la chiave del successo di ogni ciarlato sulle persone ansiose ed esitanti.

  • Mancanza di metodo logico-scientifico

In molte perizie ho riscontrato poi un deleterio modo di ragionare dei periti i quali, posti di fronte ad un quesito tecnico, rispondono al giudice citando sentenze! Un simile modo di procedere dimostra che essi non hanno ben chiaro il rapporto tra fatto e diritto (e purtroppo non lo hanno neppure quei giudici che affidano questioni giuridiche ai periti o che non si accorgono dell’errore logico!) […]

Purtroppo, avendo lasciato per mezzo secolo le scienze forensi in mano ai dilettanti, ai ciarlatani (persone che avevano capito che basta un po’ di prosopopea e si riesce a far bere di tutto ai giudici), ai medici che si dichiarano legali solo perché hanno scritto qualche articolo di diritto, nessuno si è accorto che le scienze forensi non sono scienze esatte, ma solo delle tecniche che acquisiscono degli indizi che poi devono essere oggetto di accurata valutazione e di una precisa dimostrazione. […]

Chi è stato vittima di un errore giudiziario in Italia non deve però aver alcuna speranza nei progressi della scienza: mentre negli USA si riesce a fare l’esame dei DNA su fatti di oltre 10 anni prima, in Italia i reperti vengono buttati via subito dopo la fine del processo, così impedendo ogni revisioni delle perizie. […]

Vediamo ora per alcuni rami delle scienze forensi quali siano le difficoltà da affrontare, talmente elevate che solo i ciarlatani sanno dare risposte in termini di certezza. […]

Bolzano – 19 settembre 2011

 

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