Molto interessante questo dossier di Irene Tinagli e Richard Florida, per capire meglio il nostro modo di vivere e di pensare, oltre che per renderci conto di ciò su cui dobbiamo puntare per restare agganciati al treno della crescita culturale e dello sviluppo economico:

L’ITALIA NELL’ERA CREATIVA” (pdf) – luglio 2005

“Il futuro dell’economia e della società in
cui viviamo è sempre più influenzato dalla
creatività, dalla capacità di produrre idee,
conoscenze, innovazione. Questa capacità è
sempre stata importante ma in questi ultimi
venti anni è letteralmente esplosa. Oggi dal 25
al 35 per cento circa dei lavoratori nei paesi
avanzati lavorano nei settori più “creativi”
dell’economia, impegnati in campi come la
scienza, l’ingegneria, la ricerca e sviluppo,
la comunicazione, la finanza, le industrie
tecnologiche ma anche l’arte, la musica, la
cultura, il design.
Stiamo vivendo in un’era di grande
trasformazione economica e sociale, profonda
almeno quanto quella che ha visto il passaggio
dall’economia agricola all’economia
industriale. Quel cambiamento provocò la
sostituzione di alcuni fattori di produzione
(terra e lavoro agricolo) con altri (materie
prime e lavoro operaio). La trasformazione
in atto è invece basata sul ruolo cruciale
dell’intelligenza umana, della conoscenza,
della creatività. È un cambiamento in corso
già da anni e che continuerà per molti anni
ancora. Sta trasformando non solo le nostre
economie e la nostra società, ma anche la
nostra vita, i nostri gusti e le nostre preferenze,
e sta modificando anche la geografia
della competizione globale e locale, la
conformazione delle nostre città e delle nostre
regioni.

Questi enormi cambiamenti sono stati esplorati
nel corso di uno studio condotto sulle città
e regioni degli Stati Uniti, che ha portato
all’elaborazione della teoria delle 3T, secondo
cui per competere nel sistema economico
attuale è necessario far leva su Talento,
Tecnologia e Tolleranza; una teoria descritta
a fondo nel libro di Richard Florida “L’Ascesa

della nuova Classe Creativa” (The Rise of the

Creative Class).
[…] È nata così
la sfida di condurre una ricerca che studiasse le
realtà all’interno dei sistemi paese, per rilevare
gli elementi di competitività che si sviluppano
e si coltivano nelle città, sul territorio.
La scelta dell’Italia per condurre questo
approfondimento è stata dettata anche dalle
sorprese e dalle contraddizioni che emergono
da alcune analisi internazionali. Negli ultimi
anni l’Italia sta perdendo posizioni in tutte le
classifiche sulla competitività, incluso l’Indice
Europeo di Creatività stilato in Europe in the
Creative Age. Questi risultati sorprendono
soprattutto se si pensa all’immagine di grande
estro e creatività che l’Italia ha proiettato
e in qualche misura continua a proiettare
nel mondo. Ma questa immagine di Italia
“creativa” è solo la luce riflessa di un glorioso

passato o è un qualcosa su cui è possibile

costruire un futuro?”

 

 

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