E’ accaduto pochi giorni fa un evento epocale in Italia, peccato che sia stato praticamente ignorato sia dalla politica che dalla televisione, con il risultato imbarazzante che quasi nessuno in Italia se n’è accorto, ad eccezione di quei rari esemplari di cittadini italiani che di scienza si occupano o si interessano. Si tratta infatti dell’apertura di un nuovo museo della scienza, il MUSE di Trento. Ennesima conferma del fatto che in Italia la cultura scientifica sia denigrata e considerata di serie B rispetto alla cultura classica (vedi gli articoli “Trilogia dell’anti-scienza italiana – parte 1: perché gli italiani ignorano la scienza?” e “Pregiudizi d’Italia: la discriminazione della cultura scientifica“).

http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/07/28/a-trento-nasce-il-muse-con-troppi-assenti-ingiustificati/

A Trento nasce il MUSE, con troppi assenti ingiustificati

28 luglio 2013 – Marco Cattaneo

[…] Un gioiello, un patrimonio di tutto il paese. E che segna lo spartiacque, almeno in Italia, tra la vecchia concezione museale delle scienze naturali come statica esibizione di volpi impagliate e la proiezione moderna dei gabinetti delle meraviglie settecenteschi, dove lo stupore è inestricabilmente legato all’azione, all’interazione. […] Non so se mi sono spiegato, ma quello di ieri per questo paese era un evento epocale. Una di quelle cose che succedono una volta ogni quarto di secolo. E infatti, a parte le istituzioni locali che ne hanno sostenuto e finanziato la nascita, non c’era nessuno. Il ministro della cultura, Massimo Bray, ha mandato un bel messaggio compiaciuto ma non ha ritenuto di concedere la sua presenza. Maria Chiara Carrozza, ministro del l’istruzione, dell’Università e della ricerca, ha fatto sapere via Twitter che ieri aveva un impegno al Sud, ma che presto verrà a Trento a visitare il MUSE. Ci contiamo, davvero. I loro sottosegretari? Non pervenuti.

Ma a un certo punto, quando le immagini hanno cominciato a scorrere sulle pareti del museo lasciando tutti a bocca spalancata in un silenzio tanto ammirato quanto irreale, mi è venuto spontaneo chiedermi: ma la Rai? Non che non ci fosse, beninteso, la Rai (c’è stata una diretta di un’ora sulla rete regionale, e un breve servizio al TG1 in prima […] una volta che c’è uno spettacolo così affascinante, in uno scenario del genere, per l’inaugurazione di un’opera epocale, niente. Nemmeno la diretta su Rai37, non dico i canali buoni, un, due, tre, quelli che servono a generare clientele politiche.

Non mi sorprende più niente, in questo paese, e tra un po’ finirò per non avere più nemmeno la voglia di indignarmi.
Non mi sorprende certo che si costruisca un luogo della cultura come il MUSE ogni morte di papa (facciamo due, papi…). Non mi sorprende che quando accade lo si faccia a Trento, e non a Milano o a Roma. Non mi sorprende che la cultura scientifica sia sempre e ancora considerata cultura di serie B, quando non attività praticata da utili idioti indegni di accostarsi alle alte vette delle lettere.

E non mi sorprende che si costruisca una cosa come il MUSE ogni quarto di secolo. Mi amareggia, casomai, che una classe dirigente da avanspettacolo non sia nemmeno più in grado di capirne l’importanza.

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Aggiornamento del 7 novembre 2013:

http://oggiscienza.wordpress.com/2013/10/17/pan-musealita-ovvero-dellessere-museo-oggi/

Pan-musealità, ovvero: dell’essere museo oggi

Pubblicato da Anna Sustersic su 17 ottobre 2013

CRONACA – C’è poco da fare il MuSe stupisce in maniera progressiva, man mano che dalla superficie vitrea ci si avvicina al nucleo. Non è solo la forma, non è solo il concetto, non è solo la vita spiegata fra avventure verticali e dilatazioni temporali, ma è uno spirito dinamico adattabile, fiducioso e transdisciplinare a fare del MuSe qualcosa di completamente nuovo.

[…] Museo, centro ricerca, ente di cooperazione allo sviluppo, laboratorio, ma non mancano iniziative di ecoturismo, documentarismo scientifico ed esplorazione biologica con i prossimi progetti in partenza “Skyislands”, Udzungwa eco tour e “Getting Reddy”, progetto fra Tanzania e Amazzonia, per  la prevenzione della deforestazione e lo sviluppo socio economico delle popolazioni locali.

E per sostenere tutte queste attività? Indispensabili la fiducia di una provincia che da tempo ormai ha inquadrato la ricerca come strumento necessario allo sviluppo e fondazioni private che ogni anno investono in progetti ed enti scientifici ma altrettanto indispensabili l’apertura mentale e lo spirito di adattamento e aggiornamento dell’istituzione. Inoltre in 10 anni, grazie a fondi e collaborazioni internazionali, la sezione di biodiversità tropicale si autofinanzia per più del 50%. Ma, come ulteriore innovazione in termini di ricerca fondi, per alcuni progetti i ricercatori si sono rivolti alla partecipazione pubblica. Attraverso l’azione di crowd funding (finanziamento della folla) per la prima volta il progetto viene presentato al pubblico che, in caso di gradimento, può partecipare con un contributo volontario diventando così co-fondatore del progetto.

La serra del MuSe non è quindi solo il racconto esotico delle meraviglie di una natura altra, ma sembra essere il simbolo e la concretizzazione di un nuovo modo di fare e intendere scienza e musealità. Questo è il nuovo profilo del museo delle scienze: impegnato nel sociale, per la tutela dell’ambiente, promotore di attività di cooperazione e sviluppo, di divulgazione e formazione locale e all’estero, attivo e presente in rete, in altre parole: un Pan-museo.

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Aggiornamento dell’8 gennaio 2014:

Non lasciatevi intimorire dal fatto che si tratti di un museo delle scienze, se siete dei neofiti, non sottovalutatelo se masticate già bene le materie scientifiche: il Muse non è un museo nel senso classico del termine, ma è piuttosto un’esperienza multisensoriale che vivrete girandoci all’interno. Ci potrete trascorrere dentro diverse ore senza annoiarvi e senza avere attacchi di claustrofobia: lo abbiamo provato e ve lo consigliamo, perchè ne vale davvero la pena!

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