Hadleyburg è una città immaginaria, la protagonista del romanzo “L’uomo che corruppe Hadleyburg” scritto nel 1899 da Mark Twain. Si tratta di una città nella quale i cittadini si vantano della loro onestà e della loro incorruttibilità. Con il procedere del romanzo, questa tesi iniziale viene profondamente intaccata, al punto tale da venire infine completamente confutata. In Italia soffriamo un po’ della stessa malattia: siamo tutti brave persone, a sbagliare sono sempre gli altri. In realtà penso che forse qualche esame di coscienza in più farebbe bene a tutti quanti…

N.B. sarebbe bello, per renderci un po’ più responsabili, istituire una festa che sancisca l’acquisizione della cittadinanza italiana. Per contro, per tutti coloro che commettono dei crimini conto lo Stato, piccoli o grandi che siano, si dovrebbe prevedere come aggravante della condanna la perdita della cittadinanza…

L.D.

L’uomo che corruppe Hadleyburg

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

L’uomo che corruppe Hadleyburg
 (titolo originale “The Man that corrupted Hadleyburg”) è un racconto dell’autore americano Mark Twain del 1899.

La storia è ambientata nella “onesta, ristretta, ipocrita e avara” cittadina americana di Hadleyburg la quale suscita l’invidia di tutti gli altri paesi circostanti per la sua fama di essere incorruttibile. Nella cittadina vivono i 19 notabili che sono il simbolo dell’incorruttibilità di Hadleyburg. Il racconto di focalizza sul notabile Edoardo Richards e sulla moglie Maria la quale si vede misteriosamente recapitare un sacco contenente quarantamila dollari e una lettera che descrive come scoprire a chi spetti la considerevole somma di denaro. I soldi dovranno essere consegnati a quella persona di Hadleyburg che una volta fu caritatevole verso un poveraccio donando 20 dollari. Per riconoscere il benefattore (e quindi la persona a cui spettano i soldi), il sacco contiene una seconda lettera sulla quale è scritta la frase che fu pronunciata mentre la persona in questione porgeva i 20 dollari al bisognoso. Questo intricato preambolo verrà seguito da una serie di fatti, misfatti ed equivoci che andrà a minare l’onestà e l’incorruttibilità dei 19 notabili e di tutta la comunità tanto che alla fine Hadleyburg dovrà cambiare nome.

http://www.lankelot.eu/letteratura/twain-mark-luomo-che-corruppe-hadleyburg.html

TWAIN MARK

L’UOMO CHE CORRUPPE HADLEYBURG

09/07/2012 — Andrea Consonni

“L’uomo di Hadleyburg” (Mattioli 1885, traduzione di Nicola Manuppelli) è uno splendido racconto di Mark Twain che vide la luce nel 1898 in una stanza del Metropol Hotel di Vienna durante un tour di letture in Europa e che fu poi pubblicato nel 1899.

Prendete Hadleyburg, una città considerata la “più onesta e integra di tutta la regione. E aveva mantenuto tale reputazione intatta nel corso di tre generazioni, ed era fiera di questa considerazione più di qualsiasi altra caratteristica. Ne andava così orgogliosa, e tanto si preoccupava di far sì che tale fama si perpetrasse, che cominciava a insegnare i principi di una condotta onesta ai propri bambini fin dalla culla, facendo di quegli insegnamenti la base della loro cultura da quando nascevano per tutti gli anni dedicati alla loro istruzione” che si specchia da anni nella propria onestà, facendosene vanto con le città vicine, con diciannove notabili che incarnano la sua incorruttibilità e poi prendete un tale, uno straniero, che a causa delle offese subite in quella città decide di vendicarsi attuando un piano capace di coinvolgere l’intera Hadleyburg, dal primo all’ultimo cittadino, stravolgendo l’ordine costituito. Il suo è un piano diabolico: consegnare a una delle famiglie dei notabili, i coniugi Richards, un sacco contenente quarantamila dollari e una lettera che spiega dettagliatamente come scoprire a chi affidare questi soldi. Da questo momento in poi, esattamente da questo momento, la città collasserà su se stessa, rivelando l’ipocrisia dei propri comportamenti, i segreti, le viltà, la meschinità dei propri cittadini disposti a tutto pur di conquistare i soldi e tale sarà la melma che verrà a galla che la città dovrà cambiare nome e non verrà mai più ricordata come la città più onesta della regione.

Oh, lo so, lo so…è stato un continuo addestrarci e addestrarci all’onestà. Un’onestà protetta, fin dalla culla, contro ogni tentazione possibile. E quindi non è altro che un’onestà artificiale, e debole come l’acqua, quando incappa nella tentazione, come abbiamo visto questa notte. Dio sa che non ho niente da nascondere e non vi è ombra di dubbio sulla mia onestà, che è dura come pietra e indistruttibile. Fino ad ora…E adesso, alla prima vera e grande tentazione, io…Edward, sono convinta che l’onestà di questa città sia marcia come la mia. E come la tua. È una città meschina, e dura, e avara, e priva di qualsiasi virtù se non questa supposta onestà per la quale è così celebre e tanto presuntuosa. E così, Dio ce ne scampi, credo che se mai verrà il giorno in cui questa onestà cadrà di fronte a una grossa tentazione, la grande reputazione di Hadleyburg crollerà come un castello di carte. Ecco, ora che te l’ho detto, mi sento meglio. Sono un’ipocrita, e lo sono stata per tutta la mia vita, senza saperlo. Che nessuno mi chiami di nuovo onesta, perché certo non lo sono… (pag. 29)

“L’uomo che corruppe Hadleyburg” è un racconto dalle tinte nerissime che non risparmia nessuno e mette in crisi tutte le istituzioni su cui si fonda la società, politiche, economiche, religiose. Le spazza via tutte, senza moralismo e pietà. Non c’è nessuno che si salva e chi prova a tirarsene fuori viene travolto anch’egli e chi aveva la possibilità di riscattarsi impazzirà perché non crederà nemmeno più a se stesso e Twain è ancora più feroce perché non racconta di un virus o di una pestilenza che arriva e distrugge tutto, no, racconta di una città che è sempre stata incancrenita, che non era mai stata virtuosa, che era essa stessa putridume.

[…] Sconvolgente e dolorose sono la  potenza profetica (stando comunque ben attenti comunque all’utilizzo di una parola come “profezia”) contenuta in questo racconto e le somiglianze fra la città di Hadleyburg e uno Stato presentatosi al mondo come l’incarnazione della Virtù suprema, della purezza incontaminata, della democrazia compiuta, lo Stato capace di condurre il mondo verso un’epoca di pace e benessere sconfiggendo i vari Satana che oseranno sfidarla o opporsi alla sua marcia (inglesi, nativi, neri, messicani, spagnoli, arabi, etc, etc,), bravissimo a sotterrare in profondità i propri peccati, a nasconderli sotto il velo mefitico di un puritanesimo aggressivo di cui tanto bene ha scritto Nathaniel Hawthorne ne “La lettera scarlatta”.

Leggendo questo racconto non ho potuto che pensare anche al miglior libro mai scritto sul denaro negli Stati Uniti e non solo: “JR” di William Gaddis“L’uomo che corruppe Hadleyburg” e il romanzo monumentale di Gaddis sono due opere d’arte che ci parlano di denaro e meschinità, di tradimento e menzogna ma soprattutto di uno Stato molto bravo a vendere ai quattro venti libertà e virtù di ogni tipo ma molto meno disposto a ragionare su se stesso, operando un serio e crudo esame di coscienza dei propri errori e orrori che lo caratterizzano fin dalla sua nascita.

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“[…] Il punto decisivo è però un altro. Ed è che nel nostro Paese i reati di corruzione, oltre ad avere un costo troppo basso in termini penali, ne hanno uno altrettanto basso, se non ancora di più, in termini morali. La società italiana non sanziona nè i corrotti nè i corruttori con alcun discredito pubblico, con alcuna messa al bando sociale. Basta vedere come tutti gli ordini professionali, gli organismi sindacali, le associazioni di categoria sono sempre pronti a difendere ognuno dei loro non appena venga colto con le mani nel sacco. E come gli organi d’informazione, perlopiù, si astengano dal condurre inchieste su aspetti della vita pubblica e su istituzioni notoriamente esposti a fenomeni di corruzione. Nessuna meraviglia, allora, se (non a parole, ma nei fatti) anche la politica volta regolarmente la testa dall’altra parte e fa finta di nulla.[…]”

Ernesto Galli della Loggia (“Felici e corrotti”)

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