Che dire, se non che mi sono completamente identificata nelle parole e nei sentimenti di Andrea Stroppa…

… l’Italia è il Paese in cui tutti si lamentano ma in cui tutto rimane completamente immobile ed immutato … tutti bravi a dire quello che non va ma nessuno con il coraggio di fare qualcosa per cambiare davvero qualcosa …

… che dire, se non che una profonda tristezza questa mattina mi ha pervaso il cuore … per l’ennesima volta …

L.D.

http://solferino28.corriere.it/2013/07/04/andrea-cosi-ho-provato-a-cambiare-il-paese-ora-dico-andiamo-via/?fb_action_ids=10153008650770526&fb_action_types=og.recommends&fb_ref=.UeovKbMJSqp.like&fb_source=other_multiline&action_object_map=%7B%2210153008650770526%22%3A477739478968263%7D&action_type_map=%7B%2210153008650770526%22%3A%22og.recommends%22%7D&action_ref_map=%7B%2210153008650770526%22%3A%22.UeovKbMJSqp.like%22%7D

Andrea Stroppa: “Questo è il Paese delle illusioni. Andiamo via”

di La Redazione – 4 luglio 2012

Oggi pubblichiamo l’intervento di Andrea Stroppa, 19enne diventato un punto di riferimento nel mondo informatico italiano. Andrea ci racconta le difficoltà incontrate dopo aver creato Uribu, piattaforma di denuncia civica lanciata l’anno scorso insieme a quattro amici – e molto apprezzata all’estero. Lettera d’amore-odio per un Paese che spezza le ali dei suoi talenti e incitamento per i giovani che nonostante tutto continuano a sognare.

[…]

Dopo aver vinto l’ennesimo premio come idea innovativa, come miglior sito per i cittadini consegnatoci da Prodi, e dopo aver vinto competizioni tecniche a livello internazionale, veniamo contattati da Mozilla, direttamente dal presidente. Dopo alcune conferenze Roma-San Francisco entriamo in contatto con Code for America, una non-profit americana che fa progetti simili al nostro, ma con un modello organizzativo con un fondo milionario dove poter finanziare progetti e offrire strumenti e risorse. Rimangono sbalorditi dalla nostra piattaforma e ci chiedono come mai ancora nessuno in Italia abbia utilizzato la nostra tecnologia. Dopo un anno anche io mi faccio la stessa domanda. Non mi butto giù, ma ho un po’ di rabbia. […]

Il nostro entusiasmo finisce quando poi una volta usciti dal mondo virtuale ritorniamo nella realtà dell’Italia. Un Paese che non offre nulla, ma che neanche ti lascia inseguire i tuoi sogni. Ti spezza le ali prima di poterle avere. Il Paese delle illusioni.

Un Paese che ha perso i suoi cardini: la giustizia, l’istruzione, la sanità, il sociale. Un Paese dove veniamo allevati con l’idea che non serve essere bravi, ma avere conoscenze, una spintarella, un’amicizia. Dove rubare un po’ alla fine è giusto, tanto lo fanno tutti. L’Italia è un Paese dove poi non esiste mai un colpevole, dove la politica non ha mai responsabilità, dove tutti alla fine hanno sempre pronto il dito puntato verso qualcun altro. Sarebbe infinita la lista delle cose che non vanno in questo Paese. La colpa è principalmente degli italiani, di una buona parte degli italiani ai quali bisognerebbe strappare la cittadinanza. Dei giovani, della maggior parte, che non è pronta alla globalizzazione, che non guarda più lontano dalla finestra dell’aula di scuola. Sì, andiamo via. […]

Ho visto una scena di un film che diceva che l’Italia è un Paese da distruggere. Il peggiore perché non cade mai veramente, ma rimane immobile. Tutti si lamentano, tutti continuano a fare quello che facevano.

Io vorrei tanto non scappare, vorrei rimanere in questo Paese, in questo spazio di terra che ha una storia indescrivibile, ma che non riesce più a scrivere un futuro dignitoso. E proprio per la dignità non riesco più a sopportare che questo Paese venga stuprato ogni giorno. L’Italia non è un Paese morto, l’Italia è un Paese morto ammazzato.

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