Siamo alle solite: come per gli OGM, anche la ricerca in campo biomedico in Italia viene repressa e limitata, mentre il resto del mondo investe, sperimenta, ci “ruba” capitale umano e con esso il potenziale progresso tecnologico ed economico di cui potremmo beneficiare grazie a loro. Questo è il “progresso all’italiana”, questa è la nostra “povera” Italia, povera non solo economicamente ma anche (e soprattutto) culturalmente…

L.D.

http://protestitalia.wordpress.com/2013/07/15/no-allemendamento-alla-direttiva-europea-sulla-sperimentazione/

No all’emendamento alla Direttiva Europea sulla Sperimentazione

COMITATO SCIENTIFICO ♦ LUGLIO 15, 2013

Come molti di voi sicuramente sanno, lo scorso 3 Luglio il Senato ha approvato l’art. 13 del ddl S. 587, presentato alla Camera come C. 1326 ed in discussione in questi giorni alla XIV Commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera dei Deputati, per il recepimento della Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Il testo originale è stato emendato in commissione in maniera decisamente peggiorativa, che potrebbe dare un brutto colpo alla ricerca.

Noi, come Pro-Test Italia, abbiamo mandato il testo che trovate qui di seguito a tutti i deputati. […]

Onorevole Deputato,
Lo scorso 3 Luglio il Senato ha approvato l’art. 13 del ddl S. 587, presentato alla Camera come C. 1326 ed in discussione in questi giorni alla XIV Commissione Politiche dell’Unione Europea della Camera dei Deputati [1], per il recepimento della Direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Il testo originale [2] è stato emendato in commissione.
In Aula sono stati approvati anche i seguenti emendamenti:

L’emendamento 12.300 [3] permette le esercitazioni nei corsi di medicina veterinaria, vietato da emendamenti precedenti.

L’emendamento 12.400 [4] sopprime i corsi di formazione per formare personale esperto nella sostituzione degli animali.

L’emendamento 12.900 [5] modifica la destinazione delle sanzioni descritta dalla lettera l) del testo dell’emendamento.

L’emendamento 12.901 [6] modifica i fondi da destinare alla ricerca di metodi sostitutivi alla sperimentazione animale.

Secondo l’analisi dell’associazione no-profit Pro-Test Italia, nata in difesa della ricerca biomedica, alcuni commi dell’emendamento approvato possono essere fortemente limitanti per la ricerca e addirittura dannosi per gli animali impiegati.

Sono descritte di seguito le perplessità espresse dall’associazione, al punto:

d) vietare gli esperimenti e le procedure che non prevedono anestesia o analgesia, qualora esse comportino dolore all’animale, ad eccezione dei casi di sperimentazione di anestetici o di analgesici;

La presente formulazione dell’articolo non suggerisce il livello di dolore al quale diventi obbligatoria l’anestesia. Questa è invece prevista nel testo originale della direttiva. L’articolo 2 della direttiva europea specifica inoltre che è vietato adottare norme più restrittive dopo il 9 Novembre 2010.

Articolo 2:
“1. Nel rispetto delle disposizioni generali del TFUE, gli Stati membri possono mantenere disposizioni vigenti al 9 novembre 2010, intese ad assicurare una protezione più estesa degli ani­mali che rientrano nell’ambito di applicazione della presente direttiva rispetto a quella prevista nella presente direttiva.”

Questo emendamento ci porrebbe in netto contrasto con la direttiva europea.

Di conseguenza, seguendo l’emendamento italiano, anche l’inserimento di un singolo ago, ad esempio per un prelievo di sangue, potendo “comportare dolore” obbligherebbe all’anestesia o all’analgesia preventiva, sottoponendo l’animale a maggiori rischi e ad un maggiore trauma.

Suggerisco pertanto di inserire dopo la parola <dolore> la parola <non lieve>, così come definito dalla direttiva, e di inserire dopo la parola <analgesici> la definizione <o altri casi in cui sia scientificamente dimostrato che l’utilizzo dell’anestesia sia incompatibile con lo scopo della procedura>.

Al punto:
f) vietare l’utilizzo di animali per gli esperimenti bellici, per gli xenotrapianti e per le ricerche su sostanze d’abuso, negli ambiti sperimentali e di esercitazioni didattiche ad eccezione della formazione universitaria in medicina veterinaria e dell’alta formazione dei medici e dei veterinari;

Questo comma presenta varie criticità elencate di seguito.

Xenotrapianti.
Questo è un punto particolarmente critico. Gli xenotrapianti, ovvero il trapianto di un organo da una specie ad un’altra, sono molto utilizzati per terapie sperimentali per patologie molto gravi, tanto da essere considerata un tecnica di routine in qualsiasi laboratorio di ricerca biomedica. Una delle ultime pubblicazioni, di Matsunari et al. sul giornale Proceedings of the National Academy of Sciences [7], dimostra come sia possibile far crescere un organo “estraneo” in un animale ospite tramite iniezione di cellule staminali pluripotenti indotte. Questa metodologia, se gli esperimenti continueranno a mostrare risultati promettenti, permetterebbe di “generare” in un animale ospite organi perfettamente compatibili con il ricevente umano.Questo emendamento cancellerebbe la possibilità di effettuare questo tipo di ricerche, e quindi di utilizzare questi organi una volta che saranno disponibili, gli autori infatti prevedono di iniziare le sperimentazioni sull’uomo in uno o due anni.

Risultati analoghi sono stati utilizzati da altri ricercatori che hanno utilizzato cuori animali come “impalcatura” per la genesi di organi artificiali, come riportato recentemente da Nature [8]. Anche questo metodo permetterebbe di generare organi perfettamente compatibili, e quindi risolverebbe completamente il problema dei trapianti. Ricordiamo che sono svariate migliaia i pazienti in attesa di un organo e che l’attesa media è di 7-8 anni (e una percentuale di questi pazienti morirà senza aver affrontato l’intervento). In Italia, ad esempio, sono 42.000 i pazienti in dialisi [9] in attesa di un rene compatibile, con costi di terapia altissimi (stimati in oltre 1.4 miliardi di euro all’anno).

Un altro lavoro interessante sull’argomento è quello svolto in Italia dal gruppo di lavoro di Bertotti et al. [10], dove vengono utilizzati degli xenotrapianti di cellule cancerose di un paziente oncologico sui topi, per poter trovare le migliori e più specifiche terapie farmacologiche da utilizzare per il trattamento del tumore. Questo emendamento bloccherebbe queste promettenti ricerche sul cancro.

L’ultimo esempio che Le porto è relativo all’utilizzo di valvole cardiache biologiche, derivate da maiale. Ad oggi sono state impiantate 300.000 valvole cardiache di origine suina e 400.000 di origine bovina in pazienti umani [11]: vengono utilizzate per sostituire le valvole cardiache danneggiate, salvando la vita ai pazienti. Rispetto ai vecchi modelli in metallo garantiscono una migliore efficacia e una migliore qualità di vita, evitando l’utilizzo di anticoagulanti orali e riducendo il rischio di ictus e la formazione di trombi. La ricerca di nuovi modelli è probabilmente la futura soluzione definitiva del problema della stenosi aortica. Questo emendamento impedirebbe questo tipo di cure.

Propongo quindi che la parte relativa agli xenotrapianti venga eliminata dal testo.

Ricerche su sostanze d’abuso.
Il problema delle dipendenze è una vera e propria piaga sociale che colpisce, secondo i dati 2012 del Dipartimento Politiche Antidroga [12], oltre 2 milioni di italiani. A tutt’oggi le modalità che sottostanno all’instaurarsi del meccanismo della dipendenza non sono perfettamente chiare e questo impedisce la messa a punto di farmaci che aiutino a trattare questo problema e a favorire il recupero dei pazienti.
Lo studio delle sostanze d’abuso permetterebbe ad esempio di studiare i meccanismi che regolano l’ingestione del cibo e soprattutto patologie come la bulimia o l’anoressia [13]: ciò potrebbe permetterci di trovare terapie utili per queste malattie.
In aggiunta la ricerca su alcune sostanze d’abuso sta producendo ricadute interessanti sulla ricerca di malattie gravi, quali l’Alzheimer [14]. Impedire questo tipo di ricerche costituirebbe un importante danno al possibile sviluppo di terapie.
Non vanno dimenticate le ricerche sulla sindrome di astinenza neonatale (per i bambini nati da madri tossicodipendenti), per il cui trattamento si stanno ottenendo ottimi risultati proprio grazie al modello animale [15].

Propongo quindi che la parte relativa alle sostanze d’abuso venga eliminata dal testo.

Ambiti sperimentali ed esercitazioni didattiche.
Non è chiaro cosa si intenda per “ambiti sperimentali”. Il testo è di difficile comprensione e, così formulato, impedirebbe ai nostri studenti di biologia, biotecnologie, zootecnia o acquacoltura, qualsiasi utilizzo di animali non solo nella parte didattico-dimostrativa (che in Italia già è regolamentata dal D.Lgs. n°116/92 che recepisce la direttiva CEE n°86/609/CEE – art. 8, comma 3) ma anche nella parte sperimentale di ricerca che viene svolta, ad esempio, durante la tesi. Pensiamo che sia evidente a tutti l’enorme danno che questo testo porterebbe alla preparazione dei nostri studenti, inclusi biologi e zootecnici, i quali sarebbero costretti ad entrare nel mondo del lavoro senza aver avuto la corretta preparazione universitaria, danneggiando così in maniera irreparabile la loro competitività e stimolando ancora di più una “fuga di cervelli” all’estero. Inoltre questo testo, se applicato alla lettera, impedirebbe anche l’utilizzo di animali nell’alta formazione dei biologi e non vediamo come sia possibile formare dei biologi competenti, ad esempio, nel campo della tossicologia, senza un utilizzo degli animali nell’ambito della didattica.

Propongo quindi che la parte <negli ambiti sperimentali e di esercitazioni didattiche ad eccezione della formazione universitaria in medicina veterinaria e dell’alta formazione dei medici e dei veterinari> venga rimossa dal testo.

Al punto:
g) vietare l’allevamento nel territorio nazionale di cani, gatti e primati non umani destinati alla sperimentazione

Anche questo comma presenta un problema, non tanto per la ricerca quanto per il benessere degli animali. Non essendoci allevamenti in Italia, gli animali sarebbero semplicemente acquistati all’estero. Questo comporterebbe ulteriore stress all’animale poiché costretto a lunghi viaggi. Nell’intento di voler davvero preservare il benessere degli animali si dovrebbe cercare di ridurre lo stress da trasporto, non tendere ad aumentarlo.

Per questo motivo, nell’ottica di un miglioramento e rispetto del benessere animale, chiedo che questo comma venga rimosso.

La ringrazio per l’attenzione concessami, sicuro che voglia tenere in considerazione le ragioni della ricerca e della Scienza.

Distinti Saluti

[…]

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http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/direttivo-gruppo-2003/animali-e-ricerca-stravolta-direttiva-ue-appello/luglio

Animali e ricerca, stravolta la Direttiva UE: un appello

L’aula del Senato ha appena approvato l’ex art. 9-bis ora art.12 (Criteri di delega al Governo per il recepimento della Direttiva 2010-63-EU del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 22 settembre 2010, sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici). L’articolo avrebbe dovuto recepire lo spirito e la sostanza della Direttiva EU, che non vieta l’utilizzazione degli animali ma indica i principi da rispettare nel loro uso e allevamento a fini sperimentali. L’Art. 5 della Direttiva, infatti, stabilisce che gli animali possono essere utilizzati per la ricerca di base e per quella biomedica, finalizzata allo studio delle malattie ed al loro trattamento. L’art.12, stravolgendo il principio ispiratore e le indicazioni della Direttiva, introduce invece una serie di divieti che colpiscono, la ricerca di base, la ricerca finalizzata alla cura delle malattie (ricerca traslazionale) e l’allevamento degli animali da esperimento.

Come scienziati siamo fortemente preoccupati del fatto che, se applicati, i divieti contenuti nell’art. 12, produrranno inevitabilmente il blocco dei finanziamenti, sia futuri che già attribuiti, alla ricerca di base, e di fatto l’impossibilità di praticarla. In questo l’Italia sarebbe unica tra le nazioni europee e mondiali.
Ma non è solo la ricerca di base ad essere in serio pericolo, anche la ricerca biomedica finirebbe per isterilirsi, privata dell’apporto della ricerca di base.

Inoltre, inspiegabilmente, e in contraddizione con il punto c) che consente la ricerca finalizzata alla cura, l’art. 12, al punto g), vieta l’utilizzo degli animali per lo studio dei xenotrapianti e delle sostanze d’abuso. Gli xenotrapianti sono fondamentali per terapie innovative e sperimentali volte alla cura di gravi patologie, per lo sviluppo di terapie antitumorali personalizzate e per la ricerca di tipi più avanzati e sicuri di valvole cardiache. L’utilizzo di queste tecniche ha salvato milioni di vite umane ed il loro abbandono metterebbe a serio rischio la salute dell’Uomo. Secondo l’art. 9bis, l’Italia, unica nazione al mondo, non dovrebbe effettuare ricerche in questo campo.
Le tossicodipendenze secondo i dati 2012 del Dipartimento Politiche Antidroga riguardano oltre 2.000.000 di italiani. La conoscenza dei meccanismi della dipendenza è essenziale  per lo sviluppo di terapie adeguate.
L’art.12 contiene poi una serie di indicazioni, come per esempio quelle riguardanti l’esecuzione degli esperimenti (punto e) e i principi cui dovranno ispirarsi le norme per l’uso degli animali transgenici (punto f), principi che, se applicati in maniera restrittiva, potrebbero di fatto impedire l’uso di questi animali, ormai fondamentale per la ricerca biomedica. Anche in questo caso l’art.12 si dimostra più realista del re, visto che, per l’uso degli animali transgenici, la direttiva europea non prevede alcuna norma speciale, diversa da quelle che si applicano agli altri animali.
Infine, l’art. 12 vieta in Italia l’allevamento per cani, gatti e primati non-umani destinati alla ricerca scientifica (punto h). Ciò comporterebbe, sul piano economico, un aumento dei costi d’acquisto e una dipendenza dall’estero e, sul piano scientifico, l’impossibilità di fare ricerca sullo sviluppo pre- e peri-natale.  Molte ricerche verrebbero trasferite all’estero, con evidente danno per la scienza e l’economia italiane (punto h). La Direttiva invita gli stati membri a stabilire una serie di criteri per l’allevamento degli animali da esperimento ma non lo vieta.
L’art 12, stravolgendo la Direttiva EU 63-2010, intacca uno dei suoi pilastri fondativi della UE, l’armonizzazione delle regole nei diversi Stati. Tecnicamente ciò potrebbe portare il nostro Paese in procedura di infrazione, scientificamente metterebbe la ricerca italiana fuori dall’Europa.

Un’ultima considerazione sul metodo con il quale l’articolo in questione è stato confezionato e approvato: la totale assenza di consultazione della comunità scientifica e industriale, che pure è costituita da migliaia di ricercatori, lavoratori ad alta specializzazione, delle università e degli istituti di ricerca pubblici e privati. Sarebbe come se il Parlamento, nel giro di una settimana e nel chiuso di una Commissione, prendesse decisioni gravemente limitative la produttività e competitività delle imprese metalmeccaniche senza interpellare né i metalmeccanici né le imprese, anzi, utilizzando una procedura d’urgenza che non dà tempo per un intervento. Questo è di fatto quello che è successo nel  campo della ricerca biologica di base e biomedica e del suo indotto industriale.

Per tutte queste considerazioni chiediamo che l’art. 12 (ex 9bis) venga riscritto e riportato nel solco della Direttiva comunitaria.

Il Direttivo del Gruppo 2003 per la Ricerca

Firma l’appello!

9 luglio, 2013

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http://protestitalia.wordpress.com/2013/07/17/comunicato-stampa-lassociazione-pro-test-italia-e-stata-convocata-alla-camera-dei-deputati/

Comunicato Stampa: Pro-Test Italia convocata alla Camera dei Deputati

UFFICIO STAMPA PRO-TEST ITALIA ♦ LUGLIO 17, 2013

In data odierna, Mercoledì 17 Luglio 2013, l’associazione Pro-Test Italia è stata convocata in audizione informale dalla XII Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati in merito al recepimento della Direttiva europea 2010/63/EU.
L’associazione, rappresentata per l’occasione dal Dr. Dario Padovan, coordinatore del Comitato Scientifico, ha potuto così esporre e motivare ai deputati le proprie perplessità riguardo alcuni commi dell’emendamento all’articolo 13 approvati all’inizio di Luglio al Senato.

Insieme al Dr. Padovan erano stati invitati anche il Prof. Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di Ricerca Mario Negri, e il Prof. Piergiorgio Strata, professore emerito di Neurofisiologia presso l’Università degli studi di Torino, oltre a due rappresentanti di associazioni animaliste.

Come accaduto durante l’audizione al Senato, anche in questa occasione l’associazione è stata in grado di documentare e spiegare ai parlamentari i punti che secondo le attuali conoscenze limitano fortemente la ricerca e la didattica nel nostro Paese, e anche la qualità dell’assistenza sanitaria.

Procedure che ogni giorno salvano la vita, come il trapianto di valvole cardiache biologiche o le ricerche sulla sindrome di astinenza neonatale, sarebbero infatti impedite dalle restrizioni imposte dagli emendamenti approvati al Senato.

Non solo, lo stesso benessere animale sarebbe in pericolo: il divieto di allevamento per cani, gatti e scimmie a fine di ricerca scientifica obbligherebbe gli animali a dei lunghi viaggi dall’estero, mentre l’obbligo di anestesia in qualunque caso tranne che per lo studio di analgesici ed anestetici comporterebbe l’utilizzo di questa pratica anche per procedure semplici come il prelievo di sangue, sottoponendo gli animali ad inutili stress.

Sono stati fatti dei miglioramenti rispetto al testo presentato inizialmente in Commissione al Senato. Con la formulazione approvata in Aula infatti almeno gli studenti di Medicina Veterinaria potranno avere accesso a tutti gli strumenti necessari per una formazione completa. Il comma f) però nega una parte fondamentale del corso di studi ai futuri biologi, biotecnologi e zootecnici, insieme ad altre figure professionali che basano la loro preparazione sull’esperienza pratica con animali. Verrebbe così incentivata la “fuga dei cervelli” all’estero.

La giornata è stata molto proficua in quanto durante la discussione sono state poste numerose domande a cui il Dr. Padovan, il Prof. Garattini e il Prof. Strata hanno potuto rispondere chiarendo così tutti i dubbi degli interlocutori riguardo ai danni che le modifiche approvate al Senato porterebbero alla ricerca italiana. I deputati si sono mostrati molto interessati alle problematiche esposte: confidiamo perciò che le nostre obiezioni vengano portate avanti sotto forma di emendamenti tesi alla risoluzione delle criticità evidenziate.

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Aggiornamento del 7 agosto 2013:

http://oggiscienza.wordpress.com/2013/08/07/approvata-la-legge-restringi-vivisezione/

Approvata la legge “restringi-vivisezione”

Pubblicato da Cristina Tognaccini – 7 agosto 2013

CRONACA – Non sono servite a molto le audizioni di alcuni noti scienziati che chiedevano di ridiscutere l’articolo 13 della Direttiva europea sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. Il 1 agosto infatti la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il provvedimento che di fatto limiterà non poco la ricerca biomedica italiana. La normativa – già restrittiva di per se – poteva essere semplicemente recepita, senza modifiche, come hanno fatto la maggior parte dei Paesi europei, tra cui Gran Bretagna, Svezia, Francia, Belgio, Spagna e Danimarca. In questo modo la legge – nonostante abbia suscitato la gioia di Lav e altre associazioni contro la “vivisezione” – pone il nostro Paese in difficoltà su più fronti: prima di tutto si rischia di andare incontro a un’infrazione perché la legge italiana va in una direzione opposta a quella europea; in secondo luogo si rischia di perdere ricercatori che non potranno portare avanti il proprio lavoro, e competitività in un settore già fortemente tartassato in Italia. Infine, e non per ultimo, il rallentamento della ricerca biomedica nostrana compromette la comprensione di malattie ancora senza cura e lo sviluppo di nuove terapie.

[…] Assolutamente contraria la comunità scientifica di cui si è fatto portavoce Silvio Garattini, farmacologo e direttore dell’Istituto Mario Negri, che in un’intervista al Correre della Sera ha dichiarato che se questa legge venisse applicata alla lettere «non potremo più sperimentare tumori sui topi, trasferire elementi di maiale, non potremo più condurre studi sulle droghe e saremo impediti anche nell’uso o meno dell’anestesia: una vera stupidaggine. Non potremo neanche più competere su questo fronte con altri progetti europei».

L’ultima parola da parte delle Camere arriverà comunque entro la fine dell’anno e intanto la virologa Ilaria Capua la scorsa settimana ha presentato, con Scelta Civica, un ordine del giorno approvato dal Governo, che lo impegna a recepire la Direttiva europea senza ulteriori restrizioni. «Sono orgogliosa di aver condotto questa battaglia in nome dei ricercatori italiani» ha dichiarato la Capua. «La mia professionalità specifica in questo settore mi ha permesso di rappresentare la posizione del mondo della ricerca, troppo spesso dimenticata».

Non tutto è ancora perduto, quindi, per la ricerca italiana e intanto la Lav, soddisfatta per questo provvedimento, punta già a una legge che vieti del tutto la “vivisezione”: «Purtroppo in Parlamento non era all’ordine del giorno il no totale alla vivisezione, il nostro obiettivo – ha dichiarato la Lav alle agenzie – ma l’approvazione dell’articolo 13 rappresenterà una svolta in Italia e un esempio per tanti altri Paesi».

NdItaliaCheRaglia: “un esempio per tanti altri Paesi”!?! Ma QUESTA GENTE NON SI RENDE MINIMAMENTE CONTO DEI DANNI CHE STA PROVOCANDO AL NOSTRO PAESE grazie alla sua ignoranza ed ottusità!!! Cosa faranno gli altri Paesi? Una cosa è certa: ridere di noi (e magari anche compatirci)!!!

http://www.animalresearch.info/it/progressi-in-medicina/153/trapianti-cardiaci-riusciti-nelluomo/

Trapianti cardiaci riusciti nell’uomo

[…] Norman Shumway e Richard Lower a San Francisco, Adrian Kantrowitz a New York e Christiaan Barnard in Sudafrica, tutti hanno indagato sulla possibilità del trapianto cardiaco attraverso la ricerca sui cani. La procedura di trapianto nei cani fu tentata dapprima da Shumway and Lower nel 1958 per essere poi sviluppata completamente nel 1961. Nel 1967, dopo dieci anni di ricerca, a molti dei cani si potè restituire la salute successivamente alla chirurgia, con una sopravvivenza di un anno o più.

I trapianti di cuore umano

Il primo trapianto riuscito di cuore umano fu eseguito eccellentemente dal chirurgo sudafricano Christiaan Barnard il 3 dicembre del 1967 […]. Nel 1980, dopo 12 anni di ulteriore ricerca, il 65% dei trapiantati di cuore sopravviveva per oltre un anno dopo l’intervento chirurgico. Oggi vengono eseguiti migliaia di trapianti di cuore ogni anno, e il 95% dei trapiantati sopravvive per oltre cinque anni. La ricerca sui trapianti continua alla scoperta di nuove fonti di donatori di organi e di nuovi modi di aumentare la speranza di vita dei pazienti trapiantati. […]

 

http://difesasperimentazioneanimale.wordpress.com/2012/08/22/gli-ignoranti-la-chiamano-vivisezione/

Gli Ignoranti la chiamano “Vivisezione”

Cercherò di fare un po’ di chiarezza, perché la confusione generata dagli animalisti è parecchia. Per comprendere la scienza, ma anche soltanto per capire gli argomenti che si intende porre in esame, sono essenziali le definizioni.

È considerata Sperimentazione Animale la totalità degli esperimenti condotti sugli animali.

È un insieme ampio ed eterogeneo che comprende anche esperimenti di mera osservazione etologica che non contemplano alcun intervento sull’organismo della cavia studiata, come ad esempio la serie di esperimenti comportamentali svolti per mezzo della celebre gabbia di Skinner.

La Vivisezione non è che un sottoinsieme della Sperimentazione Animale. Come indica il nome, essa comprende quegli esperimenti che comportano la dissezione (taglio) in vivo della cavia. In genere si tratta di esperimenti di interesse fisiologico, gran parte della conoscenza della Fisiologia Animale è stata ottenuta attraverso la vivisezione.
Va detto che “vivisezione” non è un termine in uso tra i ricercatori e non compare nelle pubblicazioni scientifiche in quanto è un’informazione imprecisa: non comunica nulla di ciò che ad uno scienziato interessa sapere. Nelle pubblicazioni scientifiche, la prima informazione che si deve comunicare è il modello sperimentale usato (o studio in vivo, o su sezioni, fisiologico, o comportamentale) e successivamente va descritta esattamente la procedura eseguita. Dicendo ad uno scienziato “ho fatto un esperimento di vivisezione” non gli si sta comunicando nulla.

Test tossicologici costituiscono un altro sottoinsieme della sperimentazione animale, quello necessario a garantire la non tossicità di un prodotto (farmaco o cosmetico) prima di immetterlo sul mercato. I test tossicologici rivestono interesse prevalentemente in ambito della Farmacologia.

Parecchie persone, confuse e disinformate a causa delle mistificazioni della propaganda animalista, sono convinte che la sperimentazione animale consista esclusivamente in test tossicologici e la chiamano per giunta con il termini inappropriato “vivisezione”.
Ovviamente la scelta del termine “vivisezione” è una mossa strategica della propaganda antivivisezionista, poiché tale termine evoca immagini cruente, viene utilizzato con l’obiettivo di diffamare l’intera sperimentazione animale. Ciò rientra perfettamente nel quadro delle tecniche di propaganda impiegate dagli animalisti, che si basano esclusivamente sul coinvolgimento emotivo e sulla distorsione dei fatti.

La vivisezione non è che una piccola parte della sperimentazione animale, come le prostitute sono una piccola parte delle donne… chiamare la sperimentazione animale “vivisezione”, equivale a rivolgersi alle donne chiamandole “prostitute”. In entrambi i casi si usa un termine denigratorio, che identifica una parte per tacciare il complesso e, a ben pensarci, è la stessa attitudine dei razzisti e xenofobi che basandosi sui reati compiuti da singoli immigrati traggono giudizi su un intero popolo.

Il colmo è che gli indottrinati dalla propaganda animalista finiscono per accusare noi di scegliere un termine sostitutivo più morbido “sperimentazione animale” per evitare di pronunciare “vivisezione”.

Si potrebbe obiettare che la lingua è sottoposta ad aggiornamenti continui che si basano sull’osservazione dell’uso che il popolo fa di essa, perciò se la gente usa in prevalenza “vivisezione” per intendere l’intero insieme degli esperimenti sugli animali, allora ne va dato atto promuovendo la nuova definizione del termine, sebbene oggettivamente ed etimologicamente imprecisa.

Oggettivamente i Funghi non sono Piante, sebbene la maggior parte della gente li definisca tali; i Ragni non sono Insetti, ciononostante la maggior parte della gente li definisce tali, i Crostacei non sono Pesci, eppure la maggior parte della gente li identifica come tali. Sarebbe più corretto chiamare le giraffe con il termine “coccodrillo” in quanto questi due animali sono separati da una distanza filogenetica estremamente minore rispetto a quella che intercorre tra i taxa sopraelencati.

C’è chi desidera il depauperamento della lingua per adattarla all’ignoranza del popolo, noi invece accarezziamo l’idea di un arricchimento della lingua per erudire il popolo.

La conoscenza della lingua coadiuva il discernimento tra concetti.
Orwell lo aveva capito, ed è per questo che nella sua distopia teorizza la Neolingua, il deliberato depauperamento del linguaggio come strumento di potere sul popolo.
Chiamare la Sperimentazione Animale “Vivisezione” è un esempio eccellente di Neolingua.

22 agosto 2012

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Aggiornamento del 28 novembre 2013:

http://www.repubblica.it/scienze/2013/11/27/news/caro_presidente_caro_premier_ecco_perch_il_nostro_paese_sta_morendo-72052666/

Caro presidente, caro premier ecco perché il nostro paese sta morendo

di ELENA CATTANEO* – 27 novembre 2013

Il mondo ci guarda esterrefatto. L’editoriale di Nature Neuroscience addita l’Italia come un esempio negativo a cui gli altri paesi occidentali devono guardare per evitare di fare la stessa fine. 

L’oggetto della reprimenda è la legge sulla sperimentazione animale votata dal Parlamento italiano che, di fatto, fermerà ogni sviluppo della ricerca biomedica, nel senso che comporterà un peggioramento delle capacità di lavoro dei nostri gruppi di ricerca. Peggiorerà la loro capacità di attrarre con la forza delle loro idee finanziamenti stranieri: nostri soldi che andranno quindi alle ricerche  –  anche sugli animali – degli altri Paesi. Ebbene, se si cercano risposte sul perché molti giovani, scienziati ma non solo, fuggono dall’Italia, ecco la risposta.

Con queste leggi, il Paese non solo umilia la scienza e la cultura, ma umilia i nostri figli, suggerendo loro che il loro impegno e i loro studi a questo Paese non servono. Queste “non scelte” politiche lasciano frastornati i colleghi all’estero, abituati a lavorare con scienziati italiani internazionalmente stimati e competitivi. Ci chiedono: ma come è possibile che versi in condizioni così pietose il Paese dove lavorano Luigi Naldini, che a Milano ha messo a punto un’avanzatissima terapia genica che utilizza alcuni virus modificati, o Michele De Luca che con il suo Centro di Medicina Rigenerativa a Modena, insieme al San Raffaele, ha sviluppato trattamenti straordinari con staminali per due condizioni di malattia, oppure Giacomo Rizzolatti, un neuroscienziato che alla soglia della pensione ha sbaragliato la ferrea competizione dello European Research Council e che tutto il mondo ci invidia per la spettacolare scoperta dei neuroni specchio (usando scimmie) e che ora punta a capire l’autismo. Potrei andare avanti a lungo. Forse non tutti si rendono conto di quanto arido sia il nostro deserto.

Gli stranieri che ci offrono opportunità lontano da qui si chiedono perché continuiamo a restare. E si prendono i nostri giovani. Ma noi, meno giovani, continuiamo a sentire il dovere di restare e lottare, anche in nome di una Costituzione che prevede il diritto di fare ricerca. Avendo conosciuto, anche sulla mia pelle, lo sfacelo di leggi antiscientifiche, mi chiedo come l’Italia riesca ancora a dare alla luce a scoperte e scienziati così unici al mondo. Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Repubblica, non so dirvi per quanto resisteremo. Bisogna far qualcosa. Il Paese muore.

*biologa e  senatrice a vita

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Aggiornamento del 14 gennaio 2014:

http://www.lastampa.it/2014/01/08/scienza/tuttoscienze/primo-passo-sfatiamo-le-tre-menzogne-contro-i-test-sugli-animali-BfqQ1xDM4tbrSIJnZspNcP/pagina.html

Primo passo: sfatiamo le tre menzogne contro i test sugli animali

GIACOMO RIZZOLATTI – UNIVERSITÀ DI PARMA – 08/01/2014
[…] Per anni le organizzazioni animaliste hanno bombardato l’opinione pubblica con messaggi basati su Tre Menzogne: a) la sperimentazione animale non serve e non è servita a niente, b) gli animali con cui i ricercatori lavorano sono «vivisezionati» e quindi soffrono terribilmente, c) nella ricerca biomedica si può sostituire la sperimentazione animale con metodi alternativi. 

Una risposta oggettiva alla prima menzogna si trova nella tabella pubblicata qui accanto. Devo aggiungere che la tabella contiene solo la punta dell’iceberg delle conquiste delle ricerche utilizzanti la sperimentazione animale. Non vi sono elencati altri dati estremamente importanti: quelli delle scoperte della ricerca di base, quelle che permettono di conoscere i meccanismi che regolano la nostra vita e che rappresentano l’humus da cui derivano, poi, le scoperte che hanno rilevanza clinica.

La risposta alla seconda menzogna è data da questo testo di Rita Levi Montalcini. Nella sua prefazione alla traduzione italiana del Libro Bianco «Uso degli animali nella ricerca scientifica» dell’American Medical Association scriveva: «Il 94% degli animali sottoposti a sperimentazione non sono esposti a sofferenza o questa è ridotta al minimo in termini di durata in base a farmaci che leniscono il dolore. Rimane circa il 6% sottoposto a trattamenti che provocano dolore perché lo scopo degli esperimenti è di produrre farmaci che leniscono la sofferenza. Ogni procedimento che la mitigasse ne vanificherebbe lo scopo». Questi dati sono dati statistici ufficiali.

La terza menzogna è così stupida che è quasi divertente. E’ noto a tutti i ricercatori che l’uso di metodi statistici e di modelli arricchisce la ricerca sugli animali. Non c’è niente di alternativo. Personalmente ho collaborato per anni con Michael Arbib, matematico allievo di Norbert Wiener e tra i maggiori «modellisti» del sistema nervoso. Michael non ha mai inventato dati, ma ansiosamente chiedeva i nostri, tratti da veri esperimenti, per aiutarci a capire il sistema motorio. […]

A parte queste amenità, purtroppo tanto nocive, è importante che l’iniziativa della senatrice Cattaneo e della Commissione Igiene e Sanità del Senato non resti isolata. Ci sono per fortuna movimenti ed associazioni in Italia che crescono e tendono a fare fronte all’oscurantismo animalista. […] 

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Aggiornamento del 7 febbraio 2014:

UNA BUONA NOTIZIA:

http://oggiscienza.wordpress.com/2014/02/07/sperimentazione-animale-due-bocciature-per-il-decreto-di-recepimento-della-direttiva-europea/

Sperimentazione animale: due bocciature per il decreto di recepimento della direttiva europea

Pubblicato da Valentina Murelli – 7 febbraio 2014

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Vedi l’articolo “Trilogia dell’anti-scienza italiana – parte 2: perché è importante la sperimentazione animale?

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