Complimenti al Parlamento che ha votato, addirittura all’unanimità, la mozione anti-OGM: viva l’ignoranza di una classe politica che dimostra di non sapere nulla a proposito di ricerca scientifica e di OGM in questo caso specifico, viva l’indifferenza dei cittadini che sposano l’ideologia anti-OGM (il 76% degli italiani è contrario agli ogm) senza sapere che mangiano tutti i giorni carne, formaggi e latticini prodotti da animali allevati con cereali OGM. Viva l’ipocrisia della solita Italietta che preferisce nascondere la testa sotto la sabbia piuttosto che affrontare in modo serio e razionale i problemi, che preferisce crogiolarsi nell’immobilismo piuttosto che guardare al progresso scientifico e tecnologico, che dovrà smetterla di lamentarsi se rimarrà arretrata mentre il resto del mondo andrà avanti.

L’associazione Greenpeace promuove campagne anti-OGM senza nemmeno sapere cosa siano gli OGM, ma il bello è che queste campagne fanno successo, la gente gli crede per davvero!!! Ecco cosa scrive Greenpeace: “La diffusione degli OGM sarebbe una condanna a morte per l’agricoltura italiana. Niente più aziende agricole biologiche e tradizionali, ma monopolio assoluto delle coltivazioni transgeniche. Gli effetti sugli ecosistemi sarebbero irreversibili: gli OGM sono organismi viventi e possono riprodursi e moltiplicarsi, sfuggendo a qualsiasi controllo. Gli OGM fermano il progresso perché orientano la ricerca verso la direzione sbagliata: adattare gli organismi viventi alle esigenze della chimica. Il futuro dell’agricoltura è legato, invece, a una produzione alimentare sostenibile in armonia con l’ambiente e priva di residui chimici.”

Bravi, festeggiate questa grande vittoria, mentre il resto del mondo riderà di noi:

http://www.greenpeace.org/italy/Allarme-OGM-in-Italia/

Ce l’abbiamo fatta! Il decreto interministeriale per fermare la coltivazione degli OGM è stato firmato.

Diciamo GRAZIE alle oltre 58 mila persone che, firmando questa petizione, hanno chiesto al Ministro della Salute Lorenzin di adottare misure di emergenza per vietare la coltivazione di mais transgenico. Anche grazie a voi la biodiversità e la nostra agricoltura ora sono al sicuro dagli OGM. Continueremo a lavorare per far sì che la decontaminazione dei due campi friulani seminati con mais MON810 della Monsanto venga effettuata.

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http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/michela-perrone-elena-baldi-valentina-tudisca-michele-bellone/ogm-italia-continua

Ogm in Italia: continua la caccia alle streghe

[…] Perché in Italia è impossibile fare ricerca sulle piante Ogm

Se uno studente italiano di biotecnologia avesse il desiderio di fare ricerca sugli Ogm in ambito agricolo, probabilmente gli basterebbe conoscere le vicissitudini di Eddo Rugini, per convincersi a rinunciare. Da trent’anni Rugini conduce ricerche su piante arboree – compresi ulivi, kiwi, ciliegi e peri – modificandole geneticamente per renderle più resistenti ad avversità naturali come siccità, freddo o agenti patogeni, così da poter ridurre l’utilizzo di pesticidi e prodotti chimici.  Gli ostacoli che Rugini ha dovuto affrontare nel suo lavoro sono molteplici (vedendo vanificare, in conclusione, decenni di lavoro) e la situazione in Italia, sostiene lo studioso, negli anni è peggiorata. Rugini ne è talmente amareggiato che si ripromette di restituire – in segno di protesta – l’onorificenza di Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana conferitagli nel 2007 dal Presidente della Repubblica per meriti scientifici. Quali sono i fattori che hanno reso così difficile portare avanti questo tipo di ricerche?

Primo ostacolo: le leggi italiane che, di fatto, oggi proibiscono la ricerca sugli Ogm in ambito agricolo perché non consentono di effettuare la sperimentazione in campo aperto, un passaggio necessario per testarne le proprietà dopo gli studi in laboratorio.

Secondo ostacolo: l’impopolarità che continua a suscitare il termine “Ogm” riferita a prodotti agricoli, nonostante non esistano, di fatto, prove scientifiche che dimostrino che cibarsi di organismi geneticamente modificati sia dannoso per la salute.

Terzo ostacolo: fare ricerca su piante Ogm richiede tempi estremamente lunghi – anche decenni – ed è quindi molto costoso. Se questo non bastasse, si può aggiungere che persino brevettare i risultati, in Italia, è un processo così lungo e costoso che spesso l’università pubblica non se lo può permettere, e finisce col cedere i propri risultati alle multinazionali. Le multinazionali restano così, di fatto, le sole a poter sostenere i costi e i tempi di questo tipo di ricerca, e questa è un’altra delle cause dell’impopolarità degli Ogm. A Rugini, l’associazione Ogm-multinazionali è costata la distruzione delle sue fragole transgeniche da parte di un gruppo No Global. Al di là delle multinazionali, l’uso degli Ogm in agricoltura ha potenzialità enormi, con risvolti di sostenibilità che, se più noti, potrebbero far vacillare le certezze dei No Global. Ne è un segno tangibile l’idea dello stesso Rugini – che non ha potuto concretizzarsi per la distruzione della sperimentazione in campo – di usare ulivi Ogm resistenti alle basse temperature in aree tradizionali o di nuova introduzione (alte montagne del Nepal, per esempio). O quella di usare kiwi modificati resistenti alla siccità in luoghi dove c’è carenza di acqua. D’altra parte l’agricoltura ha sempre fatto ricorso a metodi di miglioramento genetico per rendere le piante più produttive, dall’innesto agli incroci programmati, alle radiazioni per indurre mutazioni genetiche degli anni ’60; e in natura batteri e virus, inducendo mutazioni, producono “Ogm naturali”. Lo sviluppo di piante Ogm potrebbe ad esempio limitare l’uso dei pesticidi e degli erbicidi – questi sì certamente dannosi per la salute e per l’ambiente – nonché degli ormoni e degli integratori che oggi vengono normalmente impiegati in agricoltura. La ricerca sugli Ogm può migliorare sia la produttività delle piante che le proprietà organolettiche dei prodotti agricoli. In un futuro non lontano potrebbe anche consentire di ottenere piante con proprietà nutrizionali complete, che renderebbero più agevole il passaggio a una dieta vegetariana, con enormi vantaggi per il pianeta sia in termini di consumo di risorse e di suolo che in termini di inquinamento, grazie alla limitazione dell’emissione di gas serra e di liquami prodotti dagli allevamenti intensivi. Inoltre la ricerca su piante Ogm potrebbe avere importanti ricadute sulla produzione di biocarburanti più efficienti o di estratti per uso farmaceutico.  “Anche in agricoltura servono ricerca, innovazione e formazione”, dice Rugini.

Valentina Tudisca 

Vedi gli articoli:

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http://mygenomix.wordpress.com/2013/06/28/tutta-la-verita-sugli-ogm-intervista-al-biotecnologo-federico-baglioni/

Tutta la verità sugli OGM: intervista al biotecnologo Federico Baglioni

[…]  Gli OGM sono pericolosi per la salute umana? In base alle evidenze scientifiche attualmente disponibili, possiamo dire che non esistono rischi di alcun tipo relativi al consumo di OGM?

Iniziamo col dire che per la legge è OGM qualsiasi organismo non umano modificato con tecniche di ingegneria genetica; dunque dal punto di vista legislativo non vengono contemplate le caratteristiche dei prodotti OGM, siano essi piante o meno, e per questo motivo ogni OGM andrebbe analizzato caso per caso. Ad ogni modo tutti gli OGM commercializzati finora hanno passato severi controlli di sicurezza che non sono richiesti per i prodotti “convenzionali” e da più di dieci anni vengono costantemente utilizzati sia nell’alimentazione umana che, soprattutto, nella zootecnia, senza che sia stato riscontrato alcun problema correlabile specificatamente agli OGM. Nonostante questi dati confortanti non esiste il concetto di rischio zero né per gli OGM, dove l’unico caso di reazione allergica è avvenuto prima della commercializzazione e ha decretato l’abbandono di quel prodotto, né tanto meno per prodotti di cui giornalmente ci cibiamo e che consideriamo “tradizionali”. Questi ultimi, infatti, oltre ad essere frutto di modifiche grossolane e spesso più invadenti di quelle provocate con l’ingegneria genetica, contengono composti tossici noti (prezzemolo, caffè ecc.) e causano in individui sensibili reazioni allergiche accertate (noci, nocciole, fragole..). In conclusione, come confermato da centinaia di studi effettuati nell’ultimo decennio, i prodotti OGM commercializzati finora sono da considerarsi sicuri almeno quanto quelli convenzionali. Poiché ogni nuovo prodotto OGM messo in commercio richiede opportuni controlli, che non vengono effettuati sulle nuove varietà convenzionali, si può concludere che possiamo stare sufficientemente tranquilli. L’opposizione agli OGM è dunque sproporzionata al reale rischio.

[…] Un’altra critica mossa dagli oppositori degli OGM ha a che fare con lo strapotere delle multinazionali in questo settore. Esiste davvero questo problema? Come rispondi a chi fa questo genere di obiezioni?

Lo strapotere delle multinazionali è un dato di fatto, ma va affrontato in maniera razionale e coerente: gran parte dei prodotti di cui disponiamo provengono da multinazionali e la stragrande maggioranza anche dei prodotti agricoli in commercio, siano essi OGM o meno, sono venduti da multinazionali (a volte in competizione con quelle biotech, a volte le stesse). Dunque stupisce che venga riservata tale feroce opposizione solo nei confronti degli OGM e non verso tutti gli altri prodotti. C’è poi la tendenza, sbagliata, ad accomunare gli OGM alle multinazionali, dimenticandosi che ci sono tantissimi enti ed università pubbliche che fanno ricerca sugli OGM e hanno sviluppato in tempi passati e recenti prodotti transgenici di indubbio interesse, sia a livello commerciale che a livello umanitario. Per quale motivo, allora, a parte la papaya hawaiiana resistente a un virus, nessun prodotto di origine pubblica è stato messo in commercio? I motivi sono molteplici: innanzitutto la normativa è terribilmente sbilanciata poiché pretende, solo per gli OGM e non per le nuove varietà ottenute per modifiche di tipo “convenzionale”, una quantità di studi, tempo e soldi esagerata. Solo questo rende infattibili gran parte dei progetti di ricerca pubblica, e consegna di fatto il monopolio a chi, come le multinazionali, ha i soldi per potersi permettere studi e costi normativi. L’ingente quantità di risorse necessaria per le regolamentazioni spinge, inoltre, a sviluppare colture che possano essere coltivate su terreni estesi, che abbiano un mercato redditizio e consolidabile. Prodotti di nicchia come il pomodoro tipico San Marzano resistente al virus che lo sta facendo scomparire, sono però molto più adatti a realtà locali e frammentarie come quelle italiane; questi prodotti, però, avendo un bassissimo ritorno economico, nonostante siano stati sviluppati da tempo, non hanno mai visto la luce per via dei costi di approvazione smisurati (il San Marzano OGM è stato sviluppato dall’azienda Metapontum Agrobios, in Basilicata). Un secondo importante motivo sta nell’opposizione ideologica alla tecnologia, che in Italia è particolarmente forte. Una multinazionale riesce a mantenere ed espandere il proprio mercato, nonostante forti opposizioni, grazie a proprie risorse finanziarie che le consente di mettere in commercio e promuovere prodotti che sono molto competitivi e redditizi. Un’università pubblica, specie se carente di risorse come quella italiana, si trova a dover abbandonare progetti dai fini più nobili per via dei costi troppi elevati e per la mancanza di sostegno da parte di istituzioni, aziende e consumatori. In altre parole un prodotto OGM, anche laddove presenti caratteristiche eccezionali e inattaccabili, è decisamente sfavorito solo per il fatto di essere OGM. Questa paura pregiudiziale non fa che rendere le università, gli enti pubblici e le piccole aziende sempre meno incentivate a spendere le poche risorse in una tecnologia che, seppur valida e promettente, rischia di risultare fallimentare a livello di mercato e di immagine per i boicottaggi che seguirebbero. Dunque è proprio la mala informazione e la cattiva abitudine di associare una tecnologia a un singolo prodotto o, peggio ancora, a un singolo produttore, che limita enormemente le potenzialità della tecnologia stessa. Cattiva abitudine che sono soliti utilizzare coloro che si oppongono agli OGM per via delle multinazionali e che non si rendono conto che è proprio questo atteggiamento ad aver spianato loro la strada.

In Italia si fa ricerca pubblica sugli OGM? E con che risultati? La situazione è diversa negli altri Paesi Europei?

Certamente. Anche se poca rispetto alle potenzialità. Nonostante gli indubbi problemi di risorse dell’università e degli enti pubblici, vi sono numerosi progetti di ricerca che vanno dallo sviluppo di biofuels, allo studio di colture arricchite. Esistono diversi gruppi che lavorano sulle principali colture italiane come frumento, riso, pomodoro, melo ecc. Gran parte di questi progetti, purtroppo, per via dei motivi descritti sopra, son stati parzialmente o totalmente abbandonati perché non se ne vede un futuro: i prodotti che eventualmente verranno sviluppati, infatti, difficilmente potranno essere testati in campo, non potranno probabilmente venir commercializzati e, qualora ci fossero industrie disposte a farsi carico delle spese, non troverebbero un mercato che li accoglierebbe. All’estero c’è probabilmente maggior ricerca per via dei maggiori investimenti, ma vi sono problemi simili. Ad esempio in Austria le prove di campo sono impossibili e in altri paesi come la Germania alcuni campi son stati distrutti. In generale, comunque, i costi di autorizzazione e regolamentazione sono un’arma formidabile per inibire in modo significativo la sperimentazione e anche le prove di laboratorio. Questo clima è, purtroppo, la ricetta migliore per affossare ulteriormente la ricerca pubblica: le università sono sempre meno stimolate a investire in ricerche che sono di fatto ostacolate e il clima di sfiducia stronca ulteriormente le speranze di quei pochi giovani che ancora credono di poter fare ricerca in Italia, senza dover fuggire all’estero. […]

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http://www.dibattitoscienza.it/2013/07/11/mozione-anti-ogm-appello-di-dibattito-scienza/

Mozione sugli OGM – L’appello di Dibattito Scienza

11 luglio 2013

Onorevole Parlamentare

Il gruppo “Dibattito Scienza” è formato da oltre duemila persone accomunate dall’interesse per la scienza, che si sono poste l’obiettivo di promuovere il dialogo tra il mondo scientifico e la classe politica italiana. Crediamo infatti che un buon governo debba trovare le proprie linee guida anche nell’approccio razionale che contraddistingue il metodo scientifico.

Siamo a conoscenza del fatto che in queste ore il Parlamento sta discutendo una mozione concernente “iniziative in merito alla diffusione in agricoltura di organismi geneticamente modificati, con particolare riferimento all’esercizio della clausola di salvaguardia”. Con la presente lettera, il nostro gruppo vuole esprimere il proprio dissenso in merito ai contenuti della mozione suddetta.

A lasciarci perplessi è innanzitutto la richiesta di adottare la clausola di salvaguardia per una coltura geneticamente modificata già approvata dall’Unione Europea. Una coltura OGM, prima di essere autorizzata dall’UE, subisce un lungo e severo processo di valutazione che ne certifica la sicurezza per l’ambiente e per la salute umana. L’adozione della clausola di salvaguardia diventa possibile solo quando vi siano “nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell’autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche” (dir. 2001/18/CE, Art. 23). Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, tuttavia, riteniamo un simile provvedimento ingiustificato e guidato più da idee preconcette che non dai fatti. Lo studio di Séralini et al. a cui si fa riferimento nella mozione, oltre a essere stato duramente criticato dalla comunità scientifica per gravi debolezze metodologiche, è già stato esaminato dall’EFSA (European Food Safety Authority), che ha espresso il seguente parere: “Gravi vizi di progettazione e metodologia nello studio di Séralini et al. comportano che esso non soddisfi standard scientifici accettabili e che non ci sia necessità di riesaminare le precedenti valutazioni sulla sicurezza del mais geneticamente modificato NK603″.

L’avversione ideologica nei confronti di questa tecnologia è stata confermata dal ministro Nunzia De Girolamo, che ha annunciato di voler lavorare a un decreto volto a rendere illegale, su tutto il territorio italiano, anche la coltivazione di OGM già autorizzati dalla UE. Un simile provvedimento esporrebbe il nostro Paese a una procedura di infrazione (l’ennesima!) da parte dell’Unione Europea, e negherebbe a ogni agricoltore italiano il diritto di coltivare legittimamente un prodotto già autorizzato dall’autorità competente in materia.

Spesso si dice che gli OGM sono sinonimo di quantità e non di qualità, ragion per cui sarebbero un pericolo per il nostro settore agroalimentare, fatto di eccellenze e di prodotti locali apprezzati in tutto il mondo. Ebbene, occorre ricordare che gli allevatori italiani utilizzano enormi quantità di mangime OGM importato dall’estero, e che molti dei nostri prodotti Made in Italy, come il Parmigiano Reggiano, derivano proprio da animali alimentati con OGM. Perché, quindi, non permettere la coltivazione sul nostro territorio a chi ne vorrà fare uso, piuttosto che rimanere dipendenti da costose derrate estere che stanno peraltro danneggiando la filiera italiana? Un clima più favorevole a questa tecnologia, inoltre, consentirebbe ai nostri ricercatori di mettere a punto colture geneticamente modificate adatte alla tipicità del nostro sistema agro-alimentare (come il pomodoro San Marzano resistente a un virus, sviluppato da un’azienda italiana), riducendo la dipendenza dalle grandi società sementiere straniere. Per ridimensionare il potere delle multinazionali bisognerebbe incentivare davvero la ricerca pubblica sugli OGM – compresa la sperimentazione in campo aperto, e non soltanto in ambiente confinato, come riportato nella mozione. Al contrario, distruggere i campi sperimentali dell’Università della Tuscia, come è stato fatto nel giugno 2012, non ci sembra affatto un modo per promuovere la ricerca sugli OGM.

Vogliamo infine ricordarle come esistano prodotti molto diffusi (il grano Creso con cui produciamo la nostra pasta ed il pompelmo rosa come esempi notevoli) ottenuti con tecniche come l’irraggiamento con radiazioni nucleari o l’uso di sostanze chimiche mutagene. Di fatto sono organismi geneticamente modificati, eppure non sono stati ostacolati allo stesso modo degli OGM. […]

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Libro “Organismi Geneticamente Modificati – Storia di un dibattito truccato” di Alda Meldolesi

«Il rischio maggiore che la società sta correndo a causa degli organismi geneticamente modificati non ha nulla a che vedere con l’inquinamento genetico né con le altre fonti di preoccupazione dell’opinione pubblica. L’utopia della “sicurezza totale” porta a trascurare i problemi reali e a consegnare decisioni fondamentali nelle mani di categorie che non mostrano alcun rispetto per i fatti e per la coerenza».

Dalla prefazione di Henry Miller e Gregory Conko

Il dibattito sugli organismi geneticamente modificati è rimasto prigioniero di una serie di equivoci, sul versante scientifico, economico e politico. Sugli Ogm si è creata una spaccatura tra mondo scientifico e società civile che non ha eguali nella storia recente. Chi teme il «cibo di Frankenstein» e parla di pericoli per l’ambiente e per la salute umana spesso ignora il fatto che il flusso artificiale di geni nell’ambiente è in atto da secoli. Chi crede che per combattere lo strapotere delle multinazionali sia necessario inasprire le regolamentazioni internazionali sui prodotti transgenici, dovrebbe riflettere sul fatto che le regolamentazioni restrittive possono anche favorire la concentrazione e il monopolio. In questo libro, Anna Meldolesi ripercorre le tappe che hanno portato all’attuale dibattito sulle nuove biotecnologie, confrontandosi con chi alimenta le paure sugli Ogm e discutendo gli errori compiuti dal mondo politico, dalla comunità scientifica e dal sistema dell’informazione. «Quello a cui abbiamo assistito finora è stato un dibattito truccato – si legge nell’introduzione. – Perciò questo libro, piú che una difesa delle nuove biotecnologie agricole, vuole essere una denuncia del castello di semplificazioni su cui ognuno di noi ha elaborato la propria posizione nei confronti dell’ingegneria genetica vegetale e delle sue applicazioni».

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http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/07/15/il-made-in-italy-contaminato-dagli-ogm/

Il Made in Italy contaminato dagli OGM

Dario Bressanini – 15 luglio 2013

[…] L’industria mangimistica italiana utilizza circa 4 milioni di tonnellate di farina di soia ogni anno per produrre mangimi per animali. Di questi 4 milioni di tonnellate l’84% è OGM, importata da Brasile, USA, Argentina e Paraguay. Importiamo 3.350.000 tonnellate di soia OGM. Sono circa 55 kg di soia OGM per ogni italiano, deputati e ministri compresi.

Sono numeri enormi, e le navi che trasportano la soia sono impressionanti. […] 650.000 tonnellate invece sono OGM free (e costa mediamente l’8% in più della soia normale o OGM) di cui 550.000 di soia italiana (fonte: elaborazione Pellati Informa)

Perché la importiamo? Perché non se ne produce abbastanza. E non solo in Italia. Anche Francia, Germania e altri paesi Europei “utilizzano” gli OGM. L’Italia importa anche il 20% del mais di cui abbiamo bisogno.

Non potremmo importarla tutta OGM free? No. Al mondo si producono ogni anno 250 milioni di tonnellate di soia, di cui almeno l’80% è ormai OGM; percentuale in continuo aumento. Ed è sempre più difficile trovare sul mercato soia certificata non OGM. Ci sono paesi che la producono, come la Cina, ma sono a loro volta importatori, perché il loro consumo di carne e di prodotti animali è in forte crescita.

Entrate in un supermercato. Passata la zona frutta e verdura osservate i vari prodotti di origine animale: latte, formaggi, burro, yogurt, carne, salumi, uova e così via. Se l’84% dei mangimi italiani per animali utilizzano soia e mais OGM sappiate che voi ogni giorno acquistate e mangiate prodotti da animali alimentati a OGM a meno che non vi nutriate esclusivamente di prodotti biologici.

Anche prodotti DOP e IGP, certo (il vanto bla bla bla)! Il Parmigiano reggiano, il Grana padano, il prosciutto di Parma, mozzarelle, culatelli e così via.

Il vanto della produzione italiana che quei parlamentari vogliono scongiurare da una “contaminazione” di un campo di mais OGM di 6000 metri quadri in Friuli, destinato ad alimentazione animale, ma che invece viene prodotto acquistando regolarmente milioni di tonnellate di mais e soia OGM straniera, destinati ad alimentazione animale. A quanto pare il km zero per gli OGM vale al contrario.

Se non ci credete fate un giro in un consorzio agrario (magari uno gestito da quelle associazioni agricole che si oppongono agli OGM). Trovereste sacchi con queste etichette con la scritta “prodotto da semi geneticamente modificati“.

mangimiparmigiano

Vi chiederete perché in un supermercato italiano i nostri prodotti (sempre il vanto bla bla bla) non riportano in bella vista  “Prodotto da animali alimentati a OGM”. Ne avete mai visto uno? Ma è ovvio no? Le leggi europee e italiane lo permettono! Quale produttore di formaggio o di prosciutto o di latte o di bistecche vorrebbe l’etichetta infamante?

Se vi fosse una etichettatura obbligatoria l’ipocrisia della politica italiana ed europea sarebbe palese: non voler produrre quello che però vogliamo e dobbiamo acquistare. Chi in questo paese è favorevole all’uso degli organismi transgenici è invece spesso favorevole all’etichettatura, me compreso, perché almeno si capirebbe che l’opposizione di facciata qui da noi serve solo per sperare di lucrare una rendita di posizione basata su una falsa immagine di una Italia OGM free.

[…] Giù la maschera: il “Made in Italy” è fatto con gli OGM. Vietate immediatamente le importazioni di OGM. O almeno imponete l’obbligo di etichettatura se nella filiera si usano OGM. Altrimenti siete solo chiacchiere e distintivo.

Dario Bressanini

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http://infiniteforme.wordpress.com/2013/07/11/no-agli-ogm-in-italia-sul-serio/

No agli OGM in Italia. Sul serio?

Posted on 

Volevo scrivere qualcosa a proposito del vergognoso voto di oggi alla camera, con cui viene approvata una mozione che impegna il governo ad applicare la clausola di salvaguardia contro qualsiasi coltivazione OGM nel nostro paese, indipendentemente dalla sua reale necessità. La clausola di salvaguardia si dovrebbe applicare per quei prodotti per i quali siano emersi nuovi elementi. Qui invece la si vuole applicare a priori su prodotti approvati in sede europea, cioè che hanno subito tutti i controlli necessari per farli approvare dall’EFSA, l’organo di controllo europeo per la sicurezza degli alimenti (allo stato attuale si tratta di uno solo). Tale mozione si basa su premesse false e antiscientifiche, e inoltre è in  palese contrasto con la normativa europea, il che espone l’Italia al rischio di pesanti sanzioni, di nuovo.

I parlamentari, soprattutto quelli con una formazione scientifica, non si sono neanche degnati di spiegare il perché del loro voto, come invece era stato loro richiesto.

Purtroppo il tempo non mi consente di andare a fondo come vorrei, e considerato il mio umore in questo momento rischierei di scrivere e pubblicare cose di cui potrei pentirmi. Faccio quindi mie le parole di Moreno Colaiacovo, uno dei coordinatori di Dibattito Scienza:

Oggi la Camera ha votato all’unanimità (!) una mozione contro gli OGM, fregandosene del parere dell’UE, dell’EFSA e delle società scientifiche italiane. Uno schiaffo alla scienza dettato non dai fatti, ma dalla demagogia e dalla ricerca del consenso elettorale. Si dà la colpa alle multinazionali, dimenticando che le lobby vere, da noi, sono altre. Sono quelle associazioni ipocrite che osteggiano gli OGM, però vendono mangimi OGM agli allevatori italiani. Si dà la colpa alle multinazionali, dimenticando che è proprio il clima da caccia alle streghe che circonda gli OGM ad aver aperto la strada allo strapotere di Monsanto e company. Quale aziendina italiana lavorerebbe a un San Marzano OGM resistente ai virus, se alla prima sperimentazione in campo un branco di delinquenti glielo distruggono? Certo, dicono che lo fanno per proteggere il Made in Italy, dimenticando che la gran parte dei prodotti tipici italiani deriva da animali alimentati con OGM. Perché non bloccare anche le importazioni, se gli OGM sono così terribili? Ipocriti.
In un giorno triste come questo, vorrei ricordare la figura di Robert Gibbon Johnson, un colonnello americano che il 26 settembre 1820, secondo la leggenda, mangiò davanti a una folla sbalordita un frutto allora ritenuto velenoso. Non era un OGM. Era un pomodoro.

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Dopo la rivoluzione industriale e la rivoluzione informatica, la prossima rivoluzione potrebbe essere biotecnologica, ma l’Italia riuscirà di sicuro a perdere anche quest’occasione…

BIOTECNOLOGIE PER UN FUTURO SOSTENIBILE” (pdf)

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Aggiornamento del 22 luglio 2013:

http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/07/19/esiste-una-comunita-scientifica-in-italia/

Esiste una comunità scientifica in Italia?

di Marco Cattaneo – 19 luglio 2013

[…] Il decreto anti-OGM firmato dai Ministri De Girolamo, Orlando e Lorenzin è solo la sintesi di una vicenda che ricorda i medievali roghi delle streghe. La Corte di Giustizia Europea in due sentenze aveva appena spiegato al Governo italiano che gli OGM approvati sono sicuri dal punto di vista sanitario ed ambientale e che per limitarne la coltivazione ci volevano dati scientifici solidi. Ma avendo vietato la sperimentazione in campo da oltre un decennio ci mancano questi dati, tanto che il precedente ministro della Salute Balduzzi aveva dovuto “copiare” quelli francesi ricevendo già una sonora bocciatura da Bruxelles  www.salmone.org). I ministri si sono mossi ora con un decreto che già sanno essere illegale per le norme europee, nonostante si sia già sull’orlo della procedura d’infrazione: chi ne pagherà le penali, se non lo stesso contribuente che ha già pagato 4,4 miliardi di euro di sanzioni per le quote latte?
Tra Senato e Camera due testi visceralmente ostili agli OGM ed alla ricerca scientifica hanno visto tutti i presenti favorevoli e solo 5 astenuti. Tutti i partiti hanno votato a favore di un testo che chiede al Governo di vietare le coltivazioni commerciali di OGM e loro sperimentazione a fini di ricerca per preservare le peculiarità delle produzioni tipiche italiane oltre che invocare il cosiddetto “principio di precauzione” per cui, secondo loro, chi non fa nulla non sbaglia mai.
Tra Senatori e Deputati non una sola parola sul fatto che il 95% del problema OGM riguarda l’intero settore italiano dei mangimi, dimenticando che anche quella che alimenta vacche e suini dei più prestigiosi Consorzi di tutela usa mangimi a base di OGM. Vietarne la coltivazione in Italia è quindi un favore reso alle multinazionali sementiere che continueranno a produrli in Brasile o Argentina, mentre noi acquistando quei mangimi danneggiamo i coltivatori italiani, oltre che l’intera filiera di produzione. […]

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Aggiornamento del 21 febbraio 2014:

http://www.lescienze.it/lanci/2014/02/12/news/ass_coscioni_litalia_in_procedura_dinfrazione_per_gli_ogm-2010133/

Ass. Coscioni: L’Italia in procedura d’infrazione per gli OGM

2 febbraio 2014

[…] Le disposizioni nazionali sono incompatibili con normativa Ue e con la sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue del  6 settembre 2012 in materia di Ogm, seconda la quale “La messa in coltura di organismi geneticamente modificati quali le varietà del mais MON 810 non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà sono autorizzati ai sensi dell’articolo 20 del regolamento (CE) n. 1829/2003 […] e le medesime varietà sono state iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole” e “L’articolo 26 bis della direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 marzo 2001, sull’emissione deliberata nell’ambiente di organismi geneticamente modificati […] non consente a uno Stato membro di opporsi in via generale alla messa in coltura sul suo territorio di tali organismi geneticamente modificati nelle more dell’adozione di misure di coesistenza dirette a evitare la presenza accidentale di organismi geneticamente modificati in altre colture”. L’Italia ancora una volta viene messa sotto accusa dall’Europa perché non ne rispetta l’assetto legislativo.  

[…] L’Italia ha legiferato “in nero” sottacendo, a chi coordina le politiche agricole a livello continentale, come noi stavamo gestendo localmente le normative europee. Il dossier agricolo assorbe il 42% dell’intero budget comunitario, ma sugli OGM l’Italia ha cercato di farsi le proprie leggi oscurantiste senza ascoltare la voce della stragrande maggioranza della comunità scientifica. Chi ha indicato questa strada fallimentare? Chi ha fatto scelte tanto arroganti? […]

“Non solo dal punto di vista legislativo, ma anche dal punto di vista scientifico il nostro Paese è indietro” […] Il voto contrario dell’Italia, ieri,  in sede europea all’autorizzazione della coltivazione del supermais 1507 dell’americana Pioneer, dimostra per l’ennesima volta, nonostante la procedura di infrazione, la negazione da parte del nostro Paese di qualsiasi rispetto del diritto e della conoscenza”.

PETIZIONE:

https://www.change.org/it/petizioni/confagricoltura-mantova-mais-transgenico-mon-810-adottare-le-misure-di-coesistenza-tra-le-colture-biologiche-convenzionali-e-geneticamente-modificate-attraverso-l-applicazione-delle-buone-pratiche-agricole

Mais transgenico Mon 810 – Adottare le misure di coesistenza tra le colture biologiche, convenzionali e geneticamente modificate attraverso l’applicazione delle buone pratiche agricole

Le filiere agroalimentari del nostro Paese utilizzano da molti anni grandi quantità di materie prime (cereali e soia in primis) provenienti dall’estero.

Questi prodotti, nella maggior parte dei casi, provengono da coltivazioni ogm. Le imprese agricole italiane possono utilizzare ma non coltivare piante ogm nonostante le autorizzazioni europee e le garanzie dell’EFSA.

Pertanto gli imprenditori agricoli lombardi chiedono al corpo legislativo della Regione di adeguarsi immediatamente alla sentenza C-36/11del 12 settembre 2012 e all’ordinanza C-542/12 del 8 maggio 2013 emesse dalla Corte di Giustizia europea in materia di coltivazione di mais OGM.

In previsione della proposta di adozione delle misure di coesistenza, fanno inoltre presente che nelle nostre campagne può essere agevolmente applicata la coesistenza tra colture biologiche, convenzionali (ibridi) e geneticamente modificate, attraverso l’applicazione delle buone pratiche agricole.

Firma la petizione pro mais transgenico Mon 810.

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Aggiornamento dell’1 maggio 2014:

Sarà una dura, durissima lotta, quella per la difesa della libertà di coltivare OGM in Italia:

http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2014/04/29/ogm-dal-tar-del-lazio-un-altro-no/37824

Ogm, dal Tar del Lazio un altro no

La sentenza conferma la validità del decreto che vieta la semina in Italia di organismi geneticamente modificati. Soddisfatte le numerose associazioni che si erano schierate contro il ricorso

29 aprile 2014

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Aggiornamento del 23 gennaio 2015:

http://www.repubblica.it/ambiente/2015/01/23/news/mais_ogm_decreto-105620566/

L’Italia ha scelto: niente cibi ogm

Un decreto firmato da tre ministri anticipa la nuova direttiva Ue che sancisce il diritto dei singoli paesi a decidere se accettare o meno i prodotti transgenici

di ANTONIO CIANCIULLO – 23 gennaio 2015

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