La crisi economica mondiale è esplosa nel 2008.

La crisi della politica italiana è deflagrata verso la fine del 2011, con la caduta del governo Berlusconi (il nostro blog, sul sentore di questo evento, è nato proprio pochi mesi prima di tale evento).

E’ trascorso più di anno e mezzo: la crisi economica internazionale è ancora in corso, ma la crisi economica e politica italiana non solo è ancora in corso, ma è lungi dal trovare delle soluzioni che ci permettano di vedere un barlume di luce in fondo a questo tunnel buio ed angosciante.

I nostri politici ci dicono, ogni anno, che la crisi sta per finire. Ma come può finire se loro non fanno assolutamente nulla per farla finire, se sono sempre di più le imprese che chiudono o si trasferiscono all’estero, se sono sempre di più le persone che rimangono disoccupate e quelle che, ormai disperate, vanno a vivere e lavorare all’estero?!?

Non stiamo vivendo in una bella favoletta: questa è la dura realtà e, purtroppo, nella realtà non sempre si finisce per vivere felici e contenti…

Ecco alcuni aggiornamenti sulla crisi italiana:

  • TASSE

http://www.gazzettino.it/economia/tasse_italia_ai_vertici_in_europa_pressione_fiscale_al_44/notizie/300578.shtml

Tasse, Italia ai vertici in Europa: pressione fiscale al 44%

I dati Bankitalia ci collocano al quarto posto per il peso del fisco tra i 17 paesi dell’euro (era al quinto nel 2011)

5 LUGLIO 2013

http://www.lastampa.it/2013/07/04/italia/politica/nel-schizza-la-pressione-fiscale-ma-il-deficit-delle-amministrazioni-sale-3IiMqliBvr7LbIM6jIS0lM/pagina.html

Nel 2013 schizza la pressione fiscale ma il deficit delle Amministrazioni sale

Superata quota 39,2 per cento, dato in crescita di 0,6 punti in un anno

4 LUGLIO 2013

Articoli precedenti:

Eccesso di pressione fiscale: secondo Monti nessun taglio possibile fino al 2014

In Italia solo una cosa è da record: la pressione fiscale!

A quanto ammonta la nostra pressione fiscale VERA?

  • FALLIMENTI D’IMPRESA

http://www.lastampa.it/2013/07/08/economia/ogni-due-ore-falliscono-tre-imprese-V0UMTuDABqX4eXQXCCVGiP/pagina.html

Ogni due ore falliscono tre imprese

I dati Unioncamere: consumi giù, produttori al palo

Paolo Baroni – 8 luglio 2013

Articoli precedenti:

Contatore giornaliero delle imprese chiuse dall’inizio del 2013

La crisi continua a mordere, ma troppo spesso il disagio si trasforma in suicidio…

La fiscalità italiana che schiaccia le imprese

Perchè le imprese italiane fuggono all’estero?

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http://italians.corriere.it/2013/07/04/sul-ponte-sventola-bandiera-bianca/

Sul ponte sventola bandiera bianca?

La lettera è uscita martedì 2 luglio, senza particolare rilievo. Una buona lettera, per carità, chiara e amareggiata.  Una delle tante comparse quotidianamente nel forum “Italians” in quasi quindici anni. Titolo: “L’Italia è morta, andatevene finché siete in tempo” (http://italians.corriere.it/2013/07/02/litalia-e-morta-andatevene-finche-siete-in-tempo). In 48 ore ha raccolto 31mila “consiglia” su Facebook, è stata condivisa 2.300 volte e twittata da 1.721 persone. Non è normale.

Non è normale che la rinuncia diventi una bandiera. Il mittente, Aldo Marchioni (aldo@aldomarchioni.it), 55 anni, racconta: “Lavoro per conto mio, ho la partita IVA. Nell’ultimo anno ho prodotto un reddito di circa 50.000 euro. Per me, abituato come ero abituato, non è male. Il commercialista mi ha appena comunicato quanto dovrò versare da qui a novembre, anticipo e saldo: 22.900 euro tra imposte e contributi. Ricordo che, sul fatturato, è già stato versato il 20% di ritenuta d’acconto”.

Prosegue Marchioni: “Per mettere insieme 50.000 euro ho lavorato sabati, domeniche, alcune notti, ho fatto trasferte paurose (…). Per inciso: non potrò pagare. Sto ancora arrancando dietro imposte e contributi dell’anno scorso, poi ho una rata da 250 euro mensili con Equitalia (…). Sono un professionista (faccio il programmatore di computer): non posso fallire, non posso delocalizzare. L’unica cosa che potrei fare, e probabilmente farò, sarà vendere l’appartamento di città dove vivono due figli venticinquenni e la ex moglie (io sto in affitto), vendere la casetta di montagna ereditata da mio padre e sparire in uno di quei Paesi dove si vive con pochissimo”.

“Lei, Severgnini, dice ai ragazzi: non andate via; e se andate via, tornate presto. Io dico invece: andate finché siete in tempo. Quando avrete 50 anni vi morderete le mani per non averlo fatto. L’Italia è un paese perduto. Lasciate i Trota, i Batman, i Formigoni e le Minetti al loro destino, e costruitevi una vita dignitosa altrove. L’Italia è morta. Cordiali saluti”.

Un forum su internet non fornisce campioni statistici; semmai, segnali. La sensazione – rientrando in Italia dopo quasi un mese – è che l’impoverimento sistematico, iniziato nel 2001, sia entrato in una fase nuova: dal mugugno allo scoraggiamento. Ormai, come ha ricordato Danilo Taino, siamo nella seconda metà della classifica: se l’Europa, in base al prodotto interno lordo pro capite, si divide tra ricchi e poveri, noi siamo tra i poveri. Per un grande, geniale paese manifatturiero, fondatore della UE, un’umiliazione. Ma è così, basta guardarsi intorno: sono finiti i soldi e il coraggio. Troppi italiani hanno un interesse diretto e personale nel creare complicazioni e ostacoli. Per rimuoverli vogliono soldi: i vostri.

Volete vedere che, dopo aver ripetuto ossessivamente “Siamo sull’orlo del baratro!”, abbiamo fatto un passo in più? Un destino da Wile E. Coyote: ma poi lui si rialza. Ancora un paio d’anni così, e per noi non ci sarà una prossima puntata. Non nella stessa serie, almeno.

(dal Corriere della Sera, 4 luglio 2013)

……

Beppe Severgnini
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Aggiornamento del 15 luglio 2013:

E’ il governo della morfina

di Michele Ainis – 12 luglio 2013

L’aumento dell’Iva? Rinviato. L’abolizione dell’Imu? Rinviata. L’acquisto degli F35? Rinviato pure quello. La cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti? Dopo l’estate. La legge elettorale? Se ne parla quando andrà in porto la riforma della Costituzione. Quella sulle lobby? Messa in agenda dal Consiglio dei ministri, ma subito rinviata alle calende greche. […]NEL FRATTEMPO L’ITALIA è immersa nella gran bonaccia delle Antille, avrebbe detto Calvino. Il Paese rumoreggiante e fiammeggiante che si è diviso in tre alle ultime elezioni non c’è più, sembra anestetizzato. Niente scioperi né manifestazioni, niente appelli alla mobilitazione permanente, niente di niente. Anche la politica parrebbe aver bevuto un sedativo: i grillini sono troppo impegnati a guardarsi l’ombelico, tutti gli altri a guardare se in giro c’è ancora una poltrona su cui posare i glutei. E’ lo Zeitgeist, lo spirito del tempo. Quello d’un popolo che ha smesso di farsi ogni illusione sul futuro, quello d’uno Stato dove la gestione prevale sulla progettazione. E quando insorge un’emergenza, la risposta del governo è sempre una: la allontana dalla nostra mente, come un esorcista. 
[…] Chiediamoci perché tutto sommato quest’andazzo ci sta bene, perché ogni altra soluzione ci fa subito correre un brivido lungo la schiena.RISPOSTA: PERCHE’ SIAMO spaventati. Anni di decrescita economica ci hanno insegnato che il giorno dopo è sempre peggio di quello appena trascorso, milioni di promesse tradite dai politici ci hanno provato che non esiste un santo cui votarsi. E allora galleggiamo, non avendo più vigore nelle braccia per nuotare. Tratteniamo il fiato, perché la paura blocca anche il respiro. E semmai ci rassicura l’immobilismo del governo Letta, tal quale il nostro immobilismo. […]_______________________________________________________________________________________

Aggiornamento del 22 luglio 2013:

Evviva, festeggiamo!!! Mentre il governo temporeggia e tergiversa, il nostro debito pubblico continua a salire: oggi abbiamo superato il 130% del PIL!!!

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-22/eurostat-debito-pubblico-record-110713.shtml?uuid=AbS62LGI

Eurostat: debito pubblico record in Italia a quota 130,3%

22 luglio 2013

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Aggiornamento del 31 luglio 2013:

A 6 ANNI DA INIZIO CRISI, UN PO’ DI CIFRE: PIÙ DI 2000 BANCHE SALVATE TRA USA E UE, IL DISASTRO ITALIANO

[…]

L’Italia. Veniamo al nostro conto perdite nazionale. Nella crisi abbiamo perso circa un milione di unità di lavoro “piene”, cioè un milione e mezzo di disoccupati nuovi si sono aggiunti ai preesistenti, con 22,4 milioni di italiani al lavoro rispetto ai 23,5 del 2007. Nel potenziale manifatturiero siamo tornati al livello del 1990, perdendo il 19% rispetto al 2007. Sul 2007, abbiamo perso a oggi circa 28 punti percentuali di produzione industriale. Il reddito reale delle famiglie, al netto dell’inflazione, è tornato sui livelli del 1993-94. La propensione al risparmio è scesa dal 12% del reddito disponibile del 2007 sino a sotto l’8%, e oggi risale verso il 9% perché gli italiani preferiscono risparmiare piuttosto che consumare, con un reddito tanto compresso. Con un commercio mondiale che nel 2013 sale solo del 2,3 o 2,4% rispetto al più 5,7% del 2011, è verissimo che l’export italiano si avvia a superare quota 500 miliardi di valore, ma da solo l’export non ce la fa a sollevare l’Italia verso una crescita, nel migliore dei casi, di qualche decimale di punto nel prossimo 2014. Restiamo sorvegliati speciali per il nostro debito pubblico che ha sforato di brutto il 130% del Pil, e in termini di CLUP (costo del lavoro per unità di prodotto) cioè di competitività, se prendiamo il dato 2000 come 100 per Italia e Germania, Berlino sta nel 2013 solo a quota 107 noi invece siamo saliti impetuosamente a quota 137.

Il Sud. Se l’Italia insieme alla Grecia è il Paese dell’euroarea che ha perso di più, per come sono strutturate le manovre di finanza pubblica tutte sul versante fiscale, per la stretta del credito e per la sua bassa produttività, il Sud è quello che se l’è vista ancor peggio. Le cifre le ha appena attualizzate lo Svimez. Nel solo 2013 il Sud perde il 40% del Pil più del Nord. Se al Nord il calo dei consumi è a meno 2,8%, al Sud è del 4,2%. Gli investimenti calano dell’11,3% rispetto al meno 5,4% del Nord. Gli occupati saranno quest’anno -2% al Sud, meno 1,2% al Nord. Il 62% dei posti di lavoro persi in Italia dal 2007 sono al Sud.

Come si vede, per Italia e Mezzogiorno il bilancio della crisi è ancora assolutamente disastroso. E attenti che ai tassi di crescita previsti, molto moderati rispetto ai nostri partner, bisognerà aspettare il 2022-2024 per ripristinare reddito delle famiglie e Pil del 2007. A meno di cambiare marcia, come una classe dirigente seria dovrebbe fare senza perder tempo. Invece, tutti a pensare alla sentenza di Cassazione sull’ennesimo processo a Berlusconi.

Oscar Giannino – 30 luglio 2013

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Aggiornamento del 17 agosto 2013:

L’economia americana intanto è ripartita, quella europea sta ripartendo, mentre quella italiana è ancora in stallo…

http://www.lastampa.it/2013/08/14/economia/leuropa-fuori-dalla-recessione-pil-in-crescita-dopo-sei-trimestri-wac2TOMjJWf50rOwgaeV6O/pagina.html

Europa fuori dalla recessione. Ma l’economia italiana stenta

14/08/2013

http://www.agoravox.it/Italia-e-la-ripresa-dell-economia.html

L’improbabile ripresa dell’economia in Italia

[…] Il risultato di questa considerazione è che l’Italia non solo deve agire su sè stessa, ma deve farlo mettendosi a confronto con le capacità degli altri. Questa modalità di approccio ai problemi economici del paese è assente totalmente nei dibattiti politici italiani e, purtroppo, anche nella testa dei cittadini. […] Per il resto il Paese è fermo. Le uniche riforme che si fanno sono quelle di cambiare nome alle tasse, sostituendole l’una con l’altra. Tutto cambia perchè niente cambi. Cosicchè è difficile credere ad una ripresa duratura della economia del nostro paese. Più razionale pensare ad un declino che continua, con qualche pausa di respiro.

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