Il governo Letta approva il suo primo decreto. Un giudizio? Ma si, le misure previste sono anche positive, per carità, ma non contribuiranno di certo a rilanciare l’economia italiana. Miglioreranno qualcosina qua e là, ma non si tratta di certo di quelle liberalizzazioni e di quelle riforme fiscali di cui ha bisogno l’Italia. Con questo decreto non migliorerà la situazione del nostro debito pubblico né si aiuteranno le imprese a dare più lavoro agli italiani disoccupati. Niente di che insomma, restiamo in attesa di qualcosa di meglio di queste superficiali “riformuccie”. Altro che “decreto del fare”, lo chiameremmo in modo più appropriato “decreto del fare tanto per fare”!!!

N.B. La parte che riguarda la nautica poi fa proprio ridere: scusate ma, con tutti i problemi che abbiamo, proprio alla nautica dovevano pensare? Non c’erano forse molte altre priorità?!? Hanno anche il coraggio di chiamarlo “disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia”!!!

Vedi anche l’articolo “Nuovo governo tecnico dopo due mesi dalle elezioni: ora cosa ci aspetterà?

L.D.

http://economia.panorama.it/decreto-fare-tasse-imprese-famiglie

Decreto del fare: le dieci novità principali

16 – 06 – 2013

[…]

IMPIGNORABILITA’ DELLA PRIMA CASA
Per chi ha debiti con il fisco fino a 120 mila euro non sarà più possibile pignorare la prima casa, a meno che non sia “di lusso”. […]

EQUITALIA PIU’ TENERA
Equitalia diventa meno aggressiva. Il decreto infatti stabilisce che i cittadini che sono in difficoltà con il fisco potranno rateizzare i propri debiti in 120 rate e non più solo in 72, il 67% di tempo in più […]

BOLLETTE ELETTRICHE MENO CARE
[…]

TASSI AGEVOLATI ALLE PICCOLE IMPRESE
Banche e Cassa depositi e prestiti (il braccio finanziario del Ministero dell’Economia partecipato anche dalle Fondazioni bancarie) potranno firmare convenzioni per concedere alle imprese fino a 5 miliardi di prestiti a tasso agevolato per comprare macchinari, impianti e attrezzature nuove a uso produttivo. […]

UNA MANO ALL’EDILIZIA E ALLE INFRASTRUTTURE

Arrivano 3 miliardi di euro per le opere pubbliche già avviate con un cantiere come la Metropolitana di Milano, Roma, Napoli, il che potrà, secondo i calcoli del Governo, creare 30 mila posti di lavoro. I soldi sono stati trovati, a loro volta, sospendendo i finanziamenti per altre opere come la Tav Torino-Lione o il Ponte sullo stretto di Messina. Come dire: meglio destinare i pochi soldi a completare quanto iniziato invece di avviare opere nuove che rischiano di non trovare poi denari per essere ultimate. […]

UNA MANO ANCHE ALLA NAUTICA
Un sostegno alle classi più abbienti arriva nel settore della nautica. È stata tagliata la tassa sul lusso introdotta dal Governo Monti sulle imbarcazioni con il fine di rilanciare la nautica da diporto in fortissima crisi. Viene ridotta l’imposta sulle imbarcazioni fino a 20 metri che si azzera per quelle fino a 14 metri. Da 14 a 17 metri l’importo scende da 1.740 a 870 euro, da 17,01 a 20 da 2.600 a 1.300.

INNOVAZIONE E RICERCA
Nasce il fondo per “i grandi progetti per l’innovazione e la ricerca” con 50 milioni di euro per il 2013 e altri 50 per il 2014.

SPINTA AL DIGITALE
[…] Il tavolo di lavoro, guidato dal commissario di governo Francesco Caio, dovrà velocizzare l’attuazione dell’Agenda digitale. Intanto viene liberalizzato il mercato dei collegamenti wi-fi e sarà possibile chiedere una casella di posta elettronica certificata per dialogare con le amministrazioni pubbliche. […]

IL BONUS PER GLI STUDENTI MERITEVOLI
Si chiamo “Borse per la mobilità” e hanno un plafond di 19 milioni di euro. Sono state previste per agevolare studenti che, migliori in base al merito, vogliono iscriversi nell’anno accademico 2013-2014 a corsi di laurea (anche magistrali) in università statali o non statali (ma non a quelle telematiche) fuori dalla propria regione. […] Sempre nelle università è stato sbloccato il turn over liberando 1.500 posti per professori ordinari e 1.500 per nuovi ricercatori. […]

DUE GIORNI PER METTERSI IN RIGA CON IL FISCO
Stop alle tante date (sempre diverse) da segnare in calendario per ricordarci quando e cosa pagare al fisco. Da ora in poi saranno solo due giorni, 1 gennario e 1 luglio, a segnare l’appuntamento degli italiani con l’erario per tutte le norme stabilite fino a quel momento  […]

http://www.linkiesta.it/decreto-del-fare-provvedimenti

Quello del governo Letta è il decreto del fare finta

16 giugno 2013 – Massimo Famularo

Non che ci fosse da attendersi qualcosa di diverso dal governo che ha inaugurato il nuovo corso della DC 2.0, tuttavia per chi aveva anche qualche mera speranza, a dispetto del nome roboante, il “decreto del fare” si conferma l’ennesima accozzaglia di piccole misure cosmetiche per nascondere sotto il tappeto la polvere che non si cerca di gettare negli occhi del popolo bue.

La spuntatina alle unghie di Equitalia, se non si può dire che faccia male, finge di affrontare un problema, quello dell’intollerabile asimmetria tra lo stato e i contribuenti, concedendo un po’ di respiro ai sudditi, senza tuttavia intervenire sulla radice del problema.

Questo per non dire che, per quanto odiosi, i superpoteri attribuiti all’esattore non costituiscono neanche il problema principale in materia di fisco. Il problema è l’eccessiva pressione fiscale e la scarsa qualità dei servizi offerti dalla pubblica amministrazione a fronte dell’onere in carico ai contribuenti. Neanche a dire che con il prossimo aumento dell’iva il problema si aggraverà e che i discorsi sull’IMU sono armi di distrazione dei massa utili a chi è in vera malafede o non ha capito nulla dei problemi del paese

Le agevolazioni nell’acquisto dei macchinari, se non polvere, sono fumo negli occhi: in un paese al 73° posto nella classifica mondiale Ease of doing business, 160° su 185 per il rispetto dei contratti, 131° per gravame fiscale e 104° per difficoltà di ottenere credito, questa misura si configura come un incentivo perverso in favore di chi è scaltro e sa muoversi nel fango di un apparato normativo contorto e disfunzionale che finisce per privilegiare gli azzeccagarbugli e i loro clienti a danno di prova in vano, è il caso di dirlo in questi termini, a “darsi da fare”

Vogliamo parlare delle infrastrutture? Per quanto sia comprensibile che questa area piaccia molto ai politici, perché è molto utile per captare benevolenza nei feudi locali e strumento per acquisire consenso, secondo solo alle assunzioni nella pubblica amministrazione, ad un esame obbiettivo è come suggerire a una persona che si è rovinata con il gioco d’azzardo di tentare la fortuna una volta ancora, nella speranza che questa volta sia diverso.

Quanto al milione di processi da smaltire potevano anche moltiplicarlo per due o per tre: non credo che la fatina di Pinocchio.
Resta qualche marginale semplificazione e liberalizzazione: poche briciole di cui staremo a vedere cosa resterà in concreto.

Troppo critico? Cos’altro poteva fare un governo di larghe intese in circostanze come queste? Beh, poteva simbolicamente mettere mano alle retribuzioni dei politici, dei dirigenti pubblici e dei manager delle imprese controllate dallo stato, una misura sicuramente marginale dal punto di vista dell’ordine di grandezza, ma che avrebbe mostrato un po’ di riguardo per una popolazione che guarda alla propria classe dirigente sempre più come ai “Li Soprani der Monno Vecchio” che nei versi del Belli puntualizzavano:

Io so io, e vvoi nun zete un cazzo

Simboli a parte, per fare qualcosa di concreto, invece di fare finta di farlo, il governo avrebbe potuto ridurre le tasse sui disgraziati che le pagano, soprattutto per i redditi più bassi e spezzare quel legame perverso tra le fondazioni e le banche che soffoca la nostra economia per mantenere il controllo del credito nelle mani di pochi oligarchi. Per non incidere sul processo di consolidamento del bilancio pubblico, la riduzione andrebbe finanziata riducendo voci di spese improduttiva, o anzi dannose, quali i trasferimenti alle imprese (partita di giro per sostentare i bogliardi di stato travestiti da privati) o talune retribuzioni indebite e decisamente inique.

Per tirare le somme, far finta di fare è più facile che fare qualcosa, così come è più semplice tirare a campare piuttosto che provare a risolvere i problemi del paese. Difficile sarà per i sudditi arrabattarsi per pagare il conto dovuto alla disonestà e incapacità dei governi passati a cui si aggiunge l’ignavia di quello odierno.

*originariamente pubblicato sul blog di Massimo Famularo, Apologia di Socrate

Twitter: @massimofamularo

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Aggiornamento del 21 giugno 2013:

Ma che fantasia: indovinate da dove verrà reperita una parte delle risorse per l’attuazione del decreto? Dalle accise sui carburanti!!!

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-06-21/minirialzo-accise-benzina-063726.shtml?uuid=Ab5hWz6H

Mini-rialzo delle accise sulla benzina

21 giugno 2013

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Aggiornamento del 24 giugno 2013:

Ma si, tanto che problemi abbiamo… andiamo avanti così che andiamo benone!!!

http://www.articolotre.com/2013/06/italia-in-default-entro-6-mesi-mediobanca-lancia-lallarme-e-i-politici-stanno-a-guardare/181631

Italia in default entro 6 mesi: Mediobanca lancia l’allarme e i politici stanno a guardare

Un rapporto riservato di Mediobanca Securites (reso noto grazie a Il Fatto Quotidiano) ci dice come lo stato in cui si trova ora l’Italia è peggiore del 1992 e occorrono subito 75 miliardi per abbattere il debito e non incorrere ad una richiesta di salvataggio all’Europa”.

Cosimo Nuzzo – 22 Giugno 2013

[…] Il rapporto di Guglielmi sottolinea un fenomeno inquietante: di recente sul mercato in vari momenti il rendimento dei Btp ha superato quello dei Bot di pari durata. Perché i mercati chiedono un interesse più basso per un Bot che dovrà essere rimborsato tra sei mesi rispetto a un Btp ventennale emesso 19 anni e sei mesi fa?

“Questa differenza di rendimento non ha alcuna ragione di esistere a meno che i mercati non stiano facendo differenza tra i bond a rischio ristrutturazione (Btp) e quelli che non sono soggetti a ristrutturazione (Bot e strumenti di mercato monetario )”. Traduzione: gli investitori si aspettano che nei prossimi sei mesi l’Italia possa dichiarare una parziale bancarotta sul suo debito. Come ha fatto la Grecia. La fuga dei grandi fondi dai Paesi mediterranei è ricominciata. […]

A parte la bassa crescita, che deriva dalle riforme, la grande minaccia per il Paese è il debito pubblico, arrivato a 2.041 miliardi di euro. […] Medio-banca Securities identifica un’altra emergenza che la politica italiana finge di non vedere: le banche. […] Le banche insomma, sono fragili dato che si è persa l’occasione di farle salvare all’Europa: ora si è affermato il “modello Cipro”. L’Eurogruppo ha deciso che se una banca ha bisogno di aiuto, l’Esm (il fondo Salva Stati) ci metterà parte dei fondi, massimo 60 miliardi. Il problema forse più serio è che la restante parte dovrà recuperarla lo Stato nazionale. […]

Possiamo solo sperare che l’Italia non debba mai porsi il problema, ma dal rapporto di Guglielmi l’approccio “wait and see”, aspetta e spera, pare il più pericoloso di tutti.

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Aggiornamento del 22 luglio 2013:

Complimenti: come sempre la politica con una mano toglie con l’altra rimette!!! Mentre da una parte ci tolgono la tanto discussa IMU sulla prima casa, dall’altra parte nessun cenno viene fatto per contrastare il nuovo tributo sui rifiuti che si sostituirà a Tarsu e Tia, previsto dal decreto Salva-Italia di Monti, che costerà molto più dell’IMU sulla prima casa!! Sono dei veri e propri maghi, non la politica ma l’illusionismo è il loro mestiere!!!

L.D.

http://www.repubblica.it/economia/2012/12/20/news/i_rifiuti_ci_costano_pi_dell_imu_per_la_tares_80_euro_extra_a_famiglia-49121920/

I rifiuti ci costano più dell’Imu:
per la Tares 80 euro extra a famiglia

Nel 2013 debutta il nuovo tributo al posto di Tarsu e Tia, ma la prima rata slitta ad aprile. Il prossimo anno pagheremo in media 305 euro, più del costo dell’imposta sulla prima casa. Colpito chiunque possieda, occupi o detenga locali suscettibili di produrre rifiuti. Per le attività commerciali l’aggravio medio sarà del 293 per cento

di LUISA GRION – 20 dicembre 2012

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Aggiornamento del 29 luglio 2013:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/07/26/il-ministero-di-harry-potter.html

Il ministero di Harry Potter

DA QUANDO è entrato in carica il governo di Enrico Letta non ha lesinato annunci. Il ministro Fabrizio Saccomanni, in particolare, sembra presiedere uno di quei dicasteri che si trovano nei libri di Harry Potter. Potremmo chiamarlo il Ministero delle Buone Intenzioni: privatizzeremo qualcosa, toglieremo l’ Imu, non aumenteremo l’ Iva, ridurremo la spesa, distribuiremo cioccolata e così via. Il nodo cruciale però è uno solo: tagliare la spesa pubblica.

[…] Da dove cominciare? In primis dai sussidi alle imprese che ogni anno ammontano a circa 33-35 miliardi di euro. […] Se poi il governo tagliasse l’ Irap di 10 miliardi, misura molto più utile di altre, risparmierebbe incredibilmente 3 miliardi. Il 30% del gettito è infatti di provenienza delle pubbliche amministrazioni anch’ esse soggette alla tassa. Se vengono approvati gli interventi in materia di eliminazione dei finanziamenti ai partiti politici e ai loro giornali, riduzione dei parlamentari e dei loro stipendi, delle spese delle Camere, degli organi istituzionali (inclusi ambasciate e rappresentanze estere delle Regioni), si possono risparmiare tranquillamente 400 milioni. Le stime (ultima quella di Andrea Giuricin per l’ Istituto Bruno Leoni) dei benefici sull’ eliminazione delle province si aggirano sui 2 miliardi, ma prevedendo che per fine del 2014 non si arrivi alla fine dell’ iter e ci siano costi di transizione attestiamoci ad 1 miliardo. Secondo i calcoli del giornalista economico Cobianchi ci sono ancora 3127 “enti inutili” che ci costano 7 miliardi l’ anno e 7.000 società controllate da enti locali che solo di amministratori (24.000), revisori dei conti et similia incidono per 2,5 miliardi. Basterebbe fondere il 25% di tali società (e da qui a fine 2014 si può fare, basta la volontà politica) e accorpare o eliminare un quarto degli enti inutili e risparmieremmo, magari eliminando nel frattempo la Motorizzazione civile che fa più o meno le stesse cose dell’ Aci, altri 2,5 miliardi. Procedendo alla vendita di beni pubblici, imprese ed immobili, per 20 miliardi, risparmieremmo 1 miliardo di interessi (anche se lo Stato riceverebbe meno dividendi) e con ogni probabilità ne avrebbe un benefico effetto lo spread, in quanto il debito pubblico italiano verrebbe considerato più sostenibile. Ricordiamo che lo 0,1% di tasso di interesse in meno equivale a 2 miliardi di euro l’ anno. Ceteris paribus, la cessione di beni combinata a uno spread minore dello 0,1/0,15% sono circa altri 2,5 miliardi tendenziali. Ecco, siamo arrivati a 16 miliardi senza nemmeno cominciare a razionalizzare la spesa per acquisti delle Pubbliche amministrazioni, la sanità, i dipendenti pubblici (alcuni dei quali godono di ampi privilegi) o accorpare le migliaia di inutili comuni sotto i 5000 abitanti (sono quasi 6000!). Le pensioni, poi, rappresentano ancora il 16% del Pil, la riforma Fornero è un palliativo che anche nel futuro le porterà a livelli di incidenza sul Pil molto alti. Dimentichiamoci, poi, i falsi invalidi e tutto quanto rappresenta lotta a sprechi e corruzione che dovrebbe essere intrapreso da qualsiasi governo di buon senso. Se si cominciassero ad emanare provvedimenti seri in questi settori qualche effetto benefico ci sarebbe nel 2014, il resto negli anni a venire. Ridurre la spesa, risparmiando sui costi di intermediazione e lasciando direttamente in mano i soldi a imprese e cittadini si può, basta volerlo. E nemmeno c’ è bisogno del Ministero della Magia.

ALESSANDRO DE NICOLA – 

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Aggiornamento del 13 agosto 2013:

Chiudiamo questo post con le novità principali contenute nel decreto, da poco approvato (http://www.lastampa.it/2013/08/09/italia/politica/dl-fare-tutte-le-misure-X4OEGZNLR7EKPNUljAirnO/pagina.html):

  1. il decreto del Fare ha previsto incentivi per gli investimenti in tecnologia (per l’acquisto di impianti e macchinari a vocazione produttiva, beni strumentali di impresa e attrezzature ad uso produttivo, oltre ad hardware, software e tecnologie digitali), dal 2014 e fino a dicembre 2016. “Secondo una recente stima di Assinform, una simile mossa sul fronte delle agevolazioni agli investimenti in tecnologia, potrebbe generare fino a 20mila nuovi posti di lavoro“, possiamo solo sperare che sia così (“Decreto del fare, pmi e tecnologia: come cambia la Legge Sabatini” –http://economia.panorama.it/aziende/decreto-fare-legge-sabatini-pmi-incentivi)
  2. taglio del 25% agli stipendi dei manager pubblici;
  3. eliminazione dell’uso del fax nelle pubbliche amministrazioni, tutte le comunicazioni dovranno avvenire per via telematica. Va bene, ma non spacciamolo per una rivoluzione (nel settore privato sono ormai più di 10 anni che il fax ha iniziato ad essere eliminato), nè per una spending review (si tratta di un banale risparmio di carta, ammesso che poi le e-mail non vengano stampate dalle nostre ipoinformatizzate PA), nè per una digitalizzazione (se il processo burocratico rimane lo stesso, l’invio di un fax o di una mail non semplificherà un bel niente!);
  4. SALVI PARLAMENTARI-SINDACI SOTTO 15 MILA ABITANTI: chi è già parlamentare e contemporaneamente sindaco di un Comune che ha tra i 5 mila e i 15 mila abitanti può mantenere la doppia poltrona (no-comment!!!);
  5. SALTA SPENDING REVIEW SU AUTO BLU SOCIETÀ PUBBLICHE: Le società quotate e le controllate dallo Stato potranno spendere più del 50% della spesa sostenuta nel 2011 per l’acquisto, la manutenzione, il noleggio e l’esercizio di auto e buoni taxi (no-comment!!!);
  6. ROBIN TAX ESTESA A PMI Viene estesa la ’Robin tax’ (la tassa sugli extraprofitti) anche alle imprese energetiche di dimensioni minori (con volume di ricavi superiore a 3 milioni di euro e un reddito imponibile superiore a 300 mila euro) che servirà a finanziare, insieme ad un taglio dei vecchi incentivi Cip 6, sconti in bolletta (Robin Tax nel Decreto del Fare: un duro colpo alle rinnovabili – http://www.greenstyle.it/robin-tax-nel-decreto-del-fare-un-duro-colpo-al-fotovoltaico-44566.html)

Infine, i micro-tagli della spesa pubblica appena annunciati dal premier Letta, rispetto a quanto visto nell’articolo di Alessandro De Nicola, fanno davvero ridere: riduzione da 60 a 44 del numero di auto blu, vendita di tre dei dieci aerei presidenziali, dimezzamento dei voli di Stato. Risparmio complessivo: 50 milioni di euro (questa stima, ad occhio e croce, mi sembra un po’ troppo ottimistica, considerando che abbiamo 800’000 milioni complessivi di spesa pubblica e che avremmo davvero tante tante tante spese inutili da tagliare…).

http://economia.panorama.it/aerei-auto-blu-spending-review

Aerei e auto blu: la spending review di Enrico Letta

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