Riceviamo e pubblichiamo la segnalazione inviataci dalla gentile Sig.ra C.L.:

“In un momento così difficile per i giovani italiani, ho trovato questa intervista di un giovane (mio coetaneo) italiano che si è trasferito in USA per poter lavorare nel cinema.

Dopo anni di successi, a malincuore, ha abbandonato il nostro paese. Ma non è la solita lettera/intervista. Questa ha qualcosa in più di diverso e di straziante.
La lettera mi ha STRETTO IL CUORE, ed ho pensato di segnalarvela.
Chi conta dovrebbe leggere a fondo queste parole, e cercare di rendersi conti dei danni che sta cagionando ai giovani e meno giovani.

5 minuti di lettura, brividi e tristezza… non è possibile continuare. Queste storie vanno raccontate, il silenzio è ciò che rende immutabile questo sfacelo.”

Abbiamo già parlato molte volte nel blog del problema della mancata meritocrazia e del costante flusso di persone in gamba che in Italia non riescono a far carriera perchè non sufficientemente raccomandate.

Tra i tanti articoli vi segnaliamo in particolar modo il seguente: “Giovani talenti che fuggono all’estero: martiri di un’Italia senza futuro

L.D.
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http://farespettacolo.it/2013/06/03/andrea-lodovichetti-regista-e-sceneggiatore/

Italiani all’estero:

Intervista a Andrea Lodovichetti

Intervista di: Valentina Vincenzini

Pubblicata il: 3 giugno 2013

Rubrica: Italians, interviste ai professionisti italiani all’estero.

Andrea Lodovichetti

Professione: Regista, Sceneggiatore

Città: New York

Web: www.andrealodovichetti.com

IMDbAndrea Lodovichetti

[__BiografiaAndrea Lodovichetti è nato a Fano nel 1976 ed attualmente vive a New York. Diplomato in Regia Cinematografica al Centro Sperimentale di Cinematografia, è stato assistente alla regia di Paolo Sorrentino per i film L’amico di Famiglia e Il Divo. Dal 2002 ad oggi i lavori di Andrea hanno ottenuto circa 80 tra premi e menzioni, tra i quali l’Italian Golden Globe (2009) e il “Looking for Genius Award” (Babelgum Film Festival) consegnatogli durante il Festival di Cannes 2008 da Spike Lee, Presidente di Giuria della competizione. Numerose ed importanti anche le selezioni in Festival Internazionali in ogni parte del mondo: Argentina, Australia, Bulgaria, Canada, China, Czech Republic, Estonia, France, Germany, Greece, Hungary, India, Ireland, Japan, Kenya, Macedonia, Marocco, Poland, Portugal, Russia, Scotland, Serbia, Spain, United Kingdom, Ukraine, United States. Inserito per due edizioni consecutive (2008 e 2009) nell’annuario Youngblood, dedicato ai giovani talenti italiani dell’anno, nel 2010 è stato selezionato tra i 200 migliori talenti ad un grande evento nazionale che ha avuto luogo a Roma (TnT Talent) dedicato a chi si è distinto a livello internazionale nei campi dell’arte, lo sport e la ricerca. Attualmente sta lavorando ad una serie di progetti (lungometraggi) da realizzare negli Stati Uniti.__]

Incontro Andrea Lodovichetti vicino al Flatiron Building durante una giornata afosa di inizio estate. Comodamente seduti ai tavolini di fronte Eataly parliamo dell’Italia, del cinema italiano e della nostra scelta (o necessità?) di parlare del nostro paese da lontano. Un paese che Andrea ama tantissimo ma che troppo spesso mette “in attesa” giovani professionisti come lui. In questa intervista Andrea Lodovichetti ci racconta la sua carriera, le soddisfazioni e le delusioni che lo hanno condotto a New York. Un nuovo “italians” quindi, con la valigia piena di progetti e le idee chiare su come realizzarli.

[…]

Sotto il mio giardino, il cortometraggio da te realizzato nel 2007 come saggio di diploma per il Centro Sperimentale, ha vinto più di 30 premi internazionali tra cui l’Italian Golden Globe 2009 e il “Looking for a Genius Award” al Babelgum Film Festival durante il Festival di Cannes – con Spike Lee come presidente di giuria. Ci racconti dell’inter produttivo e distributivo? Ti aspettavi un tale successo?

“Sotto il mio giardino” è sicuramente il lavoro che, tra tutti, mi ha dato le maggiori soddisfazioni. Siamo tutti molto orgogliosi di quel cortometraggio. Dal 2007 al 2011 è stato selezionato in più di 100 festival in tutto il mondo, ed è stato un onore ed un piacere “seguirlo”: dall’Australia alla Cina, dall’India alla California, dall’Estonia al Portogallo. I riconoscimenti sono letteralmente piovuti da ogni dove – tranne che dall’Italia, salvo rare eccezioni. Una di queste, seppure in parte, è costituita dall’ italian Golden Globe, nel 2009. Dico “in parte” perché questo ambito premio viene assegnato da una giuria di giornalisti STRANIERI accreditati in Italia. […]

 
È stato più semplice inserirsi nel mercato italiano dopo esser stato premiato da Spike Lee e dopo aver lavorato per uno dei più importanti registi italiani?
No. Assolutamente, no. Non è successo proprio nulla. E in tanti mi chiedono come questo sia stato possibile. Anche qui in America mi viene domandato di continuo, quando mi trovo a parlare con qualcuno che conosce il mio percorso. Mi piacerebbe pure rispondere, se non facessi finta di non conoscerne il motivo. La verità è che vorrei evitare, anche in questa sede, di raccontare che in Italia o sei molto fortunato o devi pagare, con la privazione di ogni possibilità, il prezzo di essere una persona onesta, trasparente, lontana da certi ricettacoli politici e con una famiglia irreprensibile alle spalle. Mi si perdoni la volontaria preterizione.

Quali canali hai utilizzato per produrre i tuoi ultimi lavori? È ancora possibile in Italia realizzare un film senza ricorrere all’autoproduzione?
[…] Ora: è un po’ la stessa cosa in Italia con i (pochi) finanziamenti pubblici ai film di “interesse culturale” (qui occorrerebbe aprire un dibattito infinito). Che cosa voglio dire? Che in teoria buona parte dei finanziamenti dovrebbero convergere ed alimentare una speranza di “ricambio”, favorendo, incoraggiando, sovvenzionando anche un cinema realmente indipendente, probabilmente giovane, sicuramente nuovo. E non solo (o quasi) rimpinguare le casse di produzioni e registi che, dopo anni di carriera (spesso onoratissima, non è quello il punto) dovrebbero essere più che in grado di portare a compimento i loro progetti in maniera “autonoma” o in ogni caso senza utilizzare quale appannaggio praticamente esclusivo il “bancomat-Mibac”. Attenzione: non sto dicendo che si debbano destinare fondi Statali alle produzioni emergenti soltanto (che in ogni caso dovrebbero essere meritevoli – e anche qui ci sarebbe da aprire un dibattito), come non ho detto che a Braff doveva essere negata la possibilità di utilizzare KickStarter. Sto solo anelando, anzi “invocando” un minimo di senno, di buon senso… di onestà intellettuale. Tutto qua. “Povero illuso”, sì.

[…]

Hai fatto richiesta e ottenuto il permesso di lavorare negli USA con il visto artistico O-1. Quando hai maturato questa scelta?
L’ho maturata quanto ho iniziato a sospettare che in Italia non sarebbe successo niente. Dunque, poiché poco avvezzo ad inutili piagnistei, ed ancor meno propenso a cedere a compromessi di sorta, il pensiero della “fuga” è ben presto diventato ipotesi concreta e reale. Dopodichè il passo è stato relativamente breve. Gli avvocati americani cui mi ero rivolto mi avevano garantito che con il mio curriculum non avrei avuto problemi, riuscendo ad ottenere il Visto con facilità: una grande opportunità, quindi. Era il 2010, anno in cui ho passato qualche mese a New York. Sarei dovuto partire, secondo quella che era una mia preliminare strategia d’azione, a gennaio 2011. In realtà ho poi ritardato la partenza sperando che le cose potessero in qualche modo ancora cambiare: un anno lungo e pieno di lavoro (non pagato) con fidati collaboratori… “dai che questa volta…”. Con le unghie e con i denti, addirittura per un anno e mezzo, fino a metà 2012, sono rimasto ostinatamente aggrappato a questa labile (patetica) speranza e questo residuo (ridicolo) entusiasmo. Il vero problema, però, è che non è affatto facile prescindere da legami e radici, anche quando un certo distacco è atto inevitabile perché “salutare” e necessario. Ad ottobre 2012 ho poi definitivamente rotto gli indugi iniziando a lavorare sulla pratica per l’ottenimento del Visa. Non nascondo che, come tanti, tantissimi altri connazionali che si sono trasferiti all’estero, sia stata una scelta difficile e sofferta. Sicuramente per me lo è stata e lo dico senza vergogna alcuna… non è naif, non è puerile: è biologico. E questo fa anche incazzare, perché nessuno se ne andrebbe dal nostro paese cui è tanto legato se non ne fosse realmente costretto. Mi sale una terribile amarezza quando, a mente lucida, mi trovo a pensare a tutto ciò. E capita spesso, purtroppo… o per fortuna. Dico per fortuna perché poi chiedo aiuto a Pavese e, tra l’immagine della luna e l’odore dei falò, penso il mio Paese come una mano tesa e non come un pugno chiuso, immaginando davvero che ci sia laggiù qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei, resta ad aspettarti.

[…]

Torneresti in Italia se ci fossero le condizioni?
Nella misura in cui non me ne sarei mai andato se ci fossero state quelle per rimanere. Ma siamo nella sfera dell’impossibilità oggettiva, al momento. Chissà, forse per i nostri figli (nipoti?) la situazione sarà migliore. E non perché credo in un’istanza di rinnovamento collettivo pronta ad emergere, quanto perché molto più semplicemente confido nell’incoraggiante ineluttabilità del ciclo vitale che prevede, grazie al cielo, un garantito… “ricambio”. 

Cosa consigli a un giovane italiano che volesse intraprendere oggi la carriera di regista?

[…]

Non aver paura di sapere, di conoscere, di emozionarti. Di piangere davanti ad un film. Guarda il passato ma pensa al futuro: internet non è necessariamente una perdita di tempo, così come non lo sono i social networks, youtube, twitter o certi blogs. Non sei ancora un regista, forse non lo sarai mai. E no, non esistono le mille persone disposte a ricoprirti di soldi dopo aver letto il tuo copione fantastico, con dialoghi fantastici e scene fantastiche che nessuno ha scritto mai. Fatti un bagno di umiltà e ripeti l’operazione 4 volte al giorno: di motivi ne avrai sempre. Cerca di essere l’ultimo dei primi, non il primo degli ultimi. Contornati di persone capaci, di persone che ritieni più brave di te, di persone che ti mettono in imbarazzo, che ti incutono timore. Di fronte alle quali sei in totale soggezione. E ruba da loro, ruba sempre e solo dai migliori: fare il fenomeno con chi non può insegnarti nulla non ha senso: è stupido e infantile. Parla, confrontati, arrabbiati. Ma sii leale, sempre e comunque… e leggi, studia, sii informato, preparato, attento ed onesto con te stesso e con gli altri: vogliamo fare il cinema, non la politica. Viaggia. Soprattutto viaggia da solo: è l’unico modo per evitare di replicare situazioni vecchie in contesti nuovi. Non perdere tempo in stupidaggini che molti alla tua età ritengono prioritarie: se ti trattano come uno sfigato perché ti commuovi con una poesia di Prevert è solo perché certe cose non sono alla loro portata. E non lo saranno mai.

“E soprattutto comprati un berretto da baseball: non esistono registi senza berretti da baseball!” (Steven Spielberg)

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