http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/01/governo-letta-limbroglio-della-legge-sui-finanziamenti-ai-partiti/612877/

Governo Letta: l’imbroglio della nuova legge sul finanziamento ai partiti

di Peter Gomez | 1 giugno 2013

Puntuale come le tasse è arrivato il primo grande imbroglio del governo Letta. I finanziamenti pubblici ai partiti non saranno aboliti. A partire dal 2017, se mai il disegno di legge presentato dall’esecutivo sarà approvato, le forze politiche incasseranno il 2 per mille delle dichiarazioni dei redditi degli italiani. Ma attenzione: il contributo sarà solo apparentemente volontario. Con una trovata bizantina, presa pari pari dalle norme che regolano l’8 per mille alla chiesa, è infatti stato stabilito che chi non dichiarerà esplicitamente di voler destinare il suo 2 per mille all’erario finirà per foraggiare lo stesso le organizzazioni rappresentate in parlamento.

Sull’esatto ammontare della nuova rapina i pareri divergono. Secondo molti osservatori alla fine il giochetto potrebbe persino permettere ai partiti di incassare il doppio di oggi. Il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello assicura che ci sarà un tetto di 61 milioni di euro. […]

http://andreadefilippis.wordpress.com/2013/06/03/la-bufala-dellabolizione-del-finanziamento-pubblico-ai-partiti/

La bufala dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti

Pubblicato il 3 giugno 2013
[…] il disegno di legge proposto dal governo che dovrebbe abolire, dichiarazioni di Enrico Letta, il finanziamento pubblico dei partiti è una sostanziale bufala: nonostante il primo articolo del ddl reciti: «E’ abolito il finanziamento pubblico dei partiti» nella realtà le cose sono molto diverse.

Infatti le risorse non saranno azzerate ma solo ridotte, per la precisione di un terzo: 50-60 milioni contro gli attuali 91. In più il tutto sarà fatto gradualmente e, se non ci saranno intoppi, il nuovo sistema entrerà a regime solo nel 2017. […] ad essere trasferito ai partiti, non sarà solo il 2 per mille di coloro che sceglieranno di barrare la casella, ma la percentuale sarà calcolata sull’ammontare complessivo di tutte le imposte incamerate con le dichiarazioni dei redditi (circa 40 milioni) secondo la proporzione delle scelte espresse.

Luca Ricolfi su La Stampa pone l’accento su quattro punti di questa riforma:

Primo. Il disegno di legge non tocca né il finanziamento dei gruppi parlamentari, né il finanziamento dei gruppi dei Consigli regionali, due voci molto consistenti del finanziamento pubblico ai partiti.

Secondo. Lo Stato continuerà a sostenere dei costi per il finanziamento dei partiti, sia in forma diretta, sia in forma indiretta (le detrazioni fiscali, l’uso di immobili, gli spazi televisivi hanno un costo).

Terzo. Nel triennio transitorio (2014-2016), nulla assicura che la decurtazione dei rimborsi elettorali non venga compensata, o addirittura più che compensata, dal meccanismo del 2 per mille.

Quarto. Anche a regime (dal 2017 o dal 2018), nulla esclude che il finanziamento possa essere uguale o superiore a quello previsto dalla legislazione attuale, dovuta al governo Monti (l’articolo 4, anziché fissare un tetto preciso all’uso del 2 per mille, dice che la spesa non potrà superare «XXX», una cifra indeterminata che potrebbe persino essere maggior di quella attuale). […]

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Aggiornamento del 21 giugno 2013:

Che peccato, “non si farà in tempo” a votare la proposta del M5S di sospendere la rata di luglio del finanziamento ai partiti. Così, il mese prossimo, circa 90 milioni di euro andranno nuovamente a rimpinguare le loro casse…. complimenti!!

L.D.

http://www.lettera43.it/politica/grillo-attacca-i-partiti-non-mollano-i-soldi_4367599708.htm

Grillo attacca: «I partiti non mollano i soldi»

[…] «SI SOSPENDA RATA DI LUGLIO». «Il M5s ha chiesto al governo di sospendere la rata di luglio dei rimborsi elettorali. Il ministero dell’Economia ha già stanziato 91 milioni 354 mila 339 euro per i partiti entro il 31 luglio. Il calendario della Commissione alla Camera prevede che il testo della riforma non sia licenziato per l’Aula prima del 18 luglio. Ciò significa che i finanziamenti pubblici del 2013 possono già considerarsi accreditati sui conti correnti dei partiti, anche di quelli scomparsi», ha ricordato il comunicato del Gruppo alla Camera. […]

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Aggiornamento del 15 luglio 2013:

http://odiolacasta.blogspot.it/2013/05/senatori-si-autoassegnano-allunanimita.html?m=1

27 maggio 2013

Senatori si autoassegnano all’unanimità 21 milioni di euro.

La delibera e’, manco a dirlo, la numero uno del 2013. È stata assunta dal Consiglio di presidenza del Senato lo scorso 3 aprile su proposta dei senatori questori e, in barba alla crisi economica, alla disoccupazione giovanile e a quant’altro sta strangolando il Paese, assegna per quest’anno ventuno milioni e 344 mila euro ai gruppi parlamentari del Senato.
 
[…] il Pd, che ha 107 senatori, riceve sei milioni e 634 mila euro, al Pdl (che ne ha 91) viene accreditata sul proprio conto corrente del Senato la somma di cinque milioni e 687 mila euro, il Movimento 5 Stelle tre milioni e 437 mila euro in base a 51 senatori, Scelta (“Sciolta”) Civica un milione e 543 mila e 200 euro per 21 senatori tra i quali c’è anche Casini Pierferdinando, la Lega Nord incamera un milione 247 mila e 200 euro per 16 senatori. E così via, sino al gruppo misto e agli altri due gruppi presenti in Senato. Totale, appunto, 21 milioni e 344 mila euro per quest’anno.
Tali contributi vengono giustificati dal fatto che bisogna pagare i dipendenti dei gruppi. In realtà, pagati i dipendenti, l’avanzo e’ notevole e viene utilizzato discrezionalmente dai gruppi stessi. Ovviamente, alla Camera dei Deputati una delibera analoga ha dato il via alla grande spartizione, per una cifra più che doppia visto il numero dei componenti.
A differenza dei rimborsi elettorali, restituiti in toto dal M5S, in questo caso invece nessuno ha protestato, nessuno ha ritenuto di intervenire per ridurre al minimo indispensabile l’esborso a carico del bilancio di Camera e Senato, bilancio che è a carico delle casse pubbliche di questo disperato paese dove tutti parlano di tagli ai costi della politica ma nessuno muove un dito quando concretamente si dovrebbe farlo.

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Aggiornamento del 18 dicembre 2013:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/17/la-truffa-del-finanziamento-pubblico-ai-partiti/816416/

La truffa del finanziamento pubblico ai partiti

di Roberto Perotti, 14 Dicembre 2013, lavoce.info

Gli annunci del governo sono una cosa, la realtà è un’altra
Il governo ha annunciato che il finanziamento ai partiti sarà abolito interamente a partire dal 2017. La realtà è ben diversa: i partiti continueranno a pesare sul contribuente, da 30 milioni a 60 milioni, poco meno di quanto costano ora. Il motivo è nascosto tra le pieghe della legge approvata dalla Camera il 18 ottobre e riproposta nel decreto legge del governo del 13 dicembre.

Con la legislazione vigente, i partiti avevano diritto a un massimo di 91 milioni di euro all’anno: 63,7 milioni come rimborso spese elettorali, e 27,3 milioni come cofinanziamento per quote associative ed erogazioni liberali ricevute. Inoltre, il 26 percento delle erogazioni liberali ai partiti erano detraibili dall’imposta dovuta.

Le novità principali della legge

1) elimina i rimborsi delle spese elettorali dal 2017 (li riduce del 25 percento ogni anno fino ad arrivare a zero nel 2017)
2) innalza dal 26 al 37 percento la detrazione per le erogazioni liberali fino a 20.000 euro (la stragrande maggioranza)
3) consente al contribuente di destinare a un partito il 2 per mille della propria imposta.

L’ interpretazione universale è che, dal 2017, i partiti non prenderanno più un euro dallo Stato, e dovranno sopravvivere solo con contributi privati. Questa interpretazione è falsa: vediamo perché.

Quanto riceveranno ora i partiti?

La prima cosa da notare è che i soldi ricevuti dai partiti attraverso il 2 per mille non sono un regalo deciso da privati: sono a carico di tutti i contribuenti. Il motivo è che il 2 per mille è di fatto una detrazione al 100 percento dall’imposta dovuta. Se lo stato raccoglieva 10.000 euro in tasse per pagare sanità e pensioni, e ora un contribuente destina 1 euro a un partito attraverso il 2 per mille, tutti i contribuenti nel loro complesso dovranno pagare 1 euro di tasse in più per continuare a pagare pensioni e sanità.

L’ art. 12, comma 12 della legge autorizza una spesa massima per il 2 per mille ai partiti pari a 45 milioni dal 2017. E’ plausibile che venga toccato questo tetto? Gli iscritti totali ai partiti sono probabilmente circa 2 milioni (nel 2011 gli iscritti al PdL erano 1 milione, quelli al PD mezzo milione). Non tutti gli iscritti ai partiti pagano l’Irpef, e non tutti sceglieranno il 2 per mille. Tuttavia, dall’esperienza analoga dell’ 8 per mille sappiamo che, quando il costo è zero, una percentuale notevole dei contribuenti esercita la scelta. Una stima prudenziale suggerisce quindi che il gettito del 2 per mille potrebbe essere tra i 20 e i 30 milioni. (1)

L’ art. 11 della legge, comma 9, prevede che le detrazioni per erogazioni liberali siano di circa 16 milioni a partire dal 2016. Si noti che la legge consente di detrarre anche il 75 percento (!) delle spese per partecipazioni a scuole o corsi di formazione politica.

Nella colonna 1 della tabella sottostante assumo uno scenario prudenziale: le detrazioni saranno la metà del previsto, cioè solo 8 milioni, e il gettito del 2 per mille di 20 milioni. Il costo totale per il contribuente sarà di quasi 30 milioni.
 Nella colonna 2 assumo uno scenario intermedio: la previsione del governo sulle detrazioni, 16 milioni, è rispettata, e il gettito del 2 per mille è di 30 milioni. Il costo al contribuente è in questo caso è di circa 45 milioni.
Nella colonna 3 assumo uno scenario normale: la previsione del governo sulle detrazioni, 16 milioni, è rispettata, e il gettito del 2 per mille è di 45 milioni. Il costo al contribuente è in questo caso è di circa 60 milioni! 

Il tetto massimo del 2 per mille

C’ è poi un meccanismo molto complicato, ed egualmente insensato (e quasi certamente non compreso neanche da chi ha scritto e votato la legge). Per il comma 11 dell’ art. 11, se le detrazioni per elargizioni liberali sono inferiori a 16 milioni, la differenza verrà aggiunta al tetto di spesa per il 2 per mille. Quindi di fatto in questo caso il tetto massimo del 2 per mille può arrivare a 61 milioni invece di 45. Poiché non sappiamo come reagiranno i contribuenti alla opzione del 2 per mille, questo è un modo per assicurarsi che, se c’è molta richiesta per il 2 per mille e poche elargizioni liberali, la richiesta del 2 per mille non vada “sprecata” dal tetto di 45 milioni.

Si noti infine che le detrazioni per erogazioni liberali sono pratica comune, ed esistono già anche in Italia. Ma i partiti si sono elargiti detrazioni quasi doppie di quelle consentite, per esempio, per le erogazioni a università e centri di ricerca (che sono al 19 anzichè al 37 percento). Inoltre questa legge, senza che questo sia stato notato da nessuno, innalza l’aliquota di detraibilità già presente nella legge Monti.

(1) Secondo Wikipedia, nel 2007 il 43 percento dei contribuenti ha effettuato una scelta ed il 37 percento ha scelto la Chiesa Cattolica, anche se la percentuale di praticanti è molto inferiore; lo 0.89 percento dei contribuenti ha scelto la Chiesa Valdese, quindi presumibilmente quasi la totalità dei contribuenti valdesi. E’ quindi probabile che la quasi totalità degli iscritti sceglierebbe di destinare il 2 per mille al loro partito, visto che il costo è 0. Per prudenza, diciamo 1,7 milioni. Di questi, non tutti pagheranno l’ Irpef. Supponiamo dunque che 1,3 milioni di iscritti ai partiti paghino l’ Irpef e destinino il 2 per mille al partito. Supponiamo che 700.000 simpatizzanti non iscritti facciano lo stesso. Nel 2011 l’ imposta Irpef netta è stata di 152 miliardi, con 31,5 milioni di contribuenti. Se i 2 milioni di contribuenti che destinano il 2 per mille ai partiti hanno la stessa composizione media dell’ universo dei contribuenti, il gettito del 2 per mille sarebbe di quasi 20 milioni. Se a devolvere il 2 per mille saranno 3 milioni, il gettito sarà di circa 30 milioni.

(Questo articolo è stato modificato alle ore 21:30 di sabato 14 dicembre 2013, un’ora dopo la prima pubblicazione. La modifica riflette un’ incertezza nell’ interpretazione della legge. Questa nuova versione assume che  il decreto legge – che al momento di scrivere questo articolo non è disponibile su alcun sito ufficiale – abolisca il cofinanziamento del 50 percento delle elargizioni ai partiti. La versione precedente assumeva che il cofinanziamento sia ancora presente, e portava a una stima dei costi più alta).

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Aggiornamento del 16 settembre 2015:

http://it.ibtimes.com/finanziamento-pubblico-ai-partiti-abolito-si-ma-mica-sempre-la-sanatoria-da-45-milioni-va-avanti

Finanziamento pubblico ai partiti: abolito sì, ma mica per sempre. La sanatoria da 45 milioni va avanti

di Vittoria Patanè – 11.09.2015

L’argomento del giorno è senza dubbio il finanziamento pubblico ai partiti dopo che ieri, 9 settembre 2015, con 319 voti favorevoli e 88 contrari, la Camera dei Deputati ha approvato la legge che consente a PD, Forza Italia, Lega e via dicendo di ricevere i finanziamenti relativi al 2013 e al 2014, precedentemente bloccati a causa della decisione degli Uffici di Presidenza di Camera e Senato, che aveva stabilito di congelare l’erogazione senza l’Ok della Commissione di garanzia. Quest’ultima avrebbe infatti dovuto svolgere delle verifiche sui bilanci dei partiti, ma per carenza di personale, i controlli non sono stati effettuati.

Fino a qui sembra tutto chiaro. La confusione nasce dal fatto che, basandosi sui proclami, sulle promesse e sulle dichiarazioni dei politici, il finanziamento pubblico ai partiti dovrebbe essere stato abolito l’anno scorso, regalo d’addio del Governo Letta prima che Matteo Renzi pronunciasse il fatidico “Enrico, stai sereno”. Com’è dunque possibile che lo Stato continui a versare soldi alle casse dei partiti? Per spiegarlo occorre fare un passo indietro.

Nel novembre del 2013 il Procuratore della Corte dei Conti Raffaele De Dominicis solleva una questione di legittimità costituzionale sulle leggi approvate dal 1997 in poi, norme che hanno de facto reintrodotto il finanziamento pubblico, nonostante esso fosse stato abolito dal referendum abrogativo del 1993. Sotto accusa finiscono in particolare la legge 2/1997 che dava a ciascun contribuente la possibilità di “ destinare  una  quota  pari allo  0,4  per cento dell’imposta  sul  reddito delle persone fisiche al finanziamento dei movimenti e partiti politici”, nonché la legge n.157 del 1999 che attribuiva ai movimenti e ai partiti politici un rimborso per le spese sostenute per le campagne elettorali, reintroducendo ufficialmente lo stesso finanziamento che gli italiani avevano cancellato. Nel 2012 infine venne approvata un’ulteriore norma (la n.96) che stabiliva quali criteri i partiti dovessero rispettare per poter ricevere i soldi.

Per correre ai ripari, il Governo Letta ha approvato una legge (pubblicata in Gazzetta Ufficiale nel febbraio 2014) che abolisce, gradualmente e progressivamente, il finanziamento pubblico ai partiti. La cessazione definitiva dei fondi avverrà infatti solo nel 2017, nel frattempo la cifra destinata a ogni fazione politica si riduce di anno in anno (25% in meno nel 2014, 50% in meno nel 2015, 75% in meno nel 2016). Nello stesso ambito, ogni contribuente può decidere se versare oppure no il 2 per mille del proprio reddito pro capite soggetto all’IRPEF ad un partito.

La stessa norma infine ha istituito un’apposita Commissione con il compito di vigilare se i partiti abbiano o no i requisiti di bilancio per accedere ai finanziamenti. Senza il Sì della Commissione niente soldi. Quest’ultima però ha deciso di dimettersi e il denaro, che i partiti avrebbero dovuto ricevere nel mese di luglio, è stato bloccato.

Ma a salvare le casse di tutti è arrivato l’emendamento alla proposta di legge presentata dal deputato Sergio Boccadutri (PD) a firma di Teresa Piccione (sempre PD) che permette ai partiti di ricevere 45,5 milioni di euro per il 2013 e il 2014, in barba ai mancati controlli sui bilanci. Dopo il Sì della Camera, è atteso quello del Senato. Nel momento in cui esso arriverà (e pochi sono i dubbi che succeda il contrario) si potrà procedere all’erogazione.

Una sanatoria, o una “legge truffa”, come l’hanno definita i grillini al margine della conferenza stampa sul reddito di cittadinanza, che salva tutti e consente di guadagnare tempo fino al 2017, momento in cui il finanziamento cesserà definitivamente di esistere a meno che la fantasia degli ispiratissimi politici italiani non riesca a partorire l’ennesimo escamotage per poter ricevere soldi contro il parere dei cittadini.

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