“Topolino” è un fumetto per bambini? Assolutamente no! O meglio: è un fumetto sia per bambini che per adulti!

Il suo valore educativo e culturale è infatti molto elevato: vengono proposti dei modelli positivi, viene osservata ed analizzata la società, vengono trasmesse molte nozioni (anche di tipo scientifico), viene utilizzata in modo superlativo la lingua italiana, sia come coniugazione dei verbi che come ricchezza lessicale. Il fumetto “Topolino” (una produzione esclusivamente italiana) è davvero eccezionale, ecco perchè ne consigliamo la lettura… anche agli adulti!!!

Vedi l’articolo “L’italiano strapazzato: gli italiani e la lingua italiana

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http://www.ilpost.it/2013/05/21/topolino-3000/

Intorno a Topolino

di GIOVANNI ZAGNI – 21 maggio 2013

Com’è fatta la redazione, come nasce una storia e molto altro sul settimanale di cui domani esce il numero 3000 (e che esiste, così com’è, soltanto in Italia)

[…] Un’altra cosa che si impara presto, chiacchierando con redattori e sceneggiatori, è quanto Topolino sia legato specificamente all’Italia: molto più di quanto lascerebbe immaginare il fatto che la Disney sia notoriamente una società americana. Non solo Topolino è un prodotto interamente italiano: è un prodotto solamente italiano. In nessun paese del mondo, Stati Uniti compresi, si produce una pubblicazione che ogni settimana propone storie originali dei cosiddetti standard characters: Paperino, Topolino, Zio Paperone, Qui Quo Qua e tutti i personaggi canonici dell’universo Disney.

Il numero 3000 del settimanale, che sarà in edicola da mercoledì 22 maggio (costa 2 euro e 40), è dedicato proprio ai personaggi: molti dei quali sono nati in Italia, inventati da grandi nomi della scuola disneyana italiana […] (una lista completa è stata curata nel grosso volume, uscito pochi mesi fa, I Disney italiani).

Altri personaggi non sono nati in Italia, ma la creazione della loro storia e delle loro caratteristiche principali è avvenuta qui. […]

La redazione di Milano […] è uno dei due poli creativi dei personaggi Disney in Europa, e certamente il principale. L’altro è a Copenhagen, in Danimarca e si rivolge soprattutto al mercato dei paesi nordici, con alcune differenze nel disegno e nelle storie dei personaggi. Secondo la direttrice Valentina De Poli, il 60-70 per cento della produzione italiana circola nel mondo, dal resto dell’Europa alla Cina e al Brasile.

Topolino, in Italia, è nato come un settimanale: uscì per la prima volta a Natale del 1932 […].

L’originalità della sezione italiana si vide già dai primi numeri – nel numero 7 uscì L’inferno di Topolino, una delle più celebri storie di sempre, che prendeva spunto dall’Inferno di Dante Alighieri – ma quello che contraddistingue il Topolino italiano è la frequenza settimanale delle uscite (ricominciata nel giugno 1960, con il numero 236, perché dal 1949 al 1960 fu prima mensile e poi quindicinale) e il suo carattere di rivista e non solo di albo a fumetti.

Questo significa che oltre alle storie (attualmente cinque storie originali a settimana) Topolino ha una serie di spazi dedicati a giochi, rubriche fisse o interviste. Negli altri paesi, invece, le storie dei personaggi Disney escono normalmente in albi, ovvero in pubblicazioni che raccolgono solo storie senza una parte redazionale. […]

L’attuale direttore responsabile, Valentina De Poli, dice che la parte redazionale, la parte “rivista” di Topolino, è fondamentale per seguire l’evoluzione della società. Uno sforzo che si vede anche nelle storie: soltanto nel numero 3000 di Topolino compaiono un tablet, una videochiamata di Quo e Qua con Qui che è in Alaska per una borsa di studio, una storia in cui si parla di agricoltura a chilometri zero, DVD, musica scaricata da Internet, ed è evidente che il cellulare di Topolino è uno smartphone.

[…]

Le scelte linguistiche e culturali
Nel numero 3000 compaiono le parole: “giroscopio” (nella prima vignetta), “lardellati”, “pusillanime”, “annichilente”, “ghiottonerie”, “scriteriato”, “ionosfera”, oltre all’etimologia di “no” (a pagina 58). Parole che possono risultare impegnative per il lettore tipo di Topolino, che malgrado l’ampio e affezionato pubblico adulto è un bambino tra gli otto e i dodici anni. Di questa ricchezza lessicale la redazione va fiera: in una storia recente, Il mago delle parole, compare il comico e scrittore Alessandro Bergonzoni, e un evento centrato sulle parole è stato curato da Topolino al Salone del Libro di Torino dello scorso anno.

D’altra parte i bambini di oggi fanno esperienza quotidiana di molte altre storie narrativamente articolate e per certi versi “adulte”, come i telefilm o i cartoni animati come i Simpson. Anche per questo il direttore De Poli dice che Topolino è oggi, più che in passato, una lettura complessa. «Non bisogna aver paura a tenere alto il livello».

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www.topolino.it

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www.papersera.net

Benvenuti al Papersera, il giornale (a periodicità assolutamente variabile!) che si occupa di tutto quanto riguarda il mondo dei fumetti Disney: dai contenuti delle pubblicazioni in Italia (grazie al progetto I.N.D.U.C.K.S.), alla presentazione di articoli di approfondimento e di critica Disneyana, alla segnalazione di eventi di particolare interesse per tutti gli appassionati di fumetto Disney!

Il sito, nato il 10 Settembre 2003, nacque per “coprire” la mancanza in rete di siti che si occupassero in maniera approfondita della critica del fumetto disneyano: l’Italia è sempre stato un paese all’avanguardia in questo campo, infatti innumerevoli sono gli esperti di fumetto Disney riconosciuti in tutto il mondo e che hanno anche pubblicato libri di successo sul tema, ma di siti espressamente dedicati alla critica del fumetto Disney non ve ne erano… […]

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topolinolosapeviche.blogspot.it

“Il blog di Topolino libretto, un blog di un collezionista per collezionisti e non solo. Appassionati, amici, lettori accaniti o nuovi alle prime armi, siete invitati tutti a dire la vostra sul giornalino più amato dagli italiani.”

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Libro “Topolino e il fumetto Disney italiano” di Andrea Tosti

Topi e paperi – in maschera – hanno raccontato vizi e virtù degli italiani. Topolino ha attraversato gli ultimi settant’anni di storia del Belpaese, dal conflitto mondiale passando per la guerra fredda, fino alla crisi economica. I personaggi Disney sono diventati, in Italia, parte delle nostre famiglie, compagni di banco: intere generazioni sono cresciute leggendo le avventure di questi eroi di carta. Educazione, divertimento e satira, questa è stata la chiave di successo della multinazionale dell’intrattenimento. Esiste oggi ancora questo stretto rapporto fra il fumetto Disney e l’Italia contemporanea? È ancora capace di raccontare la Storia? Ha senso la sua esistenza? Andrea Tosti cerca di rispondere alle domande con uno studio sulla scuola di comics più famosa al mondo: un excursus storico e sociologico per appassionati o semplici lettori.

Libro “L’avventurosa storia del fumetto italiano. QUarant’anni di fumetti nelle voci dei protagonisti” di Renato Genovese

 L’avventurosa storia del fumetto italiano è raccontata per la prima volta in presa diretta da uno dei suoi protagonisti. Un viaggio sentimentale che è anche un tributo alla genialità di artisti in grado, con i loro personaggi, di lasciare un segno quantomai incisivo sulla nostra contemporaneità. Ecco, allora, che nel libro di Genovese il “Corriere dei Piccoli” passa la parola a “Fumo di China” o a “Linus” mentre, in una girandola di passione, l’oscuro Diabolik dialoga tranquillamente con il leggendario Tex e la favolosa Valentina può essere sorpresa a passeggiare mano nella mano insieme all’imprevedibile Corto Maltese. Così, striscia dopo striscia, gli autori più importanti e gli indimenticabili characters dei fumettisti italiani si danno appuntamento tra le pagine di questo libro: non semplice cronaca, ma autentici racconti di vita vissuta all’insegna della letteratura disegnata.

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Aggiornamento del 25 dicembre 2014:

http://www.corriere.it/cultura/14_gennaio_20/cosi-scoprimmo-topolino-italiano-ca3c6fce-81b8-11e3-8a88-1094d7bd0d52.shtml

Così scoprimmo il Topolino italiano

Nel ‘68 la rivelazione a Canzonissima: disegnato da noi il 60% delle storie del personaggio Disney

La scoperta avvenne un sabato sera del ‘68. Quando milioni di italiani incollati davanti alla tv per seguire «Canzonissima» condotta da Mina e Walter Chiari si trovarono di fronte un signore che aveva reso felici diverse generazioni di ragazzini. Il tipo in questione si chiamava Mario Gentilini, storico direttore di Topolino, che, di fronte a una platea sterminata di telespettatori, svelò un segreto orfico a conoscenza di un gruppo ristrettissimo di adepti del fumetto: Topolino è italiano! O meglio, Topolino è molto più italiano che americano. Il 60 per cento delle tavole dei personaggi Disney, già nel 1968, era prodotto nel Belpaese. Negli anni successivi si arriva al 75 per cento. Nel 2009 le pagine tricolori, tra novità e ristampe, arrivano a 41 mila. Ma torniamo, per un momento, a quel sabato sera. Alle spalle di Gentilini si alternavano due giovani disegnatori che nel giro di 30 secondi tratteggiarono un Topolino e un Paperino che si stringevano la mano. Erano Romano Scarpa e Giovan Battista Carpi, due giganti del fumetto italiano.

È la grande epopea dei Disney italiani. Una storia sommersa, nascosta, di tanti grandi autori e disegnatori il cui nome è rimasto celato per anni come l’ostia nel tabernacolo, perché Walt Disney amava essere ritenuto l’unico padre delle sue creature. Generazioni sott’acqua. Da Carpi a Scarpa, da Luciano Bottaro a Pier Lorenzo De Vita, da Giuseppe Perego a Giulio Chierchini, da Luciano Capitano a Sergio Asteriti. Per arrivare ai giorni nostri con Giorgio Cavazzano e Massimo De Vita. Fu solo dopo la morte di Disney (nel 1966) che cominciò lentamente a circolare l’identità dei talenti nascosti. Per un motivo molto banale: tra i milioni di lettori adolescenti del pianeta, serpeggiava la paura che con la scomparsa del fondatore sparissero anche topi e paperi. Meglio rassicurarli. Non c’era solo Walt a creare storie paperomorfe. Il movimento era globale e l’Italia faceva la parte del leone.

Un’avventura cominciata 82 anni fa, nel 1932, quando il sorcio disneyano sbarcò dagli Stati Uniti per essere pubblicato dall’editore fiorentino Nerbini e passare poi nel 1935 a Mondadori, nel 1988 alla Walt Disney Italia e nel settembre del 2013 alla Panini. Solo per capire la portata della mano italiana nella storia di topi e paperi, è sufficiente ricordare che nel 1949 debutta la prima delle famose parodie disneyane, «L’inferno di Topolino», trasposizione in chiave umoristica della Divina Commedia, con Topolino nei panni di Dante e Pippo in quelli di Virgilio. È il capolavoro di Guido Martina e Angelo Bioletto. Accanto alle solite nuvolette che accompagnano le storie Disney, Martina ha tratteggiato una sua personalissima Divina Commedia fatta di terzine incatenate. Un’operazione a metà tra Derrida e la goliardia universitaria. C’è un testo principale con le nuvolette e un controcanto di rime serpeggianti per tutta l’avventura che smontano, deridono, invertono il senso della storia a fumetti. Topolino-Dante e Pippo-Virgilio vagano per un Inferno a cavallo tra Gustave Doré e un film di Luis Buñuel. Lo sberleffo letterario diventa operazione grafica e testuale. Schiaffi, frizzi e lazzi. Che si dipanano nella lunga serie delle parodie disneyane, tutte di matrice italiana: da «Paperodissea» a «Paperiade», da «Paperino e il Canto di Natale» a «Dracula di Bram Topker», dai «Promessi Paperi» alle «Avventure di Top Sawyer».

Sarà una palestra formidabile anche per il Topolino libretto perché traccia la cosiddetta strada italiana al mondo Disney: decontestualizzare i personaggi lasciando inalterati i loro caratteri. Paperino sarà sempre Paperino con la sua iracondia, la dose equina di jella, la gelosia verso Gastone. Ma intanto porterà il suo temperamento fuori da Paperopoli, in universi diversi, e soprattutto il suo carattere stravolgerà quello del nuovo personaggio storico, letterario o di cronaca che dovrà incarnare. È il sigillo tricolore di Topolino e soci.

20 gennaio 2014

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Aggiornamento del 31 dicembre 2014:

http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com/2014/12/28/anno-2014-non-una-parola-sulla-chiusura-del-muf/

ANNO 2014: NON UNA PAROLA SULLA CHIUSURA DEL MUF

28 dicembre 2014

[…] Discutendo anche oggi con vari operatori del Fumetto, a più riprese, cosa facile tramite chat e gruppi di conversazione in rete, più di uno si stupiva della singolare situazione. Non una parola è giunta da parte delle autorità lucchesi, non un comunicato stampa o anche un semplice “Arrivederci e grazie, abbiamo scherzato.” […] Cosa ne è stato e ne sarà delle decine di migliaia di pezzi: tavole originali, libri, riviste, copertine, blocchi di patinate, pellicole per stampa offset,Sunday pages, annate rilegate di giornali rari e altro, conferiti dagli appassionati? E cosa ne sarà dei fondi collezionistici di chi, speranzoso, aveva visto in questa istituzione un luogo ideale per conservare quanto raccolto in una vita di collezionismo nel tentativo di salvare una serie di materiali alla distruzione? […] E, soprattutto, perché nel settore (dei Fumetti) non si alza nessuna voce di sdegno, o quantomeno di allarme da parte di chi ama questo tipo di arte figurativo-narrativa? […]

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