Abbiamo già parlato molte volte del fatto che l””industria del turismo” italiana ha ampissimi margini di miglioramento. Questo per dirla in modo dolce, detta in modo più realistico si può affermare che il turismo in Italia (tranne un paio di eccezioni, ovvero la riviera romagnola in Emilia Romagna ed il Trentino Alto Adige) sia organizzato e gestito piuttosto male…

Parliamo invece ora delle vacanze degli italiani.

Dando una rapida occhiata alle ultime due indagini pubblicate dalla società Trademark Italia, ho trovato la situazione piuttosto deprimente.

La mia personale, probabilmente  un po’ di nicchia, concezione di viaggio è: andare a scoprire un territorio, parlare con le persone che vi abitano, imparare cose nuove, entrare a contatto con la realtà e le eventuali problematiche locali. Se non si viaggia così, dal mio punto di vista non si può nemmeno considerare un “viaggio”, ma soltanto uno “spostamento” verso un altro luogo per fare la stessa vita che si fa a casa (ad eccezione del fatto di andare a lavorare naturalmente), un modo per spegnere il cervello e non imparare nulla di nuovo. Vale la pena andare in vacanza soltanto per NON FARE NULLA e per NON PENSARE A NULLA? Dal mio punto di vista NO…

A questo proposito, ho raccontato una mia recente esperienza nell’articolo “La Sicilia che non ti aspetti“.

Sono giustificabili, ma comunque deprimenti, i risultati che indicano che gli italiani non vanno all’estero perchè  non sanno comunicare in inglese, che vanno sempre nelle stesse mete conosciute, che non hanno voglia di esplorare nemmeno l’Italia, che scelgono la località in base al mare e alle spiagge, che quando vanno all’estero (questa è una mia constatazione) vanno a rinchiudersi nei villaggi turistici, ovvero in bolle di realtà artificiale, come nel film “The Truman show“: Mar Rosso, Caraibi, Seychelles, Maldive, Kenya eccetera eccetera. Si arriva là, ci si spalma su una bella spiaggia, si mangia nei ristorantini per turisti ed in genere non si impara un bel niente. Ci hanno costretti a sognare tutti lo stesso sogno: mare azzurro e spiaggia bianca. Fine. Come nel film “The Beach” (che consiglio naturalmente di vedere):

« Io credo ancora nel Paradiso, ma almeno ora so che non è un posto da cercare fuori: perché non è dove vai, lo trovi dentro, quando senti per un momento nella tua vita di far parte di qualcosa… e se lo trovi, quel momento… dura per sempre »

Ecco a me quando dicono “c’era un mare bellissimo e delle spiagge splendide” mi viene l’orticaria! Va bene il mare e la spiaggia, ma a parte quello, cosa visitate, quanto esplorate nei luoghi in cui andate in vacanza? Se solo ne avessi le possibilità economiche, io me andrei a visitare città e Stati moderni, in Germania, Francia, nord Europa, per vedere com’è la vita là, come vengono accolti i turisti e quali servizi vengono loro offerti, per poi fare il confronto con quello che invece vivo e mi ritrovo qui in Italia. Cosa posso imparare da un viaggio in mezzo al deserto o in un paese sottosviluppato? Certo può essere un’esperienza da fare, ma forse più che del gap tra noi ed i paesi sottosviluppati (che è pur importante, ma che non dipende da noi!) sarebbe più utile rendersi conto del gap tra noi ed i paesi che sono più moderni ed avanzati, sia economicamente che culturalmente!!

Detto questo, auguro buone vacanze a tutti.

L.D.

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INDAGINE TRADEMARK 2012 – DOVE VANNO IN VACANZA GLI ITALIANI (pdf)

“[…] Non è ancora pronta la fotografia del Paese scattata dal nuovo censimento, ma possiamo dare per certo il dato 2010: il 45,2 per cento della popolazione tra i 25 e i 64 anni di età è scarsamente scolarizzata, si è fermata alla licenza di scuola media. Deduzione: se non sai dove stanno le città, se non hai una cultura geografica, se non parli le lingue straniere, probabilmente non hai neppure voglia di esplorare, visitare l’ignoto, fare ricerca artistica e culturale. Se non hai studiato, non sai la geografia, non conosci l’inglese, il francese o il tedesco è molto probabile che tu non abbia voglia di viaggi internazionali. La sociologia consente di anticipare che non avere studiato e non conoscere lingue e geografia è positivo per il turismo nazionale. Nel 2012 più turisti italiani restano in Italia. Soprattutto la lingua inglese, essenziale per viaggiare, ordinare la colazione e non sentirsi emigranti, non fa parte del bagaglio culturale di 8 italiani su 10. Questa è la principale ragione per la quale gli italiani evitano i paesi stranieri o vanno all’estero viaggiando in gruppo, con guida e interprete. Ma questo non è tutto, perché circa la metà dei connazionali non sa distinguere tra Lunigiana e Maremma, tra Cilento e Salento, tra Calabria e Basilicata, tra Carnia e Brianza, così anche parte delle bellezze territoriali e paesaggistiche perdono identità. In sintesi, gli italiani non sono “strutturati” per viaggiare alla ricerca delle meraviglie del pianeta, non volano lontano in modo autonomo e indipendente, temono i modelli alimentari diversi dai loro, non vanno all’estero e non vanno nemmeno alla scoperta dell’Italia. E poi, non è questo l’anno giusto per sperimentare o per andare dove noti capiscono; meglio restare in patria per ragioni economiche, per risparmiare, anche se, riflettendo un po’, le vacanze di alta stagione in Italia costano il doppio di quelle greche, spagnole, turche o croate. E’ normale, visto che la metà degli italiani fa vacanze nelle due settimane centrali di agosto e quindi … quello è il momento dei supplementi e dei sovraprezzi. […]

• si riducono le escursioni d’arte, cultura e religione ma non quelle enogastronomiche […]

• tra quelle vicine, le preferite sono quelle attrezzate e collaudate che garantiscono un’organizzazione turistica efficiente, senza sorprese.

[…] Si stimava che una ventina di milioni di italiani fossero influenzati, nelle scelte di vacanza, dal piccolo schermo, dalla popolarità televisiva di certi territori, dal gossip e dalla tv di costume. Si riteneva che con l’arrivo di internet altrettanti italiani venissero incantati dai siti web. Approfondendo l’indagine si scopre che nel 2012 probabilmente 2/3 del totale dei turisti italiani, chiamiamoli domestic, cercano riferimenti più solidi, più aggiornati a proposito di qualità, di onestà dell’offerta, di semplicità dei rapporti ospitali e di italianità “a tavola” parlandone con amici e parenti. La decisione sulla scelta della destinazione di vacanza – lo dice il campione interpellato da Ipsos – solo nel 7,1% dei casi avviene attraverso internet […].

Fondamentali elementi di scelta sono quelli classici: il sole e il mare (la balneazione), il tipo di costa preferito (sabbia o scoglio), l’accessibilità (distanza, sforzi e fatica per raggiungere la spiaggia), infine la durata del viaggio e la sicurezza del ritorno a casa. […]”

INDAGINE TRADEMARK 2013 – DOVE VANNO IN VACANZA GLI ITALIANI (pdf)

 

“[…] La 22a indagine realizzata da Trademark Italia rivela

un’Italia “avvitata” su se stessa, diffidente, decisa a risparmiare,

a ridurre i budget di spesa, a contrarre le giornate di vacanza

e a tagliare le spese. […]”

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Da 25 anni, Trademark Italia è societa leader al servizio del turismo e dell’industria dell’ospitalità con consulenze specialistiche, manuali operativi e osservatori della domanda.

L’esperienza acquisita in questi anni è vastissima: dalla partecipazione a tender internazionali alla realizzazione di alberghi e villaggi turistici, dalla teoria di marketing ai master plan più ambiziosi, dal rilancio di piccoli ristoranti alla “rivoluzione” manageriale in grandi alberghi.

L’esperienza ci ha insegnato a non dare niente per scontato: il “Pianeta Turismo”, infatti, muta continuamente, i comportamenti dei turisti ed in generale dei viaggiatori si evolvono sempre più rapidamente.

E noi abbiamo imparato a leggerli, anticipando le tendenze e analizzando le contingenze. Abbiamo aiutato i nostri clienti ad identificare le loro esigenze, a risolvere i problemi, a raggiungere successi di gestione e consolidarli.

In 25 anni Trademark Italia è cresciuta insieme a loro, fino a diventare la società leader in Italia nella consulenza e nel marketing per il turismo e l’ospitalità.

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