No, in realtà non è vero: il somaro non è assolutamente un animale stupido, anzi noi difendiamo orgogliosamente la specie asinina (vedi “Il primo raglio“)!!! Bisognerebbe trovare un altro animale per definire l’incapacità dell’italiano medio di comportarsi in modo intelligente ed altruistico (per qualche curiosità sui modi di dire legati agli animali, rimandiamo ad una pagina carina e divertente: “BESTIE, BESTIACCE E BESTIOLINE” – www.scudit.net). Qual è l’animale che ci somiglia di più?

L.D.

 

http://machedavvero.blogspot.it/2013/04/via-dallitalia-per-sentire-la-rabbia-e.html?m=1

Via dall’Italia, per sentire la rabbia ed imparare a fare

Questa volta tornare è stato più difficile. A Roma il cielo era azzurro pastello, l’aria profumava di sole, i prati erano coperti di margherite. Sono andata a fare l’aperitivo con le amiche guidando con la musica, il finestrino abbassato e quella luce arancione che fa brillare gli alberi del lungo Tevere, ed è una sensazione unica al mondo. Porpi ha sostituito il colorito giallino tipico dei bambini inglesi con due belle guance rosse. Ci siamo – tutti – scofanati etti di pasta e verdure, arrosti delle nonne e pizze appena sfornate. Abbiamo colto fiori, messo le maniche corte. Sembrava un altro pianeta, di una bellezza sconfinata e incredibilmente lontana dal fascino insalubre di Londra. Eppure, è proprio quando noti la meraviglia e i doni che la natura e la storia hanno concesso al tuo Paese, che ti sale una rabbia infinita per quello che potrebbe essere, e non è. L’altro giorno ho linkato su Facebook questo articolo ed è iniziata una piccola discussione con alcune amiche.

Lo sostengo anche io, che bisognerebbe andare via dall’Italia, ma non per abbandonare il Paese a sé stesso, piuttosto per tornarci con occhi nuovi. Spirito nuovo. Con la consapevolezza di cosa sia il senso civico, il rispetto della comunità, l’interesse per ciò che si condivide ogni giorno.

Si dice spesso che chi emigra sia più propenso a ‘sputare nel piatto dove ha mangiato’, quando si tratta di Italia, ma il discorso è diverso. Non è disprezzo ma rabbia, perché abitando nei Paesi del Nord, dove le cose funzionano, la meritocrazia esiste, i soldi circolano e la gente vive bene, ti rendi conto che l’Italia è una nazione che potrebbe essere prima al mondo come qualità della vita, perché davvero non le manca nulla – posizione geografica, clima, natura, cultura, cibo, tradizioni, arte – e invece è impantanata, corrotta, rovinata (in fondo alla classifica europea per la qualità della vita dei bambini, tra le altre cose).
Sembra che i suoi cittadini non la rispettino.
E ora non venitemi a dire che l’Italia è fatta di tante brave persone oneste, che si fanno il culo dalla mattina alla sera per mandare avanti la baracca a dispetto di tutto, perché lo so e io credo molto in queste persone perché ne conosco davvero tante, come immagino anche voi. E’ solo che credo che siano in minoranza, e che il non-Governo che ci ritroviamo sia lo specchio degli italiani medi.
Quelli che si girano dall’altra parte. Quelli che alzano le spalle pensando che le cose non potranno mai cambiare.
Quelli che raccomandano il nipote, o assumono la figlia dell’amico.
Quelli che ‘tanto lo fanno tutti’.
Quelli che vabbè, ormai.
Quelli che mettiti un attimo in doppia fila.
Quelli che pensano a come fregare il prossimo, anche nelle piccole cose.
Figuriamoci, anche io che mi ritengo una persona onesta, qui in fila a Londra alle Poste la prima cosa che mi è venuta in mente è ‘adesso come la posso saltare, sta fila?’. Mi sono sentita scema, ve lo dico.
Forse è nel DNA italiano, che vi devo dire.
E quest’approssimazione, questo piccolo menefreghismo verso il prossimo e la presunzione di poter aggirare le regole, sono poi i vizi che ritroviamo in modo macroscopico nel nostro Governo.
Qui le regole le rispettano.
La fila nessuno la salta.
Paga quello che sai fare e non chi conosci.
Le cose di tutti – il verde, la città, gli spazi per bambini – nessuno le rovina perché tutti vogliono goderne.
L’onestà è un valore: un Ministro si è dimesso perché non ha pagato una multa.Poi ci sono mille cose che NON funzionano, e il rovescio della medaglia è un’ipocrisia diffusa e un rispetto delle regole talvolta eccessivo, tipo che se provi ad attraversare sulle strisce si fermano subito per farti passare, ma se attraversi fuori dalle strisce ti stirano tranquillamente.Non voglio tessere le lodi dell’Inghilterra perché non è la mia Patria ed è un Paese che ha i suoi bei difetti anche lui. Ma mi fa notare la differenza.
Soprattutto: mi sta insegnando la civiltà.
Una cosa che nel mio Paese non avevo imparato. Parlavo con un’amica l’altro giorno, che non tornava in Italia da un po’, e mi ha detto: ‘sono stata al parco ed era tutto sporco per terra, sono stata al museo e mi sgomitavano tutti davanti per prendere il biglietto prima di me, dovevo fare un documento e mi hanno rimbalzato per tre uffici e non ho combinato niente in una giornata. Sì, bello il clima, ma non funziona niente!’E’ una tristezza infinita, quella che provi quando vivi all’estero guardando il tuo Paese. E poi, a tornarci, noti mille cose che potrebbero essere migliorate con poco.
Il giardino lasciato in stato di abbandono al centro di Roma, dove invece di correre i bambini dormono i barboni in pieno giorno.
La pulizia della città, che finisce con la nettezza urbana ma parte dal rispetto dei cittadini.
Lo stato di degrado di certe meraviglie storiche.Ecco, la cultura è una di quelle cose su cui l’Italia dovrebbe campare, e che invece tentenna.
Ho letto che tutti i Musei Pubblici Italiani guadagnano meno del Louvre, ma vi sembra normale? Se fossero promossi come si deve, sai le casse italiane come tornerebbero floride? Un’ultima chicca: qui a Londra stanno facendo una mostra su Pompei.
Sì, Pompei in Campania.
Certo, avranno preso in prestito reperti dai musei campani ma non hanno certo a disposizione la città di Pompei.
Eppure la stanno promuovendo coi CONTROCOGLIONI, e l’hanno curata in modo interessante e intrigante, tanto che abbiamo chiamato (noi, italiani!) per visitarla e non hanno posto fino a Maggio.
Qui potete vedere addirittura il trailer della mostra. Sembra una cosa fichissima. Sembra un thriller. Ecco qualcosa che avvicina anche i ragazzi alla cultura. Per dire, c’è anche l’hashtag della mostra: #PompeiiExhibition
Pensate che i musei campani che fino a ieri ospitavano quei reperti abbiano mai lontanamente pensato di fare qualcosa di simile.
Quanto scommettiamo che la mostra su Pompei di quest’anno guadagnerà più soldi della vera Pompei?
E non è assurdo?
E noi, non potremmo fare lo stesso cinquanta volte l’anno, con tutta la cultura che abbiamo da raccontare ai turisti e agli stessi italiani? (Non ci sono fondi, certo. Ma se non fai cose del genere i fondi continuerai a non averli mai, caro Ministero.)E non vale la pena, se hai vent’anni, o trenta, o quaranta, cazzo, andare via dall’Italia solo per imparare questo: come si fanno le cose, e poi tornare nel tuo Paese a farle?

Lo so, è un post retorico e pieno di cose già dette e già sentite, che non fa che mettere il dito nella piaga. Ma sentivo il bisogno di queste riflessioni, perché più vivo qui, in questo Paese di merda, freddo, piovoso e battuto dai venti, dove mangiano di schifo e hanno la pelle fosforescente, più penso che forse è un posto migliore dove vivere rispetto alla mia bellissima e adorata Patria, con il sole e i profumi mediterranei, con le stagioni e il mare, con le persone aperte e generose.
E la rabbia.
Non sapete la rabbia.

Sogno un Governo di persone che hanno viaggiato per imparare, e che tornano per migliorare.
Perché amano l’Italia più di qualsiasi altra cosa, e sanno cosa può diventare.

Ma poi, l’Italia, quanto sopravviverebbe agli italiani?

Wonderland – 15 aprile 2013

Per chi volesse andare a curiosare, questo è il link alla mostra, presso il British Museum- “LIFE AND DEATH – POMPEII AND HERCULANEUM“:

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Aggiornamento del 10 gennaio 2014:

Anche la BBC riesce a guadagnare grazie a Pompei, con un documentario basato proprio sulla mostra del British, mentre la RAI non fa nulla, mentre Pompei viene lasciata morire nuovamente, stavolta non sotto un mucchio di ceneri, ma soltanto a causa delle nostre incapacità…

Il coraggio di Pompei

La programmazione del documentario su Pompei del British Museum

[…] Mi aspettavo una qualche mega produzione, stile i grandi documentari della Bbc che da anni compriamo e vediamo in Italia. Invece no. Pompei è un documentario, direi, minimalista. Le persone che si alternano a parlare sono otto. Nessuna ricostruzione spettacolare. Nessun 3D. Nemmeno un minuto girato nei siti archeologici. Appena qualche istante per far vedere l’eruzione del vesuvio e la nuvola di cenere che si abbatte sulla città. Per il resto, solo una gradevole passeggiata attraverso la mostra allestita dal British Museum con i pezzi messi a disposizione dai musei italiani. Tanti pezzi, tutti molto belli, ma dei quali agli spettatori viene presentata solo una piccolissima parte.

Davanti a questi reperti gli otto personaggi dialogano tra loro, rigorosamente in coppia.

Dunque, la lezione numero uno è che per fare un buon prodotto non c’è poi bisogno di una produzione faraonica. Certo, c’erano come base, solidissima, la mostra e i suoi reperti. Certo, il film non è stato girato con quattro soldi e si vede. le interviste non sono realizzate al volo, ma lungamente studiate. le riprese perfette. Ma su questo è stato aggiunto solo, diciamo così, il fattore umano, la presenza di persone capaci di interpretare quel che si vede e raccontarlo bene.

La lezione numero due è sul modo in cui queste persone interagiscono tra loro. Ci sono due conduttori, un uomo e una donna, Peter Snow e Bettany Hughes, che hanno stili diversi, ma anche molto in comune: loro non spiegano mai. Sono le persone con le quali interagiscono, l’archeologo o il direttore del museo, a fare la parte del leone. Loro pongono domande, interrompono, dettano il tempo, ma di scienza non parlano quasi mai. Sono l’uomo comune davanti allo scienziato.

Terza lezione: tutti sorridono e sono molto naturali nel muoversi. Nessun cameratismo, nessun ammiccamento, ma molta scioltezza.Parlata svelta, da colloquio informale e non da lezione scolastica o tribuna politica.

La quarta lezione è più difficile da valutare quanto sia positiva. Se prima di vedere il documentario non sapevi nulla di Pompei ed Ercolano, probabilmente di quello che viene detto nel film capisci ben poco. Non c’è nessuna mappa geografica, se non una che passa rapidamente, che dica dove sono e come erano le due città. Nessuna freccia del tempo che ci faccia capire dove si collochi la vicenda rispetto alla lunga storia romane, e così via. Questo evita ogni tono didascalico, ma certamente può frastornare chi arrivi del tutto impreparato.

La quinta lezione, è che il film non finisce con il film: c’è una app per tablet che consente di accedere ai reperti della mostra, c’è molto materiale sul sito del museo, sia sulla mostra che sulla realizzazione del documentario, compreso qualche video di backstage assai interessante, come questo in cui il cuoco italiano Giorgio Locatelli realizza un pane simile a quello ritrovato a Pompei.

Ultima lezione: l’idea è semplice e anche facile da copiare. per il momento, che io sappia, nessun sito archeologico italiano, nessun museo ha finora prodotto niente di simile. Certo, per Londra la grande esposizione su Pompei ed Ercolano è stata un evento e questo aiuta a stimolare la fantasia per sfruttarla al meglio e in ogni modo. Ma basta guardarsi attorno per trovare infinite occasioni per realizzare progetti simili.

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Aggiornamento dell’11 febbraio 2014:

Dall’estero vengono ad investire nel nostro patrimonio culturale, mentre noi stiamo qui ad aspettare che marcisca…

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-02-21/mecenate-packard-salvato-antica-064028.shtml?uuid=AabwY1uE

Il mecenate che ha salvato Ercolano

F.Pr. – 21 febbraio 2012

Sedici chilometri da Pompei, stessa Soprintendenza ma altra musica nella conservazione e negli interventi di restauro: l’antica Ercolano è oggetto di studio come best practice nella gestione delle aree archeologiche. Merito di un mecenate: David W. Packard, figlio del cofondatore del colosso dell’informatica Hp […]. Per l’antica città ha investito 16 milioni in dieci anni, partnership che si appresta a rinnovare. […] I risultati dal 2001 a oggi sono evidenti: due terzi dell’area sono visitabili, compreso il decumano massimo che ospita un percorso multisensoriale adatto ai disabili. Le coperture degli edifici nell’80% dei casi sono state riparate o sostituite, così come è stata restaurata la rete fognaria antica per gestire la dispersione delle acque meteoriche, prima causa di degrado e potenziali crolli. […]

 

 

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