1) LO STATO DEVE PAGARE LE IMPRESE

Verrebbe da dire ITALIA CANAGLIA: un’Italia nella quale serve addirittura un decreto per pagare i propri debiti, un decreto che è stato scritto in modo troppo complesso e che comunque non è stato ancora approvato… (vedi l’articolo La crisi continua a mordere, ma troppo spesso il disagio si trasforma in suicidio…“).

http://economia.panorama.it/aziende/pagamenti-Pa-decreto-Confapi

Decreto pagamenti, i motivi dello scontento delle imprese

Per il presidente di Confapi Maurizio Casasco troppi tecnicismi per un provvedimento che doveva essere già approvato

4-04-2013 – di Giuseppe Cordasco

“Il Paese sta fallendo, e la questione ormai non è prendere un giorno in più per riscrivere un decreto, visto che è da anni che conviviamo con questo problema: l’unica soluzione possibile è pagare”. E’ un vero e proprio appello disperato quello che lancia Maurizio Casasco, presidente di Confapi, associazione che raggruppa circa 120mila piccole e medie aziende, che occupano 1,5 milioni di dipendenti. Nelle sue parole si alternano i riferimenti al provvedimento legislativo che doveva finalmente sbloccare 40 miliardi di pagamenti arretrati e che invece è slittato, e descrizioni allarmate di una situazione economica del Paese ormai sull’orlo del precipizio. “Io vengo da Brescia, e in questa zona del Paese ormai falliscono tre aziende al giorno – dice Casasco -. È questo lo scenario con cui bisognerebbe fare i conti. E invece si perde tempo con un decreto di cui non ci sarebbe stato bisogno, perché in un Paese normale i debiti si pagano per una questione d’onore, a maggior ragione se il debitore è lo Stato”. […]

2) VEDIAMO ORA QUALI SAREBBERO LE RIFORME PIU’ URGENTI, CHE CHIAMIAMO IRONICAMENTE “SALVA-GREPPIA” POICHE’ SONO QUELLE CHE POSSONO CONSENTIRE DI SALVARE L’ECONOMIA ITALIANA E LE NOSTRE ATTUALI CONDIZIONI DI BENESSERE ECONOMICO… PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI…

Molto interessante è l’intervista a Davide Serra fatta da Sebastiano Barisoni nella puntata del 25 marzo scorso di Focus Economia. Serra afferma che “al mercato non interessa CHI COMANDA ma solo COSA SI FA”. Con tale premessa, snocciola con semplicità le principali problematiche che stanno bloccando e sfavorendo gli investimenti nel nostro Paese e le speculari riforme necessarie per aumentare la nostra competitività:

  • tasse concorrenziali con la media UE
  • costo dell’energia allineato con la media UE
  • più velocità amministrativa
  • riduzione del costo del personale (da noi superiore del 50% rispetto alla media UE)
  • riduzione dei tempi della giustizia (da noi 3-4 volte più lenti rispetto al resto d’Europa)

Vedi l’articolo “Perchè le imprese italiane fuggono all’estero?

http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/focus-economia/2013-03-25/finanziere-serra-algebris-governo-175223.php

Il finanziere Serra (Algebris): “Questa classe politica è fuori dal mondo”

Davide Serra, finanziere, ex analista Morgan Stanley, nel 2006 ha fondato a Londra l’hedge fund Algebris. Durante le primarie del PD si è schierato apertamente a favore di Matteo Renzi. Ora, intervenendo a Focus Economia, ribadisce il sostegno al sindaco di Firenze. “Non candidare Renzi è stato un errore”, spiega Serra, “l’età dei politici italiani è troppo alta e questo li porta a vivere fuori dalla realtà”. Alla domanda se aumenterebbe gli investimenti in Italia nel caso dovesse nascere un governo a guida Renzi, Serra risponde: “Certamente si. Se Renzi avesse maggioranza piena alla Camera e in Senato comprerei azionario Italia tutti i giorni perché significherebbe che è arrivato il momento del cambio generazionale”.

http://www.huffingtonpost.it/alberto-saravalle/a-free-lunch-alcune-riforme-a-costo-zero_b_2954636.html?utm_hp_ref=tw

A free lunch? Alcune riforme a costo zero

26/03/2013 – Alberto Saravalle e Carlo Stagnaro
The check is in the mail. E’ la frase con cui tipicamente i debitori americani si giustificano davanti alle richieste di pagamento dei propri creditori (in Italia nessuno si fiderebbe di spedire un assegno per posta). E’ anche nota come una delle più comuni bugie. In politica – quando si chiede come saranno finanziate le promesse di riforma – le risposte equivalenti sono: “con i tagli ai costi della politica” e “con la lotta all’evasione fiscale”. […]
Vediamo dunque alcune importanti riforme strutturali (oltre ovviamente a quelle istituzionali) che potrebbero essere realizzate nei prossimi mesi senza gravare le casse dello Stato.

La prima – e forse più importante – è certamente quella della giustizia civile finalizzata a disincentivare le cause pretestuose, smaltire il carico pregresso e limitare il ricorso alla Cassazione alle controversie nelle quali vi siano principi fondamentali in gioco o si renda necessaria uniformare divergenti orientamenti giurisprudenziali. […] Sempre in tema di giustizia – questa volta penale – possono poi realizzarsi le riforme della prescrizione, della recente legge sulla corruzione e dei reati societari.

Un’altra riforma importante – propedeutica sia a una più corretta contabilizzazione del debito pubblico sia alle privatizzazioni da venire – è quella dei bilanci degli enti locali. Dovrebbe essere loro imposto di redigerli con i principi contabili generalmente accettati (per es. imputando i debiti per competenza e non per cassa, così da evitare le distorsioni che hanno indotto ai ritardi nei pagamenti alle imprese) e dando piena evidenza degli attivi patrimoniali, oltre a consolidare i debiti delle società controllate.

Sempre in tema di amministrazioni pubbliche, sarebbe il caso di introdurre una normativa analoga a quella in vigore nei principali paesi anglo-sassoni e scandinavi sulla trasparenza della spesa pubblica, consentendo l’accesso alla documentazione e la pubblicazione online delle spese. […]

Ancora, sebbene sia un progetto di lungo termine, è necessario avviare quanto prima un processo di semplificazione legislativa, riducendo le pratiche amministrative e gli adempimenti ridondanti. […]

Per quanto riguarda l’Università, in attesa di una macro-riforma anche dei sistemi di accesso alla carriera, si potrebbe cominciare eliminando il valore legale della laurea, primo passo verso un sistema più competitivo e fondato sulla meritocrazia.

C’è, poi, il grande capitolo delle liberalizzazioni. La scarsa concorrenza è responsabile dell’alto costo di molti servizi – dall’energia ai trasporti fino alle poste, e questo è per inciso un motivo per cui, a differenza che negli Usa, non spediamo gli assegni. Questo si traduce in uno svantaggio competitivo per le imprese manifatturiere italiane. […]

Le cose da fare nel breve termine, ovviamente, sono molte di più. […]

In attesa delle nuove elezioni e di un governo stabile che possa sciogliere i nodi della finanza pubblica e del lavoro, se si mettesse mano a queste riforme (e anche solo parzialmente realizzarle), il paese potrebbe avviarsi verso un percorso di ricostruzione non solo economica, ma anche civile. […]

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N.B. Grillo gioca a provocare come sempre, questa volta ha affermato che l’Italia può fare le riforme anche senza governo: palese dimostrazione che nè lui nè tantomeno chi lo segue hanno capito come si governa uno Stato!!

A parte le questioni legate al fatto che non è sufficiente varare delle riforme ma è anche necessario renderle attuative, è ovvio che un governo deve avere un proprio programma con delle riforme che abbiano ricadute su un orizzonte temporale di medio-lungo periodo: non è proprio sufficiente abbassare qualche stipendio e togliere qualche poltrona!!! Mi verrebbe da dire ai grillini: o scendete dall’altalena oppure rimanete pure nel vostro parco giochi, ma in tal caso, per favore, siete pregati di uscire dal Parlamento e di tornare a giocare con gli altri bambini…

L.D.

http://www.ilpost.it/2013/03/28/parlamento-legiferare-senza-governo/

L’Italia può stare senza governo?

Perché la proposta di Grillo – legiferare senza governo – è praticamente infattibile

28 marzo 2013

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Aggiornamento dell’8 aprile 2013:

http://www.bookrepublic.it/book/9788858851227-la-sfida/

Libro “La sfida” di Luca Ricolfi

Il nostro paese è davvero senza speranza? Destra e sinistra continueranno a opporsi irriducibilmente su questioni di principio – oppure ad accordarsi su compromessi all’italiana che non risolvono nulla? Non ci sono idee, proposte, modelli da seguire per far ripartire il paese? Luca Ricolfi prova a raccogliere la sfida e a indicarci una strada politica possibile per risolvere il rebus italiano, offrendo una proposta concreta per il cambiamento: la modesta utopia di uno scettico non rassegnato.

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Aggiornamento del 10 aprile 2013:

Finalmente è stato dato l’ok al provvedimento per il pagamento di una quota dei debiti delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese… ma.. come sempre ci sono dei MA…

I dubbi principali riguardano infatti l’eccessiva complessità burocratica delle procedure previste: tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare…

Quando verranno effettuati quindi questi pagamenti? Non si può sapere. Ma soprattutto: verranno effettuati? Il passato recente ci ricorda che anche per il terremoto avvenuto in Emilia Romagna sono stati stanziati dei fondi (12 miliardi), ma ai terremotati non è ancora arrivato nulla!!! E’ come se questo Stato non conoscesse la parola “URGENZA”, egli sembra procedere con la sua pacata lentezza completamente indifferente e noncurante del fatto che senza questi fondi molte altre imprese potrebbero fallire, lasciando disoccupate molte altre persone. Da più di 40 giorni si dice anche che l’Italia ha un URGENTE bisogno di uno stabile governo, ma nessuno sembra preoccuparsene più di quel tanto.

Questa assurda lentezza lascia spazio anche ad un altro inquietante dubbio: la politica non si è ancora resa conto della situazione, lontana anni-luce dai problemi reali del paese, oppure prende tempo e tergiversa più che può, magari sperando che i suoi creditori, nel frattempo, falliscano prima di ricevere questi tanto attesi e dovuti pagamenti? Questo sarebbe davvero un incubo, ci auguriamo che accolgano le richieste di Confindustria e che snelliscano quest’assurda burocrazia, che purtroppo caratterizza ogni singolo aspetto del rapporto tra Stato e cittadini…

L.D.

http://www.confindustria.toscana.it/notizia/debit-pa-panucci-procedure-troppo-complesse-speriamo-parlamento-accolga-correzioni

Debiti PA, Panucci: “Procedure troppo complesse, speriamo che il Parlamento accolga correzioni”

9 Aprile 2013

Ansa – Il decreto che sblocca i pagamenti della PA nei confronti delle imprese “è un provvedimento molto importante”, ma “le procedure previste sono molto complesse” e la speranza è che “il Parlamento accolga le necessarie correzioni”. Panucci, intervenendo a Canale 5, ha ricordato che ci sono “passaggi dallo Stato alle regioni e agli enti locali che rischiano di allungare i tempi, una serie di tavoli istituzionali che dovranno concordare il riparto delle risorse, ma anche la necessità che le regioni adottino i provvedimenti legislativi per le modifiche di bilancio: tutto questo potrebbe richiedere tempi più lunghi e sarebbe per noi un serio problema”. Panucci ha ricordato che Confindustria aveva “proposto procedure piu semplici, speriamo che il Parlamento accolga queste correzioni, che secondo noi sono necessarie, perché la priorità è far sì che i soldi arrivino subito alle imprese, visto che la situazione dell’economia reale è drammatica e non possiamo aspettare”.

[…]

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Aggiornamento del 12 aprile 2013:

http://www.corriere.it/economia/13_aprile_12/manovra-fino-a-8-miliardi-le-cifre-delle-spese-necessarie-roberto-bagnoli_800c8d2a-a32a-11e2-a571-cfaeac9fffd0.shtml

Conti pubblici, rischio manovra

ROMA – Dal 2015 saranno necessarie nuove manovre perché l’Imu sulla prima casa è destinata a scadere così come l’aumento dei moltiplicatori con cui si calcola la rendita catastale. E poi da conteggiare altri due miliardi all’anno in più dopo la bocciatura della Corte costituzionale a nuovi ticket sanitari. Ma il prossimo governo, anche se il Def (Documento di economia e finanza) non lo dice, rischia di dover varare una manovra anche per quest’anno per coprire una serie di spese, dalla cassa integrazione alle missioni militari all’estero. […]

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Aggiornamento del 28 maggio 2013:

http://www.chicago-blog.it/2013/05/09/lausterity-non-esiste-in-italia/#more-14707

L’austerity non esiste in Italia

Andrea Giuricin

[…] Il deficit semplicemente misura la differenza tra quanto incassa lo Stato tramite tasse ed imposte e quanto spende; quando lo si rapporta al PIL si ottiene il famoso parametro di Maastricht che dovrebbe restare sotto il tre per cento. […] Nel nostro paese a fronte di un PIL in crescita dello 0,9 per cento in tre anni – situazione da stagnazione – le spese sono cresciute dell’1,3 per cento. In Italia non ci sono segni di austerity dunque o almeno così dicono i dati. […] Certo bisogna ricordare che la spesa per il debito è cresciuta, ma anche questa è una scelta deliberata delle politiche pubbliche. […] La parola austerity, che ha molto attecchito tra molti attori politici, sociali ed economici, non sembra che si possa tradurre in italiano in Austerità. La spesa pubblica è aumentata arrivando ormai ad intermediare oltre il 60 per cento dell’economia. Senza riforme, riforme e tagli degli sprechi dove vogliamo arrivare?

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