A quanto pare in Italia siamo dei gran consumatori di droghe in generale e di cocaina in particolare (terzi in Europa). Tutto il denaro che deriva dal consumo di tali sostanze va naturalmente a finire nelle mani della malavita, ecco perchè consumare droga potrebbe essere addirittura considerato come un vero e proprio crimine contro lo Stato. L'”industria” della coca, in particolare, è molto solida ed eccezionalmente remunerativa (ogni euro investito rende infatti 180000 euro)!!!

Molto interessante è il libro di Roberto Saviano, un romanzo-inchiesta fresco di stampa nel quale l’autore trae anche delle conclusioni piuttosto inaspettate e provocatorie: dopo molte dibattute riflessioni, arriva infatti ad affermare che gli unici strumenti a nostra disposizione per se non altro controllare questo dilagante fenomeno, che va ad accrescere smisuratamente le risorse economiche ed il potere della malavita, sarebbero:

  1. legalizzarne l’uso (!!!)
  2. educare gli adolescenti e l’intera società

La legalizzazione pone sicuramente dei problemi di natura morale, tuttavia sarebbe davvero il solo modo per togliere questo business dalle mani del crimine organizzato. In questo post troverete anche un interessante case study che riguarda l’Olanda, che può aiutarci a riflettere: viene sfatato il mito secondo il quale chi usa droghe leggere è destinato poi a passare all’uso di droghe pesanti. Al contrario hanno dimostrato che non è così: tollerando e legalizzando l’uso di droghe leggere e contemporaneamente informando circa i pericoli legati all’uso di droghe pesanti, sembra che siano riusciti addirittura a prevenire l’uso di droghe pesanti da parte dei giovani!!!

Per quanto riguarda l’educazione direi che assolutamente essenziale: le persone devono essere consapevoli dei potenziali danni fisici provocati dalle droghe e anche del fatto che tutto ciò rappresenta conseguentemente un onere per l’intera società, poichè è associato ad un maggior ricorso a cure mediche e prestazioni sanitarie. L’educazione però va fatta in un certo modo: è da ipocriti dire che una cosa fa male senza spiegarne le ragioni e le conseguenze che possono verificarsi nel medio-lungo termine, come avviene in Italia nel caso delle sigarette (tutte quelle frasi di pericolo che oggi troviamo scritte sui pacchetti di sigarette non fanno così paura evidentemente, credo che nessuno abbia smesso di fumare dopo aver letto una di queste scritte…). L’uso di droghe è ancora più pericoloso, ma è anche sintomo di problemi di natura psicologica. Anche in questo gli olandesi si dimostrano attenti e lungimiranti: i tossicodipendenti sono infatti ritenuti dei pazienti, non dei criminali.

L.D. 

http://www.youtrend.it/2012/01/28/droga-cannabis-cocaina-consumo-italia-europa/

Droga: i consumi dell’Italia a confronto con l’UE

28 gennaio 2012

[…]

I numeri ci vedono protagonisti: considerando la fascia di popolazione che va dai 15 ai 64 anni, siamo al primo posto in Europa (14,3%) per consumo di cannabis nell’ultimo anno; al secondo posto (6,9%), dopo la Spagna (7,6%) per uso della canapa nell’ultimo mese; al terzo posto (32%), dopo la Danimarca (32,5%) e la Spagna (32,1%), per consumo di cannabis almeno una volta nella vita. In tutti e tre i casi (+7,6%, +3,3%, +8,8%) i dati italiani sono sempre ben al di sopra delle rispettive medie europee. Non a caso siamo sempre sul podio, un primato che condividiamo solo con la Spagna.

Per quanto riguarda l’uso di cocaina, nella fascia 15-64, l’Italia è puntualmente al terzo posto per utilizzo nell’ultimo mese (0,7% della popolazione analizzata; +0,2 rispetto alla media europea), nell’ultimo anno (2,1%; +0,9%) e nella classifica di chi ha provato la polvere bianca almeno una volta (7%; +2,7%).

Va leggermente meglio con anfetamine ed ecstasy: gli italiani tra i 15 e i 64 anni che hanno fatto uso di queste sostanze nell’ultimo mese sono lo 0,3%; quelli che le hanno usate nell’ultimo anno sono l’1,1%; quelli che le hanno provate almeno una volta nella vita sono il 6,2%. Tutte percentuali al di sotto della media europea.

[…]

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Libro “La bamba. Dalla foglia al naso del mondo. Viaggio nella «via della coca» e nelle vite dei suoi schiavi” di Paolo Berizzi e Antonello Zappadu

Tutto parte dai laboratori clandestini del Putumayo, foresta amazzonica colombiana ai confini con l’Ecuador, dove si produce il 50% della cocaina consumata nel mondo, un’insidiosa terra di nessuno in cui si muovono eserciti di narcotrafficanti, guerriglieri, paramilitari, truppe regolari. Partendo dalla raccolta delle foglie di coca, e la loro trasformazione, questo libro racconta il viaggio a tappe di un grammo di cocaina in presa diretta. E lo racconta attraverso l’umanità disperata e criminale che si incontra nell’immenso girone infernale che abbraccia letteralmente mezzo mondo. Le famiglie di contadini per i quali la droga è l’unica fonte di sopravvivenza, i chimici improvvisati nelle vie di Cali, le storie di piccoli spacciatori, di Paesi piegati dalla violenza in una guerra che l’Occidente e gli Usa hanno perso. E poi i trucchi per trasportarla, e gli skipper che arrotondano con le traversate oceaniche fino alle coste sarde. Infine, il capolinea: le strade di Milano, la capitale italiana ed europea della coca, tra i pusher dei vip e delle periferie, e i consumatori più impensabili, dai chirurghi alle donne incinte. La bamba è un reportage duro, vero, firmato da un giornalista di inchiesta e da un fotoreporter, nato da testimonianze sul “campo”, frutto di un paziente e coraggioso lavoro di ricerca nei luoghi. Racconta l’odissea della coca partendo dal basso, intrecciandola con i destini di persone che vivono grazie o contro di essa.

Libro “Zero Zero Zero” di Roberto Saviano

“Scrivere di cocaina è come farne uso. Vuoi sempre più notizie, più informazioni, e quelle che trovi sono succulente, non ne puoi più fare a meno. Sei addicted. Anche quando sono riconducibili a uno schema generale che hai già capito, queste storie affascinano per i loro particolari. E ti si ficcano in testa, finché un’altra – incredibile, ma vera – prende il posto della precedente. Davanti vedi l’asticella dell’assuefazione che non fa che abbassarsi e preghi di non andare mai in crisi di astinenza. Per questo continuo a raccoglierne fino alla nausea, più di quanto sarebbe necessario, senza riuscire a fermarmi. Sono botte di adrenalina che mi sparo direttamente in vena. Fiammate che divampano accecanti. Assordanti pugni nello stomaco. Ma perché questo rumore lo sento solo io? Più scendo nei gironi imbiancati dalla coca, e più mi accorgo che la gente non sa. C’è un fiume che scorre sotto le grandi città, un fiume che nasce in Sudamerica, passa dall’Africa e si dirama ovunque. Uomini e donne passeggiano per via del Corso e per i boulevard parigini, si ritrovano a Times Square e camminano a testa bassa lungo i viali londinesi.
Non sentono niente? Come fanno a sopportare tutto questo rumore?

R.S.

A distanza di ben sette anni dalla pubblicazione del romanzo inchiesta Gomorra, libro che ha segnato un’epoca diventando in breve tempo un caso letterario (e sociale) di risonanza internazionale, Roberto Saviano ritorna nelle librerie con un volume che promette di rinverdire i fasti del suo augusto predecessore: Zero Zero Zero è un romanzo reportage che promette di lacerare il velo di Maya che si cela dietro il traffico di cocaina, svelando l’impressionante dimensione socio-economica della diffusione di una droga che sembra essere la vera Padrona del nostro tempo.

La Polvere Bianca ha permeato interamente la nostra società, attraversando le barriere di classe e ponendosi come vera “interprete” di un disagio sociale mascherato da modello di vita: dietro l’illusione del successo, la cocaina è rapidamente diventata l’emblema di uno stile, che la vede come merce più ricercata e desiderata del nostro tempo.

Saviano utilizza la sua prosa tagliente per raccontarci una realtà cruda, in cui i Boss malavitosi tessono le fila di un processo che non tiene in minimo conto il valore della vita umana. Seguendo il percorso della Polvere Bianca, dalle piantagioni del Sud America alle metropoli africane, per arrivare nell’Occidente affamato di “sballo”, emerge uno spaccato fatto di superficialità e modelli sociali che pongono la cocaina come elemento di successo.

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http://www.ecn.org/hemp/Legislazione/Fenomeno.htm#n1

Il fenomeno olandese

Tratto da: Drugs policy in the Netherlands: continuity and changeAdam drug policy.

STORIA DELLA POLITICA SULLE DROGHE NEI PAESI BASSI

       Panorama storico  
       Politica di riduzione del danno  
       Droghe pesanti e droghe leggere: cura e prevenzione  
       Legge anti crimine (lotta alle organizzazioni criminali internazionali)  
       Stepping stone; ovvero il mito del passaggio…  
       Coffeeshops  
       Tolleranza olandese verso le droghe leggere e reati connessi

SITUAZIONE ATTUALE E VALUTAZIONE 

       Introduzione  
       Consumatori di Cannabis  
       Stepping stone: ovvero il mito del passaggio…  
       Diffusione dell’eroina  
       Overdosi e AIDS  
       L’esempio olandese

[…] La politica olandese sull’uso della Canapa è basata sull’ipotesi che la questione del passaggio da droghe leggere a droghe pesanti sia il risultato di fattori sociali relativi alll’illegalità piuttosto che di fattori fisiologici. Gli olandesi credono che se il giovane adulto vuole usare droghe leggere, e l’esperienza ha dimostrato che sono in molti a farlo, sia meglio che le provi in un ambiente nel quale non sia esposto alla sottocultura criminale che circonda le droghe pesanti.

[…] La legalizzazione che avvenne negli anni ’70 non condusse all’aumento dell’uso delle droghe leggere tra i giovani. Soprattutto, l’obiettivo di proteggere i giovani che desideravano fare uso di droghe leggere, dal mondo delle droghe pesanti, è divenuto realistico. Soltanto una minima parte dei consumatori di droghe leggere è passata alle droghe pesanti. La teoria sostenuta da varie autorità sul passaggio dalle droghe leggere a droghe più pesanti è stata delusa dagli attuali sviluppi nei PB. I giovani olandesi che usano droghe leggere sono perfettamente consapevoli dei maggiori danni che procurano le droghe pesanti come l’eroina e non hanno un forte desiderio di provarla. Alla luce di queste ricerche, la teoria dello  Stepping Stone dovrebbe essere ritenuta come uno dei molti miti in circolazione sull’uso delle droghe. Questa teoria rischia di divenire operativa solo quando si eguagliano i prodotti della Cannabis con droghe pesanti, quali l’eroina e la cocaina, in quanto viene minata la giusta credibilità dell’informazione sulle droghe per i giovani.

[…] I tossicodipendenti sono ritenuti pazienti piuttosto che criminali. Di conseguenza sono state adottate esaurienti misure preventive e facilitazioni di cura. Le autorità giudiziarie hanno sempre seguito il principio per cui i dipendenti da droga dovrebbero sottostare ad un trattamento medico piuttosto che ad una sentenza di custodia. La politica olandese era ed è protesa a limitare i rischi e i danni causati da tali droghe per assicurare così ai drogati una integrazione nella società. La prevenzione è nelle mani di esperti che lavorano in organizzazioni dirette con grande professionalità. I Paesi Bassi spendono circa 160 milioni di fiorini l’anno per la cura dei tossicodipendenti (cifra rispettabilissima se paragonata a quello che gli altri paesi spendono). […]

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Aggiornamento del 9 gennaio 2014:

http://www.leoniblog.it/2014/01/08/sulla-cannabis-iostoconfava/

SULLA CANNABIS #IOSTOCONFAVA

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