Molto interessante questo focus di Pietro Monsurrò dell’Istituto Bruno Leoni su I costi della politica in Italia”, aggiornato al 22 marzo 2013. QUI potete trovare il testo integrale (pdf), di seguito un breve estratto:

“In tempi di ristrettezze fiscali si sente spesso parlare dei costi della politica. Per alcuni tagliare tali costi sarebbe una panacea, per altri comporterebbe risparmi trascurabili. La verità sta nel mezzo: i costi della politica in Italia sono effettivamente ingenti, superiori a quelli dei paesi europei paragonabili (Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna). Occorre distinguere i costi della politica come rimborsi, indennità e vitalizi per i politici, e il costo complessivo del funzionamento degli organi legislativi, esecutivi e diplomatici. È in questa seconda categoria che l’Italia spende circa un punto di Pil più degli altri paesi, cioè 10-15 miliardi. 

Nel luglio 2011 il presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, ricevette l’incarico di svolgere un’indagine comparativa sui trattamenti economici dei titolari di incarichi pubblici negli Stati membri dell’Unione europea. Sebbene l’attività della Commissione sia stata un fallimento a causa dell’indisponibilità di dati comparabili, nel corso del 2012 alcune misure per ridurre il numero dei politici locali, i finanziamenti ai partiti e i costi delle auto blu sono state prese. […]

Considerando che gli stati più piccoli e con Pil pro capite inferiore hanno costi fissi maggiori, che l’Italia sia, con il 2,5% del Pil, sesta in Europa dopo Portogallo (5%), Cipro (4,5%), Ungheria (3,4%), Polonia (2,7%) e Austria (2,6%), la rende un caso estremo di extracosti della politica. L’Italia è poi seconda come spesa in valore assoluto, pari a 39 miliardi di euro, molto vicina alla Germania (42 miliardi, che ha però una popolazione e un Pil molto maggiori), e molto lontana da Francia (25), Gran Bretagna (24) e Spagna (18). […]”

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Passiamo ora ad esaminare quali soluzioni propongono i maggiori partiti per tagliare la spesa pubblica:

Partito Democratico (scarica il pdf)

Questo il contenuto del programma (che io definisco come un “NON programma”) con il quale Bersani si è presentato alle elezioni:

“[…] la politica deve recuperare autorevolezza, promuovere il rinnovamento, ridurre i suoi costi e la sua invadenza in ambiti che non le competono. Ad esempio, attraverso una riforma profonda dei servizi pubblici locali bisogna avere l’attenzione di incidere su di un sistema di potere assai consolidato che alimenta e incoraggia i costi perversi della politica. Serve una politica sobria perché se gli italiani devono risparmiare, chi li governa deve farlo di più. A ogni livello istituzionale non sono accettabili emolumenti superiori alla media europea. Ma anche questo non basta. Va approvata una riforma dei partiti, che alla riduzione del finanziamento pubblico affianchi una legge di attuazione dell’articolo 49 della Costituzione, che assicuri la democrazia dei e nei partiti, che devono riformarsi per essere strumento dei cittadini e non luogo opaco di interessi particolari.

Bisogna agire per la semplificazione e l’alleggerimento del sistema istituzionale e amministrativo. Occorrono piani industriali per ogni singola amministrazione pubblica al fine di produrre efficienza e risparmio. Riconoscere il limite della politica e dei partiti significa anche aprire il campo alle richieste d’impegno e mobilitazione che maturano nella società e alle competenze che si affermano. Tutto ciò dovrà essere messo in atto a cominciare dalle nomine in enti, società pubbliche e autorità di sorveglianza e da rinnovati criteri di selezione nelle funzioni di governo. […]”

Popolo della libertà (scarica il pdf)

Un programma che appare piuttosto povero di idee e privo di qualunque approfondimento…

  • Dimezzamento dei costi della politica:

– Abolire il finanziamento pubblico dei partiti (nessun fondo pubblico ai partiti)

– Dimezzare tutti i costi della politica

  • Piano di attacco alla spesa pubblica eccessiva e improduttiva

– Intervento di forte riduzione della spesa pubblica, per un risparmio di almeno 16 miliardi all’anno 

– Riduzione di una quota pari al 3% delle attuali Tax expenditures

– Ogni legge di spesa deve avere una scadenza (Sunset legislation)

Movimento 5 Stelle (scarica il pdf)

Vorrei segnalare che, tra i deputati M5S, ci sono persone che non sanno chi sia Mario Draghi e che vorrebbero dimezzare il numero di parlamentari senza nemmeno conoscere il loro numero effettivo. Le proposte contenute nel programma, che non sono geniali ma di puro e semplice buon senso, in generale rispecchiano perfettamente la totale estraneità al problema, quando si tratta di prendere in mano dei dati e di realizzare progetti che non siano parole campate per aria:

“[…] L’organizzazione attuale dello Stato è burocratica, sovradimensionata, costosa, inefficiente. Il Parlamento non rappresenta più i cittadini che non possono scegliere  il candidato, ma solo il simbolo del partito. La Costituzione non è applicata. I partiti si sono sostituiti alla volontà popolare e sottratti al suo controllo e giudizio.

  • Abolizione delle province
  • Abolizione dei rimborsi elettorali
  • Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti
  • […]
  • Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo
  • […]
  • Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali
  • Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato)
  • […]”

Scelta civica (scarica il pdf)

Anche in questo caso non sembra che il tema della spesa pubblica sia stato studiato in modo particolarmente approfondito:

“[…] Il contenimento della spesa pubblica avverrà sia sul versante delle quantità di beni e servizi acquistate dalle Amministrazioni centrali e locali che sul versante del prezzo pagato dalle Amministrazioni a fornitori nazionali e internazionali. Stimiamo nel 50% il contributo al contenimento della spesa pubblica corrente che sarà ottenuto tramite l’acquisto di beni a prezzi più moderati. 

Il taglio dei costi della politica sarà tra i primi obiettivi nel processo di contenimento della spesa corrente. […]”

FARE per Fermare il Declino (scarica il pdf)

Volendo fare, com’è nelle nostre intenzioni, un’analisi quanto più possibile obiettiva, questo sembra essere l’unico programma realizzato da persone competenti in materia:

“[…] L’adozione integrale delle 20 proposte avanzate da Roberto Perotti (Perotti, 2012), che noi auspichiamo, per la riduzione dei costi della politica e per una maggiore trasparenza inciderebbe in molti casi sulla spesa in questo settore. 

Tra le altre misure che si possono menzionare si può pensare a limitare le spese di tutti gli organismi legislativi ed esecutivi, a cominciare dalla presidenza della repubblica, a sfoltire ed accorpare vari uffici di ricerca economica, dello stato o finanziati dallo stato, ridurre le spese per consulenti, semplificare la rete di ambasciate e consolari, ridurre con maggiore decisione auto blu e voli di stato ed eliminare i rimborsi elettorali.

Il resto del risparmio si può ottenere intervenendo sull’organizzazione della macchina amministrativa. La disciplina sui pagamenti degli acquisti (che coinciderebbe con lo sforzo per raggiungere gli obiettivi sui consumi intermedi) può giocare un ruolo importante. 

Proposta di taglio: almeno 1,3 punti di PIL […]”

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-09-29/costi-politica-taglio-mosse-081108.shtml?uuid=AbdTeWlG

Riforme da attuare. Taglio in 20 mosse ai costi della politica

di Roberto Perotti – 29 settembre 2012

Le 20 proposte

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N.B. Ma quanti begli scribacchini… sembra che molto di ciò che i partiti abbiano scritto non sia nè così originale e nè così approfondito… chiunque, con un po’ di buona volontà, potrebbe scrivere una sorta di programma politico: attenzione al populismo e soprattutto alle facili soluzioni (di cui qui di seguito troverete un paio di esempi)!!!

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