Il partito di Beppe Grillo si sta dimostrando capace di competere con le due maggiori forze politiche italiane (Pd e Pdl), purtroppo non per delle capacità proprie ma bensì per le incapacità altrui. Tuttavia è fondamentale, dal nostro punto di vista, tenere i piedi e la testa bene a terra, poichè nelle ideologie e nei buoni propositi del partito di Grillo si nascondono molte insidie. Per questo abbiamo definito il buon Beppe come “l’incantatore di ingenui”.

Questi i nostri precedenti post:

L.D.

 

http://www.quitthedoner.com/?p=1268

5 BUONE RAGIONI PER NON VOTARE GRILLO

Pubblicato il 20 febbraio 2013 da admin
“Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odii, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato” 

Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, 26 aprile 1921.

[…] Gli elementi che rendono Beppe Grillo e il suo movimento un partito tecnicamente fascista sono parecchi.  Andiamo qui a vederli uno dopo l’altro con una numerazione va dall’1 al 5. In ordine crescente. Questo lo aggiungo nel caso ci fossero dei grillini che stanno leggendo il pezzo, non vorrei gli venisse mal di testa

1. L’infallibilità del capo

Grillo in questi anni ha detto tutto e il contrario di tutto […] quando la gente applaude Grillo non applaude il contenuto applaude la foga. I cani pastore e Mario Monti obbediscono a chi dà ordini in tedesco, gli italiani invece danno ragione a chi urla di più, deve essere una specie di riflesso genetico. Qualsiasi cazzata detta con convinzione e movimento delle mani sufficientemente concitato fa nascere nell’italiano il sospetto che diventa in fretta una certezza che quello che sta ascoltando abbia un senso.

Altrimenti perché quel tizio urlerebbe così tanto?

Questa è una cosa che ha scoperto Mussolini e per provarla ai suoi amici metteva dentro i suoi discorsi cose assurde. Prendiamo ad esempio il discorso dopo la conquista dell’Etiopia nel 1936
Mussolini: Tutti i nodi furono tagliati dalla nostra spada lucente
Popolo: yeahhh
Mussolini (girato verso i suoi gerarchi): Visto?

Quando Grillo dice “Italiani!” alla maniera del duce non fa satira, mostra per un istante quello che vorrebbe essere veramente. […]

2. “Non siamo di destra nè di sinistra” dice  Grillo, ma la post-ideologia è ideologia

Questo ci porta al secondo, e probabilmente il più inquietante, dei punti. Quando il m5s era al 3-4% e sentivo fregnacce colossali tipo “noi non siamo nè di destra nè di sinistra” la mia prima reazione era di accarezzare la testa del grillino e dirgli di andare a giocare con gli altri bambini. Ora che si avviano a diventare il secondo o terzo partito di uno dei paesi più industrializzati del mondo fanno paura.

Il motivo è molto semplice: non esiste una politica post-ideologica. […] Ovviamente l’azione politica di qualsiasi partito deve tendere verso uno scopo, e questo scopo è un tipo di amministrazione della cosa pubblica piuttosto che un’altra. Questo è pienamente legittimo, anzi è la base di ogni agire politico in un sistema democratico. […] Tutto questo è estremamente sano, ed è il gioco alla base della democrazia.

Se non ci sono interessi diversi da rappresentare semplicemente non c’è democrazia. […] Siamo esseri umani, siamo diversi e vogliamo cose diverse. Per questo il modo migliore che abbiamo di stare assieme e sederci a un tavolo, discutere e trovare un compromesso. Non è un metodo perfetto, ma (spolier alert per i grillini): l’uomo non è un animale perfetto.

Per arrivare a questo sistema ci sono voluti 4 millenni, centinaia di milioni di morti, e decine di migliaia di studiosi che hanno dedicato tutta la loro vita a questi temi, fornendo supporto fondamentale a chi poi nella pratica svolgeva l’attività politica.

Non è esattamente il frutto due stronzi di politici corrotti che vanno a mignotte in un appartamento di Roma pagato dal ministero.

È evidente che alla maggior parte dei grillini tutto questo non è chiaro.

È evidente perché credono basti fare due domande su internet ai cittadini per arrivare immediatamente alla soluzione perfetta e universale cioè valevole per tutti.

Ora un’obiezione tecnica classica a questa concezione semplicista è che non tiene presente il fondamentale ruolo di filtro fatto da chi possiede oggettivamente un maggiore grado di conoscenza di un argomento.

In altre parole, quando state male andate in ospedale e volete che sia un medico a curarvi o preferite chiedere tramite il vostro smarthphone al pubblico da casa di scegliere tra le varie opzioni terapeutiche possibili? Oggi esistono degli invasati che propenderebbero per la seconda, di solito li trovate al cimitero.

È facile dire che su internet emerge sempre la soluzione più corretta ma ci sono milioni di esempi di come in realtà questo meccanismo sia tutt’altro che infallibile. La rete prende continuamente sole gigantesche, a dimostrazione che l’intelligenza collettiva è spesso inferiore in tanti aspetti a un’intelligenza individuale ben formata e preparata.

Il problema però si pone in misura ancora maggiore per quegli argomenti in cui la soluzione non è di natura scientifica ma riguarda invece le scelte del libero agire umano. Quel campo di sapere che Aristotele chiamava Phrònesis. Qui una soluzione oggettivamente giusta non esiste, siamo nel campo del perpetuo divenire, del confronto fra esseri umani, del ribaltamento continuo, dell’equilibrio dinamico. Questo tipo di verità ha sempre sempre il carattere dell’accordo, dura pochissimo ed è il frutto transitorio di una contrattazione inarrestabile.

Grillo invece ritiene che la verità possa essere individuata in fretta, con precisione e in maniera rigorosa e universale e che una volta fatto questo (tramite internet) debba essere imposta a tutti

Che è esattamente quello che hanno sempre inseguito i sistemi totalitari

E infatti Casaleggio ha messo on line questo video delirante

GAIA – Il futuro della politica: NWO

dove non fa mistero dei suoi progetti. È lì, tutti lo possono vedere, è una cosa mostruosa ma nessuno ne parla. Questo anche perché il giornalismo in Italia preferisce inseguire la singola scorreggia fuori contesto di un leader politico o la peperonata di Di Pietro che andare a vedere quali sono i principi e le idee che regolano l’azione dei partiti. […] Una cosa comunque deve essere chiara: essere né di destra né di sinistra è impossibile nei fatti.

[…] Il cittadino perfetto del mondo di Grillo è contro la corruzione e gli aereoporti,  fa la raccolta differenziata, ha la banda larga gratis ovunque per poter essere sempre raggiungibile dai pensieri di Casaleggio ed è contro gli inceneritori. E  vuole bene agli orsi della luna.

Detto questo non si sa cosa pensi delle vere questioni politiche. Cosa farà il m5s sul lavoro? Sul welfare?sulla sanità? Sull’istruzione? In politica estera? Tutte questioni su cui Grillo rimane così vago da non dire sostanzialmente nulla […]. Il programma di Grillo sembra quello che scriverebbe una matricola di scienze politiche al 10° chiloom. […]

3. Grillo non è un leader democratico

  1. L’altro aspetto della verità assoluta che il m5s promulga è che essa viene definita come la parola di Beppe Grillo. Molto semplicemente. L’ex comico ha una sorta d’infallibilità papale che raggiunge livelli che neppure Berlusconi ha mai avuto nei suoi tempi migliori. Questo perché
  2. Ha il controllo totale del partito. Ha deciso espulsioni alla minima infrazione dei suoi regolamenti e ha sempre agito rapidissimo con la logica del “Colpirne uno per educarne cento” e fino a adesso ce l’ha fatta, sostenuto in questo dalla fede cieca di molti suoi militanti, tanti dei quali ormai vedono profilarsi sedie e carriere politiche che solo un anno fa non avrebbero mai osato sognare. Abbiamo visto con Berlusconi come questa capacità di portare in politica persone emerse dal nulla abbia i suoi vantaggi in termini di fedeltà assoluta
  3. Il metodo di scelta dei candidati è stato votato esclusivamente a mantenere il controllo assoluto del partito. Si fa sempre un gran parlare di meritocrazia e Grillo si vende come un innovatore che porterà finalmente aria nuova nella gerarchia sociale di questo paese. Dopo di che quando si tratta di scegliere le persone che siederanno nel parlamento della repubblica le fa scegliere tramite un sistema online opaco di cui solo lui e Casaleggio conoscono il reale funzionamento, tra una lista di grillini trombati alle elezioni amministrative. Meritocrazia secondo Grillo significa che se ti segano alle elezioni di Busto Arsizio sei pronto per diventare senatore, e chissà, pure ministro. Questo è quello che tecnicamente si chiama “primato del partito” una caratteristica di tutti i partiti rivoluzionari che hanno instaurato regimi totalitari
  1. Dopo le elezioni Beppe Grillo si ritroverà a essere a capo di un importante gruppo di parlamentari pur senza essere stato eletto. Cosa che diventa ancora più assurda nel momento in cui il suo movimento promulga l’incandidabilità per i condannati come lui. Secondo Beppe Grillo quindi da condannati non si può fare il singolo parlamentare ma si può benissimo essere a capo di un nutrito gruppo di deputati e senatori. Un salto logico orwelliano.

4. Il lato oscuro di Grillo e dei suoi partner impresentabili

Qualche indicazione però sui veri progetti Grillo ce la dà con

  1. I contenuti che gli scappano per sbaglio

Grillo ogni tanto tocca i veri temi pesanti della politica e spara quasi sempre boiate pazzesche, fra le quali ricordiamo

  1. i sindacati vanno aboliti (esattamente come fece il fascismo)
  2. i rom sono una bomba a tempo
  3. Non bisogna dare la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia
  4. I ragazzi di Casa Pound fanno battaglie in buona parte condivisibili […]
  1. La sua retorica (la forma).  Grillo è perennemente incline allo sfottò reazionario, tende immediatamente alla purga staliniana e alla gogna contro chiunque gli si metta contro, ed evade le questioni scottanti con risposte che vorrebbero essere comiche ma sembrano scritte dall’autore di “troppo frizzante”. […]

L’idea è incanalare la rabbia popolare su alcuni temi che non toccano gli affari e lasciare la struttura della società esattamente com’è rendendola però più docile e disciplinata.

Ovvero quello che hanno sempre fatto i totalitarismi mentre si affermavano nei momenti di crisi

5. Del militante. Ovvero dell’animo intimamente fascista del grillino

Gli argomenti del grillino

1. bisogna mandarli a casa tutti

Tutti chi? Di cosa stiamo parlando realmente? Esiste una compatta e inscindibile compagine di politici cattivoni e irrimediabilmente corrotti? Sono tutti così? Sono generalizzazioni false e indiscriminate che fanno venire i brividi per la  superficialità e la violenza che contengono

2. Se non voti Grillo allora chi voti?

Le alternative ci sono. Ma anche se non ci fossero non è un buon motivo per consegnarsi nelle mani di una personalità autoritaria e di uno spin doctor con evidenti pulsioni totalitarie (delle quali non fa mistero!)

3. Tutti coloro che esprimono dubbi o critiche, anche argomentate,  contro Grillo e il suo partito sono al soldo degli interessi dei potenti o di qualche complotto, oppure non vogliono che ai giornali vengano tolti i finanziamenti pubblici. L’idea che qualcuno possa avere delle idee diverse dalle loro e abbia ciònostante una dignità intellettuale, non li sfiora neanche lontamente.

Il fatto che le bacheche di internet siano piene di Grillini che caricano contro tutto e tutti come tori che vedono rosso non è affatto un caso ma è una logica conseguenza degli aspetti che abbiamo visto fino ad adesso. […]

Studi scientifici hanno dimostrato che la paura blocca la capacità dell’essere umano di pensare e problematizzare. Bush ci ha costruito due mandati su questa nozione fisiologica di base.

Oggi a bloccare le attività cerebrali non è più la paura del terrorismo ma quella del futuro, mischiata con una rabbia  le cui ragioni sono profonde e spesso poco comprese da chi la prova.

Tutti i movimenti politici che basano il loro successo sulle sensazioni invece che sui ragionamenti sono sempre movimenti estremamente pericolosi.

Di fronte ad un panorama di rovine e di dinamiche estremamente difficili da capire e analizzare l’uomo della strada prova rabbia e frustrazione. Ed è qui che arriva Grillo, con il suo format rabbia in cui il vaffanculo diventa un brand aziendale, il punto di volta attraverso il quale eliminare alcune cose effettivamente insostenibili (la corruzione della classe politica su tutte) e altre preziosissime come, ad esempio, la democrazia.

Quando Grillo dice di eliminare le province, allargare i comuni, diminuire i parlamentari quello che sta proponendo di fare è

TOGLIERE IL POTERE AI CITTADINI

Più voti servono per eleggere un rappresentante, meno conterà il vostro. È aritmetica base.

Questo dato di fatto ovvio passa in secondo piano di fronte alla folla con i forconi di fronte al palazzo, ma in ultima analisi, questa folla si sta scavando la fossa da sola.

Allo stesso modo l’idea di togliere i finanziamenti pubblici ai giornali a fronte degli abusi che sono stati perpetrati ha una sola logica conseguenza:

LA RIDUZIONE DEL PLURALISMO

Che un’opinione pubblica variegata sia un bene sociale in cui lo Stato debba investire per rimanere sano, è qualcosa che Grillo non contempla.

In effetti a cosa serve il pluralismo se la verità la possiede già Casaleggio? [...]

http://guidovetere.nova100.ilsole24ore.com/2013/03/democrazia-trasparente.html?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed%3A+Nova100+%28Nova100%29

10 MARZO 2013 – di Guido Vetere

Democrazia trasparente

Chi sopravviverà all’ecatombe della prossima guerra mondiale (2020) potrà governare l’intero pianeta da casa con un semplice click, prevedono alcuni influenti futurologi. Ma anche prima di quel fausto giorno, in alcuni paesi d’avanguardia (tra cui orgogliosamente possiamo annoverarci) si inizia a parlare sul serio di democrazia diretta, attuata attraverso il web.

Democrazia diretta significa che il cittadino si esprime in prima persona sulle singole opzioni politiche. Non nelle forme difficoltose che già prevede la nostra Costituzione (leggi di iniziativa popolare e referendum abrogativi), ma in modo molto più esteso e generalizzato, usando la potente immediatezza delle nuove telecomunicazioni. In tal modo, al limite, i partiti tradizionali della democrazia rappresentativa non avrebbero più ragion d’essere, e l’intera classe politica potrebbe essere liquidata. Idea, questa, così suggestiva che da noi v’è chi pensa che attorno ad essa possa raccogliersi il consenso unanime della popolazione. Un consenso simile (qualcuno fa notare) a quello di cui godettero le dittature novecentesche (prima che “degenerassero”), ma stavolta sospinto da un ideale anarco-illuminista: ciascuno esercita in modo paritetico il governo della società, dissolvendo il potere dell’uomo sull’uomo.

Tutto molto bello a dirsi, ma notoriamente assai difficile a farsi. Chi ci ha guardato dentro un po’ seriamente, ha visto subito che è praticamente impossibile realizzare processi deliberativi di massa che siano al contempo inclusivi, accurati ed equi.

[…] Ma poi, anche se la democrazia diretta fosse realizzabile, siamo sicuri che vorremmo tutti impegnarci a discutere di cose come le disposizioni sanzionatorie per la violazione del regolamento CEE sui metodi di identificazione degli equidi? Su tante materie di governo non sarebbe preferibile una sana, robusta e razionale ignoranza? Non è meglio pagare (il giusto) qualcuno che se ne occupi, come si fa, che so, con l’amministrazione di un condominio? E allora, se vogliamo concentrare gli interventi di democrazia diretta sulle questioni più interessanti, non si potrebbero usare, più e meglio, gli strumenti attuali? Che bisogno c’è di vagheggiare la palingenesi dell’intero sistema democratico?

[…] Il web, come strumento deliberativo di massa, non è neanche agli albori, e come se non bastasse sul nostro Paese grava un digital divide da terzo mondo. La democrazia diretta via web quindi ha tutta l’aria di essere una non soluzione ad un problema mal posto.

Ci sono invece tante cose utili che il web può fare per una democrazia rappresentativa decorosa ed efficace. E queste cose hanno a che vedere con la vera forza del web, che è appunto la circolazione dell’informazione e della conoscenza. Parlo ad esempio della trasparenza. […]

Per una democrazia più trasparente non servono palingenesi e utopie, bastano i dati aperti.

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Aggiornamento del 27 settembre 2013:

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/giacomo-rizzolatti/memi-e-liberta/settembre-2013

Memi e libertà

Giacomo Rizzolatti – 1 settembre 2013

[…] Un meccanismo che può limitare la nostra libertà è stato individuato dal genetista inglese Richard Dawkins. Nel 1989 nel suo libro The selfish gene, Dawkins ha descritto una entità che ha chiamata “meme” e che ha definito come “an idea, behavior, or style that spreads from person to person within a culture.” Il meme si autopropaga e porta espressioni, idee, simboli o pratiche che si trasmettono attraverso la scrittura il linguaggio, gesti o altri fenomeni imitabili.

Prima di esaminare la validità scientifica del concetto, esaminiamo alcuni esempi elementari di memi. […] Questi sono memi innocui. Pericolosi sono invece i memi con contenuto etico o politico. In Italia ad esempio è stata attaccata e “svergognata” la classe politica, perché ha varato una legge antidemocratica che non lascia ai “cittadini” la scelta dei deputati. “Le liste bloccate sono una vergogna antidemocratica che solo noi in Italia abbiamo”. Chi non ha sentito o letto questa frase? In realtà la lista bloccata è stata introdotta per evitare forme di corruzione che candidati, liberi di competere, compivano. Ma, lasciamo perdere le motivazioni che hanno portato alla legge, il problema è se è vero che la lista bloccata è una “vergogna” italiana. La risposta è no. Questa è la legge elettorale inglese per l’elezione nel Parlamento Europeo. […] Che antidemocratici questi inglesi! Ma non era una vergogna italiana?

[…] I memi rappresentano la patologia di un meccanismo, la codifica di comportamenti altrui e la sua ripetizione, che hanno permesso lo sviluppo della cultura. Sono imitazioni parassite che compiamo senza volere.

I memi competono tra di loro e la loro propagazione dipende da molteplici fattori. Uno è la ricezione di memi quando le capacità critiche di chi li riceve sono diminuite. Negli anni trenta del secolo scorso, un mezzo molto efficace per propagare memi è stata la radio. Gli storici concordano che l’abilità di Goebbels nell’uso della radio, come mezzo di propaganda, è stato un fattore fondamentale per diffondere le idee naziste e fare entrare nella mente dei tedeschi memi del tutto irrazionali (i presunti complotti del capitalismo “ebraico”, la superiorità della “razza” ariana, ecc). Oggi radio e televisione sono esperienze che coinvolgono molto meno l’ascoltatore o lo spettatore. La radio non ha più quella capacità “magnetica” che aveva durante il periodo prebellico. E così pure la televisione. Il fattore nuovo e veramente pericoloso per la nostra capacità di essere liberi (di non esser eterodiretti) è internet nel suo aspetto interattivo. L’essere esposti ad un bombardamento di memi in blogs, di cui si è parte, determina la mancanza di quei processi cognitivi che accompagnano la lettura o anche la visione della televisione. I memi di internet si propagano immediatamente ed influenzano centinaia se non migliaia di persone. Internet interattivo non è un esempio di democrazia, ma viceversa un forte limite alla nostra libertà di pensiero. L’esperienza italiana del movimento “cinque stelle” è un esempio sulla possibilità di trasmissione di memi assurdi e della loro influenza sulla vita politica di una nazione. 

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Aggiornamento del 25 giugno 2014:

http://phastidio.net/2014/06/24/dissociamonoi/

#dissociamonoi

24 JUNE, 2014

Sul blog di Beppe Grillo è comparso un interessante post, a firma di tal Napoleone (che non è chiaro se sia il vero nome dell’estensore oppure il nickname di un signore che ambisce a fare arrivare i treni in orario), che è maledettamente condivisibile, detto senza ironia alcuna. Si parla del continuo aumento di pressione fiscale, mentre gli elettori-contribuenti vengono ossessivamente rimbecilliti sulle svolte epocali a cui stanno partecipando in quanto cittadini dell’Era Renziana. […] Hai visto mai, quindi, che questo M5S sia effettivamente divenuto un alleato dei contribuenti massacrati? Poi ci si accorge che nell’elenco delle minacce fiscali ai contribuenti il post napoleonico cita anche “la patrimoniale”. Perfetto: ecco i nostri idoli, quelli che lotteranno per noi e con noi contro lo statoladro, tra un hashtag e l’altro.

E qui però ci blocchiamo. Perché ci sovviene che, qualche mese addietro, il buon Grillo invocava a pieni polmoni il default del debito pubblico italiano, chiamato pietosamente “ristrutturazione”. Cioè un’operazione non solo perfettamente equivalente ad una patrimoniale (molto oltre, in realtà) ma anche la pressione esercitata sul pulsante rosso dell’autodistruzione. Un minuto dopo la “ristrutturazione”, infatti, il sistema bancario italiano fallirebbe portando all’inferno con sé tutto il paese, le sue imprese ed i suoi lavoratori. E quindi, cari lettori ed elettori, venite al MoVimento, vi proteggeremo contro la patrimoniale realizzando un default sovrano del paese. Un po’ come quei santoni che, volendo salvare i propri seguaci dalla perdizione, li dotano di un bell’anello ripieno al cianuro. E palingenesi sia.

A questo punto si impongono alcune riflessioni. Con questo post o al M5S hanno preso atto che il default del debito pubblico italiano è infattibile, se vogliamo evitare l’Armageddon, oppure stanno recitando camaleonticamente a soggetto. C’è la recita ad uso dei contribuenti esasperati e che aspirano alla rivolta fiscale; quella per i disoccupati, che prevede un sontuoso reddito universale di cittadinanza, che immaginiamo finanziato coi soldi del monopoli (anzi no, della korruzzzione e della Ka$ta, pardon); quella per le piccole e medie imprese, fatta di sussidi; quella per gli agricoltori, fatta di chilometro zero e dazi contro i nostri competitori. C’è tutto per tutti, basta chiedere. #vinciamonoi, ed avremo le migliori cure.

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