1. QUOTE ROSA: sono perfettamente d’accordo con quanto detto da Elsa Fornero, ovverossia che se l’Italia fosse un paese meritocratico, non ci sarebbe bisogno delle quote rosa per introdurre figure femminili in Parlamento e nei Cda. Ma l’Italia non è evidentemente un paese meritocratico, di conseguenza le quota rosa sono uno strumento indispensabile per poter inserire delle donne in posizioni di vertice.
  2. Per difendere i diritti e la dignità delle donne, è nata da poco l’associazione “Se non ora quando”:

www.senonoraquando.eu

Il comitato promotore

26-09-2011 15:37:22 ADMIN

Siamo un gruppo di donne diverse per età, professione, provenienza, appartenenza politica e religiosa. Raccogliamo appartenenti ad associazioni e gruppi femminili, donne indipendenti del mondo della politica, dei sindacati, dello spettacolo, del giornalismo, della scuola e di tutte le professioni. Se Non Ora Quando è un movimento trasversale, aperto e plurale.

Il 13 febbraio abbiamo lanciato un appello per reagire al modello degradante ostentato da una delle massime cariche dello Stato, lesivo della dignità delle donne e delle istituzioni. Oltre un milione di persone, donne e uomini insieme, si sono riversate nelle piazze di tutta Italia e di molti paesi del mondo, convocate al grido “Se non ora, quando?”, a cui hanno risposto: “Adesso!”.

Abbiamo detto e continuiamo a dire con tutta la nostra voce che l’Italia non è un paese per donne. Noi vogliamo che lo sia.

[…]

Se non ora, quando?

In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.

Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’Unità d’Italia – hanno costruito la nazione democratica.

Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più tollerabile.

Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici.

Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.

Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.

Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità delle donne e delle istituzioni.

Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.

Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.

Il nostro video manifesto

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Eccolo qui, il maschilista per antonomasia che tutta Italia adora (acclamato oltretutto come un “rocker” nonostante il rock vero sia tutta un’altra cosa): Vasco Rossi!!!

http://www.rockit.it/articolo/17241/vasco-rossi-canzonette-compagno-di-sbronze

VASCO ROSSI 

CANZONETTE: Compagno di sbronze

di maxosini, 23/10/2007

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Aggiornamento del 7 maggio 2013:

Alcuni episodi di maschilismo e violenza verso le donne:

http://www.giornalettismo.com/archives/913523/femminicidio/

Incubo femminicidio

4 maggio 2013

ANSA/CENTIMETRI

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http://www.ogginotizie.it/240199-boldrini-minacce-e-fotomontaggi-indagato-un-giornalista/#.UYj7H6K8C7Y

Boldrini, minacce e fotomontaggi: indagato un giornalista

6 maggio 2013

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Aggiornamento del 9 maggio 2013:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/08/emergenza-femminicidio-ripartiamo-da-scuola-e-tv/586975/

Emergenza femminicidio, il cambiamento è culturale

di Lorella Zanardo – 8 maggio 2013

http://www.empatiadonne.it/index.php?option=com_content&view=article&id=95&Itemid=235

No alla violenza sulle donne

Testo di Graziella Villa

Siamo un Paese in cui la famiglia viene ancora esaltata come il luogo degli affetti, della cura, della crescita dei suoi membri, lo spazio dove si vive in armonia e con rispetto reciproco, dove si dialoga e si risolvono i conflitti. Purtroppo invece sempre più spesso non è così.

Nel 2012 sono 120 e 13 nel 2013 (dato aggiornato il 24 febbraio) le donne uccise da mariti, compagni, ex, comunque uomini che avevano o avevano avuto, un legame affettivo forte con le loro vittime.

Spesso donne e bambine corrono grandi pericoli, proprio in famiglia, quello che dovrebbe invece essere il luogo per loro più sicuro. Per molte, la casa diventa il luogo della paura e della violenza, violenza esercitata da mariti,compagni, padri, uomini verso i quali si dovrebbe poter avere fiducia. Queste donne vivono una sofferenza psicologica e fisica, da renderle non capaci di difendersi, di prendere decisioni che tutelino loro stesse e i loro figli, ma soprattutto di chiedere aiuto. I loro diritti vengono umiliati e le loro vite vengono messe a rischio dalle continue minacce e azioni violente subite. Quasi sempre si innestano dapprima minacce psicologiche seguite da aggressioni fisiche e sessuali oltre all’innestarsi di una debolezza economica.

Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di episodi ricorrenti, non di fatti occasionali o di raptus improvvisi, fatti che raggiungono più o meno velocemente un pericoloso picco, dovuto anche alla minimizzazione o mediazione tentata dalle donne coinvolte.

Si parla da tempo di “ciclo della violenza”, perché gli episodi si ripetono ciclicamente e divengono sempre più gravi. La violenza si incista in modo graduale e spesso nasce da una discussione sorta per futili motivi. Si comincia a litigare, sempre più frequentemente e intensamente, fino a giungere ad un livello di aggressività agita, molto pericolosa. Successivamente ai maltrattamenti seguono periodi più o meno lunghi di scuse, promesse, anche cambiamenti che però non durano. E così la violenza ricomincia, in un circolo vizioso, vissuto anche dalle donne, che dopo aver subito i maltrattamenti, perdonano, fanno finta che nulla sia accaduto, fino a vivere nuovamente la violenza. Queste donne giorno dopo giorno, perdono fiducia in sé stesse, la loro autostima si azzera fino a giungere a ritenere che non ci sia la possibilità di uscire da tale condizione.

I maltrattamenti non sono solo fisici come le botte, i calci, gli ematomi, il naso rotto o le ossa spezzate, ma sono anche gli insulti, le umiliazioni, le minacce, i ricatti, l’impossibilità di frequentare delle amicizie o i propri familiari, il sentirsi trattare come una “cretina” o una “ pazza” davanti ai figli, il dover subire con la violenza, rapporti sessuali non desiderati.

E’ possibile descrivere la violenza contro le Donne in diversi modi, esiste infatti una:

  • Violenza economica fatta di modalità che creano dipendenza, controllo del denaro, delle entrate e delle uscite della famiglia, a volte strategie che portano alla perdita del lavoro o costrizione a firmare documenti legati alla richiesta di finanziamenti o a garanzia di attività economiche, non sempre legali.
  • Violenza psicologica fatta di modalità che minano l’autostima e l’identità, il sentirsi bene, comportamenti controllanti, umilianti , che creano isolamento.
  • Violenza fisica fatta di spintoni, calci, pugni, botte, bruciature, fino a giungere alle ferite da armi da taglio, da fuoco, strangolamenti, che possono recare danni gravi fino a provocarne la morte.
  • Molestie sessuali comportamenti di natura sessuale, agiti in pubblico o sul luogo di lavoro, che vengono percepiti come sgraditi e degradanti : battute e toccamenti a sfondo sessuale, telefonate oscene, richieste insistenti di rapporti sessuali.
  • Violenza sessuale che impone alla donna atti sessuali non voluti, aggressioni, comportamenti sessuali dolorosi e umilianti,pornografici, stupro, incesto.
  • Violenza spirituale fatta di modalità svalutanti e ridicolizzanti la fede religiosa e i valori spirituali.

Tutte queste forme di violenza spesso vengono agite insieme e usate per controllare ed esercitare il proprio potere nei confronti delle donne, attraverso un clima di paura che il più delle volte coinvolge anche i figli. Un approfondimento si ritiene necessario per riflettere sulle sempre più frequenti uccisioni di donne in Italia, in media una ogni tre giorni. I media devono smetterla di chiamarli “omicidi passionali” e chiamarli invece in modo corretto, come anche recentemente affermato all’Organizzazione delle Nazioni Unite: FEMMINICIDIO. Possiamo parlare di Femminicidio, quando la vittima di omicidio è una donna e la morte è riconducibile alla sua appartenenza al genere femminile. E’ una forma estrema di terrorismo sessuale motivato da odio, sadismo, bisogno di controllo e di esercitazione del potere sulla donna, per acquisirne e sancirne la presunta proprietà (Russell e Radford,1992).

Iniziare a chiamare questi omicidi misogini con il termine Femminicidio, può servire a rimuovere la generalizzazione che deriva dall’uso di parole quali “omicidio” e “uccisione” e comprenderne invece i fattori di rischio specifici, la loro diffusione, le modalità per effettuare le indagini investigative, ma soprattutto il riuscire a prevenirli. (Baldry e Ferraro, 2008)

Un discorso a parte merita lo Stalking, che letteralmente significa “inseguimento” o “pedinamento” e che si sviluppa attraverso modalità persecutorie mirate a controllare e limitare la libertà personale di chi viene molestato. Si estrinseca attraverso telefonate, sms, e-mail e messaggi lasciati alla segreteria telefonica, sul parabrezza dell’auto o sull’uscio di casa, sempre più insistenti. Lo stalker spia, sorveglia l’abitazione o il luogo di lavoro della vittima, la segue, la riempie di regali non graditi, o le fa trovare animali morti, le buca le gomme dell’auto, le graffia la carrozzeria, fino a danneggiare giardini o recinzioni della sua abitazione, può arrivare ad ottenere la cancellazione di servizi quali l’energia elettrica, il gas o la carta di credito, a sua insaputa.

Perché si possa parlare di reato di stalking, tali atti devono avere una continuità temporale e provocare paura e spavento nella vittima, fino a farla temere per la propria incolumità e quella dei propri cari. Nella gran parte dei casi , gli autori di stalking, sono persone conosciute, come gli ex partner, per questo le vittime fanno fatica a confidarsi e a chiedere aiuto per timore e vergogna e hanno la speranza che questi atti possano terminare spontaneamente, ma spesso la loro vita può diventare particolarmente faticosa e difficile, hanno paura di ricevere nuove molestie, hanno paura ad uscire di casa, non riescono a mantenere il lavoro, non riescono ad instaurare nuove relazioni affettive e quindi a vivere la propria quotidianità.

E’ allora necessario innanzitutto che le vittime di stalking diventino consapevoli del rischio che stanno correndo e mettano in atto strategie di protezione, partendo dall’evitare qualsiasi contatto con lo stalker, adottando misure di protezione a tutela della propria privacy e sicurezza, cercando l’aiuto delle autorità, informando le forze di polizia di quanto sta accadendo e presentando una querela se possibile, chiedendo aiuto alle associazioni che si occupano di tutela delle donne e che possono fornire consulenza legale, sostegno psicologico, protezione. Le donne vittime di violenza molte volte sono fragili, ma ci sono donne anche forti che non sanno di esserlo, nel momento in cui si sentono sostenute ed accettate, cominciano a tirare fuori la propria forza interiore, diventando capaci di affrontare situazioni complicate, imparando a prendere decisioni, sperimentando nuove situazioni, che prima non pensavano possibili.

Ogni donna ha risorse che solo lei può scoprire e utilizzare per ri-progettare la propria esistenza.

USCIRE DAL SILENZIO SI PUO’: BE FREE E I QUATTRO SPORTELLI ANTIVIOLENZA 24H

L’1522 E’ IL NUMERO NAZIONALE ANTIVIOLENZA DONNE

Per chiedere aiuto, i siti internet delle Associazioni e degli enti specializzati, possono essere una buona guida:

Link Utili – Siti contro la violenza sulle donne

Elenco dei centri che hanno aderito alla carta della rete nazionale dei Centri antiviolenza e delle Case delle donne

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Libro “Questo non è amore – Venti storie raccontano la violenza domestica sulle donne”

http://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/3171515/

Dalle autrici del blog del Corriere.it La 27esima ora, un libro-denuncia sugli abusi e le violenze a cui moltissime donne sono sottoposte nel nostro paese. Un’inchiesta di drammatica e bruciante attualità

Donne maltrattate da compagni, fidanzati, mariti, conviventi: perché non denunciano subito? La fatica di convincere sé e gli altri, la “normalità” come sfondo.

Un libro che mi ha fatto commuovere e infuriare. Leggetelo, anche se fa male” Daria Bignardi

Sono troppe le donne uccise in Italia dal compagno o ex compagno. Numeri che raccontano un’emergenza nazionale. Anche perché gli omicidi, spesso, sono l’ultimo atto di anni di abusi, vessazioni, maltrattamenti. Storie quotidiane, ci insegna la cronaca. Storie che possono capitare a chiunque. Attraverso il racconto di ogni protagonista, i fatti, le emozioni, le botte, si svelano le cause scatenanti e le dinamiche di coppia. Episodi ripetuti di maltrattamenti alternati a “pentimenti” del partner. E la tragedia sempre in agguato. Tutto questo avviene nella “normalità” e nella convinzione che la violenza riguardi altri. Ma a un certo momento accade “qualcosa” per cui le donne capiscono che così non può continuare. Che cosa? Ogni storia ha una sua “chiave” che la tiene inchiodata alla violenza e una che la porta a non voler più subire. Qualche volta quel maledetto meccanismo si rompe prima che sia troppo tardi. Le protagoniste, raccontandosi, affrontano quella violenza subdola che colpisce le donne nel momento in cui dicono “no”, sottraendosi ai ruoli imposti da qualcosa che è nato come amore. Ma che non lo è più. Violenza fisica e anche psicologica che attraversa le classi sociali e spesso coinvolge i figli.

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Libro “Il male che si deve raccontare. Per cancellare la violenza domestica” di Marina Calloni, Simonetta Agnello Hornby

Con un programma semplice ed efficace – che ha coinvolto le donne potenzialmente esposte a violenza e le aziende in cui lavorano –, la Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence (Edv) creata da Patricia Scotland ha contribuito a contenere sensibilmente il fenomeno della violenza domestica in Inghilterra. Questo piccolo libro ha lo specifico obiettivo di creare una Edv italiana per applicarne il metodo nel nostro paese. Simonetta Agnello Hornby ha scritto racconti che, attraverso vicende affioranti dalla sua memoria e ancor più attraverso casi affrontati in veste di avvocato, danno una vividissima e articolata rappresentazione del segreto che a volte si nasconde dentro le pareti domestiche. Con la sapienza narrativa che le è propria, evoca l’esibizione del teatro della violenza in Sicilia, i silenzi comprati da un marito abusante, il dolore dei figli abusati, la complicità fra vittima e carnefice. Marina Calloni, docente alla Bicocca, traduce la consapevolezza secondo la quale viviamo in città in cui “si uccidono le donne” in una visione sintetica e in una stringente serie di dati. Il male che si deve raccontare è insieme un atto di denuncia – il male che si deve strappare al silenzio – e uno strumento a disposizione delle associazioni che, anche in Italia, lottano da tempo contro questa violenza, offrendo aiuto, mezzi e protezione alle vittime. I proventi di questo libro contribuiscono alla creazione della sezione italiana di Edv e alle attività che, attraverso la Fondazione, hanno come obiettivo l’eliminazione della violenza domestica.

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Libro “L’ho uccisa perché l’amavo. Falso!” di Loredana Lipperini, Michela Murgia

Li chiamano delitti passionali, raptus, incidenti. Chi li ha compiuti racconta che ha perso la testa, che è stato un attimo, che amava la donna che ha ucciso. Non è vero. Il numero di donne uccise dagli uomini ogni anno in questo paese parla chiaro: per quanto si cerchi ancora di rubricarli come casi singoli di follia circoscritta, i femminicidi appaiono sempre più chiaramente come un fenomeno culturale. In questo processo di minimizzazione le parole che usiamo per raccontare gli uomini, le donne e le loro relazioni hanno un peso enorme e ancora troppo poco considerato da chi pratica la parola pubblica e ha la responsabilità di renderne conto. Così negli ultimi anni è accaduto che si siano mobilitate associazioni contro la pubblicità sessista, che le donne si siano organizzate anche in piazza per chiedere maggiore rispetto dalle istituzioni e che si sia alzata la voce per pretendere maggiori investimenti verso i centri di accoglienza e supporto contro la violenza. Ma in questo moto evidente di sensibilizzazione è accaduto anche che i professionisti della parola – giornalisti e giornaliste, professionisti televisivi e opinionisti a tutti i livelli mediatici – poche volte abbiano sentito altrettanto forte il desiderio di riflettere sul linguaggio che racconta la relazione tra i sessi e sulle sue conseguenze. Questo libro vuole smontare i luoghi comuni più pervicaci a proposito del femminicidio. Partire dalle parole per rileggere e decostruire l’immaginario. Perché le parole cambino e magari cambino, soprattutto, i fatti.

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http://www.lastampa.it/2012/06/25/blogs/diritto-di-cronaca/l-onu-in-italia-il-femminicidio-e-crimine-di-stato-hd4YaJVS2n6Mm0u1SLj37J/pagina.html

L’Onu: ‘In Italia il femminicidio è crimine di Stato’

FLAVIA AMABILE – 25/06/2012
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Quali soluzioni sono possibili?

  1. Denunciare le violenze e i maltrattamenti, per far sì che gli uomini si rendano contro dei loro errori, si pentano e possibilmente si facciano curare da psicologi professionisti
  2. All’interno delle scuole è possibile prevedere dei percorsi di educazione al rapporto di genere

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Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti:

www.centrouominimaltrattanti.org

Il CAM Centro di Ascolto Uomini è il primo centro in Italia che si occupa dal 2009 della presa in carico di uomini autori di comportamenti violenti.

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Educare alle differenze di genere: nodo cruciale per un orientamento di qualità

http://www.kila.it/archivio-il-tema-del-mese/educare-alle-differenze-di-genere-nodo-cruciale-per-un-orientamento-di-qualit-2.html

5 aprile 2011

La scuola dovrebbe perseguire gli obiettivi di educazione a una cittadinanza di genere e di promozione di una cultura di non discriminazione. Il tema delle differenza e delle differenze, di genere, ma non solo, costituisce un nodo cruciale per una scuola di qualità e per l’orientamento in età adulta, soprattutto per le donne, per le quali sono importanti azioni specifiche in grado di aiutarle a entrare e rimanere nel mercato del lavoro. Eppure, si tratta di questioni che non ricevono l’attenzione che meritano o rischiano di passare in secondo piano anche a causa dei comportamenti di difesa di poteri acquisiti.

“La correlazione tra genere e risultato educativo è mutata notevolmente nell’ultimo cinquantennio e ora le differenze acquistano forme più complesse. Il personale scolastico è costituito principalmente da donne, ma i sistemi educativi sono gestiti da uomini. La maggioranza dei laureati sono donne, mentre il fenomeno della dispersione scolastica interessa per lo più i ragazzi”

Androulla Vassiliou, Commissario europeo per l’istruzione

Indice dell’articolo

La ricerca di identità attraverso la relazione di genere

Differenze di genere nei sistemi educativi europei: lo studio

Le politiche educative in contesti internazioni e in quello europeo

Le politiche educative in Italia

Orientamento di genere: in Italia è possibile?

Esperienze e iniziative in Piemonte

Approfondimenti

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Aggiornamento del 6 giugno 2013:

http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/stati/europa/2013/06/04/Violenza-donne-anche-Italia-ratifica-convenzione-Istanbul_8816232.html

Violenza donne: anche Italia ratifica convenzione Istanbul

4 giugno 2013

http://www.linkiesta.it/convenzione-istanbul

Femminicidi: ecco cosa dice la Convenzione di Istanbul

Repressione ma soprattutto educazione e prevenzione: così si sconfigge la violenza contro le donne

2 giugno 2013

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Aggiornamento del 24 giugno 2013:

Il buon esempio arriva dai nostri vicini di casa: in Francia è partita nelle scuole l’educazione paritaria, per educare, senza differenze legate al genere, i maschi e le femmine.

http://www.senonoraquando.eu/?p=13623

Basta giochi per sole bimbe. Svolta nella scuola francese

Niente più differenze di genere fin dalle elementari

di Stefano Montefiori da Corriere della Sera, 22 giugno 2013

Dal 2009, c’è un asilo in Francia che offre ai bambini un’educazione «non differenziata secondo il sesso». Cioè, alla scuola materna Marcel Bourdarias di Saint Ouen, vicino a Parigi, si combattono gli stereotipi in base ai quali sono le femmine a giocare con le bambole, e i maschi con le macchinine. Al rientro a scuola di settembre, per volontà dei ministri dell’Istruzione Vincent Peillon e dei Diritti delle donne Najat Vallaud Belkacem, quell’esperimento sarà esteso a circa 500 istituti della scuola primaria francese. Migliaia di famiglie saranno coinvolte. […]

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Aggiornamento del 28 agosto 2013:

E’ stato approvato il cosiddetto “decreto anti-femminicidio”, ma la valutazione di molti esperti non è molto positiva in merito: infatti, al di là dei buoni propositi, le soluzioni introdotte con il decreto non sembrano poter avere molta efficacia nel disincentivare la violenza contro le donne nonché i casi di femminicidio appunto. Le ragioni sono molto banali: è ovvio che la testa della gente non si può cambiare tramite l’approvazione di un decreto e l’introduzione di nuove leggi. Per questo l’inasprimento delle pene non servirà, non farà di certo da deterrente ai comportamenti violenti che certi uomini manifestano nei confronti delle loro compagne o ex-compagne. Ciò che manca, nella testa di queste persone, è l’educazione al rispetto dell’altro. Che, a dispetto forse delle apparenze, è estremamente difficile da far apprendere a chi non la possiede. Cosa servirebbe? Di sicuro delle strategie educative di tipo culturale, le sole che potrebbero agire in modo preventivo, poi magari dei braccialetti elettronici allo scopo di monitorare i movimenti compiuti dallo stalker/potenziale omicida.

Libro “Se questi sono gli uomini” di Riccardo Iacona

Quello che state per leggere è l’incredibile racconto di una tragedia nazionale, che macina lutti e sparge dolore come una vera e propria macchina da guerra. Una guerra che prima di finire sui giornali nasce nelle case, dentro le famiglie, nel posto che dovrebbe essere il più sicuro e il più protetto e invece diventa improvvisamente il più pericoloso. Solo a metà del 2012 sono più di 80 le donne uccise in Italia dai loro compagni. 137 nel 2011. Una ogni tre giorni. Riccardo lacona ha attraversato il paese inseguendo le storie dei tanti maltrattamenti e dei femminicidi. Finalmente la voce di chi subisce violenza possiamo ascoltarla, insieme alle parole degli uomini, quelli che sono stati denunciati: “Avevo paura di perderla. Gliele ho date così forte che è volata giù dal letto…”. “Qual è allora l’Italia vera, quella dove l’amore è una scelta e le donne sono libere, o quella delle tante case prigione in cui siamo entrati?… Questa è una storia che ci riguarda da vicino, perché ci dice come siamo nel profondo” scrive lacona. È un fenomeno che non si può catalogare tra i fatti borderline. Sono decine i casi di violenza silenziosa e quotidiana che si consumano nelle nostre case. “La sera, appena sentivamo il rumore della macchina di lui, io e i bambini entravamo in agitazione; dicevo loro: ‘Mettetevi subito davanti alla tv’.” Così la vita diventa un inferno, se questi sono gli uomini.

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http://27esimaora.corriere.it/articolo/decreto-anti-femminicidio-come-le-nuove-regole-garantiranno-le-donne/

Decreto anti femminicidio, come le nuove regole garantiranno le donne

di Luisa Pronzato e Marta Serafini – 9 agosto 2013
Tante le attese e altrettanti i dubbi sui provvedimenti del decreto legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri in materia di prevenzione e contrasto della violenza di genere. Che cosa cambierà per davvero? Puntare praticamente solo su misure di repressione riuscirà ad arginare violenza e maltrattamenti e a ridurre il numero dei femminicidi? Abbiamo cercato di capire che cosa potranno cambiare le nuove regole. Quando e come le nuove norme garantiranno sostegno e tutela alle donne. Abbiamo cercato le risposte analizzando il testo del decreto con l’aiuto della criminologa Anna Costanza Baldry e della giurista Laura De Rui per capire quali siano i punti di forza e quali invece i punti critici.

1.Il decreto legge prevede l’inasprimento delle pene in caso di maltrattamento in presenza dei minori (la cosidetta violenza assistita), in caso di violenza sessuale su donne in gravidanza e per il coniuge, anche se divorziato o separato. Tutto ciò farà diminuire conflitti e abusi tra le coppie ancora formate o in via di separazione?

È pacifico che l’innalzamento delle pene non ha sufficiente efficacia deterrente.  Più importanti sono la celerità del giudizio e la certezza della pena, nonchè la preparazione professionale degli operatori giudiziari. Le pene già previste dal codice penale potevano essere considerate adeguate, purchè applicate correttamente e in base alla reale gravità dei fatti giudicati. Cosa che raramente accade perché le condotte maltrattanti vengono spesso sminuite nella loro gravità.  È accaduto, di recente e non di rado, che a fronte di denunce per maltrattamenti conclamati, venisse chiesta l’archiviazione del caso. Solo l’ignoranza della gravità e complessità del fenomeno può portare a tali risultati. E solo la formazione specifica può scongiurare tali devastanti epiloghi.

2.Altra novità è la possibilità per gli inquirenti di raccogliere le testimonianze in modalità protetta. Ossia, la vittima può essere interrogata senza aver di fronte il compagno. Un passo in avanti, dunque?

Il principio affermato è di grande rispetto per le persone offese. Può permettere, quando necessario, di far sentire le persone offese più serene e libere di raccontare, nonché di arginare la violenza psicologica fatta di sguardi, di parole sussurrate e di minacce sottintese che i maltrattanti a volte tentano di agire anche all’interno delle aule giudiziarie. Purtroppo la formulazione della norma adottata dal legislatore non assicura concretamente la protezione dichiarata. E’ previsto  infatti che l’esame dibattimentale della persona offesa maggiorenne  ”…ove ritenuto opportuno…” venga condotto con ” l’adozione di modalità protette.”  La scelta non è della persona offesa, ma del Tribunale. Che potrà rigettare la richiesta. Starà alla persona offesa, si spera dotata di legale, convincere il Tribunale della rilevanza dei motivi per cui la protezione viene chiesta. Sempre il Tribunale deciderà l’idoneità delle misure di protezione.  Se per esempio sarà sufficiente l’uso di un paravento, o di una stanza dotata di specchio unidirezionale o altro. Senza potere d’interferenza.

3.Uno dei cardini è la querela irrevocabile, ossia una volta che è stata presentata querela questa non può più essere ritirata in modo da sottrarre la vittima al rischio di nuove intimidazioni allo scopo di farla desistere.

Sicuramente questo può disincentivare episodi di violenza volti a indurre le persone offese a ritirare la querela. C’è però un aspetto negativo importante. La persona offesa, sapendo di non poter più tornare indietro, potrebbe rinunciare a sporgere denuncia. In ogni caso, ora che la querela è stata resa irrevocabile, più che mai alla persona offesa deve essere data la possibilità di essere seguita e sostenuta nel percorso giudiziario e di uscita dalla violenza. Devono essere assicurate immediata protezione fisica e psicologica nonché assistenza  legale e qualsiasi altra cosa si renda necessaria.

4.Altra novità è l’arresto in flagranza obbligatorio in caso di maltrattamenti su famigliari e conviventi. Cosa viene prima?

È necessaria una preparazione adeguata delle forze dell’ordine affinché sappiano riconoscere e valutare le situazioni di rischio. Ma soprattutto questa è una scelta che va accompagnata ad un adeguato sostegno alla donna di tipo psicologico, legale, economico e logistico.

5.Cacciare il marito o il compagno di casa — come previsto dal decreto — è così semplice?

Anche su questo fronte è necessaria una formazione degli operatori. Poi indispensabile è il coordinamento tra procure, servizi sociali, centri antiviolenza, ospedali e commissariati in modo che il primo luogo a cui la donna si rivolge si attivi e faccia rete con gli attori in campo, affinché ciascuno contribuisca secondo le sue competenze. Il tutto in modo tempestivo. Il tempo infatti nei casi di violenza è una variabile fondamentale.

6.Si parla anche di potenziare i centri antiviolenza e i centri di assistenza.

Questo decreto legge non sembra essere affiancato da stanziamenti finanziari. E il rischio è che la lotta alla violenza si trasformi in belle parole.

7.Il decreto prevenzione e contrasto alla violenze riuscirà a limitare il numero dei femminicidi?

È una strada. Per quello che significa il decreto. E cioè riconoscere che maltrattamenti e atti persecutori sono reati gravi. Tuttavia la prevenzione dei femminicidi necessita un approccio strutturale e non di una singola legge. La violenza sulle donne non si risolve come un reato qualunque.

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Consigliamo questa interessante ed utile applicazione: “Save the woman”:

www.savethewoman.org

Save the Woman è il test che consente a tutte le donne di scoprire se sono a rischio di violenza e di ricevere aiuto. Save the Woman, è un’applicazione unica nel suo genere perché interviene prima, quando la vittima non è ancora diventata tale, allo scopo di prevenire qualsiasi violenza psicologica e fisica. Save the Woman è un progetto ideato e realizzato da Smartland Project Srl per SOS Vittima, associazione fondata dalla criminologa Roberta Bruzzone.

Save The Woman è un’applicazione per individuare un profilo di rischio violenza sulle donne attraverso le risposte ad un questionario.

Ogni domanda ha cinque possibili risposte, a seconda di quanto si condivida l’oggetto della domanda: basta toccare la risposta che meglio esprime se stessi. Tutti i dati raccolti restano anonimi.

Al termine, l’applicazione fornisce un’indicazione sul profilo di rischio e, in caso di pericolo reale, fornisce le informazioni sui centri di assistenza a cui rivolgersi immediatamente.

Save The Woman è solo il primo passo per aiutare la donna ad acquisire la consapevolezza della propria situazione.

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Ho trovato davvero molto interessante il seguente articolo (scritto quasi un anno fa, nel novembre 2012), che mette a confronto il numero di casi di femminicidio ed omicidio in generale in Italia e nel resto dell’Ue. Sembra infatti che l’aumento del numero dei casi di femminicidio registrato in Italia negli ultimi anni non si discosti di molto dalla media registrata da trent’anni a questa parte. Inoltre la media italiana è comunque allineata con la media di altri paesi europei come Francia, Germania e Svezia, mentre il primato negativo spetta alla Finlandia. Come mai allora tanto scalpore? Nell’articolo vi sono molti spunti di riflessione in merito…

http://www.uominibeta.org/articoli/il-femminicidio-finlandese/

Il femminicidio finlandese

di IlleM gaM – 24 NOV 2012 

[…] Forse ci sarà qualche inasprimento delle pene. Ci sarebbero sicuramente già stati se vivessimo non sotto un governo tecnico ma uno politico, uno di quelli solerti nel dimostrare al popolo votante di “fare qualcosa” e combattere il male.
In ogni caso, col tempo, lentamente, forse molto lentamente, non dubito che sulla condizione femminile l’Italia arriverà ad allinearsi agli altri paesi. Aumenterà l’occupazione femminile. Sempreché tutto il sistema economico non imploda, ovviamente, e allora non resteranno che macerie da raccogliere, per maschi e femmine al contempo. Un po’ alla volta spariranno quelle pubblicità e immagini pubbliche reputate “lesive della dignità della donna”, “sessualizzanti”, “oggettificanti” e così via. Ma questo è un trend che ormai da tempo coinvolge tutti i paesi industrializzati, e a cui l’Italia si sta solo aggiungendo, da buona ultima. Gli omicidi di donne tuttavia non caleranno. Perché, come si è visto, è già fenomeno minimo e ormai stabile da decenni, e slegato dal contesto sociale. Semplicemente, una volta che saranno risolte le questioni femminili sentite come più pressanti nella quotidianità diffusa (il lavoro, le immagini pubbliche), non se ne parlerà più. Perché allora, dal punto di vista politico, non sarà più un’arma utile cui far ricorso.

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www.feriteamorte.it/ferite-a-morte

FERITE A MORTE

“Ferite a Morte” nasce come un progetto teatrale sul femminicidio scritto e diretto da Serena Dandini, una antologia di monologhi sulla falsariga della famosa Antologia di Spoon River di Edgar Lee Master costruita con la collaborazione di Maura Misiti, ricercatrice del CNR. I testi attingono alla cronaca e alle indagini giornalistiche per dare voce alle donne che hanno perso la vita per mano di un marito, un compagno, un amante o un “ex”.

L’evento teatrale, in cui numerose donne illustri e note al grande pubblico danno voce a un immaginario racconto postumo delle vittime, vuole essere un’occasione di riflessione, un tentativo di coinvolgere l’opinione pubblica, i media e le istituzioni.

“Tutti i monologhi di ‘Ferite a morte’ – spiega Serena Dandini – ci parlano dei delitti annunciati, degli omicidi di donne da parte degli uomini che avrebbero dovuto amarle e proteggerle. Non a caso i colpevoli sono spesso mariti, fidanzati o ex, una strage familiare che, con un’impressionante cadenza, continua tristemente a riempire le pagine della nostra cronaca quotidiana. Dietro le persiane chiuse delle case italiane si nasconde una sofferenza silenziosa e l’omicidio è solo la punta di un iceberg di un percorso di soprusi e dolore che risponde al nome di violenza domestica. Per questo pensiamo che non bisogna smettere di parlarne e cercare, anche attraverso il teatro, di sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica”.

[…] Da gennaio 2013 “Ferite a morte” è anche un libro edito da Rizzoli, balzato in pochi giorni in cima alle classifiche dei lettori. Il volume raccoglie tutti i testi prodotti per il palcoscenico ed è arricchito da una sezione dedicata alla descrizione del fenomeno del femminicidio, particolarmente curata da Maura Misiti.

Non solo: oggi Ferite a morte è anche un blog che raccoglie e diffonde notizie sul tema della violenza alle donne, informazioni sui centri di accoglienza, segnalazioni di progetti messi in atto dai sostenitori per avviare buone pratiche in materia, storie, appuntamenti, iniziative nate sulla scia dei testi di Serena Dandini. Al blog sono associati una pagina Facebook e un profilo Twitter, utili da un lato a rendere virale la diffusione dei contenuti, dall’altro a concentrare in quel luogo virtuale una comunità di uomini e donne uniti dalla necessità e dall’urgenza di questa battaglia di civiltà. […]

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Aggiornamento del 3 luglio 2014:

https://www.change.org/it/petizioni/matteo-renzi-giustizia-per-mia-sorella-beatrice-vittima-di-femminicidio-e-per-i-suoi-figli

PETIZIONE:  Giustizia per mia sorella Beatrice, vittima di femminicidio, e per i suoi figli

Lanciata da Lorenzo Ballerini

Massimo Parlanti, reo confesso, è stato condannato con rito abbreviato a 18 anni di carcere per aver assassinato la ex moglie Beatrice Ballerini, mia sorella. Probabilmente ne farà meno di 10, ed ha fatto ricorso perché vuole uscire ancora prima.

Parlanti, dopo la separazione, avvenuta per il tradimento di lui e per il suo volontario allontanamento dal tetto coniugale, ha adottato un crescendo di ritorsioni psicologiche e materiali, utilizzando anche i bambini come strumento contro Beatrice. Le ritorsioni divennero sempre più pressanti nell’impedire a Beatrice di lasciare l’abitazione coniugale, che lei non poteva mantenere da sola, dove però lui poteva continuare a sentirsi padrone ed a manifestare la sua opprimente presenza. Dopo diverse azioni legali, a seguito della vittoria di Beatrice, Parlanti si acquietò e poco dopo, un pomeriggio, nell’occasione di un appuntamento fissato per recuperare degli oggetti in casa, la aggredì, la massacrò di calci e pugni e la strangolò. Poi simulò un furto ed andò a prendere i loro due figli a scuola, passando con loro tutta la serata a giocare. Qualche giorno dopo, quando gli inquirenti avevano già trovato tracce del DNA dell’assassino, prima che uscissero i risultati della analisi, lui confessò strumentalmente per ottenere i vantaggi delle falle della legge, sostenendo che si fosse trattato di un incidente.

Dall’Inps ho poi appreso che mentre i bambini di mia sorella, che noi stiamo accudendo, prendono il 40 per cento della pensione che gli spetta, a lui – l’omicida – spetta l’altro 60 per cento, e ne avrà diritto a vita. Questo accade perché non c’è un meccanismo automatico che prevede la dichiarazione di “indegnità a succedere” per l’assassino del coniuge, e così oltre la pensione, agli assassini spetta anche l’eredità di chi ammazzano. 

È inevitabile la sensazione di vivere in un paradosso, in un luogo, in un tempo in cui l’assurdo diventa la regola, in cui il surreale diventa prepotentemente più tangibile del reale, in cui ti si confondono tutti i valori, in cui ti domandi se quello che ti hanno detto è veramente quello che le tue orecchie hanno sentito. Mia sorella era una donna vera e forte, ammazzata da un individuo che non è mai riuscito ad essere uomo. Femminicidio: parola strana ma eloquente, nasconde un mondo occulto e subdolo, di personaggi bestiali, doppi e perversi, vuoti dentro. Ma qui siamo di fronte al paese che con il suo approccio grottesco è indulgente con i delinquenti ed esigente con le vittime e con coloro che rimangono, che oltre a cavarsela da soli devono dimostrare di poter reggere una pressione che viene dalle stesse istituzioni che, invece di aiutare, esigono e non riescono a rendere operativa la giustizia.

La domanda a cui ancora oggi non riesco a dare risposta è: abbiamo una legge assurda e demenziale, fatta per i delinquenti, oppure semplicemente la giustizia, si scorda qualcosa, si è distratta ulteriormente? […] 

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Aggiornamento del 12 gennaio 2015:

http://27esimaora.corriere.it/articolo/i-fondi-mai-dati-ai-350-centri-antifemminicidio/

I fondi mai dati ai 350 centri antifemminicidio

di Giusi Fasano e Giovanna Pezzuoli – 25 novembre 2014

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