La domanda sorge spontanea: è Berlusconi che ha recuperato il gap o la sinistra che sul più bello si è fatta sfuggire il risultato? Proprio quella sinistra che usciva vincitrice nel consenso pubblico delle primarie, come ha fatto a farsi rimontare così tanto?

A giochi fatti è facile criticare, ma è proprio lì che va cercato il problema.

Sicuri di vincere, nel pd le primarie son state considerate unicamente come una questione interna. Una discussione tra i fedeli a cui gli esterni non dovevano partecipare. Quando Renzi aveva 100’000 persone in più che volevano votare per lui tra una primaria e la successiva, i fedelissimi han pensato a difendere il loro diritto al voto in quanto veri adepti del partito. Sono stati classificati come persone “fuori dal partito” che volevano inquinare la purezza della votazione interna. Chi era fuori dalle regole del partito non andava considerato. Solo chi sottostava alle regole dettate veniva considerato, degli altri non ci si doveva curare minimamente.

Grave errore non curarsi dei propri clienti…

Le primarie andavan gestite diversamente: il candidato premier non doveva essere colui che più rappresentava il partito, ma colui che avrebbe portato il partito al maggior consenso popolare pur nelle regole dello stesso…

Se alle primarie gli adepti del pd fossero stati meno tronfi e sicuri della vittoria, avrebbero dovuto scegliere Renzi, che avrebbe sicuramente portato nuovi voti nella coalizione. Bersani rispecchia maggiormente i fedelissimi, ma non ha accalappiato voti esterni, i famosi incerti, che se ne sono così scappati verso Grillo e Berlusconi.

Il Pd può solo mordersi le dita per non aver colto l’opportunità che un asso pigliatutto come Renzi gli avrebbe regalato!

 

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