http://www.i-dome.com/articolo/21789-Professional-Day-12-proposte-per-rilanciare-l-Italia.html

Professional Day: 12 proposte per rilanciare l’Italia

di Flavio Calcagno | 20 febbraio 2013
[…] Gli oltre 2,3 milioni di iscritti ai 27 ordini professionali italiani hanno sollevato una serie di problemi che ancora li coinvolgono, sottoscrivendo un manifesto contenente richieste e propositi per rilanciare la modernizzazione, far tornare la crescita e far uscire l’Italia dal tunnel della crisi. 
[…] I professionisti hanno espresso la piena disponibilità ad impegnarsi attivamente per il rilancio del paese, ma a condizione che le professioni vengano ascoltate nel momento di formazione delle leggi e abbiano la possibilità di partecipare attivamente alle scelte del paese. […]
Un suggerimento che i professionisti hanno “colto al volo”, trasformandolo in un piano di 12 proposte. […]
Per quanto riguarda la riduzione del costo del Lavoro, la proposta CUP e Consulenti del Lavoro ha stimato un taglio dell’8% sul costo del lavoro (da distribuire al 50% fra lavoratore e impresa), partendo dalle retribuzioni sotto i 40mila euro. Un provvedimento che costerebbe circa 12,5 miliardi di euro, al quale sarebbero interessati oltre 13 milioni di lavoratori che guadagnano un totale di 156 miliardi 444 milioni di euro. I passaggi per finanziarla sarebbero 4:
  • Revisione tariffe di rischio INAIL, con un risparmio di 800 milioni di euro per le imprese.
  • Nuova destinazione delle risorse accumulate con il Fondo tesoreria del TFR, ovvero quelle risorse eccedenti le prestazioni, a quota 15,86 miliardi di euro a fine 2010, che andrebbero destinate a ridurre il costo del lavoro.
  • Utilizzo delle risorse della lotta all’evasione fiscale, circa 12 miliardi ogni anno, per destinarle almeno per il 50% alla riduzione del costo del lavoro, con un ammontare di sei miliardi di euro all’anno.
  • Riduzioni di spesa pubblica per un valore annuo di 1 miliardo 700 milioni.
Oltre alle misure per la riduzione del lavoro, importanti sono quelle volte alla crescita. Il PAT, che rappresenta geologi, biologi, chimici, dottori agronomi e dottori forestali, geometri, ingegneri, periti agrari, periti industriali e tecnologi alimentari, nel programma di 12 punti ha previsto agevolazioni fiscali ed interventi normativi e tecnici, tra i quali nuova anagrafe immobiliare online basata sul fascicolo del fabbricato, stop alla cementificazione a favore del riutilizzo del costruito, bonifica delle abitazioni dai materiali edilizi nocivi, sostegno alla rottamazione degli impianti elettrici e al risparmio energetico, gestione sostenibile dei rifiuti evalorizzazione di agroalimentare e paesaggio. 
Altre proposte hanno riguardato l’innovazione, richiedendo maggiore trasparenza con gli Open Data della PA e l’apertura di un tavolo di lavoro che coinvolga gli ordini professionali nella definizione di un sistema di Welfare sostenibile e in grado di assicurare un determinato standard di prestazioni (proposta giunta dagli Attuari).
Avvocati e notai si sono concentrati maggiormente sull‘accesso alle professioni, prevedendo maggiori regolamentazioni e percorsi di formazione, mentre la proposta dell’AdEPP si è incentrata sulle pensioni dei professionisti, chiedendo la riduzione della tassazione delle rendite finanziarie delle casse di previdenza e la destinazione delle risorse agli iscritti sotto forma di Welfare previdenziale.
[…]
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Partite Iva, gli 8 milioni “silenziati” dalla politica

di Dario Di Vico – 31 GEN 2013

C’è stato un tempo in Italia in cui le partite Iva erano, almeno elettoralmente, coccolate. Rappresentavano, come sintetizza il parlamentare Giuliano Cazzola, «il nuovo che avanza», erano riconosciute come portatrici di un nuovo modo di lavorare, di una rivoluzione terziaria che rivalutava la competenza a scapito della gerarchia.

Su questo format, che da una parte registrava gli slittamenti dell’economia e della società e dall’altra li timbrava politicamente, sono cresciute le fortune del forza-leghismo. Da allora molte cose sono cambiate e alla vigilia del voto del 24 febbraio le partite Iva – che pure rappresentano una constituency elettorale da almeno 8 milioni di voti – sono state di fatto silenziate.

[…] «Per noi», continua, «non ci sono avventure politiche, c’è solo il prosaico aumento dei contributi previdenziali che è già al 27% e arriverà al 33% dei ricavi». Un euro ogni tre incassati. […]

Di vero c’è che le partite Iva costituiscono un comparto del mercato del lavoro estremamente complesso. Volerle ridurre ad unum è impossibile perché differiscono per priorità, consumi, antropologia. Sono almeno tre i tronconi da tener presenti: a) gli artigiani e i commercianti titolari, «la pancia del Paese» molto sensibile ai temi del fisco e della lotta alla burocrazia; b) i lavoratori della conoscenza che non sono patrimonializzati guardano innanzitutto all’aggiornamento del proprio capitale umano e lavorano in assenza di strumenti di welfare; c) le partite Iva del lavoro povero e legato a un solo committente.

[…] È chiaro che agli occhi della politica si tratta di processi troppo sofisticati da leggere, che inducono alla cautela. […] Chiunque vinca le elezioni, è chiaro agli esperti che il mondo della partite Iva non può restare schiacciato tra un’economia che si flessibilizza e una politica che non sa che pesci pigliare. Acta propone cinque punti che vanno da un regime fiscale agevolato al salario minimo per evitare il lavoro gratuito, tariffe eque e una giusta pensione oltre a un nuovo welfare mutualistico. […] Per tentare di governare questi processi e ridurre la distanza tra economia e normative, il professor Ranci pensa che una carta da giocare potrebbe essere la flexsecurity che, a questo punto, non dovrebbe riguardare solo i lavoratori dipendenti che perdono il posto, ma anche chi già vive pericolosamente sul mercato. I costi, però, per quello che appare un cambio di paradigma, ammette, «oggi suonano proibitivi».

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Libro “Partite IVA. Il lavoro autonomo nella crisi italiana” a cura di Costanzo Ranci

Benché un quarto dell’occupazione italiana sia composto da lavoratori autonomi, questi sono rimasti a lungo celati da un involucro opaco, protetti da una cortina di tolleranza verso l’evasione fiscale e di sostegni particolaristici. Con la Seconda Repubblica la situazione è cambiata. A commercianti, artigiani e liberi professionisti tradizionali si sono affiancati i nuovi protagonisti del terziario avanzatogli intermediari commerciali e finanziari, la seconda generazione dei piccoli imprenditori, i lavoratori a progetto. E se negli ultimi vent’anni una parte consistente degli autonomi ha visto crescere il proprio reddito rispetto a quello dei lavoratori dipendenti, un’altra parte è invece retrocessa e oggi risulta particolarmente esposta al rischio di fallimento e disoccupazione. Il popolo delle partite Iva si divarica e si frantuma, liberando in questa metamorfosi nuove energie e capacità, ma anche ansie e frustrazioni potenzialmente esplosive. Chi lo ascolterà e gli darà voce?
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Aggiornamento del 13 marzo 2013:

Crisi, giovani senza lavoro. Boom di partite Iva tra chi ha meno di 35 anni

Nel 2012 ne sono state aperte 549mila, in rialzo del 2,2 per cento dal 2011. L’aumento è particolarmente marcato (+8,1 per cento) tra i giovani, soprattutto nel Mezzogiorno. Mentre le aperture tra le donne sotto i 35 anni sono cresciute del 10,1 per cento

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 23 febbraio 2013

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Aggiornamento del 18 febbraio 2014:

http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/14_febbraio_17/commercianti-artigiani-piazza-bfb15a80-9809-11e3-910c-771d54eec810.shtml

Commercianti e artigiani in piazza «In 60 mila per chiedere meno tasse»

ROMA – Sono arrivati a migliaia in piazza del Popolo a Roma per quella che è annunciata come «una rivolta pacifica delle imprese». L’economia reale chiede allo Stato «meno tasse e meno burocrazia». Nessuna tuta blu, né forconi. Ma decine di migliaia di commercianti, artigiani e piccoli imprenditori di tutta Italia, guidati soprattutto dal nord est del Paese, hanno iniziato martedì a riempire piazza del Popolo a Roma. Solo dal Veneto sono arrivati in 8 mila. Per la prima volta le Pmi, sotto lo slogan «Senza impresa non c’è Italia. Riprendiamoci il futuro», aderiscono ad una mobilitazione nazionale. Tra le sigle della manifestazione, che si svolge in piazza del Popolo – dalle 12 i comizi -, quelle di Rete Imprese Italia, Confesercenti, Casartigiani, Cna, Confartigianato e Confcommercio.

[…] Rete Imprese Italia snocciola numeri preoccupanti: negli ultimi 5 anni hanno chiuso circa 1.000 aziende ogni giorno, la ricchezza prodotta è diminuita del 9%, la disoccupazione è raddoppiata, passando dal 6,4% al 12,7% per un totale di 1,2 milioni di disoccupati in più. Nel frattempo la pressione fiscale ha raggiunto il 44,3% del Pil (e resterà sopra il 44% per molto tempo) mentre quella «legale» (su ogni euro di Pil dichiarato) si aggira intorno al 54%. […] Inoltre la burocrazia costa alle Pmi 30 miliardi di euro l’anno e il credito è in calo dal 2011. […] Il carico fiscale oggi è insostenibile e bisogna tagliare la spesa pubblica, non alzare le tasse». […]

17 febbraio 2014 – Francesco Di Frischia
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Aggiornamento del 7 settembre 2014:

http://www.lastampa.it/2014/09/02/economia/il-settembre-nero-dei-negozi-due-chiusure-ogni-apertura-XdKfrp1eQqu27a5BkxCmkI/pagina.html

Il settembre nero dei negozi: due chiusure ogni apertura

Confesercenti: dopo le ferie molti esercizi non alzeranno le serrande
02/09/2014 – PAOLO BARONI

[…] E’ crisi nerissima insomma: confermata anche dallo stallo dei consumi, che in sei mesi ha già fatto perdere al terziario altri 2,2 miliardi di euro di fatturato, e da una pessima stagione dei saldi, che quest’anno si sono rivelati un vero flop, con una riduzione delle vendite (stime Codacons) del 5-8% e una spesa media per famiglia che non supera i 65 euro.  […]

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Aggiornamento del 13 dicembre 2014:

http://www.actainrete.it/2014/12/siamorotti/

#siamorotti: in azione contro l’INPS al 33%

2 DICEMBRE 2014

I giochi non sono ancora fatti: l’aumento dell’aliquota INPS può ancora essere fermato con un emendamento in Commissione Bilancio del Senato.

Per questo Acta, Alta Partecipazione e Confassociazioni indicono #siamorotti, un’azione per rompere il silenzio e portare alla ribalta l’assurdità dell’aumento al 33% della nostra aliquota INPS.

#siamorotti perché questo Governo parla del nuovo, ma guarda solo al vecchio.

#siamorotti perché questa INPS ci usa come bancomat, per riempire le casse vuote di altre gestioni.

#siamorotti perché questa crisi sta erodendo i nostri redditi, le nostre competenze, il nostro futuro.

#siamorotti di essere chiamati evasori, perché siamo contribuenti di serie A e cittadini di serie B.

#siamorotti perché è offensivo aumentare i contributi senza garantire la sostenibilità di reddito delle future pensioni.

https://www.change.org/p/diritti-ed-assistenza-ai-lavoratori-autonomi-che-si-ammalano

Diritti ed assistenza ai lavoratori autonomi che si ammalano

Caro Presidente del Consiglio, caro Ministro del Lavoro,

Mi chiamo Daniela Fregosi, ho 47 anni, sono una maremmana doc e mi occupo dal ’92 di formazione aziendale come libera professionista con partita iva. Fin dal momento della diagnosi di cancro al seno (a luglio 2013), intuendo le difficoltà che mi aspettavano, ho cominciato a mettere in atto una serie di strategie di adattamento: ho iniziato a informarmi su quali potessero essere gli “ammortizzatori sociali” a cui avevo diritto consapevole che, anche se tutto andava bene, sarei stata fuori gioco per un bel po’ (come è poi accaduto). 

Ma nessuno sapeva nulla sui miei diritti di lavoratrice autonoma. Mi sforzavo di dire a destra e manca che ero una libera professionista e che questo tumore al seno non aveva su di me lo stesso effetto che poteva avere su una dipendente. Ma niente, nessun consiglio mi arrivava dai medici e dal commercialista. E’ iniziato allora per me un viaggio terrificante, con i patronati che fanno quello che possono con code interminabili di utenti in cerca di informazioni, call center Inps cui devi spiegare tu l’ultima circolare del maggio 2013 sui lavoratori autonomi e che ti ringraziano pure per l’informazione. […]

Ma c’è anche la beffa. Mi sono dovuta difendere anche da un mantra ricorrente tuttora “Ma come, non ce l’hai un’assicurazione privata?”. Una cosa così la chiedono solo ai liberi professionisti, tutti convinti che, siccome ce la spassiamo a far quello che ci pare, a non avere padroni, ad evadere di brutto e arricchirci alla faccia degli altri poveri lavoratori, il minimo è che cacciamo i soldi almeno per le assicurazioni private e non rompiamo troppo le scatole all’Inps, anche se abbiamo un tumore. Sì, l’assicurazione malattia ce l’ho ma visto che dal 1997 l’Inps ha reso obbligatori i versamenti e l’aliquota è passata dal 10% all’attuale 27,72%, i soldi doppi per pagare tutto un qualsiasi autonomo non ce l’ha. E’ già grasso che cola se riesce ad avere una piccola assicurazione malattia con premi bassi che non copre quasi nulla (giusto la degenza ospedaliera, non certo mesi e mesi di terapie per un cancro).

Mi sono letta innumerevoli guide e libretti informativi per pazienti oncologici dove venivano descritti i diritti dei lavoratori. Tutte le informazioni riguardano i dipendenti: di noi neppure un cenno. Come se non esistessimo. Come se in Italia non ci fosse il popolo delle P.Iva. Ma un paziente oncologico non è un paziente oncologico e basta? No, esistono malati di cancro di serie A e di serie B.

Noi siamo di serie B e per noi gli articoli 3-32-38-53 della Costituzione sono opzionali. Dato che come lavoratrice autonoma non esisto ho iniziato la mia disobbedienza fiscale rifiutandomi di pagare l’acconto dell’Inps che arriva regolare a dicembre di ogni anno. Questa è la mia storia e la mia Campagna VIDEO

Chiedo a nome mio, di tutti i lavoratori autonomi e di ACTA, l’Associazione Consulenti del Terziario Avanzato cui appartengo e che mi sostiene, che venga rispettata la Costituzione Italiana e che sia data anche agli autonomi la possibilità di una malattia dignitosa: diritto ad una indennità di malattia che copra l’intero periodo di inattività, il diritto ad un’indennità di malattia a chi abbia versato all’INPS almeno 3 annualità nel corso della sua intera vita lavorativa, un indennizzo relativo alla malattia uguale a quello stabilito per la degenza ospedaliera quando ci si deve sottoporre a terapie invasive (chemio, radio etc), il riconoscimento della copertura pensionistica figurativa per tutto il periodo della malattia e la possibilità di sospendere tutti i pagamenti (INPS, IRPEF), che saranno poi dilazionati e versati a partire dalla piena ripresa lavorativa, così come l’esclusione dagli studi di settore (quello che non fa lo stato lo sta facendo Acta con una raccolta fondi che andrà a coprire le spese legali e le more che mi arriveranno per il mancato pagamento dei contributi Inps).

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