http://archiviostorico.corriere.it/2012/dicembre/07/Dallo_smog_alle_galline_ovaiole_co_0_20121207_6ff28d0e-4038-11e2-b7c1-a3315634f627.shtml

Dallo smog alle galline ovaiole Le (tante) multe della Ue all’Italia

Il calcolo L’entità del pagamento stabilita da una formula matematica: fino 700 mila euro per ogni giorno di ritardo. Sanzioni milionarie. Roma in cima alla lista delle irregolarità

Il castigo arriva a cavallo di una formula infernale: «Pg = (Sbp × Cg × Cd) × n». Non è uno scongiuro magico, ma la base matematica su cui la Commissione europea calcola le multe da appioppare ai vari Stati, quando vìolino questa o quella normativa comunitaria. […] La prima procedura di infrazione aperta dalla Commissione Europea contro l’Italia risale al 1985. E da allora, è stata una valanga. Nel 2011, il triste primato: l’Italia ha superato tutti con le sue 135 procedure, seguita a ruota dalla Grecia (123). E lontanissima dalle virtuose Lettonia (23) o Estonia (36). Quest’anno è andata assai meglio: siamo scesi infatti a 101 procedure, di cui 84 collegate a presunte violazioni del diritto Ue, e 17 al mancato recepimento di direttive comunitarie. Ma siamo sempre fra i più discoli della classe, e quelli dal portafoglio più minacciato per il castigo incombente. […]

Luigi Offeddu – 07 dicembre 2012

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Aggiornamento del 2 febbraio 2014:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/01/31/debiti-pubblica-amministrazione-italia-maglia-nera-in-ue-rischio-multa-pari-a-un-anno-imu/864483/

Debiti dello Stato, Italia ancora maglia nera in Ue. “Rischio multa pari a un anno di Imu”

La pubblica amministrazione italiana è la più lenta a pagare le aziende: la media è di 170 giorni. E i ritardi sono costati alle imprese 2,1 miliardi di euro di maggiori oneri finanziari. Il vicepresidente della Commissione Ue: “Pronti ad avviare procedura d’infrazione”

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 31 gennaio 2014

L’Italia si tiene stretto un triste primato: nonostante tre anni di proclami del politico di turno, è il Paese europeo dove la pubblica amministrazione è più lenta a pagare i debiti nei confronti delle aziende. La media di 170 giorni, secondo quanto rileva Confartigianato, è infatti lontana da quella Ue (61 giorni) e sfora di ben 140 il limite di 30 giorni imposto dal decreto sui tempi di pagamento che recepisce la direttiva Ue. Situazione da cui consegue un altro pessimo primato della Penisola: il maggior debito commerciale della pubblica amministrazione verso le imprese, pari al 4% del Pil. I ritardi di pagamento degli enti pubblici, aggiunge Confartigianato, sono costati alle imprese italiane 2,1 miliardi di euro di maggiori oneri finanziari.

Gli imprenditori sono infatti costretti a chiedere prestiti in banca per finanziare la carenza di liquidità derivante dalle fatture non saldate. E ai ritardi nei pagamenti si aggiungono i ritardi nell’applicazione dei decreti sblocca-debiti: finora risultano pagati soltanto 21,623 miliardi, pari al 79,4% dei 27,219 miliardi stanziati per il 2013. Il vicepresidente della Commissione Ue, Antonio Tajani, è quindi “pronto da lunedì prossimo ad avviare la pratica per l’apertura della procedura di infrazione per l’Italia”. Se la procedura di infrazione andrà in porto, l’Italia rischia una sanzione “pari a un anno di Imu”, ha aggiunto, sottolineando che Roma “è il peggior pagatore di tutta Europa nei confronti delle imprese”. Peccato, però, che questa minaccia Tajani l’abbia fatta già nel novembre 2011 senza che molto sia cambiato.

Il rapporto sull’applicazione da parte della pubblica amministrazione della direttiva contro i ritardi di pagamento è stato intanto presentato venerdì 31 a Roma dal presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti. “Il nostro rapporto dimostra che in Italia il malcostume dei ritardi di pagamento è duro a morire”, afferma Merletti. “I cattivi pagatori tengono in ostaggio le imprese e rappresentano uno dei principali ostacoli alla ripresa economica. Chiediamo l’intervento della Commissione europea e del governo italiano perché i ritardi di pagamento sono un cappio al collo degli imprenditori, ne soffocano le capacità competitive e compromettono le opportunità di rilancio dello sviluppo per il nostro Paese”.

Le percentuali delle somme effettivamente erogate alle imprese rispetto alle risorse stanziate sono del 94,2% per i debiti dello Stato, ma scendono all’81,5% per i debiti di Regioni e Province autonome e al 70,2% per quelli di Province e Comuni. La quota dei pagamenti effettuati cala poi drasticamente per i debiti accumulati dal Servizio sanitario nazionale (Asl, Aziende Ospedaliere, Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, Gestione Sanitaria accentrata). Secondo il rapporto di Confartigianato, al 22 gennaio 2014 sono stati pagati 6,690 miliardi, pari al 18,1% dei 36.988 milioni di debiti accumulati dal Servizio sanitario nazionale nei confronti delle imprese fornitrici di beni e servizi.

In media, i piccoli imprenditori devono aspettare 143 giorni per riscuotere i crediti dalla pubblica amministrazione nel suo complesso, vale a dire 113 giorni in più rispetto al termine previsto dalla legge. Tra i settori più penalizzati vi è quello delle costruzioni: soltanto il 7% delle imprese viene pagato entro il limite di 30 giorni. I ritardi dei pagamenti hanno avuto pesanti conseguenze sul 37% degli artigiani e delle piccole aziende. In assenza delle risorse dovute dalla pubblica amministrazione, il 10% dei piccoli imprenditori ha dovuto rinunciare ad effettuare investimenti per lo sviluppo dell’impresa, l’8% è stato costretto a ritardare a sua volta i pagamenti ai propri fornitori, il 7% ha dovuto chiedere un finanziamento bancario, un altro 7% ha ridotto le riserve di liquidità d’impresa, il 6% ha ritardato il pagamento di imposte e contributi e un altro 6% ha ritardato il pagamento dello stipendio ai dipendenti.

I pagamenti in 30 giorni imposti dalla legge rimangono quindi un miraggio per le imprese italiane. Per le piccole e medie imprese in sostanza poco è cambiato. La conferma arriva anche da un sondaggio Ispo/Confartigianato, condotto tra il 9 e il 15 gennaio 2014 su un campione di artigiani e piccoli imprenditori per misurare sul campo il rispetto della legge sui tempi di pagamento in vigore in Italia dall’1 gennaio 2013. Complessivamente, nel 2013, emerge che l’83% dei piccoli imprenditori che hanno risposto al sondaggio non ha rilevato alcuna accelerazione nei tempi di pagamento degli enti pubblici. Addirittura, il 12% delle imprese segnala comportamenti anomali da parte della pubblica amministrazione debitrice per aggirare la legge sui tempi di pagamento: ad esempio, richieste di ritardare o di riemettere le fatture, oppure la contestazione pretestuosa su beni e servizi forniti dalle imprese.

Per leggere altre informazioni sui ritardi dei pagamenti dello Stato, vedi l’articolo “La crisi continua a mordere, ma troppo spesso il disagio si trasforma in suicidio…

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Aggiornamento dell’8 febbraio 2014:

http://lastampa.it/2014/02/08/economia/dai-passeggeri-disabili-ai-viaggi-in-nave-litalia-finisce-nel-mirino-delleuropa-C82UHCouEaEk2wslepPq9M/pagina.html

Dai passeggeri disabili ai viaggi in nave. L’Italia finisce nel mirino dell’Europa

08/02/2014 

L’Italia viola le norme Ue sui diritti dei passeggeri disabili, di chi viaggia via nave ed è anche indietro nel risarcire chi compra pacchetti vacanze da tour operator che poi falliscono. Lo contesta la Commissione Ue, che ha avviato tre procedure d’infrazione con l’invio di lettere di messa in mora. Ora l’Italia ha due mesi per rispondere. 

Bruxelles rimprovera all’Italia di non rispettare in particolare i diritti dei passeggeri disabili che si spostano in bus, in quanto rischiano di non potersi spostare nell’assenza di fermate predefinite in cui possono ricevere assistenza. Chi viaggia via nave corre ugualmente il rischio di non vedere tutelati i propri diritti, in quanto non è ancora operativa l’autorità garante per la verifica del loro rispetto e a cui i cittadini possono rivolgersi in caso di contenziosi. Problemi anche sul diritto al rimborso per chi compra pacchetti-vacanze in caso di fallimento dell’operatore turistico: il fondo nazionale preposto ai rimborsi non ha sufficienti risorse finanziarie per farvi fronte, con un allungamento notevole dei tempi per i ricorsi dei consumatori.

L’Italia, se non fornirà risposte adeguate alla Commissione Ue, rischia di veder proseguire le procedure d’infrazione sino a ritrovarsi davanti la Corte di giustizia Ue.

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Aggiornamento del 10 marzo 2014:

http://www.andreazanoni.it/it/news/comunicati-stampa/italia-sotto-infrazione-per-le-escavazioni-sul-piave.html

Italia sotto infrazione per le escavazioni sul Piave

  • Comunicato del 21 Gennaio 2014

Dopo l’interrogazione dell’eurodeputato Andrea Zanoni sui lavori di escavazione nel fiume Piave in provincia di Treviso, la Commissione europea apre una procedura d’infrazione per l’errato recepimento della direttiva Ue sulla Valutazione d’Impatto Ambientale VIA. Zanoni: “Due mesi di tempo per rispondere a Bruxelles. Errore accidentale o colpevolmente voluto?”

L’Italia è finita sotto procedura d’infrazione (numero 2013/2170 in seguito all’indagine EU Pilot 5060/2013/ENVI) per la non corretta trasposizione nell’ordinamento nazionale e regionale veneto della direttiva europea di Valutazione Impatto Ambientale VIA dopo un’indagine nata dall’interrogazione presentata dall’eurodeputato PD Andrea Zanoni, membro della commissione ENVI Ambiente, Salute Pubblica e Sicurezza Alimentare al Parlamento europeo, per i lavori di escavazione dell’alveo del fiume Piave, con la  creazione di diverse piste di accesso per camion, nei comuni trevigiani di Cimadolmo, Maserada sul Piave, Ormelle, Breda di Piave e Ponte di Piave, in corrispondenza di un’area golenale lunga circa 15 chilometri in zona pianeggiante, dove ricadono un Sito d’Interesse Comunitario SIC e una Zona e Protezione Speciale ZPS: “Adesso le autorità italiane hanno due mesi di tempo per rispondere altrimenti la procedura di infrazione continuerà fino alla Corte di Giustizia con il rischio di eventuali sanzioni pecuniarie”. 

Nel dettaglio “l’Italia ha ricevuto una lettera di messa in mora per non aver recepito correttamente il punto 10.f dell’allegato II della direttiva VIA che richiede lo screening degli impatti ambientali per tutti i progetti di canalizzazione e di regolazione dei corsi d’acqua e non solo per i progetti destinati ad incidere sul regime delle acque – spiega Zanoni – Mi auguro non si tratti di un tentativo deliberato di escludere le escavazioni dei fiumi dall’esame di VIA. Sta di fatto che l’omissione è stata scoperta e adesso deve essere risolta”. […]

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Aggiornamento del 16 luglio 2015:

http://napoli.repubblica.it/cronaca/2015/07/16/news/rifiuti_campania_corte_ue_condanna_italia_20_mln_piu_120mila_euro-119217183/

Rifiuti Campania, l’Ue condanna l’Italia. Una multa da 20 milioni, più 120 mila euro per ogni giorno in cui la norma è stata violata

16 luglio 2015

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