La green economy, le energie rinnovabili, la mobilità, la necessità di indicatori economici che vadano oltre il classico e famigerato PIL, sono tutti argomenti di cui abbiamo già parlato in vari articoli (che potete trovare nel nostro archivio, oppure cliccando sui relativi tags o facendo una ricerca per parole chiave).

Questa AGENDA AMBIENTALISTA, alla faccia di chi si spaccia ambientalista ma in realtà ha in mente tutt’altro, è un documento elaborato e redatto da 7 associazioni ambientaliste (CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF) che fa il punto della situazione e mette in luce il fatto che, nei programmi politici di chi si è candidato per il futuro governo di questo Paese, le tematiche legate appunto alla sostenibilità, nei suoi molteplici campi di applicazione, non vengono prese minimamente in considerazione!

L.D.

“Il nuovo modello economico basato su un’economia verde e rigenerativa deve costituire il fulcro dell’agenda del futuro Governo e Parlamento, valorizzando gli elementi di forza (parchi, biodiversità, patrimonio culturale, sistema della qualità), garantendo la sicurezza e l’efficienza dell’approvvigionamento energetico e favorendo l’internalizzazione dei costi ambientali per evitare che le minacce ambientali mettano a rischio anche gli asset di forza del Paese. E’ indispensabile che finalmente si costruisca anche in Italia un patto che sia basato su un nuovo paradigma che consideri come inscindibili la dimensione ecologica e quella economica e sociale dello sviluppo. Non si può proseguire con politiche tutte tese alla risoluzione strumentale delle contingenze, intrise di tatticismi e di ipoteche poste dalle lobby formate da chi ha posizioni dominanti nei settori economici tradizionali e dalle clientele politiche e corporative. Bisogna essere innovativi e coraggiosi nel pensare e realizzare il nostro comune futuro, fuori dalle logiche dei “due tempi” – un tempo per l’economia e un tempo per l’ambiente – e dei “due forni” – perché non c’è riscatto economico e dignità sociale senza il rispetto dei diritti costituzionali alla tutela della salute e dell’ambiente -. Nel redigere questo nostro documento – dove vengono affrontati dodici diversi filoni tematici e descritte numerose proposte concrete – siamo partiti dalla lettura approfondita dei Programmi e delle Agende delle varie coalizioni e partiti in lizza nelle Elezioni 2013 per accorgerci che in nessuno di questi c’è la consapevolezza della centralità della sfida che si pone al nostro Paese, anche nel contesto dei problemi globali, né delle azioni innovative necessarie per perseguire l’obiettivo.

Dai programmi elettorali per le Elezioni 2013:

1. non assume centralità la grave crisi provocata dai cambiamenti climatici che impone scelte radicali di azzeramento delle emissioni in tutti settori e nel modello produttivo, nonché nelle strategie di adattamento;

2. non emerge una consapevolezza sui servizi ecosistemici garantiti dalla tutela della biodiversità;

3. non ci si pone con urgenza la questione degli indirizzi della nuova politica industriale e della riconversione post-industriale;

4. non si affronta il problema di come calcolare e valutare la ricchezza della nazione attraverso la declinazione di nuovi indicatori di benessere che superino il PIL;

5. non si fa cenno a come si pensi di intervenire per adeguare il corpus dei diritti e dei delitti ambientali;

6. non ci si sofferma sulla cronica e ormai patologica inadeguatezza della governance ambientale, dipendente in buona parte dalla progressiva liquidazione del Ministero dell’ambiente avvenuta negli ultimi 5 anni.

Si aggiunga che anche per settori che fanno parte del patrimonio consolidato della nostra economia, dell’offerta data dal nostro Sistema Paese – beni culturali, turismo e agricoltura – nei programmi non si aprono nuove frontiere, né si assume la necessità di interventi coordinati e complessivi di rilancio. Oltre ad un maggiore coraggio e dettaglio nel descrivere i punti salienti di una ri/conversione ecologica del Belpaese quanto da noi documento e proposto nel presente documento, è necessaria, una profonda revisione degli strumenti che regolano i rapporti e delle relazioni tra la società civile e i partiti e di come le issues (le istanze) che da questa emergono vengano considerate dagli stessi partiti e dalle varie coalizioni nell’organizzare la rappresentanza degli interessi collettivi della cittadinanza. Sono necessari seri impegni programmatici e la piena disponibilità ad interagire anche e soprattutto in corso d’opera, garantendo meccanismi di verifica della loro attuazione basati sul massimo della informazione e della partecipazione pubblica, anche per evitare di abusare furbescamente di escamotage elusivi addirittura della volontà popolare quali quelli innescati dopo il referendum del 1987 sulla rinuncia al nucleare e quelli ancora in atto dopo il referendum del 2011 contro la privatizzazione dei servizi idrici. Proprio per rimarcare il ruolo autonomo della società civile abbiamo voluto sin dal titolo del presente documento ricordare che così intendiamo rappresentare l’impegno in favore dell’ambiente di oltre 1.000.000 di persone che sono iscritte complessivamente alle nostre associazioni e di un’area ben più ampia di cittadini sensibili a questi temi, che si è espressa chiaramente, tra l’altro, nella tornata referendaria del 2011.”

Indice degli argomenti trattati:

  • Elezioni nazionali 2013: l’appuntamento mancato con la Ri/Conversione ecologica del Paese 
  • New “Green Deal”: la speranza per il futuro dell’Italia 
  • Biodiversità: ricchezza della nazione 
  • Il patrimonio costituito dai beni culturali 
  • Domanda di mobilità e infrastrutture 
  • Salute e ambiente nelle scelte industriali
  • Consumo di suolo e Governo del territorio
  • Difesa del suolo e adattamento ai cambiamenti climatici
  • Contenuti verdi della filiera agroalimentare
  • Turismo: sostenere le vocazioni del territorio
  • Governare l’ambiente
  • Diritto all’ambiente: tutela costituzionale e penale
  • Andare oltre il PIL: nuovi indicatori di sostenibilità

LINK: “AGENDA AMBIENTALISTA” (pdf)

_____________________________________________________________

Aggiornamento del 18 marzo 2013:

http://oggiscienza.wordpress.com/2013/03/18/la-performance-ambientale-dellitalia-2/

La performance ambientale dell’Italia

Pubblicato da Laura Pulici – 18 marzo 2013

 

Italia, Rimandata in ambiente. È questa la pagella dell’Ocse, che ha valutato le politiche ambientali attuate dal nostro Paese. Nonostante i progressi compiuti, l’Italia deve ancora risolvere o quanto meno affrontare problemi ambientali, come l’inquinamento dell’aria delle città, l’aumento della produzione di rifiuti, lo sfruttamento delle acque sotterranee, l’inquinamento delle falde acquifere e l’erosione del suolo. Dal rapporto, che ha analizzato l’evoluzione dei principali indicatori ambientali, emergono alcune criticità. […]

_____________________________________________________________

Aggiornamento del 18 novembre 2013:

E dal punto di vista del clima? Come la mettiamo?

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/aurora-daprile/clima-strategia-di-adattamento-litalia/novembre-2013

Clima: una strategia di adattamento per l’Italia

Pochi giorni fa il Ministero dell’Ambiente italiano ha presentato la Strategia Nazionale di Adattamento ai cambiamenti climatici, o SNA. La bozza del documento è disponibile in pdf e la procedura di consultazione pubblica online rimarrà aperta fino al 31 dicembre. […]  nel documento sono elencati i rischi che il riscaldamento globale comporta per l’Italia e le vulnerabilità del nostro Paese. In sintesi:

  • maggiore pressione sulle risorse idriche, con conseguente “riduzione della qualità e della disponibilità di acqua, soprattutto in estate nelle regioni meridionali e nelle piccole isole ”
  • potenziale aumento del “rischio di frane, flussi di fango e detriti, crolli di roccia e alluvioni lampo ”, come conseguenza del peggioramento del dissesto idrogeologico
  • degrado del suolo e rischio più elevato di erosione e desertificazione del terreno (buona parte del Sud Italia è classificato a rischio di desertificazione e diverse regioni del Nord sono in “condizioni preoccupanti”)
  • maggior rischio di siccità e incendi nelle zone boschive
  • maggior rischio di perdita di biodiversità e di danni agli ecosistemi naturali, soprattutto nelle zone alpine e negli ecosistemi montani
  • maggior rischio di inondazione ed erosione nelle zone costiere per l’aumento di eventi meteorologici estremi e l’innalzamento del livello del mare
  • potenziale riduzione della produttività agricola
  • possibile aumento di malattie e mortalità legate al caldo e di malattie cardio-respiratorie da inquinamento atmosferico (specialmente per i gruppi più vulnerabili della popolazione); possibile aumento di infortuni, decessi e malattie causati da inondazioni e incendi, di disturbi allergici e di malattie di origine infettiva, idrica ed alimentare
  • potenziali danni per l’economia italiana nel suo complesso (derivati da minore produzione di energia idroelettrica; riduzione dell’offerta turistica invernale e minore attrattività della stagione estiva; calo della produttività nel settore della pesca; danni a infrastrutture urbane e rurali con possibili interruzioni o inaccessibilità della rete di trasporto).

[…] Che fare’ […] Le misure presentate sono moltissime e includono opere infrastrutturali, azioni di governance locale e nazionale, interventi basati su un approccio ecosistemico. Scorrendo la bozza, si contano oltre duecento proposte, più o meno specifiche, per tredici settori d’azione: risorse idriche; desertificazione; degrado del territorio e siccità; dissesto idrogeologico; biodiversità ed ecosistemi; salute; foreste; agricoltura, acquacoltura e pesca; produzione e consumo di energia; zone costiere; turismo; insediamenti urbani; patrimonio culturale e trasporti; Alpi, Appennini e distretto idrogeografico padano (zone definite “casi speciali nazionali”).

Basta dare un’occhiata al documento per pensare che se solo la metà di queste misure venisse applicata in modo appropriato, i benefici per l’Italia andrebbero ben oltre la “semplice” capacità di far fronte ai rischi climatici. Sarebbero un toccasana per la sicurezza e la salute pubblica, il benessere economico e sociale, la tutela del territorio e degli ecosistemi, l’efficienza del settore energetico e produttivo.

Per evitare che le buone idee rimangano sulla carta (o vengano messe in pratica in modo scordinato, inutile, o dannoso) l’Italia non ha molto tempo a disposizione. Secondo la tabella di marcia dell’Unione Europea, la SNA dovrebbe essere già pronta. Nel 2013 partirà ufficialmente la “seconda fase”, quella dell’attuazione. Non si tratta soltanto di stare alla pari con altri Paesi europei che hanno valutato i rischi e deciso cosa fare anni fa, ma anche di stimare i fondi necessari alle misure di adattamento (pubblici, privati ed europei) e scegliere come spenderli. Come spenderli bene, s’intende.

13 novembre, 2013 – Aurora D’Aprile

Tags: , , , , , , , , ,