La parola d’ordine dovrà essere d’ora in poi, in ogni settore, “digitalizzazione“. Con l’ICT (Tecnologie dell’informazione e della comunicazione) si può infatti risparmiare molto più di quanto ci si potrebbe aspettare: ogni euro risparmiato è un euro guadagnato, ecco da dove è possibile recuperare in modo semplice delle somme importanti di denaro per il finanziamento di nuovi progetti ed investimenti, che rappresentano i soli strumenti a nostra disposizione per fare in modo che la nostra economia ritorni a crescere…

N.B. In Italia si usa ancora tantissimo fare “data entry” manuale: ma stiamo scherzando?!?! Ma tutti quei manager, pagati molte volte più di me, non ci arrivano a capire che basta un tecnico/ingegnere informatico per rendere il lavoro automatizzato, più veloce e meno dispendioso per la propria azienda? Dobbiamo smetterla di fare i lavori che le macchine possono fare, tra l’altro anche meglio e più velocemente, al nostro posto, per concentrarci maggiormente su lavori di creazione, ricerca e sviluppo.

L.D.

ICT NEL SETTORE PRIVATO

http://www.shinynews.it/ebusiness/0307-cambio-PMI.shtml

MARZO 2007 – INFORMATIZZAZIONE IMPRESE

Cambio di passo per le PMI

Ogni volta che si leggono dati sul livello di tecnologia e informatizzazione delle imprese italiane e delle PMI in particolare si notano dei progressi impacciati, e spesso l’esperienza non rende giustizia a queste informazioni. Infatti, aldilà della tecnologia presente, il suo uso all’interno delle PMI è spesso molto basso, approssimativo e inefficace. Sono veramente poche le piccole e medie imprese che puntano sull’informatizzazione come leva competitiva del mercato.

La cultura tecnologica

Ma quali sono i fattori che bloccano il dirompente e vantaggioso arrivo delle tecnologie nelle PMI italiane? Prima di tutto c’è un serio problema di cultura tecnologica, che la scuola italiana solo ora e in modo molto timido cerca di recuperare. E le PMI del nostro Paese, dove l’ambito ereditario privilegiato è quello familiare, non hanno una classe dirigenziale esterna formata, ma spesso ricorrono all’esperienza precoce come surrogato della competenza, alla trasmissione delle conoscenze da padre in figlio piuttosto che da esperti preparati e aggiornati ad allievi. In questo quadro, solo una diffusa cultura tecnologica (quale può essere quella scolastica) potrebbe ridurre il gap. Ma in decenni, e non certo in anni. […]

Approccio all’azienda

Detto di questo ritardo di mentalità, non si possono negare d’altra parte le responsabilità dei tecnici, interni alle aziende o consulenti specialisti. Spesso l’approccio è teso a generare sudditanza nei confronti del tecnico, unico depositario del sapere informatico. Invece che sudditanza, però, spesso si genera diffidenza, ponendo una pietra tombale sugli usi e i reali vantaggi della tecnologia. Le proposte dei tecnici alle PMI devono essere opportune e personalizzate, cioè mirate agli effettivi obiettivi conseguibili da parte di una certa realtà. Non devono essere sovradimensionati, contando sulla difficoltà a capire i reali vantaggi e utilizzando l’eventuale fiducia come una cambiale in bianco per progetti ipertrofici e inutili. Piuttosto si deve lavorare, almeno inizialmente, sui vantaggi concreti e facilmente comprensibili dagli imprenditori, come i risparmi economici dati dal VOIP, i risparmi di tempo e la velocità di comunicazione delle e-mail o dei sistemi di messaggistica, la facilità d’analisi consentita dai report automatici e così via. Inutile prodigarsi sul vantaggio competitivo teorico che si può ottenere: meglio portare esempi concreti in termini di investimenti/ore lavoro/ritorno economico/qualità lavoro ottenuto.

Voglia di tecnologia

[…] non si possono tralasciare due passaggi fondamentali, da applicarsi in ogni caso.

  • Formazione. Quale che sia il livello dell’interlocutore, è utile fare una veloce e sintetica formazione (anche continua, invitando periodicamente il responsabile interno dell’area ad aggiornamenti). Più che a corsi e convegni, è bene puntare su esempi pratici, per esempio organizzare un incontro in altre aziende dove il lavoro di informatizzazione è già stato condotto con successo. […]
  • Informazione. La formazione deve essere accompagnata necessariamente da un’azione di informazione continua. All’interlocutore aziendale devono essere fornite segnalazioni di alcune fonti cartacee e online che trattino – in maniera adeguata – gli argomenti d’interesse tecnologico per l’impresa.

http://www.shinynews.it/ebusiness/1106-web-oriented.shtml

NOVEMBRE 2006 – WEB-ORIENTED

I risultati di un’azienda web-oriented

Il concetto di azienda web-oriented è molto più che la banale presenza online e l’utilizzo dell’e-mail in società. La scelta di operare anche, o solo attraverso l’e-business è una decisione che investe lo spirito stesso e la filosofia con cui un’impresa nasce o evolve. […]

Il pedaggio

Che cosa significa azienda web-oriented? Significa accettare un grado di concorrenza più elevato, una maggiore trasparenza all’esterno nei confronti dei clienti e dei fornitori, porre il cliente/utente al centro di tutti i processi, definire regole di comunicazione e collaborazione interne paritarie e più democratiche. L’e-business non è un momento staccato e distinto dall’attività tradizionale dell’impresa, ma diventa il motore di tutta l’attività, guidandone le scelte, dettando i tempi in modo più veloce, imponendo i ritmi e i cambiamenti in base allo sviluppo del Web.

I vantaggi

Tale approccio nel tempo consente di ottenere numerosi vantaggi nella propria attività. I più importanti sono:

1) allargare il proprio mercato di riferimento grazie a Internet, con il quale si possono raggiungere molti più consumatori e in luoghi diversi
2) abbattere i costi di gestione dei processi e quelli di comunicazione sia interna che esterna
3) ottenere feedback più veloci e probabilmente più veritieri da parte degli utenti attraverso campagne mirate e strumenti dedicati
4) monitorare efficacemente la produzione e il rendimento delle diverse aree di business, con la possibilità di introdurre cambiamenti in tempi molto veloci
5) rispondere in maniera più veloce ai cambiamenti del mercato e alle esigenze dei consumatori, sapendo adeguare in tempo reale la propria offerta e il rapporto con i fornitori.

Chi lo può fare

Una credenza diffusa vuole che l’approccio web-oriented e la conseguente azienda web-oriented presuppongano una grande dimensione. Ma questa è appunto una credenza. Una grande azienda probabilmente avrà più risorse da investire e quindi (forse) più facilità nella gestione di questo passaggio fondamentale. Ma anche una piccola azienda può pensare a reindirizzarsi sul Web, e forse lo può fare con ancora maggiori chanches di successo. […]

http://www.copying.it/index.php/in-evidenza/37-risparmi-con-la-digitalizzazione

Risparmi con la digitalizzazione

I risparmi generati dalla dematerializzazione dei processi, secondo l’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano, ammontano a 200 miliardi di euro l’anno.
Lo studio rileva che nel 2011 cresce il numero di imprese che hanno intrapreso in Italia un percorso di Dematerializzazione e Digitalizzazione del Ciclo Ordine-Pagamento. Complessivamente oltre 60.000 imprese hanno scambiato in formato elettronico almeno una parte dei documenti del Ciclo dell’Ordine o hanno portato in Conservazione Sostitutiva le Fatture (attive o passive): si tratta di circa un’impresa su due tra le grandi, un’impresa su sei tra le Pmi e meno dell’1% tra le Microimprese.
[…]

Conservazione dell’attivo:
 Benefici: tra 1 € e 3 €/documento
 Tempo di payback: 1 anno
 Fonte beneficio: spazio e materiali

Conservazione del passivo:
 Benefici: tra 1 € e 2 €/documento
 Tempo di payback: 2 anni
 Fonte beneficio: spazio, materiali e tempo di ricerca

Fatturazione elettronica non strutturata (solo dati):
 Benefici: tra 4 € e 5 €/fattura
 Tempo di payback: 2 anni
 Fonte beneficio: trasmissione, spazio, materiali e ricerche

Fatturazione elettronica strutturata:
 Benefici: tra 8 € e 12 €/fattura
 Tempo di payback: 1 anno
 Fonte beneficio: produttività del personale (meno persone)

Ciclo ordine – consegna – fatturazione – pagamento:
 Benefici: tra 30 € e 80 €/ciclo
 Tempo di payback: 1 anno
 Fonte beneficio: produttività e maggiore accuratezza

Libri e registri contabili:
 Benefici: tra 0,5 € e 1 €/pagina

FONTE: POLITECNICO DI MILANO – OSSERVATORI.NET – 2012

_____________________________________________________________

ICT NEL SETTORE PUBBLICO

http://money.wired.it/finanza/2012/10/22/digitalizzazione-pubbliche-amministrazioni-342345.html

Digitalizzare la pubblica amministrazione? Un risparmio di 20 miliardi l’anno

 di Andrea Curiat

Quando si parla di spesa pubblica, oggi, vengono subito in mente auto blu e consulenze dalla bolletta salata. Ma la pubblica amministrazione ha un costo occulto che non è da meno: il mare di lettere, fatture, libri contabili e altri documenti cartacei che ogni giorno fanno avanti e indietro tra gli enti locali, le aziende fornitrici dello Stato, gli ospedali, le scuole e tutti gli altri istituti statali. Spese di poco conto? Mica tanto. Secondo l’Osservatorio Agenda Digitale, realizzato dalla School of management del Politecnico di Milano, la digitalizzazione dei processi tra, da e verso le pubbliche amministrazioni potrebbe garantire risparmi per 20 miliardi di euro l’anno. E permetterebbe allo Stato di incassare 5 miliardi in più l’anno. […]

Ecco nel dettaglio, passo dopo passo, cosa bisognerebbe fare secondo gli analisti del Politecnico. Primo punto: effettuare almeno il 30% degli acquisti delle Pa tramite e-procurement. Di che si tratta? In sostanza, di shopping elettronico. Gli enti pubblici, insomma, dovrebbero usare strumenti informatici per trovare fornitori di beni e servizi ed effettuare così gli acquisti, anche tramite aste o bandi di gara. Il principio non è diverso da quello applicato già da molti italiani quando si tratta di trovare buoni prezzi sul Web, ma ad oggi la percentuale di acquisti della Pa effettuata attraverso canali digitali è ferma al 5%. Incrementandola al 30%, il risparmio per lo Stato raggiungerebbe i 7 miliardi di euro l’anno. Il secondo step consiste nella diffusione della fatturazione elettronica anzichè cartacea. Le Pa risparmierebbero 1 miliardo di euro l’anno e i privati altri 4 miliardi di euro: un guadagno per tutti. A patto, però, di digitalizzare tutte le fatturazioni verso le pubbliche amministrazioni e almeno il 20% delle relazioni B2B in Italia. La legge che rende obbligatoria la fatturazione elettronica verso le Pa c’è già, ma è bloccata dal 2008 dalla mancanza di un decreto attuativo. Basta, poi, con i vecchi pagamenti in contanti o assegni. Meglio usare carte di credito e bonifici online. Se almeno il 30% dei pagamenti di Imu, Tarsu, multe e bolli auto avvenissero tramite il canale elettronico, il risparmio per lo Stato sarebbe di 600 milioni di euro l’anno. Raggiungendo il 30% di e-payment verso gli esercenti (siamo già al 20%), l’effetto anti-evasione sarebbe tale da garantire 5 miliardi di euro all’anno di gettito fiscale in più. E ancora, sarebbe necessario snellire tutti i processi interni alle pubbliche amministrazioni grazie all’impiego delle tecnologie informatiche. La digitalizzazione e la dematerializzazione negli enti pubblici permetterebbe di incrementare del 10% la produttività del personale. Il che si tradurrebbe in un risparmio pubblico pari a 15 miliardi di euro l’anno.

Senza dimenticare le startup: con soli 300 milioni di euro di investimenti in favore degli aspiranti imprenditori si otterrebbe un effetto leva in grado di aumentare il nostro Pil di 10 volte tanto (sino a quota 3 miliardi di euro) entro i prossimi 10 anni. 

Alla fine dei conti, guardando alla relazione del Politecnico verrebbe da chiedere: allora, Italia, quando passiamo al digitale?

http://alecxz.altervista.org/news.php?readmore=2461

Ecco la Scuola 2.0: addio carta, ecco tablet e pc. E si risparmia

ROMA – Il ministro dell’istruzione Profumo scommette sulla scuola digitale: l’elettronica che soppianta il cartaceo. Addio libri, registri, pagelle. Ora sulla cattedra ci sarà un personal computer. Addio agli striduli graffi sulla lavagna: saranno soppiantate da quelle elettroniche. E i fondi? Beh secondo le stime del ministero della pubblica istruzione questa evoluzione dovrebbe far risparmiare almeno 30 milioni di euro. […]

12 settembre 2012

_____________________________________________________________

Aggiornamento del 21 marzo 2013:

LA “NUVOLA” DELLA REGIONE  MARCHE

Pubblicato Martedì, 29 Gennaio 2013

Referti medici via web, smartphone e smart-TV. È diventato operativo, presso il data center della Regione Marche, il primo servizio al pubblico erogato da una nuova infrastruttura Cloud sviluppata in collaborazione fra INFN e Regione Marche. L’infrastruttura Cloud – realizzata nell’ambito del progetto Mcloud – è installata presso la Regione. “La partecipazione dell’INFN al progetto Marche Cloud si fonda sull’esperienza acquisita negli ultimi dieci anni attraverso la realizzazione della Grid – spiega Mauro Morandin, direttore del CNAF-INFN –  a cui l’istituto italiano ha contribuito in modo determinante in collaborazione con il CERN. Si tratta di un primo risultato significativo dell’attuale impegno strategico dell’INFN per il trasferimento tecnologico in campo informatico a favore della Pubblica Amministrazione italiana”. Attraverso questa e simili iniziative si aprono poi ulteriori prospettive come la possibilità di accesso aperto ai dati che risiedono nei vari database delle pubbliche amministrazioni locali e il loro riutilizzo, l’integrazione di servizi a disposizione del cittadino in “piazze di mercato” virtuali, la possibilità di poter disporre di piattaforme che permettono sia ad aziende che ad istituzioni pubbliche, come le scuole, di sviluppare rapidamente infrastrutture, applicazioni e servizi aperti e portabili.

_____________________________________________________________

Aggiornamento del 12 aprile 2013:

http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2013-04-10/microsoft-tecnologia-italiana-risparmiare-190428.shtml?uuid=AbYdO3lH

Microsoft: con la tecnologia la PA italiana può risparmiare oltre 2,9 miliardi l’anno

10 aprile 2013

Con la diffusione delle tecnologie di comunicazione integrata e collaborazione negli Enti Pubblici in Italia si potrebbero generare risparmi pari a circa 1.381 euro l’anno per dipendente, con un valore assoluto complessivo, a livello di sistema Paese, superiore ai 2,9 miliardi di euro l’anno. Lo rileva Microsoft Italia che ha presentato i risultati dello studio realizzato in collaborazione con Netics «La comunicazione digitale al servizio della Spending Review». […]

_____________________________________________________________

Aggiornamento del 29 ottobre 2013:

Invertiamo ora la prospettiva: anziché guardare quello che potremmo risparmiare, guardiamo ora quello che stiamo perdendo:

http://www.lastampa.it/2013/09/27/tecnologia/ritardi-sullagenda-digitale-perdiamo-miliardo-al-mese-wPLTPUN3Bz86E95OzlymOM/pagina.html

Ritardi sull’Agenda Digitale: perdiamo un miliardo al mese

C’è ancora chi pensa alla digitalizzazione dei servizi (anche nella classe politica) come qualcosa di astratto, volatile come i bit che fibrillano sul web. Bene ha fatto, dunque, la School of Management del Politecnico milanese a tradurre in moneta sonante i ritardi nell’attuazione della Agenda Digitale, il programma europeo per l’innovazione della Pubblica Amministrazione e dell’economia: ogni mese, l’immobilità italiana su questo fronte vede sfumare un miliardo al mese di benefici economici. […] la sola fatturazione elettronica verso la PA varrebbe un risparmio di 1,1 miliardi di euro l’anno. La sanità, croce e delizia di ogni ministro dell’economia, dall’introduzione di soluzioni informatiche ricaverebbe risparmi per 6,5 miliardi di euro l’anno. Se si pensa che l’acceso dibattito, prima sull’imposta sulle case (Imu) poi sull’aumento di un punto percentuale dell’Iva, ruota intorno al recupero di due, tre, quattro miliardi (a seconda delle fonti), balza agli occhi la rilevanza di queste innovazioni. […]

Ma il conto della School of management non è finito: “il corretto ricorso a infrastrutture Cloud – si legge in un estratto del documento – vale 1 miliardo di euro in tre anni e lo sviluppo di negoziazioni online, attraverso strumenti di eProcurement, ne varrebbe 5 ogni anno, passando dall’attuale 5% di transato online sulla spesa pubblica per beni e servizi al 30%”. Infine, “l’auspicata riduzione dei pagamenti con il denaro contante è in grado di far recuperare 5 miliardi di euro in Italia dall’evasione fiscale sul sommerso, se si incrementasse la quota di pagamenti elettronici dall’attuale 20% al 30% del totale, a cui si aggiungono i vantaggi della conservazione elettronica degli archivi fiscali, in grado di rendere più rapidi i controlli, per altri 10 miliardi di recupero fiscale”. E il conto è fatto: ogni mese di ritardo nell’attuazione dell’Agenda Digitale costa 995 milioni di euro di mancati risparmi per il Sistema Paese. […]

L’Agenda Digitale – spiegano i relatori – non è solo una leva di efficienza nella Pubblica Amministrazione, ma anche un’opportunità di crescita per le imprese, citando a esempio un risparmio di 6 miliardi se si balzasse dal 5% al 15% nella digitalizzazione dei processi commerciali. Un innesco virtuoso che promuoverebbe startup, con un impatto sul Pil, stimato dal Politecnico milanese, dello +0,2% grazie a uno stanziamento di 300 milioni di euro l’anno in fondi Seed, vale a dire i primi fondi finanziari per lanciare una nuova attività.

27/09/2013 – CLAUDIO LEONARDI
________________________________________________________
Aggiornamento del 3 marzo 2014:

http://www.repubblica.it/economia/2011/06/20/news/no_cash_day_contante_al_bando_costa_troppo_e_favorisce_l_evasione-17853305/?ref=HREC1-10

No cash day, contante al bando
“Costa troppo e favorisce l’evasione”

Una giornata per sensibilizzare i consumatori sui costi occulti del denaro “liquido” rispetto alla moneta elettronica. L’Italia è il paese europeo più legato alla banconota

di MONICA RUBINO


[…] Il nostro è un Paese culturalmente legato al denaro tangibile. Lo conferma anche l’Abi, l’associazione delle banche italiane: l’Italia è tra gli stati occidentali con il più basso utilizzo di carte di credito. Secondo la più recente mappatura, sono 34,2 milioni le carte e 33 milioni i bancomat. Al Nord del paese si concentra il 57% delle carte in circolazione contro il 22% del Centro e il 21% di Sud e Isole.Per alcuni, però, la guerra al contante è una sfida di civiltà economica da vincere al più presto possibile. Per un motivo fondamentale: i soldi, quelli fatti di carta e metallo, costano troppo. E’ ancora l’Abi che ci illumina con i dati del suo Ufficio studi:  il costo della gestione del contante e della sua sicurezza incide in Europa per 50 miliardi di euro l’anno, di cui 10 spesi dall’Italia. Questo significa che per pagare il personale, le perdite, i furti, le apparecchiature, il trasporto, la sicurezza, i magazzini, la vigilanza, le assicurazioni spendiamo circa 200 euro a testa l’anno. Proprio per sensibilizzare i consumatori sul costo delle banconote, il 21 giugno si terrà il primo “No Cash Day”, una manifestazione che invita le persone ad utilizzare almeno per ventiquattro ore solo sistemi di pagamento elettronico. […]

“Sono molte le motivazioni che dovrebbero indurci a migrare su altri sistemi di pagamento – assicura l’ideatore del “No cash day” – a partire dal costo esorbitante della gestione del denaro, l’impatto ambientale, l’utilizzo per evadere le tasse, ma anche la pericolosità per la salute, l’igiene. Il contante, inoltre, non è tracciabile, e ciò lo rende il migliore amico del nero». Non a caso il ministro del Tesoro svedese ha sostenuto, senza troppi giri di parole, che ormai a utilizzare le banconote sono solo malavita e vecchiette. In Italia, però, la situazione è differente. “Se in Svezia il 95% dei pagamenti avviene per via elettronica – continua Emili – in Italia siamo distanti anni luce da questi traguardi“. […]

Ma la lotta alla cartamoneta si basa anche su altri argomenti, tra cui la sicurezza e la salute. “Nel 2009 – spiega ancora Emili a prova della sua tesi – si sono registrate in Europa circa 1.800 rapine in banca. Di queste, il 40% è stata messa a segno in Italia”. Inoltre, nel primo semestre del 2010, la Banca d’Italia ha riconosciuto false oltre 72 mila banconote. Il più contraffatto è il taglio da 20 euro […] Quanto agli aspetti igienici […] Uno studio condotto negli Usa – spiega ancora Emili – documenta come il 18% delle monete e il 7% delle banconote in circolazione siano veicoli di batteri anche potenzialmente pericolosi come l’escherichia coli e lo stafilococco aureo. Le monete bimetalliche da 1 euro e da 2 euro sono realizzate con una lega di rame-nichel e con una di nichel-ottone e una ricerca pubblicata sul British Journal of Dermatology ne ha evidenziato la capacità allergizzante. Inoltre, 9 banconote su dieci negli Usa registrano la presenza di cocaina sulla propria superficie“. […]

20 giugno 2011

___________________________________________________________________________

Aggiornamento del 30 marzo 2014:

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-03-26/agenda-digitale-spending-review-puo-valere-28-miliardi–165938.shtml?uuid=ABof7m5

Agenda digitale, la «spending review» può valere 2,8 miliardi

di Carmine Fotina – 26 marzo 2014

[…] Il commissario Carlo Cottarelli, sulla base di stime dell’Agenzia per il digitale, valuta in 2.556 milioni i risparmi che a partire dal 2016 potrebbero arrivare da tre misure: fatturazione elettronica (936 milioni); pagamenti elettronici (1.320 milioni); razionalizzazione dei Ced (300 milioni). Se a tutto questo si somma la pubblicazione solo su canale digitale di tutti i bandi e i risultati di appalto (altri 200 milioni) si sfiorerebbe il risultato complessivo di 2,8 miliardi. E si volerebbe ben più alto con un piano più aggressivo per la razionalizzazione dei Ced. Le stime di Cottarelli si riferiscono infatti alla sola amministrazione centrale (da 78 a 4-5 Ced), ma se si concentrassero in circa 60 gli attuali 11mila centri di tutte le amministrazioni pubbliche il risparmio addizionale annuo stimato salirebbe in modo considerevole nel tempo. […]

Tags: , , , , , , , , ,