http://ilbocconianoliberale.wordpress.com/2013/01/23/mps-bene-comune-storia-di-una-banca-e-del-partito-che-lha-affossata/

MPS Bene Comune: Storia di una Banca e del Partito che l’ha affossata.

POSTED ON  BY ILBOCCONIANOLIBERALE

[…] E’ doveroso in questo caso ricordare la storia del Monte e capire come si e’ arrivati alla gravissima situazione attuale.

[…]

2. Pochi mesi dopo, scoppia la crisi finanziaria. MPS registra pesanti perdite su Banca Antonveneta ma gli amministratori successivi, nominati dal Partito Democratico senese attraverso la Fondazione, provano in tutti i modi a nasconderle tramite artifici contabili. Intanto, il management non si dimentica di chi gli ha permesso di arrivare dov’e’:  Mussari dona a PdS-DS-PD quasi 700mila euro in nove anni.

3. Nel frattempo, il PD in Comune continua con una vecchia e consolidata pratica: usare i soldi del Monte per erogare prestazioni di para-welfare nel territorio e comprarsi così il consenso a livello locale. Chiunque abbia vissuto a Siena avra’ notato che li quasi tutto e’ finanziato coi soldi della Banca o della Fondazione. Ristrutturazione di teatri o siti storici, eventi culturali, concerti, etc. Ad esempio, per molti anni, la Fondazione MPS ha versato 200mila euro alla fondazione Liberal di Adornato oggi con Lista Civica Monti. Insomma, appare chiaro come i soldi generati dal Monte venissero sistematicamente impiegati per gestire il consenso a livello locale. Non e’ una pratica nuova ma l’ipotesi che i soldi potessero finire non scalfisce minimamente il Sindaco Maurizio Cenni – che ha governato ininterrottamente per due mandati dal 2001 al 2011 – e i membri della Giunta.

[…]

Non possiamo sapere come si evolvera’ la situazione. L’impressione e’ che il Monte dei Paschi abbia moltissimi scheletri nell’armadio e che probabilmente avra’ bisogno di un’ulteriore aumento di capitale o di un ennesimo salvataggio coi soldi dei contribuenti. Una lezione mi pare pero’ chiara. Il caso MPS racchiude in se tutti i mali storici della scarsa competitivita’ dell’economia italiana: un management incapace, amministratori pubblici corrotti, un’eccessiva capacita’ di gestione di risorse pubbliche e private da parte della politica, capacita’ che traborda ogni buon senso, e compiacenza degli organi di vigilanza (Banca D’Italia, AntiTrust e Consob in primis). La soluzione a questo porcile e’ una sola: cacciare la politica dalle banche ed iniettare una massiccia dose di competizione nel settore bancario italiano, abbattendo le barriere all’ingresso e permettendo la nascita di molti nuovi operatori, indipendenti, puliti ed efficienti. Come dice bene Luigi Zingales: “Il libero mercato e la competizione sono il disinfettante contro la corruzione”.

Giovanni Gabriele Vecchio

 

http://www.repubblica.it/politica/2013/01/25/news/mps_monti_il_pd_c_entra_ha_avuto_influenza-51240951/?ref=HREA-1

 

Mps, Monti: “Il Pd c’entra, ha avuto influenza”. Ira di Bersani. Grilli: “Dirò tutto martedì”

25 gennaio 2013

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-01-24/coraggio-cambiare-063643.shtml?uuid=AbHmVZNH

 

Il coraggio di cambiare

di Luigi Zingales – 24 gennaio 2013

[…] Per prevenire il ripetersi di simili fenomeni è necessario un serio ripensamento del nostro sistema di vigilanza. È possibile che Bankitalia, Consob, società di revisione e collegio sindacale siano stati tutti ignari del problema? Urge una commissione parlamentare di inchiesta che accerti non solo le responsabilità, ma anche i rimedi per evitare simili problemi in futuro. Se effettivamente tutti questi organi di vigilanza hanno fallito, non rimane che introdurre quel premio per i denunzianti civici che da anni vado proponendo. Se ci fosse stato un premio di svariati milioni a chi denunciava grosse irregolarità nel bilancio, pensate forse che nessun dipendente di Montepaschi si sarebbe fatto avanti per rivelare il contratto segreto? Negli Stati Uniti questo meccanismo, introdotto per le frodi contro lo Stato, ha funzionato a meraviglia. Perché non introdurlo da noi? […]

http://www.bancaetica.it/blog/cambiamo-finanza-per-cambiare-litalia?utm_source=Banca+Etica+Newsletter&utm_campaign=7bb8e6a190-Firma_per_cambiare_la_finanza1_16_2013&utm_medium=email

 

Cambiamo la finanza per cambiare l’Italia!

15 Gennaio 2013

L’Italia si avvia a nuove elezioni. Candidati, alleanze, volti nuovi e vecchi monopolizzano l’attenzione dei media. Il dibattito è – ancora una volta – focalizzato su chi prenderà il potere e su come intende suddividerlo.

Crediamo, insieme alle migliaia di persone e organizzazioni che rendono Banca Etica un’esperienza unica di democrazia economica e finanza etica, che ci siano anche altre priorità.

Questa crisi è stata causata in larga parte dalle distorsioni di una finanza sempre più lontana dai cittadini e dalle imprese che creano occupazione producendo beni e servizi utili. Una finanza speculativa cui la politica non ha saputo imporre regole trasparenti.

Come tutti siamo chiamati a scegliere chi ci governerà, ma per farlo vogliamo sapere cosa i leader politici intendono fare sui temi della finanza: perché da qui dobbiamo ripartire per dare futuro al welfare, all’imprenditoria e all’occupazione in Italia.

Poniamo alle forze politiche e ai loro leader 5 domande, consapevoli che dalle loro risposte dipenderà anche il nostro futuro:

  1. Tobin Tax – Intende migliorare l’attuale Tobin Tax al fine di arginare la finanza speculativa, i derivati e le transazioni giornaliere ultraveloci e di reperire risorse per welfare, ambiente  e cooperazione? Come?
  2. Paradisi Fiscali –  Realizzerà misure per contrastare la fuga di capitali verso i paradisi fiscali? Si impegnerà per ridurre la presenza in tali Paesi delle società italiane controllate dal Tesoro?
  3. Azionariato Popolare – Rivedrà la tassazione sui piccoli risparmi in modo da non penalizzare le esperienze di democrazia economica e azionariato diffuso?
  4. Etica e Finanza – Si impegnerà per attuare la separazione tra banche commerciali al servizio dell’economia reale e istituti specializzati nel trading, così come auspicato da autorevoli commissioni indipendenti? Introdurrà una definizione normativa della finanza etica e per favorire le attività ad essa correlate incluso il microcredito?
  5. Basilea per il sociale – Terrà conto del rapporto dell’UE (Liikanen) che segnala il ruolo cruciale del sistema delle banche etiche e cooperative in risposta alla crisi? Chiederà una revisione degli accordi di Basilea affinché non penalizzino le banche etiche e cooperative e non ostacolino l’erogazione di credito a favore delle realtà del Terzo Settore?

La regolamentazione finanziaria è un tema che riguarda tutti, per questo abbiamo attivato una petizione sulla piattaforma Change.org per dare a tutti la possibilità di testimoniare l’urgenza di posizioni chiare e concrete su questi temi.

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Vedi anche l’articolo “Come mai il governo Monti tutela le banche?

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http://www.fanpage.it/la-bce-finanzia-le-banche-italiane-che-stringono-ancora-il-credito/

 

La Bce finanzia le banche italiane, che stringono ancora il credito

 Cresce la dipendenza delle banche italiane dai finanziamenti della Bce, ma il fiume di denaro in arrivo da Bruxelles non raggiunge l’economia reale. Mentre le aziende italiane sono sempre più a rischio di scalata…
[…] Secondo la Banca d’Italia, tuttavia, questi oltre 240 miliardi extra non hanno ancora raggiunto l’economia reale e non sono dunque ancora stati in grado di fare da volano a una ripresa che, anzi, si allontana ogni giorno di più e non solo in Italia (sempre oggi la Banca d’Inghilterra ha ridotto le previsioni sulla crescita del Pil, portandola da +0,8% a zero per il 2012 e da +2,5% a +2% per il 2014). Anzi, dalla fotografia scattata da Via Nazionale, le banche italiane stanno ulteriormente stringendo i cordoni della borsa: a fine giugno a fronte di depositi del settore privato in crescita del 2,9% su base annua (in accelerazione rispetto al +1,9% di fine maggio) e di una raccolta obbligazionaria anche più robusta (+ 12,5% annuo, dal +11,4% del mese precedente) la frenata dei prestiti a famiglie e imprese è proseguita (+0,2% la variazione annua dal +0,7% di maggio). […]

Ma se non li hanno prestati a famiglie e imprese, come li hanno impiegati i capitali ricevuti dalla Bce le banche italiane? Anzitutto per ritirare precedenti emissioni obbligazionarie su cui venivano pagati interessi più elevati e sostituirle ove possibile con nuovi titoli meno onerosi, poi per sottoscrivere nuovi titoli di stato così da lucrare la differenza tra il tasso di interesse pagato sui prestiti erogati da Eurotower (l’1% fisso annuo) e i rendimenti dei titoli obbligazionari (stasera un Btp italiano a 2 anni rende poco meno del 3,2%, il decennale sfiora il 5,90%). C’è però un problema: più cresce la percentuale di possesso di titoli di stato da parte delle banche italiane (arrivati a fine giugno ad un controvalore totale di 316,106 miliardi dai 302,53 di fine maggio) più le banche stesse sono percepite come “a rischio” nel caso di eventuali nuovi downgrade del rating sovrano italiano da parte delle grandi agenzie di rating internazionali.

[…]
Intendiamoci: l’Italia è con le pezze sul sedere da anni a causa dell’incapacità della sua classe dirigente, privata e pubblica, di ammodernare il paese sia dal punto di vista infrastrutturale sia culturale e pertanto economico, sociale e politico. Ma questa è appunto una conseguenza dell’incompetenza di cui sopra e non la causa. […]
Che ci dicono questi numeri? Che Mario Draghi sta “comprando” del tempo per conto delle banche italiane, che queste lo stanno utilizzando per dare una mano al Tesoro e nel contempo per portare avanti nuove ristrutturazioni (per il settore si stimano ulteriori esuberi attorno a 15 mila unità), che le imprese tricolori sono sempre più “povere” e “piccole” rispetto sia ai concorrenti diretti sia ai grandi colossi finanziari mondiali che potrebbero mangiarsele in un boccone più volte, se solo ne avessero voglia. […]

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Aggiornamento del 28 gennaio 2013:

Mps, Giannino contro le Fondazioni

Il leader Fid: «Lascino le banche»

[…] «Sbagliano in maniera feroce quelli che dicono che la vicenda del Mps non è una questione politica e che non riguarda il Pd», ha sottilineato Giannino. Che si è anche augurato che la vicenda influisca nella campagna elettorale, «perché il problema è generale e non dovrebbe riguardare solo il Pd».
FONDAZIONI NEL MIRINO. Nel mirino del leader di Fid ci sono le Fondazioni. «I signori delle fondazioni che hanno avuto un grande atteggiamento di riverenza da parte dei politici, Buzzetti, per dirne uno, sono tutti espressioni della politica. Nella mia città, Torino, attualmente il presidente della compagnia San Paolo è l’ex sindaco Chiamparino. Quindi, questa storia per cui le fondazioni non sono la politica è una pietosa palla».
Giannino ha quindi invitato a cambiare marcia, invitando le fondazioni a lasciare il controllo delle banche. Il risultato di questa mala gestione è che il Financial Times, «cioè l’Europa e i mercati europei di nuovo cominciano a sospettare del nostro sistema bancario». […]

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Aggiornamento dell’8 febbraio 2013:

http://infosannio.wordpress.com/2013/01/27/vittorio-feltri-in-fondo-a-sinistra-ce-sempre-una-banca/

Vittorio Feltri: “In fondo a sinistra c’è sempre una banca”

 – INFOSANNIO

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